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Clementina Gily » 8.I mondi infiniti e la bellezza


Estetica energetica

Dopo l’approfondimento dei temi dell’estetica razionale di Maurizio Ferraris, possiamo capire meglio la definizione di Bruno, alquanto criptica, da cui abbiamo cominciato: quella di Aby Warburg, – una estetica energetica. La frase è intuitiva e giusta, ma non è argomentata, anzi ha forma di domanda, perché si trova in una lettera a Cassirer.
Anche così, ha illuminato la lettura dei Dialoghi Italiani: solo dopo la ricognizione di storia e teoria dell’estetica, però, il discorso è chiaro. Warburg dà nome efficace a questa estetica anzi tempo, che grazie alla memoria ed all’ermetismo sa essere simbolica e figurale, e comprendere nell’immagine la forza di trascinare il pensiero a nuove scoperte, com’è del simbolo e di ogni figura. È la compresenza di suggestioni, angolazioni e problemi nuovi, che rimette in gioco il discorso, anima il pensare e la creazione. Proprio l’insistenza del pensiero di Bruno nel figurale ha interessato tanto l’iconologo Warburg. Bruno lo dimostra nei versi, nel frequente esemplificare con l’azione del pittore, col tema della mano, ma soprattutto con lo spazio dato nel sistema all’analogum rationis (Baumgarten), sulla scia della phantasia aristotelica che dà forma della sensazione. Bruno teorizza la conoscenza come anche simbolica e aperta al mondo degli affetti.

Natura arte e tecnica. Fonte: Luigi Boschi.it

Natura arte e tecnica. Fonte: Luigi Boschi.it


La vita dei concetti nelle parole della memoria

Della filosofia naturale di Bruno è bene ora schizzare i concetti centrali, concludendo questa parte del discorso. Bruno ha costruito la sua teoria, secondo la sua stessa definizione, nella chiave e nelle ombre, nella contemporanea presenza di una linea metafisica e di un’arte della memoria, la decostruzione che suggerisce le nuove armonie. Il cammino ha doppio verso, smonta e rimonta con coraggio nella luce dell’energia che i concetti manifestano, osservando con attenzione. Solo così si scrivono simboli e parole nude, si va oltre la lettera, si apre il futuro.
Luce e ombre disegnano nel chiaroscuro le metafore della poesia, slanciano le prospettive, configurano il noto in diverse cornici che cambiano gli assetti. La sostanza dell’immagine s’intende dal tutto: il colore, il disegno, lo stile, sono una raffigurazione; ma i fiori si dipingono uno ad uno, e sono un prato. È il metodo della filosofia, del massimo e del minimo che Niccolò Cusano ha posto identici all’infinito, introducendo l’uso matematico dell’infinito come concetto limite, che rivela dove si ferma il numero e si presenta il paradosso dell’analogia.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), INVERNO EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), INVERNO EXPO.


La materia viva

La tradizionale dicotomia di materia forma la scienza moderna sta per trasformare – non per abbandonare. Diventerà res cogitans e res extensa, scienza e alchimia, filosofia e scienza, scienze idiografiche e nomotetiche…
Bruno descrive materia e forma collaboranti come amanti volti ad un unico fine: Eros presiede la conclusione dei dialoghi, raccontando la storia di come la ragione affettiva sia importante per il sapere, come vada sottovalutata per il suo potere di far comprendere. Collabora al sapere, sempre, anche nella scienza, con l’eleganza della formula matematica, con la passione della verità di Atteone.
Gli eroici furori dicono e argomentano l’importanza del senso comune, dell’unità del sentire nel vivere: è proprio il congiungersi della passione della verità e della vita, che fa abbandonare l’ozio per la sollecitudine – la cultura disinteressata, la domanda superficiale, per quella sincera, che non può comandare la propria strada, perché si impone da sé. Ed è il problema del furioso, che lo spinge nella solitudine – vorrebbe cedere agli amici, ma è destinato al viaggio.

Giordano Bruno, Dialoghi italiani, ristampati da G. Gentile, III ed. a cura di G. Aquilecchia, Sansoni, Firenze  1985 (1958), vol.2.

Giordano Bruno, Dialoghi italiani, ristampati da G. Gentile, III ed. a cura di G. Aquilecchia, Sansoni, Firenze 1985 (1958), vol.2.


Creazione

Saper mantenere la vita dei concetti è il segreto della creazione, dell’attività del pensare. L’equilibrio attivo che si sa tenere nel movimento delle cose è proprio delle immagini. Rodolfo Goclenio, che prima di Baumgarten aveva parlato di analogum rationis (Ferraris,p.45), lo descrive come quell’addensarsi di immagini, senza logica consequenziale, tipica dell’animale. Il cane sa cose: ma pensa? determina? Per Dewey ha il senso del riconoscimento, identifica una esperienza. Bruno medita proprio questo altro pensare, servendosi dei luoghi classici già tanto frequentati dal pensiero arabo a lui ben noto, ma anche da Aristotele, Platone, Epicuro. Lo argomenta nelle opere che parlando di arte della memoria costruiscono immagini simboliche e schemi, soggetti e loci, che si rivelano macchine del sapere in sé e nel loro quadro: si scrive in una icona un mondo, il quadro è il metodo, parola che adopera nel senso moderno che presto avrà grande successo. Bisogna fermare i concetti, per procedere alla determinazione. Ma bisogna fermali solo per il tempo necessario a traghettarci oltre. Attuando il volere di Dio, l’infinito procedere della creazione. Per Cassirer, queste idee di Bruno anticipano Kant nella rivoluzione copernicana (Seidengart p.189).

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), PRIMAVERA EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), PRIMAVERA EXPO.


La filosofia naturale

Si deve perciò guardare, nei particolari, a “gli spiragli delle stelle”. Cogliere il principio che risponde all’infinita legge si può se si osserva la coerenza del tutto “altro è giocare con la geometria, altro è verificare con la natura” (Cena p. 148).
Filosofia naturale, non scienza geometrica – questa non ha condotto Copernico troppo lontano da Tolomeo, argomenta Bruno: “più studioso de la matematica che de la natura, non ha possuto profondar e penetrar sin tanto che potesse a fatto toglier via le radici de inconvenienti e vani principii, onde perfettamente sciogliesse tutte le contrarie difficultà e venesse a liberar e sé ed altri da tante vane inquisizioni e fermar la contemplazione ne le cose costante e certe” (ivi, p. 28).
Invece “il Nolano per caggionar effetti al tutto contrarii, ha disciolto l’animo umano e la cognizione, che era rinchiusa ne l’artissimo carcere de l’aria turbulento… cossì al cospetto d’ogni senso e raggione, co’ la chiave di solertissima inquisizione aperti que’ chiostri de la verità, che da noi aprir si posseano, nudata la ricoperta e velata natura, ha donati gli occhi alle talpe” (ivi, p. 32).
La Cena loda Copernico, che ha guardato con gli occhi della mente l’apparente moto del sole. Ma il Nolano, proseguendo la coerenza, vede oltre l’eliocentrismo l’infinità dei mondi.

Sistema di memoria basato sull’interno di un’abbazia (J, Romberch 1553). Fonte: Fondamenti della letteratura italiana

Sistema di memoria basato sull'interno di un'abbazia (J, Romberch 1553). Fonte: Fondamenti della letteratura italiana


Una prospettica

La stessa critica la nova filosofia di Bruno rivolse a Fabrizio Mordente: solo la filosofia naturale afferma l’infinito nel finito. Segue la via della memoria, l’interna lectio di Agostino, il legame di passato e futuro, la metessi di Platone, oltre la mimesi, la copia.
L’eliocentrismo infatti non è novità, lo sostennero Parmenide, Melisso, Eraclito, Pitagora, Democrito, Epicuro, Lucrezio… nella filosofia naturale, l’inventio della retorica non ha meno rilievo, fa emergere la somiglianza e la differenza, fa capire il doppio senso del termine: trovare – inventare. Così concludono, oggi, anche gli epistemologi, Popper, Feyerabend, Bachelard… i fatti non parlano da soli, se sono fatti, sono risultato di una costruzione.
È il salto che vede Cassirer nella via che porta la scienza dalla struttura alla funzione; espressioni come Alive Thinking, di Bradley, Elàn Vital, di Bergson, Atto puro di Gentile, confermano, pur nella rapidità del cenno, la modernità dell’immagine del mondo di Bruno, che fa sistema della visione rinascimentale.
La prospettica della monade, nell’epoca che ha scoperto la prospettiva, mostra che tenere forte il punto di vista è orientarsi nell’infinito. Seguendo l’esempio di Bruno, che spesso esemplifica con la pittura, si può dire che lui è il Raffaello che dopo i meravigliosi esercizi di Paolo Uccello porta all’eleganza della quadratura il disegno del Rinascimento.

Si conosce quel che è vicino

Si conosce quel che è vicino, le cause s’intendono ponendo i particolari nella giusta prospettiva, a partire da un punto di vista adatto. Se “è cosa indegna di razional suggetto posser credere che l’universo e altri suoi corpi principali sieno inanimati (Causa, p.179), bisogna pensare alla materia come soggetto per capire, analogicamente, i percorsi e le costanze, giudicando da quel che è vicino si segue, si dice, la logica delle cose”. Il vitalismo vede la forma animarsi nella materia – e va detto che “nessun savio disse mai le forme riceversi da la materia come di fuora” (ivi, p.183) – nel modo in cui la figura emerge solida dalle due dimensioni del quadro: con un giusto chiaroscuro, un buon rapporto di luce e di ombra. Il ragionamento è una conoscenza creativa – Bruno dice divina – cui il mistero (ombra, affetti) collabora attivamente. Perciò il suo spazio è nell’arte e non nell’empirismo, nonostante la critica all’idea di sostanza, di materia e di causa. Perché la Causa, il problema di ogni uomo, non è nel numero; non è nei sensi che dicono solo traccia, vestigia. Bruno abbandonò la filosofia di Epicuro quando era molto giovane, perché non dava abbastanza importanza alle idee; divenne platonico perché è convinto che c’è una ragione delle cose.

Piero della Francesca. Fonte: Istituto Maserati

Piero della Francesca. Fonte: Istituto Maserati


La parola della Causa

Ma, poiché “non possiamo conoscer nulla, se non per modo di vestigio / chi vede la statua non vede il scultore” (Causa, p. 227): bisogna seguire la via della bellezza per conoscere. Il pittore osserva, inventa, idea singillatim, uno ad uno, nell’Opera, che è una. L’uomo intende la forma per sottrazione del troppo – Dicson parla di teologia negativa (Dialoghi p. 285)– occorre, quindi, individuare gli accidenti essenziali. Seguendo il metodo dell’arte, ciò avviene nel percorrere ripetutamente i soggetti (Arte, p. 94) e identificare le diversità.
“Considera che questo mondo corporeo non avrebbe potuto essere bello se tutte le sue parti fossero state assolutamente simili. La bellezza dunque si manifesta nella connessione delle varie parti, e la bellezza è proprio nella varietà del tutto – è quel che toglie l’ombre con la sua poca luce” (Ombre, Int.XI) – qui il toglie, come l’Aufheben hegeliano, insieme conserva: cioè supera il determinato e coglie altrimenti. L’ordine è aurea catena, architettura discorsiva, arte organica (Arte pp. 77-78) che scrive l’armonia di materia ed atto con ragione, intelletto, mente nel quasi numero dell’engrafia; vocabolari di una grammatica aritmetica, che si combinano nelle ruote come i colori nella cattedrale.

Vetri come luce e figura dell’ombra. Fonte: Basilica Cateriniana

Vetri come luce e figura dell'ombra. Fonte: Basilica Cateriniana


La forma che sfugge

“Per conseguire dunque un’arte perfetta e compiuta, bisogna che tu ti unisca all’anima del mondo e viva unito con essa che, piena di principi razionali, per naturale fecondità venera un mondo pieno di simili principi. E questi principi (come anche Plotino comprese) plasmano e dan la forma a tutte le cose nei loro semi, come se fossero dei piccoli mondi” (De vinculis in genere).
Cercare i vincoli è il compito della filosofia naturale. Il termine dice bene che non si tratta di cause, ma di contatti, di somiglianze che mostrano il problema.

Perciò si ricorre al quasi numero – che già nel nome svela il dover costeggiare il mistero, se si vuole scorgere l’essenziale: “potreste imaginarvi una voce, la quale è tutta in una stanza e in ogni parte di quella, perché da per tutto se intende tutta” (Causa p. 252). “La forma prima… informa il tutto, è in tutto: e perchè la si stende, comunica la perfezione del tutto alle parti: e perché la dipende e non ha operazione da per sé, viene a communicar la operazion del tutto ne le parti; similmente il nome e l’essere. Tale è la forma materiale, come quella del fuoco” (p. 248).

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA I EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA I EXPO.


La musica del concetto

La bellezza veggiamo nell’anima, dell’uomo e di tutto “non è cosa che non abbia medesimamente anima”: lo spirito segreto si svela con esperienza chiara, un risveglio che riporta allo spirito di Pitagora “immenso secondo diverse ragioni e ordini, che calma e contiene il tutto” (p. 179).
“Muovensi dunque la terra e gli altri astri secondo le proprie differenze locali del principio intrinseco, che è l’anima propria – Credete disse Nundinio che sia sensitiva quest’anima – non solo sensitiva rispose il Nolano come anco intellettiva; non solo intellettiva, come la nostra, ma forse anche di più” (Cena pp. 109-110).
La Terra, grande animale di corpi e pensiero (p. 107), Gaia dalle mille vite, non si capisce solo con la scienza. È numero ed oltre, come il verso e la musica, e l’arte dà corpo al senso delle cose.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA V EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA V EXPO.


Affinare l’ascolto

La musica, dice Platone, mostra la permanenza dell’Uno nei Molti, ed è il “baluardo delle leggi” (Repubblica 424a3/e2): è una spontanea permanenza, che dà da pensare, è sottile quanto eterna”.
“È meraviglioso – dice l’Ospite ateniese di Neith di Sais/ Athena – che in Egitto si scoprano pitture e sculture antiche di diecimila anni ed eguali a quelle prodotte ora, con identica arte. Il loro permanere identiche è d’immenso valore per i riflessi che comporta sulle leggi e sugli ordinamenti dello Stato. Il che è vero, ed è degno di riflessione, anche per la musica: deve attribuirsi a un Dio o ad un uomo divino il prodigio per cui fu colà possibile stabilire melodie che riproducono, esternandolo, ciò che è più giusto secondo Natura” (Leggi 656d1/657b1).
Occorre orecchio, affinare l’ascolto.
Le note, i soggetti individuati si collocano nei loci primi e secondi, naturali ed artificiali; se consiglia le basiliche, Bruno raccomanda i luoghi personali, le figure che ogni praticante ritenga più adatte. Sono pentatomi (Arte della memoria, p.98), atomi pentagonali, capaci, come la figura feconda di Lullo di imprevisti contatti. Un ricordo dell’infanzia, personale ed unico, ad esempio.

Loci, gli spazi del ricordo

Ma il metodo qui non può mai cedere al sentimento, se non per secondarlo e ricondurlo al metodo che solo consente di seguire tracce e vestigia – Bruno mette in guardia dal seguire similitudini e paradossi, che senza controllo facilmente fanno sbagliare: “Rivolgiti al culto ed all’esplorazione della natura” (Ombre Int. X), solo l’ascolto religioso delle tracce rende capaci di ascoltare il principio che grida, chiama, ed illumina nel più intimo. Il metodo delle ombre (Ombre Conc. XIX) è di meditare i soggetti migliori, ma anche di animare i loci – è questa l’innovazione di Bruno. Se si vuole superare lo schema-foglio nell’immagine, l’allegoria, occorre che, come il citaredo esperto, s’impari a suonare senza pensare, a sciogliere la continuità dei muscoli che raccomanda lo Zen con la disattenzione programmata, la forma agile che rende naturali gesti difficili. Gli stessi loci così si riempiono di affettività: “definisco affettività la facoltà attiva d’impressionare” (Arte, p. 95).

G.Bruno, L’arte della memoria, le ombre delle idee,Mimesis, 1996,  p. 115.

G.Bruno, L'arte della memoria, le ombre delle idee,Mimesis, 1996, p. 115.


La forma come una musica

G.Bruno, L’arte della memoria, le ombre delle idee,
Mimesis, 1996,  p. 66.

G.Bruno, L'arte della memoria, le ombre delle idee, Mimesis, 1996, p. 66.


Fantastica, oltre il numero

Più è perfetto il principio formale, meno è determinato, nella scala che va dal particolare qui-ed-ora a Dio. Oltre al numero ed al quasi numero, ai loci ben trovati, occorre la fantastica (Novalis), il mistero resta dominante. Dalla fantasia alla fantasticheria l’immaginazione va dal positivo al negativo: Bruno avverte di meditare i gradi dell’ombra. Partire dall’immagine, la conclusione di Ferraris, rende questo passo di grande importanza, sia per la teoria che per la didattica figurale, raccogliendo il patrimonio della cultura. La confusione dei modi è facile proprio perché è il terreno dell’immaginazione, ha campo integrale, per poter coniugare analogico e digitale, com’è nella vita. Si capisce approfondendo la musica, ordine segreto di composizione, armonia pitagorica. La sintesi di Bruno si sposta nell’immagine in figura molto prima di altri, ed è stata definita anche “stravagante fantasia simbolica”: invece deriva dalle filosofie antiche che intendevano la materia dinamica, il cosmo infinito ed eliocentrico, teorie messe da parte dal tomismo. Una ripresa ardita e d’avvenire, arricchita dallo spirito del Rinascimento, dall’ermetismo con la loro ricchezza di pratiche e teorie dell’immagine in figura, dalla retorica quelle dell’immagine in parola, dalla filosofia che meditava lo spirito del tempo nuovo.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA VII EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA VII EXPO.


La forma come una musica

“Le immagini della fantasia non sono il prodotto meccanico delle impressioni sensibili, ma piuttosto il risultato di una reazione spontanea e naturale dello spirito umano, la cui incessante attività generatrice di immagini imita l’attività della natura, che variamente combinando e disponendo quattro soli elementi produce l’infinita molteplicità delle cose” (Spampanato, pp.185-234), mettendo in campo una sorta di logica fantastica che ha la sua chiarezza nel Cantus Circaeus dove si presenta come visione interiore

Gli atomi immaginifici si conservano accanto, in una enciclopedia esterna, luogo architettonico dell’immaginazione, città ideale e teatro del mondo che prova la rappresentazione comunicativa, fa intendere più di quel che dice, attiva meccanismi di composizione e scomposizione. Occorre la superficie di uno specchio, un luogo da indagare, una lingua con cui confrontarsi. La complessità del gioco può estendersi a tutta la storia, alle mode, alla verità. È una metodologia, non una logica; non è in essa la verità, che resta nella forma. L’estetica non si sostituisce al vero.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA VIII EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA VIII EXPO.


La forma come una musica (segue)

Le parole e le immagini rimandano alla totalità di cui indagano una possibilità. Il gioco dei numeri consente l’armonia della musica: il gioco dei significanti nell’arte della memoria consente a quest’armonia di perdersi nell’infinito. Di aprire ad ogni variazione, di collocarsi nel futuro perenne immaginando ogni scenario, nella fantasia. Digitale ed analogico si congiungono nell’atomo dell’immagine.
Bruno è un punto di partenza trascurato nelle teorie dell’immagine, nonostante cresca la loro attenzione alla conoscenza estetica, oltre che alla tecnica ed alle belle arti. Mentre nell’immagine s’incardina la razionalità del tutto, è la lingua universale, che la magia del due connette, in una logica di compresenze e non di sintesi, in cui giova la chiarezza teorica delle idee. Come dimostrano tante filosofie contemporanee, lo studio delle immagini riguarda le parole ed i miti non meno delle figure. Come giova a chi si occupa di parole confrontarsi con le immagini, così è vero il contrario. Non si tratta d’arte in modo conveniente se non ci si confronta con quel che spinse qualcuno a disegnare in un certo modo e non in un altro qualcosa che è divenuto capolavoro di bellezza.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA XI EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), HORA XI EXPO.


La forma come una musica (segue)

La filosofia sistematica di Bruno è interessante perché conosce il carattere sentimentale dell’immagine, sigilli e vincoli in parole nude, importanza degli automatismi e del senso comune, della costruzione discreta (singillatim) in parola e figura, della lettura che moltiplica la parola nella memoria…
Sa persino non esaltare l’immagine contro la logica, intendere che la logica compilativa non esclude la fantastica ma la favorisce, che la componente seminumerica è il disegno di un’arte digitale complementare alla dialettica.
L’importante è che la fantasia non porti confusione. La bellezza si fa di parti composte, nelle armonie di musica e pittura, la componente matematica squadra il profondo e nel numero disegna l’analogia.
Nella centralità odierna del discorso sull’immagine – perché la sua importanza è ampliata dall’essere diventata anche testo costruito dalle nuove tecnologie – che hanno cambiato i vocabolari – che scrivono in testi pluricodificati di difficile interpretazione : conta conoscere Giordano Bruno – lui che Ciliberto definisce filosofo della comunicazione universale, nella metafisica, dove l’uomo comunica con Dio in un anello magico che avvolge tutto in tutto, nella logica, dove, come si è argomentato, scopre la direzione dell’estetica.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), ALPHA EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), ALPHA EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), OMEGA EXPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), OMEGA EXPO.


Expo

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), LA MACCHINA DEL TEMPO.

Giuseppe Di Franco (Esasperatismo), LA MACCHINA DEL TEMPO.


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