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Clementina Gily » 6.Eroici Furori cedono al grazioso nemico


Cabala ed Eroici Furori

La morale, spacciate le vecchie virtù e riconosciute quelle del tempo nuovo, viene il momento di confrontarsi con la tradizione, e Bruno scrive la Cabala, il secondo dialogo morale, dove si chiarisce  il costante atteggiamento di fronte ai pedanti (che non fanno differenza tra cardi e lattughe, non giudicano) di Bruno, che si definì accademico di nulla accademia – ma riconosce il loro pregio nel tenere vivo il mondo della memoria. Ma non riteneva l’opera finita, lo dice sia nell’introduzione che poi nel difendersi al processo, dove se ne discusse perché s’identificava il pedante-asino col Papa. Gli Eroici Furori determinano il nuovo sapere umano dell’infinito, che, avendo delinenato la teoria nel giudizio del passato, si spinge innanzi alla ricostruzione. Il mondo dell’uomo si conosce con la mente che vive le passioni e le virtù, oltre che il sapere; sa scegliere tra esse quelle che incrementano il mondo dell’uomo. Ancora Eros, quindi, di cui ora si ricorda l’essere il figlio di Poros e Penia, di ricchezza e povertà, come raccontava Platone nel Convito (Eroici, p.1056). Perché occorre un infiammato desiderio di sapere, oltre che l’intelligenza, per comprendere il valore universale, a causa della modestia delle forze umane. La morale così completa il suo programma, se ha distrutto, ha poi ricostruito.

Gaudì, Casa Battlò, Facciata. Fonte: Immagine personale.

Gaudì, Casa Battlò, Facciata. Fonte: Immagine personale.


Il dialogo degli occhi e del cuore

È una concezione ereticale, se si considera la dottrina del tempo, ma brucia di venerazione religiosa, Dio è la Verità che, in diverse forme storiche, celebra il Dio Ignoto di cui parlò San Paolo nell’Areopago. Torna più volte la presaga immagine della fenice, del fanciullo che brucia nel sole – il segno sfolgorante della rigenerazione artefice del futuro. Quello di Bruno non sarà il sacrificio di un martire inconsapevole della storia, ma la conseguenza naturale di una serie lunga di scelte difficili, in nome di un sapere controcorrente che ha sempre scelto la luce, spreggiando la fatica, soffrendo per la durezza della ricerca. Gli Eroici descrivono la solitudine che si accompagna al cammino, la malinconia che assale chi, per rincorrere la luce, si allontana dai dolci percorsi comuni: “Posando sotto l’ombra d’un cipresso il furioso, e trovandosi l’alma intermittente da gli altri pensieri (cosa mirabile), avvenne che (come fussero animali e sustanze de distinte ragioni e sensi) si parlassero insieme il core e gli occhi, l’uno de l’altro lamentandosi come quello che era principio di quel faticoso tormento che consumava l’anima” (ivi, p. 1127). Un dialogo lungo, inframmezzato dai versi, che apprezza la necessità dei due saperi, le ragioni del cuore e della mente, collaborano per capire il mondo, per conoscere.

Casa Batllò, Interno: Salo principal.Fonte: immagine personale.

Casa Batllò, Interno: Salo principal.Fonte: immagine personale.


Memoria di sé

Nel dialogo compaiono rari momenti autobiografici, come quello appena descritto. Anche più determinato è quello in cui ammette che questa conoscenza non è stata di facile acquisizione, ben 30 anni sono stati necessari a capire, Giovanni Gentile data la conquista al 1578. La rivelazione concerne il senso di questo amore così forte, chiaro nella forza ma non nel valore, e che, se era un raptamento, era una impulsiva e poco chiara ricerca di Dio. Bruno confessa : “il presente furioso mostra aver durato sei lustri nel discorso dei quali non era venuto a quella purità di concetto, che potesse farsi capace” prima che “superati gli studi materiali e sensitivi che altre volte soleano come trionfare… quelle luci che facea presente l’intelletto agente illuminatore e sole d’intelligenza, ebbero facile entrata per le sue luci; quella della verità, per la porta de la potenza intellettiva; quella della bontà per la porta della potenza appetitiva al core, cioè alla sustanza del generale affetto. Questo fu quel doppio strale che venne come da man de guerriero irato; cioè più pronto, più efficace, più ardito, che per tanto tempo innanzi s’era dimostrato come più debole o negligente” (Eroici, pp. 1101).

Casa Batllò, vetrata. Fonte: immagine personale.

Casa Batllò, vetrata. Fonte: immagine personale.


Difficile capire cos’è l’amore

La conquista difficile, quindi, è stata accorgersi del vero senso della passione, che è l’anima gemella del doppio strale, una vena positiva senza cui non si fa nulla di buono. L’eroico furore non è la passione che è prepotenza, ma interesse e cura. Se la ragione scientifica e quella degli affetti sanno convivere e cooperare, sono due strade lecite ed alte entrambe, non l’una eletta e l’altra servile, l’una da favorire e l’altra da ostacolare. È stata una difficile scoperta – ed ha portato la conclusione più curiosa, cioè che il cuore, quella debolezza che ci tante volte ci si rimprovera per i tormenti che dà e il poco frutto che rende, è invece la vera efficacia della mente. È l’interesse e la volontà di capire che fa intendere quel che conta, quel che diventa parte del nostro stesso pensare. L’autobiografia è breve, in poche parole esplicita: ma tutto il dialogo va in questa direzione di ripiegamento ed approfondimento intenso. Per parlare del furioso la scelta dei personaggi cade su tutti personaggi di Nola, tranne Cicala, che è un patronimico di Nola, è il nome del monte alla cui base era la casa di Bruno. Sono personaggi che Spampanato e Fiorentino hanno anche identificato con persone che erano della cerchia del filosofo, per lo più legati alla famiglia Savolino (il nome della madre).

Casa Batllo, Interno. Fonte: immagine personale.

Casa Batllo, Interno. Fonte: immagine personale.


Una memoria cara

Come se Bruno in questo momento finale dell’esperienza inglese, in cui sente lo scricchiolare dell’incastro storico cercato, andasse in cerca del più vero sé, per un colloquio sempre più vero con Sidney, dedicatario del dialogo. Uno sforzo sincero di comunicazione profonda.
Ed è necessario risentire le origini, nel frutto delle esperienze di vita, e compare nell’ultima parola il primo amore, la cuginetta Giulia, che allora gli ispirò un sentimento ingenuo ma confuso, di bambino che non sa distinguere ma ama. Quello stesso che poi anima la passione del furioso: tra i tipi d’amore non c’è differenza di qualità, chi ha amato sinceramente accetta di buon grado la trasformazione dell’amore. Per la facile confusione sul tema, ha dovuto meditare trent’anni, prima di riuscire alla messa in chiaro. Ha potuto concluderla grazie alla riflessione sulla cecità delle passioni, come prima sulle ombre delle idee – ha capito gli errori e come evitarli. È questo il senso della storia dei nove ciechi, che uno dopo l’altro svelano la difficoltà di vedere chiaro nell’amore.

Bruguel La parabola dei ciechi Fonte: frammentiarte

Bruguel La parabola dei ciechi Fonte: frammentiarte


Il teatro del mondo

In un dialogo, una storia svela la verità, e la raccontano le due piccole cugine di Bruno, lanciandogli un’ultima speranza. Perché una storia, una drammatizzazione, è il miglior modo per approfondire queste verità del cuore, dove i simboli dell’arte della memoria e la filosofia morale hanno difficoltà – nelle ragioni del cuore si guida una scelta difficile, non si va a determinare la legge e la scienza. Il metodo deve indurre a riflettere in silenzio, insegnare a giudicare non su cardi e lattughe ma su errori ed affetti, su propositi e forza d’animo; occorre il proprio del percorso dell’immaginazione nel suo luogo originario. Non è solo un intento comunicativo, che la ragione narrante svolge, come nei dialoghi teoretici, si è giunti nel fuoco delle fenice, dove conta di più saper suscitare comunanza di sentire, sollecitudine, che semplice intelligenza del fatto. In questo spazio tempo proprio dell’immaginario, intelletto ed azione, unificati dal tema in discussione, mostrano la ricchezza di storia e riflessioni che proviene dall’organico concorso di intelligenza e affetti.

STAGE: Pompei
Foto personale.

STAGE: Pompei Foto personale.


Raptamento Eroico

L’eroico furore (p. 987) “non è un raptamento sotto le leggi d’un fato indegno, con gli lacci de ferine affezioni; ma un impeto razionale, che siegue l’apprension intellettuale del buono e del bello, che conosce, a cui vorrebbe conformandosi parimente piacere; di sorte che della nobiltà e luce di quello viene ad accendersi ed investirsi de qualitate e condizione, per cui appaia illustre e degno. Doviene un dio dal contatto intellettuale di quel nume oggetto; e d’altro non ha pensiero, che de cose divine, e mostrasi insensibile e impassibile in quelle cose, che comunemente massime senteno, e da le quali più vegnon altri tormentati; niente teme , e per amor della divinitate spreggia gli altri piaceri, e non fa pensiero alcuno de la vita” sono le parole di Tansillo poste in principio del dialogo terzo che differenziano questo furore da quegli altri che pure tanto gli sono simili e con cui forte polemizza in principio. Le cose della carne e dello spirito sono ciononostante contrapposte, la distanza dell’atteggiamento cinquecentesco dall’oggi è chiara: ma l’amore del furioso, contrapposto alla cecità conseguita da chi era bello, ma non sa più trovare in sè nuovo spirito perché rinuncia all’amore, consente all’uomo un’attività creatrice del vero umano. È una rivoluzione morale.

Gaudì Casa Battlò Comignoli. Fonte: Flickr

Gaudì Casa Battlò Comignoli. Fonte: Flickr


È il calore dell’intelligenza

L’interesse, la passione della verità, è “un calor acceso dal sole intelligenziale… ha sentimento della divina e interna armonia, concorda li suoi pensieri e gesti con la simmetria della legge insita in tutte le cose… come nove muse saltano e cantano circa il splendor dell’universale Apolline; e sotto l’imagini sensibili e cose materiali va comprendendo divini ordini e consegli… la lezion principale che gli dona Amore, è che in ombra contemple (quando non puote in specchio) la divina beltade; e come gli proci di Penelope s’intrattenga con le fante, quando non gli lice conversar con la padrona” (Ivi, p. 989). Concepito così, l’amore porta all’oltre dove il numero, il corpo, la materialità, non è dimenticata ma tolta, con una negazione che la conserva oltrepassandola. È il processo descritto da Cusano, che diceva che accettando il logos si diventa Figli di Dio, parte del suo affetto oltre che della ragione. Le Muse ora sono la canzone del sole, dispensano gioiosamente il farmaco che hanno ricevuto. Ma si deve accettare umilmente il percorso, così come esso si pone, difficile. Bisogna anche accettare ruoli servili, per non fare un passo indietro davanti all’immagine della fenice che brucia nel sole, il fanciullo Fetonte che non sa trovare coraggio e  forza bastanti: il mito stesso del pericolo della necessaria trasmutazione, che non è senza dolore.

Gaudì Casa Battlò interno. Fonte: immagine personale.

Gaudì Casa Battlò interno. Fonte: immagine personale.


I due infiniti si fronteggiano

Badaloni (Dall’antropologia naturale all’etica eroica e civile) è colpito dalla grandiosa visione di questi due infiniti – cosmico e morale – che si fronteggiano, che dimostrano la possibilità umana dell’eroico furore di dare compimento con il suo fuoco ideale ad un compito creativo, ad una nuova antropologia. L’Asino è l’immagine della passività e semplicità, il potere e sapere: Bruno poggia il suo sapere su una rivoluzione morale che deve compiersi in modo radicale e profondo, partecipando alla eterna vicenda del nascere e del morire delle cose. Questo libera, come l’epicureismo, da ogni timore “della morte e dell’aldilà” (p.105) e diffonde il motivo della pace, che diventerà poi il centro della filosofia di Montaigne e ancora dopo dell’illuminismo. Dall’alto della visione magica, che vede il cosmo come un grande animale che aspira alla vita, la virtù si fa morale e politica, perché la vita associata guarda a tutta la storia – perciò le azioni più gravi sono quelle che turbano l’ordine sociale.

Gustave Doré, Battaglia. Fonte:  Wikipedia

Gustave Doré, Battaglia. Fonte: Wikipedia


Atteone sbranato dai cani

La figura di Atteone negli Eroici furori dimostra tutto questo con l’immagine chiara: l’uomo può indiarsi, divenire Figlio di Dio a suo modo, collaborando alla Verità, il nuovo verso cui va la nave guidata dal Nocchiero, se accetta di essere sbranato dai propri stessi cani: l’istinto di verità intende l’Uno se lascia le proprie mire e previsioni, se abbandona le sue certezze. Altrimenti, imporrà alla natura il suo modo di vedere, non capirà – come dice Bacone, si capisce obbedendo alla natura. Ma accettare questa umiltà è spesso disumanizzarsi, come uno sbranamento, per far parlare le cose con la loro voce. Chi ha fatto esperienza di verità dilaceranti, anche semplici, capisce quanta saggezza c’è in questa etica. Che è un’etica dell’infinito, non comanda di fare, non ha comandamenti. Dice solo di vivere con passione eroica lo slancio verso la verità, coltivare sinché possibile il corteggiamento di Diana. Sapendo quanto è lontana, quanto si paga per il successo, e anche per l’insuccesso. Il destino dell’uomo è un riso che spesso si fa tragico.

Caserta Reggia Diana e Atteone. Fonte:  Rete Comuni Italiani

Caserta Reggia Diana e Atteone. Fonte: Rete Comuni Italiani


Dio, il mio dolce nemico

Il presente furioso ha impiegato tanti anni a capire, anche per la parola dei poeti, che insistono sempre sull’amor cortese come se fosse l’amore della generazione il vero amore: i poeti, di cui Bruno accetta in questo dialogo il genere, fatto di imprese e motti, racconti e poesie da commentare, come i suoi poeti preferiti, Tansillo e Marco Antonio Epicuro, conducono in errore se non chiariscono che nella somiglianza l’amore dell’eroico è di ben altra specie. Si apprende in un solo istante, come dice il motto di p. 1067 amor instat ut instans: il commento ricorda che è quel che “vuol dire Aristotele nel suo libro del tempo quando dice che l’eternità è uno instante e che in tutto il tempo non è che uno instante”. Come l’amore della generazione si accende d’un colpo e resta eterno nella mente anche quando finisce una storia, così l’istante in cui nasce l’amore eroico resta nel tempo, ed è tutto il tempo che conta, quello che costituisce la nostra storia intima. L’immaginazione e la memoria godono di uno stato ucronico ed utopico, non hanno tempo e spazio comuni, obbediscono solo alla legge del loro stesso unico cronotopo, come diceva Vincenzo Gioberti. Come ogni romanzo, ogni opera teatrale, ogni opera d’arte, trascinano il lettore nel proprio spazio tempo, lo attirano a sé, lo portano ad immergersi.

Tiziano Diana e Atteone. Fonte: Wikimedia

Tiziano Diana e Atteone. Fonte: Wikimedia


Il cantore dell’infinito

Il cantore perciò può prendere un altro più degno soggetto, e raccontare di questo cedere diverso, dolce e terribile insieme, com’è lo sbranamento di Atteone. La solitudine malinconica, in cui Bruno si è descritto, dice bene la sofferenza di un carattere aperto, loquace, capace di amicizie allegre, com’è lui, che invece si sottrae all’allegria per dare corpo all’incantamento della ricerca, che in un istante lo ha soggiogato. E’ il cedere alla pressione “del mio dolce nemico”, la verità che fa soffrire ed illumina, che impone di superare se stessi e di volare alti – un che di tanto ineffabile ed indicibile, che Bruno cerca le parole per dirlo: “questo tragico poeta lo chiama furtivo fuoco, ignote fiamme; Salomone, lo chiama acque furtive; Samuele lo nomò sibilo d’aura sottile. Li quali tre significano con qual dolcezza, lenità ed astuzia, in mare, in terra, in cielo viene costui a come tiranneggiar l’universo” (p. 1105). Quando il cuore è tutto concentrato a “Dio, cioè all’idea de le idee” (p. 1107), ha valore solo l’universale; rettamente inteso, esso non distrae dalle cose ma porta ad approfondirle, a capire come poter agire per il meglio. La fortuna non sempre si può vincere, ma considerare attentamente i fatti significa provare, e spesso riuscire, a dominarla con la fortezza e la chiarezza d’intenti.

Gaudì Casa Battlò. Fonte: Immagine personale.

Gaudì Casa Battlò. Fonte: Immagine personale.


Dio, il grazioso nemico

Dio stesso, il “grazioso nemico”, mostra di aver intavolato un rapporto di passione dentro l’anima del furioso, che vorrebbe sottrarsi, a volte, e non sa farlo. La concentrazione del cuore non ammette conti e guadagni, va dove porta la necessità di capire e compiere quel che va compiuto. Tra le mille incertezze, tra le ombre che sempre si protendono sulla coscienza chiara delle cose. Diana cacciatrice ed Atteone indicano un rapporto pieno di tensioni, che non si può intendere con la logica. Scegliere il mito, e questo mito, per raccontare l’ineffabile, indica una dialettica che non ha che farsi delle nuove strade disegnate da Pietro Ramo, fatto di parole da vocabolario che meglio si ricordano delle immagini difficili e nascoste di Bruno, dei simboli e delle ruote che girano: ma ad esse sfugge l’infinito. Quel che non resta nel vocabolario della dialettica di Ramo è quel che conta di più, l’ineffabile, il mistero: non è forse l’essenza del processo? Lo sbranamento di Atteone trasformato in cervo non vuol dire nulla, è ineffabile ed antistorico: proprio perciò dice l’ineffabile. Che è nella congiuntura di anima e corpo, di intelligenza e sentimento, che è sempre una crasi, mai una sintesi, una logica del due che fa rimbalzare tra due immagini dettagliate.

Roberto Mora: Crasi.La crasi è unità che non annulla le differenze. Fonte:  Dilmos

Roberto Mora: Crasi.La crasi è unità che non annulla le differenze. Fonte: Dilmos


Noli me tangere

Un tormento, tante volte urgente, è la vita morale; ma è solo il paragone di quel che accade, del pari, nella teoretica, nello sforzo di capire. L’uomo è un solo tutto, che nella morale si accorge meglio dell’intimo contrasto che lo spinge innanzi per il coinvolgimento necessario della comunità con altri. Le ombre sono dense e impongono passioni, paura, ma anche interesse e desiderio. Come sottrarsi? Il presente furioso perciò risponde a chi lo chiama al gioco del semplice stare: “perché volete che mi ritiri Da l’aspetto del sol che sì mi piace? Dire di me piatosi – Perché miri Quel che per remirar sì ti disface? Perché di quella face Sei vago sì? – Perché mi fa contento, Più d’ogni altro piacer, questo tormento” (p. 1076). La contemplazione della luce porta una trasformazione, si ama di più la bellezza del mondo e delle cose, non ci si sottrae al suo fascino. Perché Dio non può che essere lieto nel lasciare le sue tracce nel cosmo, e invita a godere del suo stesso amore per le creature tutte. Ed ecco questo cercane il senso, riconnetterle al senso divino che incarnano nel loro meglio – il compito della fenice, che arde nel sole e rigenera il vivente. Dal suo rogo viene carne bruciata, umore liquefatto: ma nascono, anche, quali grandi idee e quali eterni intenti.

Giotto Noli me tangere. Fonte: Wikimedia

Giotto Noli me tangere. Fonte: Wikimedia


Il merito

Mecenate deve il suo esser noto in eterno per “aver l’animo inchinato alla protezione e favor delle Muse” (p. 1082). Non fu la nobile nascita a farlo celebre. “La mente dunque ch’aspira alto, per la prima lascia la cura della moltitudine, considerando quella luce spreggia la fatica, e non si trova se non dove è l’intelligenza… per venir al più intimo di sé, considerando che dio è vicino, con sé e dentro di sé più ch’egli medesimo esser non si possa; come quello ché anima de le anime, vita de le vite, essenza de le essenze” con il corpo ed oltre (pp. 1086-7). Questo tiene bene a mente chi si fa prendere dalla vera passione che si volge al solo merito, il saper ascoltare le Muse porta salvezza e bene ed eterna la virtù. L’uomo nuovo, che sa di essere bellissimo, si dispone con curiosità e desiderio alla meraviglia della natura – ed è una via disponibile a chi lo vuole, praticabile secondo  quel che realmente è – ma la strada è per tutti la stessa ed è aperta: “Come il medesimo nocchiero… la divina potenza che è tutta in tutto non si porge o suttrae se non per altrui conversione o aversione” (p. 1092). Far parte degli eletti, è la scelta che è davanti ad ogni uomo.

 

De Chirico Muse inquietanti. Fonte: Babele Arte

De Chirico Muse inquietanti. Fonte: Babele Arte


I materiali di supporto della lezione

Il percorso è scritto con ordine di testo nei capitoli su Bruno del libro di testo Migrazioni.

La lettura dello Spaccio della Bestia Trionfante è la premessa del corso, che ne commenta i punti: il primo modulo trarrà dal testo un brano a scelta, da discutere all'esame.

RIFERIMENTI

Le citazioni dai dialoghi di Bruno si riferiscono a Giordano Bruno, Dialoghi italiani, ristampati da G.Gentile, III ed. a cura di G. Aquilecchia, Sansoni, Firenze 1985 (1958), voll. 2. L'edizione dei dialoghi per l'esame è a scelta.

Le immagini di Bruno trovi in Mino Gabriele, Giordano Bruno, Adelphi 2002.

Il Cacciatore Atteone.

Il dialogo degli occhi e del cuore.

La cordata dei ciechi.

La drammatizzazione induce la riflessione.

La rivoluzione.

Saper ispirare le muse.

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