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Clementina Gily » 22.Mondo Medio: la fotografia


Immagini delle comunicazioni di massa

Dal 1700 le comunicazioni di massa hanno iniziato il loro percorso, modificando completamente il mondo dell’immagine.
Diceva Mc Luhan nel 1964: “Oggi, dopo oltre un secolo d’impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio. Ci stiamo rapidamente avvicinando alla fase finale dell’estensione dell’uomo: quella, cioè, in cui, attraverso la simulazione tecnologica, il processo creativo di conoscenza verrà collettivamente esteso all’intera società umana, proprio come, tramite i vari media abbiamo esteso i nostri sensi e i nostri nervi”.
La frase rimanda subito a Pierre Levy, all’intelligenza collettiva che si forma nell’interconnessione della rete, mostrando in tutta la sua evidenza le radicali diversità presenti nel conoscere. Non se ne può disinteressare l’estetica razionale, perché cambia la conoscenza percettiva. L’iconic turn quindi non riguarda solo l’arte, ma l’intera società, in quanto connessa dalla comunicazione. Un campo che bisogna perciò guardare anche dal punto di vista unitario, in quanto utilizza categorie comuni.

Maddalena Damini. Fonte: RTE Fabio Maria Turrini.

Maddalena Damini. Fonte: RTE Fabio Maria Turrini.


La teoria dei media

Seguire la storia dei media consente di vedere nascere lingue diverse, una dopo l’altra, da non confondere, ma anche da considerare nel metalinguaggio dei media. Ogni medium ha il suo modo di formare linguaggio: secondo la celebre definizione di McLuhan, il mezzo è il messaggio. Usare in radio o in televisione il linguaggio del cinema è come pretendere di servirsi della stessa tecnica per diversi strumenti musicali.
C’è però da considerare anche, dice sempre McLuhan (64), che i media si ibridano, come nell’armonia sinfonica che risulta dall’accordo degli strumenti, se la direzione comune segue l’armonia. Dice: “l’ibrido, ossia l’incontro tra due media, è un momento di verità e di rivelazione dal quale nasce una nuova forma”; “i media sono metafore attive in quanto hanno il potere di tradurre l’esperienza in forme nuove”. Metafore attive vuol dire generative, capaci di svilupparsi: come dice Ricoeur, vive; il che porta che non c’è traduzione, ma traslazione tra le lingue.
L’organicità del mondo dei media s’intende se si considera anche la continuità, oltre la diversità delle tecniche della comunicazione; bisogna considerare anche la teoria della comunicazione, per valutare il cambiamento della conoscenza percettiva delle immagini.

Paul Klee, Giardino di Rose. Fonte: Pintura

Paul Klee, Giardino di Rose. Fonte: Pintura


Lo spazio dei media

Il mondo dei media è oltre il senso del luogo (Meyrowitz), spazio ubiquo ed autoreferenziale simile all’opera d’arte, di carattere narrativo. Lo spazio tempo organico è di presenza, come per l’arte, un testo mediato va analizzato con attenzione estetica, con criteri di analisi speciali. Le nuove categorie dell’interpretazione sono le nuove funzioni di questo conoscere (Cassirer) diverse per ogni medium. Ma esse restano poi nel mondo ibrido dei media, rioperano sui media futuri ma anche passati, dimostrando di essere funzioni coerenti al nuovo sapere. Ragionando sulla novità dei momenti, proviamo ad isolare gli elementi caratteristici della conoscenza del mondo nuovo, attivando nuove direzioni. Così compare l’ibrido sapere per immagini, la lingua dei media – con funzioni percettive diverse. Focalizziamo pochi elementi per delineare le linee del cambiamento del conoscere:

  • I giornali spezzano il discorso in frammenti
  • La fotografia ferma l’immagine
  • Il cinema monta le immagini nel movimento
  • Telegrafo e telefono sono veloci ed interattivi come treni
  • Radio e televisione costruiscono l’altra presenza
  • Fax, cellulare e rete interconnettono
Klee Genesi fisiognomica.  Fonte:Pintura

Klee Genesi fisiognomica. Fonte:Pintura


Il linguaggio dei media nasce con l’Illuminismo

La creazione del mondo dei media nasce dalla ricerca del nuovo sapere che va dal Rinascimento all’Illuminismo. La nuova scienza ha assicurato novità tecnologiche – il telegrafo ottico e le macchine a vapore – e culturali come l’enciclopedia che trasformano la volontà di educare (Rousseau) in una comunicazione efficace. Nascono i primi progetti di scuola pubblica (un brillante esempio a Napoli, suggerito da Filangieri e realizzato dal ministro Caracciolo negli anni 1785-89), nascono giornali che articolano diversamente la comunicazione: Eleonora Pimentel Fonseca, nel suo giornale, il Monitore Napoletano, tenterà di affezionare la plebe alle nuove grandi idee, per farne popolo partecipe della nuova cultura e vita. Scrive editoriali ed immagini poetiche, racconta di alberi della libertà e di teatro, cerca comunicatori capaci di parlare anche in dialetto…
Come in altri quotidiani nati nella rivoluzione, si vede comparire l’immagine del giornale quotidiano moderna, che passa dallo scritto completo al frammento; è un salto difficile, concettualmente. La frammentazione della notizia aiuta la lettura dei cittadini semianalfabeti, ma l’elemento pedagogico richiede nuove regole di retorica, per parlare a tutti.

Klee, Nella casa di Saint Gerrmain. Fonte: Pintura

Klee, Nella casa di Saint Gerrmain. Fonte: Pintura


L’età delle gazzette

Le affiches della Rivoluzione in cinquant’anni trasformano la città: Parigi è la città dai muri che parlano. I manifesti, necessari per le continue novità, contribuiscono al nascere del mondo del frammento, moltiplicano le cornici di immersione in cui analizzare i quadri della cultura in evoluzione.
Il frammento è la prima delle grandi novità della conoscenza mediata: è diverso affermare le idee senza concludere, senza tendere ad esporre la verità sul tema. Ritaglia brani, da completare dopo. Quotidiani ed affiches hanno aperto la città al mondo della moda – moderno (Mallarmé).
Si crea il gioco delle puntate anche nelle narrazioni, frammenti intervallati dagli spazi della conversazione urbana, volatilizzano i testi, la materia si fa energia, i saggi sono pamphlet. Sta iniziando quella che Ong chiama la neo-oralità della cultura odierna.
La pagina del quotidiano mostra quanto cambia l’immagine e la narrazione, i suoi riquadri sono la mappa degli appuntamenti, rubriche ed editoriali narrano di abbozzi da completare con arabeschi barocchi, affidati a chi legge. Si è già dissolta nel frammento l’aura, che viene dall’organicità dell’oggetto ambiente, – che Benjamin descriverà nella riproduzione seriale.

Afficheur della Rivoluzione Francese.

Afficheur della Rivoluzione Francese.


Il frammento

Il frammento non è una novità, è il modo del comporre dell’arte, un modo di conoscere percettivo ancora misconosciuto, gerarchicamente ordinato al razionale.
Ma è nel divino dettaglio di Goethe la concentrazione che rivela l’infinito; è anche nei sassetti di Giordano Bruno, l’unica via per scrivere l’intero, in un rimando all’infinito. Due vedute del legame dei particolari e del tutto – mirabile concretezza di elementi che si rilasciano lenti nella figura dell’intero.
Nel frammento inizia l’estetizzazione del vivere quotidiano: “Ogni giorno si fa valere in modo sempre più incontestabile l’esigenza a impossessarsi dell’oggetto da una distanza il più possibile ravvicinata nell’immagine, o meglio nell’effigie, nella riproduzione… (che) si differenzia dall’immagine diretta, dal quadro. L’unicità e la durata s’intrecciano strettissimamente in quest’ultimo, quanto la labilità e la ripetibilità nella prima. La liberazione dell’oggetto dalla sua guaina, la distruzione dell’aura sono il contrassegno di una percezione la cui sensibilità per ciò che è nel mondo è dello stesso genere è cresciuta a un punto tale che essa, mediante la riproduzione, attinge l’uguaglianza di genere anche in ciò che è unico” (Benjamin).

Klee Paesaggio con uccelli gialli. Fonte: Pintura

Klee Paesaggio con uccelli gialli. Fonte: Pintura


Il quotidiano

Nei media alla sintesi dell’opera si sostituisce la crasi: i frammenti compongono il Mantello di Arlecchino (Serres), unità di losanghe, nascita del meticcio, il contemporaneo dove le tracce persistono e l’unità e riconoscere la differenza (Deleuze).
Il giornale quotidiano è l’immagine dell’intero – diverso dai romani acta diurna come dai primi giornali del ‘600 tedesco. Perciò chiede libertà di stampa, sa la propria identità. Altro salto di qualità compie la penny press (B. H. Day, 3.9.1833) : il “New York Sun splende per tutti“. La diffusione – intenzione nativa del quotidiano – si realizza ora grazie al costo di 1 penny. Le notizie, locali e sensazionali, vendono ben due copie a famiglia nel 1850 – perché si è misurata la notizia sul lettore. È il primo salto – il secondo è l’inserzionista, il prezzo non coprirebbe le spese, la pubblicità diventa protagonista. Sviluppa la scoperta del valore culturale della merce attuata dai Salon del 1798. Seguono cent’anni di successi prima della nascita dei settimanali. Tutti resistono nel mondo dei nuovi media perché “il giornale è una forma di confessione di gruppo che presenta una partecipazione collettiva” (Eco). Fonda nella ripetizione: una lingua diversa che ha sostituito retorica e memoria in una età neobarocca (Calabrese).

Klee Libro aperto. Fonte: Pintura

Klee Libro aperto. Fonte: Pintura


Il mercato

Dalle gazzette “siamo già, compiutamente, nell’industria culturale. Che appare quindi come un sistema di condizionamenti dei quali ogni operatore di cultura dovrà fare i conti, se vorrà comunicare ai suoi simili. Se vorrà cioè comunicare con gli uomini, perché ora tutti gli uomini si sono avviati a diventare suoi simili, e l’operatore di cultura ha cessato di essere il funzionario di un committente per essere il funzionario dell’umanità. Porsi in rapporto dialettico, attivo e consapevole, con i condizionamenti dell’industria culturale, è diventato per l’operatore di cultura l’unica via per espletare la sua funzione… Anche la nozione di ‘cultura’ richiede una rielaborazione e una riformulazione…”Cultura di massa” diventa allora una definizione d’ordine antropologico” (Eco, pp.15-6). L’età neobarocca ripete ed arabesca, modula le diverse forme della variazione facendo del tema un binario, come poi nel palinsesto dei network. Il mercato non è la committenza del mecenate: il gusto, tematizzato dall’estetica del ‘700, diventa oggetto di scienza; l’artista dell’impressionismo è imprenditore di se stesso, come il gazzettiere.
La relazione tra arte e gusto è molla di nuovo sapere, come dimostra il design, in cui se non c’è mercato, non c’è produzione (Munari).

Klee Giardino orientale. Fonte: Pintura

Klee Giardino orientale. Fonte: Pintura


La fotografia ferma il presente

Il mondo lavora per scoprire nuovi media, perciò si susseguono rapidamente nuove scoperte. Chi ne porta il vanto è spesso solo l’ultimo di una serie.
La foto è la camera che già da secoli usano alcuni pittori, e l’alchimia conosce le proprietà speciali dei metalli.
Ma solo col nascere della foto, l’evento ferma il tempo – desta l’orrore del veder comparire un simulacro con le proprie fattezze, una specie di morte anticipata.
Nasce l’esposizione come valore culturale che corrode l’aura: si sottrae l’immagine al suo contesto intimo. Ultima trincea dell’aura è il volto dell’uomo – dal ritratto “emana per l’ultima volta l’aura” (Benjamin) – lo capisce il cinema quando inventa il primo piano.
L’immagine è un dentro che è un fuori, “sempre pronti a capovolgersi, a scambiare la loro ostilità”; non c’è il rimando dell’Altro ma la presenza, una fenomenologia dell’immaginazione coglie nell’effimero, “tutto un cosmo del Socchiuso” (Bachelard) uno spazio di intrigo che è collusione, la complessità vede l’eterno nell’istante.
Il linguaggio fotografico è una lingua ideografica: “la copia fotografica passa per la denotazione pura e semplice” (Barthes), come non avesse codifiche e inquadrature.

Sitting Bull, Toro seduto. Fonte: Wikipedia

Sitting Bull, Toro seduto. Fonte: Wikipedia


Gioco di specchi

È uno specchio solo in parte la foto. L’arte nello specchio pone il mistero della relazione, gli occhi che definiscono. Lo specchio come identico e contrario è il riconoscimento del valore positivo della negazione (Schelling).
La foto invece non è intima, specchia l’estraneo, conversa e non dialoga, fa prendere coscienza esponendo lo straniamento del sé al sé; ritrae l’apparenza che non è forma ma guaina.
La fotografia ri-prende la con-sistenza dei particolari in una negativa. È un validissimo strumento di analisi e di comunicazione, e svolge da subito queste funzioni con onore: ma non coglie la vita – e forse suggerì il caso di Dorian Gray a Wilde.
La sua visione integrale però sa cogliere il caso, ritrae l’eterno nemico del progetto. Per sembrare viva, la foto richiede tecniche dell’immagine che diano consistenza alla sua novità: le macchine a motore dimostrano il valore della foto affetta dal caso, difettata e riuscita. Si riconosce che l’immagine non vive del chronos ma del kairòs, il tempo che fugge.
I pittori reagiscono con vivacità al cadere dell’ideale mimetico – gli impressionisti espongono dal fotografo Nadar – Degas fotografa i suoi soggetti…
Nasce il Tempo reale, il regno del presente.

Sir John Tenniel Lo specchio di Alice. Fonte: Cuias Costa Rica

Sir John Tenniel Lo specchio di Alice. Fonte: Cuias Costa Rica


Il tempo reale si fa di idee e sentimenti

È un tempo che è presente perché supera la realtà consolidata. Si impone una nuova responsabilità globale della costruzione, non quella dell’arte. Globale, perché si riferisce ad un mondo di idee e sentimenti trasmessi in tempo reale, di influenze prepotenti veicolate da immagini che mantengono gli affetti.
Le parole passano, ma “il livello non verbale rimane attivo in forme silenziose anche tra gli adulti”. Le categorie affettive sono chiarissime nell’espressione mimica del volto. Il normale scambio “faccia a faccia tra persone, attiva di solito una quasi impercettibile danza mimica: le persone si segnalano a vicenda i propri stati emotivi interni e si sintonizzano tra loro, grazie a una continua, dinamica e delicatissima trama di messaggi corporei”(Dinelli): persistendo genera riflessi individuali e sociali.
Pio XII scriveva il 17.2.50:
“Non è esagerato affermare che il futuro della società moderna e la stabilità della sua vita interiore dipendono in gran parte dal mantenimento di un equilibrio tra la forza delle tecniche di comunicazione e le capacità di reazione dell’individuo”. Infatti, al principio del 2010 i vescovi hanno raccomandato di entrare in rete, per formare, per evangelizzare.
L’arte, l’immagine, sono responsabili di un linguaggio che muta gli affetti.

Klee, Nel deserto. Fonte: Pintura

Klee, Nel deserto. Fonte: Pintura


Attenti alle regole della memoria

La tradizione cambia radicalmente perché nei discorsi regolati dagli affetti, le nuove regole non sono quelle dell’arte della memoria, della retorica o della storia: anche se spesso le echeggiano. L’innovazione richiede un’osservazione sull’uomo intero, con le scienze umane, con la storia delle idee di Vico, Piovani, Annales, Durand – per cogliere più le epoche che i fatti. Il mondo che nasce con la foto si fa di abiti, non è il looking glass di Carroll ma il mirror o lo speculum: quello che favorisce l’analisi e squadra l’immagine inconsapevole, la presenza.
Per diventare intima applica una tecnica, in cui continua a mancare la memoria delle membra che diceva Proust, parlando sempre del corpo, ma del corpo vivo. Charlus è il corpo esposto, mentre la memoria delle membra è la vivezza di un ricordo che non si può scordare. Rileggiamo le parole di Proust sull’immagine nella memoria delle membra:

La mia memoria, persino quella involontaria, aveva ormai perduto l’amore per Albertine. Sembra però che vi sia una memoria involontaria delle membra. Pallida e sterile imitazione dell’altra, che vive più a lungo (…) le gambe, le braccia, sono pieni di ricordi intorpiditi” (p. 12).

Robert de Montesquieu – modello di Charlus, personaggio  della Recherche di Proust. Fonte: Wikipedia

Robert de Montesquieu - modello di Charlus, personaggio della Recherche di Proust. Fonte: Wikipedia


La memoria delle membra

Alla memoria delle membra ci si può abbandonare: per far conscio l’inconscio: è l’immagine di cui parlava Pasolini. La foto invece è completa presenza, ma è costruita da uno staff e da un metodo, solidi ed autoreferenziali.
Senza conoscere i codici d’uso, si scambia il metodo col risultato, l’abito della moda con la pelle. Il cambiamento distrugge l’identità, accettare con ingenuità è rischiare la beffa o la truffa, espliciti nella propaganda e nella pubblicità.
La costruzione di immagini dei media è scrittura di un testo che richiede un apprendistato superiore all’alfabeto ed alla lettura delle immagini d’arte, per l’intento dissimulatorio che tende a rendere vive e convincenti le figure.
La perdita dell’aura nel frammento – e nella foto – è l’aspetto meno pericoloso del nuovo mondo che nasce, anche perché la perdita di quell’aura lascia che ne nasca una nuova (Maffesoli) : il vero pericolo è questa presenza di Circe Alcina, di maghe seducenti che cambiano l’aspetto delle cose.
Se si educano dei Don Quijote, il risultato sarà la morte di banali mulini a vento.

Marcel Proust e la memoria. Fonte: Retroguardia

Marcel Proust e la memoria. Fonte: Retroguardia


Si dissolve l’aura

Praga, Klementinum. Fonte: Prague Experience

Praga, Klementinum. Fonte: Prague Experience


Ma c’è la neo auraticità del virtuale


I materiali di supporto della lezione

G. Bachelard, La poetica dello spazio, tr. it. Dedalo, Bari 1975.

J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, tr. it. UE Feltrinelli 2002 (1976)

R.Barthes, Retorica dell'immagine, in L'ovvio e l'ottuso, tr. it., Einaudi, Torino 1985.

W. Benjamin, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, tr. it., Einaudi, Torino 1972 (1966)

G. Bettetini, La conversazione audiovisiva, Bompiani, Milano 1984

O. Calabrese, L'età neobarocca, Laterza, Bari 1987

De Fleur M. - Ball Rokeach S., Teorie della comununicazione di massa, tr.it. Il Mulino, BO 1995

G. Deleuze, Differenza e ripetizione, tr. it., Milano 1992

S. Dinelli, La macchina degli affetti, Angeli, Milano 1999

U. Eco, Apocalittici e integrati, Bompiani, Milano 1973 (1965)

P. Levy, L'intelligenza collettiva, tr. it. Feltrinelli, 1996 (1995)

M. McLuhan,Gli strumenti del comunicare, tr.it., Il Saggiatore 1971 (1964)

M. Maffesoli, Icone d'oggi, tr. it. Sellerio, Palermo 2009 (2008)

J. Meyrowitz, Oltre il senso del luogo, tr.it. Baskerville, Bologna 1994

Munari B., Design e comunicazione visiva, Laterza, Bari 1998 (1968)

W. Ong, Oralità e scrittura, tr. it. Il Mulino, Bologna 1986

M. Proust, Il tempo ritrovato,Torino, tr. it., Einaudi, 1981

M. Serres, Il mantello di Arlecchino, tr.it. Marsilio, Padova 1993

S. Sontag, Sulla Fotografia, tr. it. Einaudi, Torino 1992 (1973)

Valery P., Centenario della fotografia, in Termine L., Paul Valery e la mosca sul vetro. Fotografia e modernità, tr. it.. ALEPH, Torino 1991

C.Gily, Migrazioni, Mimetiké Tèkne oppure, edizione in cartaceo: Tèchne. Teorie dell'immagine, www.scriptaweb.it 2007 capitolo A.Pinotti, A. Somaini, Teorie dell'immagine, Cortina 2009

Il neo-ambiente di vita e la formazione estetica.

Michel Maffesoli - Dal consumo alla consunzione.

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