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Clementina Gily » 5.Le figure divine nello Spaccio


Anche la morale va interpretata

Nella metafisica è l’anima della nuova morale: dal suo cammino è stata riconosciuta la dignità dell’uomo e l’importanza della corporeità nella vita dello spirito. Di qui, il compito dell’uomo è diventato quello di chi Dio aveva visto e riconosciuto bellissimo (V Enneade di Plotino e Asclepio, il libro ermetico della Genesi).
Nell’Asclepio Ermes aveva narrato il conferimento divino all’uomo della signoria sul mondo, ed è impulso forte alla costruzione di una nuova storia. L’ immagine è ben diversa dalla maledizione di Adamo – è chiaramente ereticale per la lettura biblica, ma affascinante per tutti, come disegno di un mondo nuovo, desideroso di riconnettersi all’antico.

Salvador Dalì, Birth of new man. Fonte: Picasaweb

Salvador Dalì, Birth of new man. Fonte: Picasaweb


Non leggere metafore come fossero verità

Perciò Bruno raccomanda di leggere lo spirito delle affermazioni sacre; sarebbe da ignoranti leggere la Bibbia come una grammatica: “come chiarissimamente ognuno può vedere, nelli divini libri in servizio del nostro intelletto non si trattano le demostrazioni e speculazioni circa le cose naturali, come se fosse filosofia; ma, in grazia della nostra mente ed affetto, per le leggi si ordina la prattica circa le cose morali… è cosa da stolto ed ignorante più tosto riferir le cose secondo verità che secondo l’occasione e comodità… non prendere per metafora quel che non è stato detto per metafora e per il contrario prendere per vero quello che è stato detto per similitudine” è saggezza. (Cena, pp. 120-124). Tra i linguaggi occorre scegliere, per farsi capire non è bene usare troppe parole nuove.

Nasce il diritto naturale

Lo Spaccio tratta la nuova morale, è molto letto; è la messa in scena di una rivoluzione tranquilla che ricostruisce – lo stesso stesso spirito irenico del giusnaturalismo che trasformava l’antico ideale di Gioacchino da Fiore in affermazione giuridica;Tommaso Moro, inoltre, definiva l’Utopia, Tommaso Campanella idealizzava una Città del Sole, nelle mura della città scriveva i testi per l’educazione in immagini: l’armonia pitagorica nella vita sociale. Bruno perciò dedica l’opera al suo primo amico inglese, il gentiluomo di corte Philip Sidney per legare di più con Elisabetta, la regina che lavora per la pace. Il sogno irenico di Bruno è una risposta ai tempi duri, perciò ha i modi del Cigno, che si leva basso, ma poi vola con la necessaria forza. Il Cigno nel nuovo cielo sarà sostituito dalla Penitenza, che “si mantiene sommessa” ma riflette sul valore delle lacrime; una mediazione potrà sostituirsi all’ordire trame, in memoria dell’”alta ereditate” andare al meglio. Così “concepe il fervido amor di cose sublimi, diviene aeria, s’appiglia al sole e di bel nuovo si converte al suo principio… è nulladimeno come la vermiglia rosa che da le ardue e pungenti spine si caccia; è come una lucida e liquida scintilla che dalla negra e dura selce si spicca, fassi in alto e tende al suo cognato sole” (Spaccio, p. 705).

Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti. Fonte: Gallery Giovani

Salvador Dalì, Cigni che riflettono elefanti. Fonte: Gallery Giovani


Lo Spaccio della bestia trionfante

E’ il disegno di un’immagine, questa del Cigno sostituita dalla Penitenza, l’idea di un mondo in pace anche fuori dell’età dell’oro. Ancora oggi l’arte riveste con simbolici animali quel che intende dire, perchè le loro caratteristiche non mutano significato, il leone non è il coniglio, e i caratteri diversi guidano il pensare. Così fanno le antiche immagini degli Dei, bestie o semi-bestie, figure miste di alto e basso, di dignità e di inadatto ai panni divini, ma che portano in sé ruoli ideali ben definiti, visibili. Ciò consente di riflettere su quanto sia mutato il tempo, su come i vecchi Dei oggi rispondano poco al mondo. Se tutto cambia, nella rivoluzione celeste, la morale deve quando occorre ridisegnare i suoi simboli, e, facendolo, approfondirà i caratteri nuovi su cui impostare l’agire e il pensiero dell’azione.

Salvador Dalì, Simboli in immagini il silenzio infranto. Fonte: WindoWeb

Salvador Dalì, Simboli in immagini il silenzio infranto. Fonte: WindoWeb


Statue come figure del discorso

I Santi, come gli Idoli, sono spacciati dalle nuove religioni, ma l’ermetismo ne ricorda il potere rappresentativo, una capacità comunicativa che non solo si riflette sulla fede ma sul ragionare dell’uomo, che al dire “Giove” ha subito un concetto chiaro. Perciò essi seguitano ad esistere nella fantasia, anche senza più essere idoli. Il racconto di Bruno sceglie gli Dei per non confondere – in altri casi aveva esemplificato coi Santi: qui il discorso sarebbe scivolato in quello della statuificazione idolatrica, mentre le immagini degli dei hanno eguale potere rappresentativo e non generano equivoci. Sono statue – solide realtà di racconto, visibili ed esperibili.
Ora bisogna dare alle verità del nuovo tempo la stessa solidità: rivestire i nuovi valori dello spessore di storia e cultura. Altrimenti i nuovi saranno troppo lontani dalla vita. Questo è il contenuto dello Spaccio, mostrare il rinnovamento dei vecchi sensi del vivere. Una discussione di morale e di religione teatrale, vivace, che si colora spesso di espedienti: lo stage diventa il luogo moderno della mitopiesi.

La bestia e l’uomo

Gli Dei bene figurano la vicinanza dell’eterno all’uomo, alla natura profonda dell’universale, alla natura mondana che lo tiene vicino alla salute e consistenza. Sanno portare nel freddo vero la familiarità della narrazione – perciò il teatro si presta al ruolo nuovo – nuovo solo per la provvisorietà della rappresentazione che si cala nella storia, che non diventa un testo sacro – ma anch’essi sono narrazione. Perciò, più che di una religione, si tratta di una grande filosofia morale, i protagonisti divini restano eccezionali uomini, indiati. Perciò ha una ben strana sorte il Capricorno, un simbolo ctonio che culmina qui la sua parabola ascendente, da demone anguipede a superiore simbolo per l’umanità, degno della raffigurazione celeste. Resta nel cielo, perché l’uomo non dimentichi la sua consistenza materica.

Capricorno ha piedi di serpente. Fonte: Wikimedia

Capricorno ha piedi di serpente. Fonte: Wikimedia


Umanità corposa

Per Bruno, rappresentando la permanente animalità dell’uomo “mi par degnissimo di avere il cielo. Per averne fatto tanto beneficio, insegnandoci la ricetta, con cui potessimo vencere il Pitone; perché bisognava, che gli dei si trasformassero in bestie, se volevano aver onor di quella guerra: e ne ha donata questa dottrina, facendoci sapere che non si può mantener superiore chi non si sa far bestia” (Spaccio, p. 602). Mantenere l’aspetto di statua alla divinità non è creare idoli, magia: è conservargli immagine comprensibile, adatta alla ragione che si muove tra le ombre, che le dia coraggio di orientarsi nella nuova morale. La statua si modifica e si impetra, partecipa alla vita dell’uomo, non l’abbandona alla disperazione dell’avvilimento per il paragone con una trascendenza inimitabile.

Spacciare per costruire

Così intesa, la rivoluzione, come l’astronomica, è lo stesso procedere del tempo, che distrugge e ricostruisce. Oggi diamo a questo termine un senso drammatico, ricchi come siamo di esperienze storiche successive, legate più alla violenza che alla rinascita: Bruno è ovviamente fuori della problematica lessicale successiva, ma l’ottica è lo stesso chiara, la realtà del contrasto, nella sua storia, è simile. La sua risposta è l’attacco ai Pirroni, una delle anime pedanti, che vanno esclusi dalle discussioni filosofiche: chi fa critiche solo per polemica, distrugge argomentazioni senza voler affermare – non concluderà mai nulla, non vuole risposta.
Ai vecchi valori, invece, devono sostituirsi i nuovi, se si cerca nuovo spazio è perché essi già si intravedono. La loro luce dimostra la vecchiaia di quel che c’è.
Giove perciò chiama a raccolta gli dei: rinnovare i valori è cosa che può solo la comunità che li vive. La condivisione è la base del sacro, ed è una sorta di etica sociale.

Una nuova religione

Questo cammino conduce alla nuova religione – vale a dire alla nuova morale: questi riformatori religiosi che si diranno tra poco deisti, chiedono di uscire dalle controversie religiose, di interrompere quelle questioni teologiche, che, dice Bruno, i Vangeli non hanno mai trattato (la verginità di Maria, la confessione, la Grazia) per occuparsi della religione in senso morale: Toland, che ne sarà uno dei padri fondatori, diffonde lo Spaccio, molto lo apprezza e ritiene che dica il medesimo suo.

John Toland. Fonte: Wikipedia

John Toland. Fonte: Wikipedia


Consacrare nuovi valori

In conformità all’arte della memoria, i nuovi valori si edificano in statue nella narrazione, che ai vecchi dei sostituisce i nuovi, una processione che fa discutere con la magia del teatro. L’Olimpo è un ambiente ideale per la comunicazione, gli dei sono noti come vizi e virtù che raffigurano: Bruno li prende dall’edizione di Igino del 1578 (Yates, p. 292). Diventa facile un discorso astruso. Si parte dall’Orsa minore, la Stella Polare, il Nord: era il vero eterno – diventa la Verità viva che rinasce nella nuova spiegazione filosofica: “ella empie il campo de l’Entità, Necessità, Bontà, Principio, Mezzo, Fine, Perfezione; si concepe ne gli campi contemplativi metafisico, fisico, morale, logicale”. Non cambia il ruolo, si purifica, sono più chiare le compagnie: “Difformità, Falsità, Difetto, Impossibilità, Contingenza, Ipocrisia, Impostura, Fellonia” dovranno scendere con lei nelle selve. La rivoluzione modifica il senso della mente – e con l’Orsa minore va via la maggiore, che le ha sempre fatto da specchio: al suo posto non compare sostituzione – come si volesse lasciar lo spazio per la nuova religione che si va formando, che rifletta la nuova verità.

Polare – L’orsa minore. Fonte: Wikipedia

Polare - L'orsa minore. Fonte: Wikipedia


Ricchezza Povertà Fortuna

Il canovaccio del racconto è il brioso movimento ascensionale e discensionale: con la Verità sale la Prudenza, la Legge e il Giudizio, e per presidiare il nuovo mondo occorre la Fortezza, che prenderà il posto di Ercole. Si presentano allora Ricchezza, Povertà e Fortuna, vantando i propri meriti: non parlano di Eros, figlio di Poros e Penia (ricchezza e povertà, esuberanza e mancanza) che si dedicherà al furioso: ma emergono i loro meriti, congiunti e diversi – e così della Fortuna, il Caso protagonista della storia greca. Tutte sono riconosciute centrali ed insieme inadatte al seggio celeste. Dipendono da fatti altri, non determinano virtù. La Fortuna, nemica di Bruno che pregia il merito, ha il pregio della cecità, restituisce eguaglianza, uno spazio di possibilità ulteriori. Nell’etica di Bruno, non poteva avere altro che un acuto riconoscimento del suo valore, ma anche un ridimensionamento a valore servile e dipendente. La discussione diventa morale, in una eticità senza imperio, che non distribuisce né massime né leggi. S’insegna invece l’eterna necessità dell’autocritica del mondo, che dia ad uomini e divinità spunto per riflettere sempre di nuovo su se stessi e sui tempi, celebrando una lettura ironica del presente, per criticare il passato e procedere al futuro.

Dea Fortuna. Fonte: Wikimedia

Dea Fortuna. Fonte: Wikimedia


La storia

La Sofia, terrena e celeste, guida la storia – Mercurio alla fine si allontana, perché deve andare a dirimere questioni nel Regno di Napoli. La sensibilità concreta di Bruno non può già aprire il secolo della storia, come farà Vico: ma è sicuro lo spazio teorico che le vicende umane hanno nella teoria, in modo coerente alla concezione della materia e dell’azione: “A chi de voi non piace il presente stato, piaccia il presente consiglio. Se volgiamo mutar stato, cangiamo costumi” (p. 612) Se la sapienza celeste e l’umana sono diverse, ciò non indica solo che bisogna seguire la via della luce e delle ombre, ma anche che bisogna fare spazio alla sapienza umana, a comprendere meglio le sue movenze, caratterizzare nel limite ma anche nella capacità di vivere nella sua propria storia ribadendo che la sapienza celeste e l’umana non coincidono, Bisogna sforzarsi di capire con una Ragione stranamente moderna, che piacerà molto agli idealisti dell’800: Bertrando Spaventa ricollegò direttamente Bruno al Vico, alla Verità che è Storia, all’unità di Filologia e Filosofia. Invece, il luteranesimo fabbrica nuovi pedanti dogmatici persecutori del nuovo: perciò Bruno costantemente lo rifiuta alla pari se non più del vecchio.

Bertrando Spaventa. Fonte: Comune di Bomba

Bertrando Spaventa. Fonte: Comune di Bomba


Penitenza, Sollecitudine e Conversazione

La sollecitudine va al posto di Perseo, portando nel cielo l’operosità da cui viene ogni valore culturale e umano, congiunta alla semplicità che va a sostituire Cassiopea. Triptolemo viene sostituito dall’Umanità Filantropica ( e qui forse c’è dell’etica sociale), Ofiulco dalla sagacia, la Saetta dall’attenzione, il Delfino dall’affabilità. Tutte si dirigono verso una umanità che pregia la coerenza profonda e personale, che apprezza il valore del dialogo, ma anche della conversazione, per quell’Affabilità. Senza disgiungere dal pregio di sé e del proprio compito: la magnaminità va a sostituire l’Aquila, perché solo il desiderio di grandezza ispira grandi cose e corregge l’avarizia. La sostituzione dell’Aquila è per l’eccesso di combattività che ha in sé, come la Iattanza, che Marte aveva difeso con calore, come virtù spagnola dell’onore: sapere il proprio limite è il solo argine alla guerra perenne. Una così attenta meditazione della virtù tra poco sarà di Spinoza. Ancora memorabile, la riflessione sulle virtù religiose, che si potevano presagire da quell’iniziale – “Cieco chi non vede il sole, stolto chi nol conosce, ingrato chi nol ringrazia” – di cui abbiamo già citato la Penitenza,il Cigno. L’agire di Bruno è deciso, ma rifiuta la violenza, vuole armare il dialogo.

Benvenuto Cellini, Perseo. Fonte: Wikipedia

Benvenuto Cellini, Perseo. Fonte: Wikipedia


La fede

Lo spazio occupato dal Triangolo viene lasciato alla Fede – il Triangolo vada a Nicola Cusano, che con la teoria del massimo e del minimo ha consentito di superare il problema della quadratura del circolo – aprendo alla filosofia dell’infinito (p. 760): dice Sofia – “Voglio, soggiunse il padre, che la Fede sia tra le virtudi celebratissima; e questa, se non sarà data con condizione d’un’altra fede, mai sia lecito di rompersi per la rottura de l’altra, atteso che è legge da … barbaro, non da Greco e Romano… ribatte Saulino – O Sofia, non è offesa più infame, sclerosa ed indegna di misericordia, che quella che si fa ad uno per un altro, per causa che l’uno ha creduto a l’altro; e l’uno vegna offeso da l’altro, per avergli porgiuta fede, stimandolo uomo da bene. Sofia – Voglio dunque, disse l’altisonante, che questa virtù compaia celebrata in cielo, acciò vegna per l’avenire più stimata in terra. Questa si veda nel luogo in cui si vedea il Triangolo, da cui comodamente è stata ed è significata la Fede, perché il corpo triangolare (come quello che costa di minor numero di angoli ed è più lontano da l’essere circolare) è più difficilmente mobile che qualsivoglia altrimenti figurato.

Statua in bronzo di Perseo che decapita la Medusa,B.Cellini. Fonte: Wikipedia

Statua in bronzo di Perseo che decapita la Medusa,B.Cellini. Fonte: Wikipedia


Il Furore e l’entusiasmo

La geometrizzazione della Fede ne fa una sorta di quadratura del circolo, di soluzione ultima e sufficiente dei problemi umani: la fiducia nella propria azione è la pietra angolare su cui tutto si edifica. Ma essa si lega ad ogni religione, anche a quella dell’entusiasmo, dell’eroico Furore che va a sostituire il Cavallo Pegaseo, e porta con sé il Vaticinio, la vittoria sulla melanconia, ch’è ” dispersion del senso interiore” (Spaccio, p. 565). Fede ed entusiasmo nell’azione possono definire l’etica dell’uomo nuovo, che si erge nel tempo delle guerre di religione per indicare la pace come un fine possibile e capace di equilibrio e novità di pensiero.

Pegaso. Fonte: Wikipedia

Pegaso. Fonte: Wikipedia


La speranza

Il fine alto viene dalla speranza, che va a sostituire Andromeda (ivi, p. 755 “quella che co’ l’aspettar frutto degno delle sue opere e fatiche, non è cosa tanto ardua e difficile a cui non accenda gli animi tutti, i quali aver possono senso di qualche fine – Succeda, rispose Pallade, quel santissimo scudo del petto umano, quel divino fondamento de tutti gli edificii di bontade, quel sicurissimo riparo della Veritate; quella che per strano accidente qualsivoglia mai si diffida, perché sente in se stessa gli semi della propria sufficienza, li quali da quantunque violento polso non gli possono essere defraudati: quella in virtù della quale è fama che Stilbone, dico, il quale scampato da le fiamme che gl’incenerivano la patria, la casa, la moglie, i figlie le facultati, a Demetria rispose aver tutte le cose sue seco, perché seco aveva quella Fortezza, quella Giustizia, quella Prudenza, per le quali meglio possea sperar consolazione, scampo e sostegno di sua vita; e per le quali facilmente il dolce di questa sprezzerebbe”. La speranza è la certezza che basta all’uomo per perseguire il suo fine con coraggio.

Le Muse

La Lyra è il simbolo dei furti di Mercurio: il Briccone Divino è agile come una ruota della memoria, come lei umbratile. Tanta virtù va sottratta all’equivoco: il terribile furto da cui nacque la Lyra gronda sangue, dice il vero – l’arte immortala sottraendo vita, non è provvidente – è dura, non caritatevole. Agisce con un’appropriazione, non asseconda l’essere beato. Al posto della Lyra è giusto salgano le Muse.
È la consacrazione dell’estetica che si prepara, la linea nuova della fantasia genera la ragione diversa, che si affaccia piena anche se non chiara logicamente. A simboleggiare questo, la presentazione delle Muse non dà ragionamenti ed approvazioni: descrive la processione, che mostra d’essere un battesimo. La lenta danza delle fanciulle divine si appressa al Magno Nume Giove, ciascuna ne riceve una luce, si allontana silenziosa verso la loro nuova sede, ringrazia. Il rituale mostra il modo della statuificazione, l’arte diventa teoria, nel tempo in cui Leonardo, Michelangelo, Tiziano… hanno tirato fuori l’arte dalle botteghe.

Apollo e le Muse. Fonte: Picasaweb

Apollo e le Muse. Fonte: Picasaweb


Le rivoluzioni

L’avvicendamento non termina con le costellazioni del cielo boreale, continua con lo Zodiaco, dove a ciascun segno si sostituisce la dote eminente che l’astrologia gli attribuisce, l’Emulazione per l’Ariete, la Pazienza e la Tolleranza per il Toro – e qui una parentesi evidenzia quel discorso sull’affabilità ed il suo pregio, perché le sette figlie di Atalnte sono sostituite dalla Conversazione, Consorzio, Connubio, Confraternita, Ecclesia, Convitto, Concordia, Convenzione, Confederazione, Amicizia – le sette sorelle non sono più legate dall’esser setta e congiura, sono un nuovo legame comunitario.
E ai Gemelli succedono Amore, Amicizia e Pace; al Cancro la Conversazione Emendiazione Ostinazione; al Leone la Generosità. Ed ecco la Vergine; che resta, come il Capricorno.
Alla Bilancia si sotituisce l’Equità; allo Scorpione la Fede; al Sagittario la Contemplazione; all’Acquario l’Urbanità; ai Pesci il Silenzio.
E infine, completa la rivoluzione nell’emisfero australe: citiamo il Ceto, sostituito dalla Tranquillità dell’animo e il Cane dalla Venazione – la serena acutezza e determinazione è propria dell’uomo nuovo.

Botticelli,La Primavera, particolare. Fonte: Wikimedia

Botticelli,La Primavera, particolare. Fonte: Wikimedia


Compare l’uomo nuovo

E la Vergine? Come il capricorno, anche la Vergine resta –è simbolo centrale non solo nella religione cattolica. Ma cambia. Si trovava tra Leone e Scorpione, bestie diversamente pericolose; ora ha sito tra virtù discorsive – non resterà la stessa: “da femina la faranno divenire maschio, e da selvaggia ed alpestre dea, e nume da Satiri, Silvani e Fauni, la convertiranno in nume galante, umana, affabile ed ospitale – Sia quel che deve essere, rispose Giove; ed intra tanto, gionte a lei nella medesima sedia, sieno la Castità, la Pudicizia, la Continenza, la Verità, la Modestia, Verecondia ed Onestade” (Spaccio p. 770). La riflessione indotta dalla rigenerazione, che ha fatto del melanconico figlio di Adamo il benedetto di Apollo, crea i tempi nuovi. È la “rivelazione abbagliante di un’imminente riforma universale ermetica, religiosa e morale, presentata attraverso le splendide figurazioni di una grande opera d’arte rinascimentale, dipinta e scolpita nell’anima dell’artista della memoria” (Yates, p. 295). L’esito della rigenerazione non è, come per il passato, un sogno di Paradiso: è piuttosto un nuovo corso della storia.

Raffaello, Lo sposalizio della vergine. Fonte. Wikipedia

Raffaello, Lo sposalizio della vergine. Fonte. Wikipedia


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