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Clementina Gily » 11.Opsis Idea


Enargheia – Energheia

Enargheia – evidenza ed energheia – forza sono differenziate dalla Poetica di Aristotele (cfr. Mutino); Heidegger lamenta che già la traduzione latina annulla il mistero dell’enargheia. E’ la vivida presenza dell’immagine, la descrizione capace di effetto, la forza del testo. Non basta il contenuto a creare il discorso efficacemente performativo, capace di convincere. Per questo, occorre che il detto implichi l’ascolto, lo catturi. Quintiliano dice che l’immaginazione imprime – scolpisce nel linguaggio, con la forza dell’ecfrastica. Poi, dal V sec. d.C., l’ecfrastica eccede la poesia e si occupa di figure, e l’implicazione si complica. Osserviamo come cambia la lettura, quando leggiamo la figura a lato insieme ai versi che ispira a Giovanni Battista Strozzi e a Michelangelo, nella prosopopea che dà voce all’inanimato: La Notte, che tu vedi in sì dolci atti Dormire, fu da un angelo scolpita In questo sasso: e perché dorme, ha vita: Destala, se no ‘l credi, e parleratti.

Michelangelo desta la figura e fa che risponda: Caro m’è ‘l sonno, e più esser di sasso, mentre che ‘l danno e la vergogna dura; non veder, non sentir m’è gran ventura; però non mi destar, deh, parla basso.

Michelangelo, La Notte, (particolare). Fonte: Corbis Images

Michelangelo, La Notte, (particolare). Fonte: Corbis Images


Luciano di Samosata

L’effetto straniante è chiaro, nell’esempio: lo sguardo gira dalla figura al verso e viceversa, mima il dialogo dell’io col sé nel costruire l’ipotesi (il come se tipico del giudizio riflettente per Kant). Il successo del testo si lega sia alla qualità della composizione sia al circolo dell’ermeneutica, il modo della lettura. Far coincidere forza e presenza è l’intento della comunicazione efficace. Comprenderne il modo è la capacità di compiere una lettura critica, che fa di chi legge l’interprete non passivo, che distingue forza e presenza, quel che si manifesta e quel che appare. Il moltiplicarsi del labirinto nei testi pluricodici dei media, che ottundono la coscienza con la serie e la velocità, rende più difficile intendere la distanza di enargheia ed energheia.

Luciano di Samosata, brillante scrittore di ecfrastica del primo secolo, in un dialogo evidenzia il problema delle immagini: distraggono. Possono impedire di concludere un discorso o arricchirlo. Sapere trattare le immagini raccontandole, è il metodo dell’arte, che riesce alla distanza tra positivo e negativo. Solo l’esercizio evita la confusione, in cui non c’è bellezza. Il Rinascimento racconta l’immagine con l’emblematica, descrizione simbolica che sovrappone i sensi in enigmi.

Luciano di Samosata. Fonte: Wikipedia

Luciano di Samosata. Fonte: Wikipedia


L’ecfrasi, analisi della composizione

Da quando le opere d’arte diventano oggetto di ekphrasis, i manuali di retorica ne fanno un esercizio di composizione: ed è la mimesi che guida a scegliere tra gli elementi quel che risulta conforme a quell’idea che porta all’espressione, alla costruzione della mano artigiana. Sia del committente o dell’artista, c’è un canovaccio da rendere, che costituisce la forza dell’immagine, la sua capacità di riflettersi nei problemi del lettore, di cogliere un elemento dominante nella cultura e nel gusto. La composizione obbedisce a regole comuni, atte a stabilire la forma della lingua, diventa creativa per la capacità di scegliere l’elemento più adatto a rendere l’idea: ed in ciò s’incontra con l’evidenza, con la enargheia, con la capacità vivida; la scelta giusta premia ed aggiunge un che di più, lo spirito della metessi. Non a caso Platone parlava nell’arte di mimesi ma anche di metessi, l’una metodica ed imitativa, l’altra che ascolta il problema, l’armonia nascosta cui si vuole dar voce. La loro collaborazione è organica, non risulta ad uno sguardo superficiale; è comprenderne l’articolarsi che consente di staccare il nucleo vivo dalle mode del tempo e dialogare con l’arte di secoli passati. È il metodo per recuperare quel criterio di lettura che è necessario per leggere le immagini con spirito critico.

Kandinsky – White. Fonte: Wikipedia

Kandinsky - White. Fonte: Wikipedia


Un esempio di didattica

Questa capacità formativa dell’ecfrasi viene subito alla luce nelle scuole di retorica, dove la narrazione di opere d’arte diventa un modo per non far distrarre dall’uso della lingua, l’ekphrasis fornisce il canovaccio e limita lo sforzo di apprendere al processo di parola. Nella proposta dei laboratori di ecfrastica rivive un uso antico e collaudato di mettere in esercizio l’analisi sull’immagine e di osservarne la traduzione in intelligenza determinata.
Nella vasta narrazione che anche una piccola immagine può contenere, c’è la guida all’espressione. Per cogliere il senso della presenza di un dipinto ci si può chiedere quali risposte sollecitano persone, luoghi, tempi ed eventi, secondo le domande chi?, che cosa?, quando? e dove?, vale a dire, rispondendo a solo quattro dei sei elementi del racconto – vanno esclusi infatti il perché? e come? che non essendo parte della visione escono dalla letteratura ecfrastica che approdare alla narrazione.
Saper porre domande vale ad evitare di confondere l’ecfrasis (rappresentazione verbale di una rappresentazione visiva) col pittoresco, col pittorialismo ( che dipinge il mondo naturale) o con l’iconicità (similarità naturale parole significato).
Risulta già chiaro che l’illustrazione del topos-spazio con la metodologia di frizione dei media, dove la confusione è norma, costruisce un metalinguaggio segnico che richiede una didattica.

The still point of the turning world

Thomas Eliot nei Quattro quartetti affida ad un fermo immagine, la capacità di orientarsi ed asserire il senso, l’ottica: quel che Giordano Bruno, invece, affida alla monade ed alla sua fede. L’immagine crea l’evento della forma, la messa in scena del teatro del mondo. La pittura ripete l’evento del conferimento del senso, in cui consiste il sapere. Roger Caillois descrive il processo nell’ecfrastica delle pietre, nei cui colori e disposizioni si scorgono disegni d’artista; come nelle macchie nei muri Leonardo trova un mondo di immagini – come nel marmo Michelangelo vede adombrata una forma. Un artista di cui abbiamo esposto immagini, Giuseppe Antonello Leone, ha creato pietre sculture, esposte a Matera, in cui è attenzione alla scrittura archetipale delle strutture litiche, una corrispondenza della mente, che si lascia riscontrare come composizione. L’arte mostra che la composizione è solo apparentemente casuale, che l’ordine ha una scrittura che basta saper leggere per intendere. Riflettere questa osservazione sul mondo, mostra la capacità dell’ecfrastica di potenziare la lettura percettiva, fa acuire i sensi e ricordare meglio perché si avverte meglio. La scienza attua la comprensione analiticamente; l’estetica descrive analogie e connette il mondo.

Erbario di Egertun. Fonte: wikipedia

Erbario di Egertun. Fonte: wikipedia


Un esercizio della mente

L’ecfrastica è un esercizio avanzato di retorica, composizione e dettaglio percettivo. Insegna a scrivere e guardare insieme. Arreda l’ideale finestra, affina gli occhi della mente, non lascia che l’immagine trascorra senza lasciare traccia. Agendo con successivi momenti dell’ecfrastica (ek, fuori – phrasein, parlare) ricostruisce nelle parole la ricchezza vivida della presenza con i momenti della descriptio, demostratio, evidentia, adumbratio, representatio.
Monumenti e città, spazi architettonici e dipinti, romanzi e trattati, persino gli obelischi dell’onnipresenza egizia nel pensare il figurale: tutto, purchè, come bene disse Lessing, iniziatore dell’ecfrastica moderna, si capisca che la descrizione riguarda un’azione del pensare, un’attività che non si ferma nell’immagine che per un verso.
Bisogna fermare, altrimenti si apre la possibilità di tentare il paragone più azzardato, annullando il testo: l’ecfrastica illumina il problema dell’ermeneutica di configurare l’interpretazione in modo aperto ma non illimitato, segnalato da Eco. Ma il luogo della memoria è un topos in quanto rimane un dialogo attivo e creativo di futuro.

Kandinsky – Munich-Schwabing with the Church of St. Ursula. Fonte: Wikipedia

Kandinsky - Munich-Schwabing with the Church of St. Ursula. Fonte: Wikipedia


Azioni progressive in scrittura

Dice Lessing che nella descrizione omerica dello scudo di Achille si ristabilisce l’equilibrio tra testo figurale e possibili letture proprio perché vi si compie un racconto di azioni:
“Omero non dipinge altro che azioni progressive, e tutti i corpi, tutte le singole cose li dipinge solo in quanto partecipi di tali azioni, e di solito con un unico tratto. [...]. Omero infatti non dipinge lo scudo come un qualcosa di perfettamente compiuto ma come qualcosa in divenire. Egli dunque si è valso qui del lodato artificio di trasformare gli elementi coesistenti del suo oggetto in elementi consecutivi, creando in tal modo dalla noiosa pittura di un corpo il vivido quadro di un’azione”.
In ciò, nella vivezza del dialogo, la letteratura ecfrastica è in sé attività d’arte, capace di capolavori. Basta guardare all’importanza che assume la scrittura percettiva in Balzac, nei Goncourt, in Huysmans – la visualità diventa prescrittiva. Come dicono parnassiani ed ermetici, un tableau evocatif, una transposition d’art (Theophile Gauthier): una sinfonia cromatica, che per Huysmans definisce l’arte moderna.

G. Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio. Fonte: Wikipedia

G. Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio. Fonte: Wikipedia


Laboratorio di scrittura

Il parlare difficile, pietroso, come nella definizione di Dante – Rime petrose (Ciccuto), diventa il pregio di una via piena di punti di orientamento: la letteratura ecfrastica costituisce la parola in imago agens – in ganglio della memoria, non è semplice il visibile parlare (Lombardo). Se visibile, evidente, chiaro, resta nella memoria: è il segreto dei laboratori di scrittura creativa, dove si insegna a fare della parola uno strumento per approfondire la realtà, perfezionare il sentire, per dire. Dice Natalie Goldberg: “Di solito la gente non si rende conto che scrivere è un atto fisico. Non è qualcosa che riguardi solo il pensiero Riguarda anche la vista, l’odorato, il gusto, le sensazioni, tutto ciò che è vivo e in azione… Scrivendo, si riversa sulla pagina ciò che viene registrato dai senso. Non esiste separazione tra la mente e il corpo, ne segue che si possono abbattere le barriere mentali che ci impediscono di scrivere mediante l’atto fisico della scrittura, proprio come nel karate si riesce a spezzare una tavola di legno convincendosi che la mano non si fermerà al contatto con il legno. Dopo un incontro di uno dei miei gruppi di scrittura, uno degli studenti meravigliatissimo ha detto:”Ah, ho capito! scrivere è un’arte visiva!”

Kandinsky WWI Composition VII. Fonte: Wikipedia

Kandinsky WWI Composition VII. Fonte: Wikipedia


Opsis – la forza della poiesis

Si può definire opsis l’enargheia della letteratura ecfrastica, il mistero visivo che genera la forza dell’immagine, che consente la poiesis, la forza creativa della parola poetica.
È la capacità di messa in scena in cui Aristotele pone come la forza della rappresentazione che è anche vivida evidenza. L’immaginazione è un edificio, per costruirla occorre l’architettura, scienza della costruzione ed estetica. Diversi sono i saperi necessari per edificare, Leon Battista Alberti insiste sulla concinnitas, l’equilibrio uomo natura che ordina le abilità di costruzione. L’opsis Aristotele pone tra le caratteristiche della tragedia, un vedere che non è il theorein, ma piuttosto la forza del pensiero che comunica, la sua azione come forza viva, che edifica e non solo contempla.
La percezione così diventa scritta in una rappresentazione dove si scrive non l’imitazione ma il senso. Già nelle caverne di Lescaux il dipinto non è copia ma messa in scena di un mondo in cui agire. Camminare in una immagine è magicamente influire sul mondo, potere infine, guadagnare la possibilità di capire ed agire. Un jeu, un play: una scena per un plot, una trama significante, un futuro.

Michelangelo, la creazione. Fonte: Wikimedia

Michelangelo, la creazione. Fonte: Wikimedia


La magia del teatro

La forza della visione è la magia del teatro, che per Goethe è il luogo dove si dà forma al mondo senza perdersi. Una scena è lo spazio dell’avventura, per il cavaliere azzurro di Kandinsky, prati da correre; o, come in Giulio Camillo – autore vicino a Bruno ed ai suoi Dialoghi – è la costruzione di un meccanismo di scena capace da solo di fare da guida ad una rappresentazione grazie all’arredo di cassetti della memoria sugli spalti, di statue del proscenio, di artifizi adatti a conservare la memoria e farla procedere, come nella commedia dell’arte: con binari che consentono di andare da sé. La magia di un sapere scritto nelle figure di uno stage. Ricordiamo con Amleto un mondo intero, da Shakespeare a Bruno ad Albertazzi a Kranagh –in cassetti da riaprire per evaporare la fragranza del tempo che non è più – e che è sempre.
L’opsis configura l’idea forza, la verità dell’estetica: forma come esquisse, abbozzo del mondo altro: come dice Panofky, la vera forza dell’idea è nella figura completa più che nel discorso logico.
Ma la creazione sempre si realizza grazie in una messa in scena, nella mathesis che da premesse va all’immagine del mondo.

Kandinsky-Blue Rider. Fonte: Wikipedia

Kandinsky-Blue Rider. Fonte: Wikipedia


Messa in scena – lo stage

La messa in scena guida la scrittura percettiva ad ascoltare i sensi e prendere corpo nella narrazione. Nasce la creazione d’arte, si apre lo spazio di un mondo autonomo, rappresentabile per millenni. Ma il mondo della messa in scena e del teatro caratterizza ogni forma di creazione. Dalle quinte nascono scene e letture diverse, come dalle parentesi del gioco: è la messa in prova che dimostra le incoerenze e fa cercare ed emergere le corrispondenze.
L’ecfrastica è un genere letterario, ma merita la configurazione didattica, per la sua capacità di educare la creatività. Anche livelli di scrittura in formazione si giovano dell’esplorazione del mondo dell’arte che essa induce, esercitando a cogliere il chiasma percettivo, a decodificare testi, affetti e valori simbolici scritti nelle figure dello stage. Codici comunque diversi dalla scrittura alfabetica, più vicini all’oralità che alla scrittura, con le differenze cognitive segnalate da Ong e De Kerkhove.
L’iconologia e l’estetica sono la teoria della conoscenza che parte dall’apparenza, la formazione estetica è la base dell’apprendimento coerente alla società dell’immagine.

Kandinsky 1939 Composition-X. Fonte: Wikipedia

Kandinsky 1939 Composition-X. Fonte: Wikipedia


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