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Clementina Gily » 20.La filosofia allo specchio (R. G. Collingwood)


Fenomenologia speculare

L’altro autore di questa fenomenologia, che definiamo speculare, fu l’archeologo traduttore di Croce, Robin George Collingwood, che dalla prima guerra mondiale strinse amicizia con De Ruggiero e si dedicò alla filosofia. La definizione della fenomenologia parte dal suo libro Speculum mentis del 1924. Che vuol dire speculum?

1. È il termine latino che indica lo specchio: seguito dal genitivo latino mentis, indica lo specchio, topos classico dell’estetica e dei suoi miti. In inglese però lo specchio è mirror, oppure looking glass, lo specchio di Alice – che ti guarda e ti fa oltrepassare la presenza. Sempre, lo specchio svela l’identità a se stessa. È simbolo molto frequente nell’arte e nell’estetica, perché dice la misura fondante del rispecchiamento nell’immagine. Da un lato, fa capire l’importanza di scoprire la propria identità, lo dimostra il mito di Narciso. Ma insieme nel mito c’è il rischio dell’accecamento egoistico; nello specchio c’è anche lo scacco del voler negare il tragico divenire fermando l’immagine presente: l’identità dannata, che non vuol perdere, Dorian Gray. L’immagine rivela solo il sé al sé, non è l’Altro.

Felice Garofano, RI-NAPOLI, EXPO (immagine concessa dall’autore).

Felice Garofano, RI-NAPOLI, EXPO (immagine concessa dall'autore).


Speculum

2. Speculum (da noi si usa specimen) in inglese significa altro: “Is the glass of a telescope or a medical object“, dice l’Oxford Dictionary. È, cioè, strumento di analisi medica e microscopica. Parlare di fenomenologia speculare è indicare con chiarezza la complessità di questa visione nella sua differenza specifica più rilevante, che è certamente sul modo di vedere il rapporto di scienza e filosofia in collaborazione non gerarchica.
Mentre si sviluppa il vitalismo e la scienza indeterministica, i due filosofi amici non apprezzano la chiusura degli storicismi nei confronti della scienza. La percezione è tutto ciò, anche se il termine che loro usano, nello stesso senso, è piuttosto atto, attività. Propongono una visione diversa dal punto di vista dell’estetica. Perché, come diranno Maturana e Varela, spesso le teorie del conoscere dimostrano sorprendenti analogie, contro la tendenza della scienza moderna a rendere forte la cesura con la mathesis universalis. La fenomenologia speculare a questo punto sembra riprendere il senso di quella mathesis singularis che indicammo in Giordano Bruno: si può pensare nell’arte, scienza, religione, storia e filosofia, senza astrarre nella consequenzialità della logica, lasciando valore alla mano, alla presenza, alla vita che è creazione continua.

Specchi e vetrini – attrezzi di scienza. Fonte:  Wikipedia

Specchi e vetrini – attrezzi di scienza. Fonte: Wikipedia


Autobiografia della coscienza

La fenomenologia di Collingwood ripete l’hegeliano romanzo filosofico della coscienza, lo spirito cresce su di sé sviluppandosi di tappa in tappa. L’innovazione rispetto ad Hegel è che non si ratta di una fase, superata della Logica; è un’ottica completa. Il processo è il disvelamento del pensare creativo, rifiuta la stasi di momenti determinati e superati, in un processo triadico di sintesi di opposti, che pone la concretezza nella sintesi indebolendo i momenti precedenti. La critica dell’idealismo ha focalizzato nella filosofia panlogistica un limite che toglie rilevanza ai gradi verso lo Spirito Assoluto.
I momenti nella fenomenologia speculare sono concretezze da vivere, modi d’essere, arte e scienza vissuti con la pienezza di una autobiografia, dove ogni momento conduce ad essere quel che si è, e si ricorda per sé in nuova vita e memoria. La filosofia segue la vita senza predeterminarla, mette in scena il processo ri-vivendone lo spirito in una narrazione.
Collingwood nel 1917 in Truth and contradiction aveva parlato di dialettica diadica, che avesse per obbiettivo la completezza organica dello spirito, la presenza nello svolgimento.

Le polemiche filosofiche si accesero intorno alla religione
Felice Garofano, Velvet Blu, EXPO (immagine concessa dall’autore).

Le polemiche filosofiche si accesero intorno alla religione Felice Garofano, Velvet Blu, EXPO (immagine concessa dall'autore).


Anamnesi nella presenza

Il medico analizza scientificamente, ma, se prescinde dalla presenza, rovina la cura: così lo speculum è strumento di una anamnesi che ripercorra le fasi e faccia emergere l’essenziale. Perché dei giudizi è la filosofia è esperta, ma per rilevare gli aspetti importanti occorre un’ottica filosofica integrale; e soprattutto per l’efficacia del giudizio bisogna ci sia la coscienza intera, oltre che il predicato.
Questo è il significato profondo della rivendicazione dell’autonomia dell’arte di Croce, autore della teoria del giudizio storico. Ma la distinzione di forme nel sistema, per i due filosofi amici, non risolve il problema; se la distinzione è assoluta, di forme distinte, si perde il senso del cammino, che è la vita dello spirito che si vuole capire.

In realtà, lo stesso Croce era in fondo d’accordo, lo dimostra la fase ultima del suo pensiero, ma la perenne polemica con l’attualismo modificò in modo non sostanziale l’assetto delle sue tesi. La teoria della vitalità fu abbozzata solo quando non solo Gentile, ma anche i due più giovani allievi erano morti. In quel momento teorizzò la necessità di ritornare ad un pensare che intendesse prima di tutto la vita, poi la distinzione – dando seguito al proprio pensiero autentico.

Felice Garofano, TONDO, EXPO (immagine concessa dall’autore).

Felice Garofano, TONDO, EXPO (immagine concessa dall'autore).


L’esperienza del tutto

La fenomenologia non scrive una storia nel tempo,ma una storia ideale, come Giambattista Vico – Collingwood ha tradotto anche il libro di Croce su Vico. Vale a dire, che il processo non è una storia dove si applichi il giudizio storico, ma non è nemmeno una storia della vita dello Spirito, nel suo passato storico di categorie, in uno sviluppo cuspidale analogo a quello del vivere. La storia ideale di Vico è un eterno ritorno di categorie mitizzate, descritte con figure ed esempi, non un percorso logico. La tenue filosofia della storia resta ben solida nelle nubi del mito, cerca solo conferme dell’argomentazione, non uno sviluppo logico. Il discrimine del giudizio è il vaglio delle possibilità concrete, to explore and coltivate; non vive il processo, lo ri-vive; il suo oggetto, come nell’analisi medica, è l’esperienza guardata come un tutto – privata quindi del brusio distraente del pensiero e della preoccupazione del malato, che non sa superare il suo essere parte. L’anamnesi tende alla diagnosi: e così fa la fenomenologia speculare, il suo progetto è tracciare la mappa del cammino – anche se si sa bene che such a map of knowledge non la vuole l’artista, né il religioso, né lo scienziato, né lo storico, né il filosofo: perché tutti già possiedono la verità.

Frantisek Kupka, Study for Amorpha, Warm Chromatic and for Fugue in Two Colors, 1910- 1911. Fonte:  Guggenheim Venice

Frantisek Kupka, Study for Amorpha, Warm Chromatic and for Fugue in Two Colors, 1910- 1911. Fonte: Guggenheim Venice


L’abito storico del pensiero

Per la fenomenologia speculare invece la mappa è essenziale, per la sua attenzione to the whole. Non vuole specializzare un settore, ma solo andare verso la verità che si capisce nel tutto, come diceva Ruskin, che Collingwood conosceva da bambino, e a cui dedicò un lavoro che lo definiva filosofo autentico anche se inconsapevole.
Per costruire la mappa, occorre la coscienza della necessità di tutte le forme dello spirito; stopping the fighting va costituita l’esperienza organica, che è integrale e si definisce come identità. Come la disattenzione programmata dello Zen, che nasconde alla ballerina il meccanismo dei muscoli che le consente di danzare, e le consente la levità del gesto – così il filosofo si distrae dalla creazione d’arte e ne vede solo il moto. Lo speculum mostrandolo disincarna, astrae un’idea ma non distrae dalla presenza.
È l’historical habit of thought, appreso da Ruskin, che come Vico e Croce lega l’arte all’arte, e parla di anello filosofico, il circolo in cui è la vita dell’uomo, il punto di vista inconfondibile di ognuno. Si trova “at the still point of the turning world“, dice Eliot, in The Waste Land. È l’immagine stessa del dominio della complessità, che s’intende partendo da uno spazio di silenzio, da un’immagine.

Marc Chagall, Rain (La Pluie), 1911. Fonte:  Artinthepicture

Marc Chagall, Rain (La Pluie), 1911. Fonte: Artinthepicture


Il rigore della melodia

Il punto fermo è l’asse della messa in gioco di elementi, che si dispongono in coerenza diverse ottiche – arte, scienza, religione, storia e filosofia – equilibri che articolano l’armonia. In tutte queste vie si forma lo spirito, la sfaccettatura di una forma si riflette nell’altra e torna, perché l’anello del vivere gira e aumenta su di sé: lo spazio di finzione aperto dall’arte resta in tutta la vita dello spirito, che mette in gioco prima di determinare campi e metodi d’azione.
Leggi rigorose che si applicano al turning world; come la città di Leon Battista Alberti sviluppano armonia dalla concretezza dei materiali. Quel che conta, per ogni uomo, è essere uomo integrale, be men at all è il monito di Collingwood, la bandiera della filosofia della complessità. Se occorre il disegno dell’orizzonte in un progetto, occorre un metodo, che è il ri-fare la storia del pensare. Si individua la petite phrase, la melodia, l’analogia immagine dell’isomorfismo, che lo dice senza dissolverlo in parole (cfr. il contracrostipunto di Hofstadter, lezione 17). L’arte conosce per immagini, non si perde nell’infinito perché ha un abbozzo, un disegno interno: ed è una lezione per tutte le attività dello spirito, che in ogni forma impara quel che le altre guadagnano.

Marcel Duchamp, Nude (Study), Sad Young Man on a Train (Nu [esquisse], jeune homme triste dans un train), 1911-1912. Fonte:  Twenty Dollars

Marcel Duchamp, Nude (Study), Sad Young Man on a Train (Nu [esquisse], jeune homme triste dans un train), 1911-1912. Fonte: Twenty Dollars


L’arte, la scienza, la filosofia

La dialettica diadica é, come in Croce, all’interno di forme, ma le forme sono compresenti nel tutto. Scienza e religione non sono fuori della filosofia – campi altrettanto ricchi dell’arte, che vive la doppia vita di bellezza e scienza.
De Ruggiero e Collingwood sono più vicini a Bertrando Spaventa che non a Croce e Gentile, ne riprendono la terminologia: il che/cos’è, wath/that – presenza ed esplicazione. Per De Ruggiero, è Spaventa che tolse “ad Hegel lo scheletro” e pensò la centralità dell’atto, della creazione. Centralità che rende l’idea della fenomenologia rilevante anche per l’arte, come dimostra Cesare Brandi. Ed è appunto questo il pregio della fenomenologia speculare, definizione che indica che l “attività immanente della coscienza… si compie nella luce della coscienza” ed è “piena fusione della fenomenologia, della logica, della filosofia della natura e della filosofia dello spirito, in una scienza sola, psicologia o fenomenologia che dir si voglia, che sia in pari tempo una storia ideale eterna dello spirito nel suo sviluppo. Questo assoluto psicologismo o assoluto empirismo a noi pare la conseguenza logica di tutta la filosofia postkantiana” (AF).

Molecola di saccarosio. Fonte:  Wikipedia

Molecola di saccarosio. Fonte: Wikipedia


Analogia, nel mondo che gira

La scienza mostra nei processi monocellulari sorprendenti analogie con i fatti della conoscenza umana, se guardati con lo speculum. Il pensare ricorsivo non annulla le differenze, the life of the spirit cannot be described except by repeating it – l’esperienza si forma ripetendo, conquistando naturalezza, eleganza, perciò la verità non è l’approdo ma la messa in forma, il viaggio. Come il pellegrinaggio, ha itinerari metodici, si illustra di tappe: che hanno la funzione della chiusura operativa descritta da Maturana e Varela nella biologia: come l’oper d’arte, chiude un progetto, costruisce un concretezza, procede. La comunicazione efficace che negli animali è spesso chimica, nell’uomo è la forma, dei linguaggi in parola e figura.
Fissare il mondo su un binario, entrare nella dottrina, è perdere il senso della creazione, in cui la scienza è come arte.
È necessaria la chiusura operativa, non il dogma. At the still point of the turning world la vita si svolge e si rivolge, il senso di rivela per una sorta di deposito del senso – una spiaggia di rena attende l’isomorfismo , l’analogia, la parola nuda, l’immagine evidente.

Georges Braque, The Clarinet (La Clarinette), Summer-Fall 1912. Fonte: Arte.go

Georges Braque, The Clarinet (La Clarinette), Summer-Fall 1912. Fonte: Arte.go


Gli anelli del sapere e la domanda

Art, as pure imagination, imagination without assertion, may be paradoxally defined as a question wich expects non answer: That, is, a supposal” (SM, p. 79). L’arte, immaginazione che non afferma, è una domanda che non vuole risposta: quindi, è un’ipotesi, una messa in scena, una prova generale.
Il questioning svela quanto grande sia il peso morto dell’affermazione: “l’informazione è il corpo del sapere, ma domandare è l’anima” (SM p. 78). L’arte, con la sua pienezza di senso e sentimento, pratica una traccia di confine, il cutting edge, incornicia l’importante, ma non è cosa definitiva (SM p. 79). È la domanda quindi la cornice che segnala la melodia, il luogo dove si può trovare, per dare corpo al mondo delle nuvole si deve ascoltare e lentamente restringere il quadro, sino a selezionare quel che serve: e per fare questo, occorre solo una domanda, un problema, una curiosità che sia tale, cioè dotata di fede in se stessa.
Questa spiegazione razionale l’abbiamo vista argomentata da filosofi e storici dell’arte: ma l’artista non fa altro in tutta la sua vita, traccia una linea intorno ai soggetti interessanti e con i frammenti raccolti costruisce un nuovo mondo.

Louise Bourgeois, Maman, 1999. Fonte:  Miss creative classy

Louise Bourgeois, Maman, 1999. Fonte: Miss creative classy


Lo Spirito, Ritratto in piedi

Più che una Estetica – un’ottica dall’interno di un mondo – Speculum Mentis è una configurazione estetica del conoscere, uno sketch, uno schizzo del percorso che porta alla absolute experience of concrete knowledge, all’esperienza assoluta del sapere. La fenomenologia speculare forma l’uomo integrale, l’uomo che è oltre l’esperto, che sa la coerenza dell’Atto puro nello spirito. Il pensare nasce come picture thinking, pensare figurativo o pensiero materializzato (Iiritano), dà forma all’idea del mondo per asserirla sacra: costruirne la mappa è creare l’immagine del processo, orientativa.
La verità non è nel sistema ma nella knowing mind impegnata in una Penelope’s web: fa e rifà la rete, e tutto acquista valore nell’interrelazione di forme. Illuminando dall’interno le sfumature della coscienza, the self-recognition of the mind in its own mirror. Nell’ultima parola dello Speculum mentis, allo speculum si sostituisce il mirror: il quadro delle intelligenze è compiuto, l’analisi termina. Come tutte le immagini, come tutte le storie, ha un principio ed una fine, come diceva Virginia Woolf. O, come dice la scienza, una chiusura operativa.

Pablo Picasso, The Poet, August 1911. Fonte:  ACSU Buffalo

Pablo Picasso, The Poet, August 1911. Fonte: ACSU Buffalo


I materiali di supporto della lezione

C. Gily, Migrazioni, Mimetiké Tèkne, scriptaweb 2007 (Oppure, edizione in cartaceo: Tèchne. Teorie dell'immagine, scriptaweb 2007) capitolo.

A. Pinotti, A. Somaini, Teorie dell'immagine, Cortina 2009

Avvertenze: Il secondo modulo inizia dalla lezione 7, che non è oggetto di esame che per il concetto di Estetica razionale. La diversa quantità dei due moduli dipende dal fatto che le prime lezioni sono doppie.

Gli approfondimenti che recano la parola TESTO fanno parte del testo, gli altri sono letture che possono sostituire parte del programma, concordandolo. La bibliografia alla fine della lezione comprende i testi citati nelle slide ed i più semplici, liberi approfondimenti.

Bibliografia

H Cavallera, Architettura e Urbanistica in Ugo Spirito, ovvero le ragioni etiche e pedagogiche del funzionalismo, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1993, pp. 223-236.

B. Croce, Estetica come scienza dell'espressione e linguistica generale, Bari 1903

P. D'Angelo. Realtà e immagine in Cesare Brandi, in Attraverso l'immagine In ricordo di Cesare Brandi a cura di Luigi Russo, CISE, Aesthetica Preprint Supplementa

A. C. Danto, Dopo la fine dell'arte Mondadori 1981

G. Durand, Le strutture antropologiche dell'immaginario, Dedalo 1972 (1960), p. 22.

G. De Ruggiero, Arte e critica, in “L'Arduo”, I, 1921, n. 11, pp. 397-410 (nel testo AC)

G. De Ruggiero, Dall'arte alla filosofia, in “L'Arduo, II, 1922, n. 1, pp. 31-50.

D. R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: una Eterna Ghirlanda Brillante, Milano 2001 (1979)

G.Gentile, Filosofia dell'arte, Sansoni 1931.

C. Gily Reda, Arte e critica, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1993, pp. 49-70.

C. Gily Reda, Cinquant'anni dalla Vita come Arte di Ugo Spirito, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1991, pp. 27-47.

C. Gily Reda, La prima forma dell'onnicentrismo spirituano, La vita come arte, in "Annali della Fondazione Ugo Spirito", 1992, pp.119-139.

M. Iiritano, Picture Thinking, Rubbettino 2006

C.L. Ragghianti, Arte e critica, La Nuova Italia, Firenze 1958, 1980.

U. Spirito, Architettura ed estetica filosofica, Università degli Studi, "Istituto di Architettura e Urbanistica. 7", Trieste, 1961, pp. 16.

U. Spirito, Critica dell'estetica, Firenze, Sansoni, 1964

U. Spirito, vedi Arte e filosofia in Dal mito alla scienza, Firenze, Sansoni, 1966, pp.430.

Attraverso l'immagine. In ricordo di Cesare Brandi.

Isomorfismo.

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