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Clementina Gily » 16.La risposta all'enargheia: il gusto


La magia disvelata

La magia che si invoca nella fascinazione dell’arte, nell’invocazione delle Muse, è in realtà la razionalità estetica. Gli elementi che leggono l’immagine sono misteriosi perché organicamente connessi, perché aperti agli affetti, perché il mistero della presenza ritorna intatto ogni volta. Il Tutto e la parte sono i lati del cammino che impone un pellegrinaggio, quell’andamento basculante, oscillatorio dell’occhio nella visione. Le immagini non hanno vocabolario alfabetico, la regola è nel continuum ma è solida. Si trova nel gusto – che è compiacimento, che è variabile per definizione. L’estetica del Settecento l’ha meditato tanto da capire che sotto la continua eccessiva variazione esso conserva la singolarità significante, in cui è l’universale senza trascendimento, astrazione, precisione. Ma è l’universale della bellezza, che per Kant è nel gusto, nel giudizio riflettente che non determina ma conosce. Nell’uniformità del variare, è come la marea, lascia sedimentare spiagge riconoscibili e riconosciute da chi le vive.

Silia Pellegrino,
L’attenzione verso la natura
EXPO.

Silia Pellegrino, L'attenzione verso la natura EXPO.


Shaftesbury

La riflessione sul gusto passa per la rivalutazione del sentimento come componente del conoscere. La sua variabilità acquista un senso diverso, quando lo si riconnette al senso comune. Questo è per Aristotele il nome del senso che connette gli altri in una.
Per Shaftesbury: “Se con la parola senso intendiamo l’opinione e il giudizio, e con la parola comune la generalità o una parte considerevole del genere umano, sarà arduo scoprire dove risiede l’oggetto del senso comune. Infatti, ciò che appare sensato ad una parte dell’umanità, appare insensato a un’altra. E se la maggioranza dovesse determinare il senso comune, questo muterebbe tanto spesso quanto sono mutevoli gli uomini. Ciò che oggi è conforme al senso comune, sarà l’opposto domani o di lì a poco” (p. 93). La varietà disorienta – è possibile fondarvi una conoscenza se si punta al sapere arguto, che si fa guidare da umorismo ed agudeza, dalla vivacità del pensiero critico che riconosce il sapere condiviso. Il senso morale allo stesso modo distingue i comportamenti inclini all’incivilimento o alla barbarie, cerca l’equilibrio tra coerenza ed incoerenza.

Silia Pellegrino,
L’illuminazione verso il buio
EXPO.

Silia Pellegrino, L'illuminazione verso il buio EXPO.


L’ingegno si esercita come un’arte

Agire con ingegno: è il termine usato da Emanuele Tesauro per indicare l’intelligenza che figura imprese. È il saper combinare i particolari nel tutto, nei tanti modi cui abbiamo d accennato: non è un fatto di cause effetti, non è opera di ragione e scienza.

Shaftesbury osserva il metodo dell’arte: “Un pittore, se ha talento, si rende contro del rapporto tra la verità e l’unità del disegno; e sa di riuscire innaturale se segue la natura troppo da vicino, copiando fedelmente la vita. La sua arte infatti non gli consente di riprodurre nell’opera tutta la natura, ma soltanto una parte di essa. D’altronde un’opera, per possedere bellezza e verità, dev’essere un tutto in sé conchiuso, autonomo, e al tempo stesso quanto più ampio e comprensivo possibile. Ne consegue che i particolari devono conformarsi al disegno generale, e gli aspetti secondari devono essere subordinati al motivo dominante, in modo da produrre una certa facilità visiva: una visione semplice, chiara e unitaria, che apparirebbe interrotta e turbata dall’espressione di un qualunque elemento singolare a se stante” (p. 181). Nel disegno generale, nel quadro compiuto ricostruito con ingegno, saper ragionare con arguzia significa trovare il proprio spazio ed godere di considerazione per la propria azione.

Silia Pellegrino,
L’universo verso l’energia
EXPO.

Silia Pellegrino, L'universo verso l'energia EXPO.


Il riso divino

“È difficile immaginare quale vantaggio tragga il lettore quando può misurarsi così con il suo autore, essendo questi disposto a scendere lealmente con lui sulla scienza e a sostituire il coturno tragico con un andamento più semplice e naturale. L’affettazione nell’atteggiamento e nel tono costituisce un potente orpello a sostegno dell’impostura; e tanti ragionamenti capziosi non reggerebbero, se non fossero avallati da un severo cipiglio. Secondo il detto di un antico saggio, “il riso è l’unica prova della serietà, come la serietà lo è del riso. Poiché un argomento che non sopporta lo scherzo è sospetto, e una celia che non sopporta una seria verifica denota un falso genere di arguzia” (p. 87).
L’arguzia, l’ironia, il gusto, discendono dall’armonia, la variano con ordine non determinato. È la chiave del successo condividere il senso comune del gruppo: il senso estetico risulta nella conversazione riuscita. Per Muratori il vero poetico denuncia il falso: è “strumento utilissimo per far concepire dilettevolmente, e gagliardamente all’intelletto quel Vero, o Verisimile, che è proprio di lui” – per Trevisano il buon gusto dei sensi è educabile: come disse Cusano (De Idiota) l’infirmitas gustus si risolve affidandosi al gustus internus, la luce dell’intelletto.

Silia Pellegrino,
Il silenzio verso l’ascolto
EXPO.

Silia Pellegrino, Il silenzio verso l'ascolto EXPO.


Narrazione

Non si tratta solo del bello, per pensare l’armonia: oggi a fianco al buon gusto, si considera anche il cattivo gusto – il kitsch, il camp, il cult, e via dicendo. L’osmosi del gusto del pubblico è stabile presenza nelle epoche, ma cambia di continuo nel tempo. La comunicazione dell’arte tende al collasso entropico della ricezione – il gusto non sa accettare le novità dell’arte – Moles e Bense pensavano all’informazione perfetta, la neg-entropia, ma si è rivelata utopia: anche la spiegazione psicoanalitica dei simboli ha solo fatto capire la sublimità del simbolo (Dorfles, p. 88). Si può solo rimandare alla formazione estetica per adeguarsi al visual thinking (p. 31). L’arte comunica con metafore e simboli che rendono difficile il discorso, ma connotano il discorso con la ricezione in cui agiscono come materiali da costruzione (p. 69). Appiattire il linguaggio sulla pura parola annulla il valore dei codici, si parla di ostranenie (Viktor Slovskji) per nominare l’indefinibile. Questi percorsi del contemporaneo sono propri del mistero del gusto, ma si legano comunque alla narrazione, che David Hume caratterizzava come novelty e facility (Of tragedy). Argomentare quel che l’arte offre, è il modo per entrare nella sua evidenza, anche se non ne annulla il mistero.

Silia Pellegrino,
L’uomo verso il futuro
EXPO.

Silia Pellegrino, L'uomo verso il futuro EXPO.


Elementi di chiarezza dalle conversazioni

I Salotti del 700 vedono nascere l’opinione pubblica, un vero potere alternativo, in un’Arcadia che fa dell’interieur uno spazio che non si riserva al ballo né al gioco, ma all’ incontro. La conversazione è esercizio di civilizzazione, l’altrove un giardino segreto per il confronto.
“Fin verso i trent’anni Voltaire aveva creduto di trovare il suo paradiso terrestre nel mondo dell’aristocrazia. Al Tempio, dai Vendôme, a Sceaux dalla duchessa del Maine e nelle sontuose dimore dei Villars, dei Sully, della marchesa di Bernières e del duca di La Vallière, Voltaire scopriva che l’eleganza, la grazia, il gusto impeccabile, la purezza della lingua, la naturalezza del tono e dello stile, non erano solo appannaggio della letteratura del secolo precedente, ma sopravvivevano come pratica viva anche negli svaghi di una piccola élite di privilegiati: la parfaitment bonne compagnie (Craveri)”.

È “un’ ideale di socievolezza sotto il segno dell’eleganza e della cortesia, che contrapponeva alla logica della forza e alla brutalità degli istinti un’arte di stare insieme basata sulla seduzione e sul piacere reciproco”.

Silia Pellegrino,
Il mondo verso la pace
EXPO.

Silia Pellegrino, Il mondo verso la pace EXPO.


Voltaire

La cura di lingua e costumi configura una società: rigenerazione diceva Voiture di sé, il figlio di un mercante di vini che per primo frequentò l’Hotel di Catherine de Vivonne, marchesa de Rambouillet, entrando in amicizia con grandi uomini. L’esprit de société rivelava che la contesa matura.
Voltaire definiva il Salon “un piccolo gruppo ben distinto, che, essendo ricco, ben educato, istruito, cortese, è come il fiore del genere umano… è per compiacerlo che hanno lavorato gli uomini più grandi”. Sedotti dal suo talento, i privilegiati gli avevano aperto le case e il figlio del notaio Arouet voltava le spalle alle origini borghesi e si ribattezzava gentiluomo col nom de plum. Con meravigliosa prontezza, il “letterato dal gusto più elegante per natura” (Sainte-Beuve) si impadroniva di tutte le sfumature del sistema di bienséances della vita di società, un gioco di seduzione e comunicazione. Imparava a dominare l’impeto della sua splendida intelligenza, a tenere sotto controllo la verve polemica, a mitigare l’ironia. La conversazione dello scrittore così si ornava di tutte le figure della retorica mondana, e l’adulazione delicata, la schermaglia galante, la gaiezza, il brio, l’arte della battuta e dell’à propos trovavano in lui uno straordinario virtuoso (Craveri).

Honnêté

Da Mme de Rambouillet passavano in tanti, da Madame Sablé alla de Montpensier, dai Plessis-Guénégaud alla Sevigné, da Ninon de Lenclos a Mme Scarron (la futura regina), fino a Malerbe, D’Alembert, d’Holbach: tanto per dire. Le parole chiave: honnêté, equilibrio, galanterie e galant homme, politesse, per istituire le bienséances, le buone maniere. Il gioco che vi si pratica il cavaliere di Méré definisce la ’scienza dell’uomo’: “vivere e comunicare in modo umano e ragionevole”, praticando l’arte della spezzatura di Baldesar Castiglione, l’autore dell’utopia del Cortegiano, si disegna il naturel, che non è lo spontaneo ma l’arte d’attori, quel che oggi si può definire practical reasoning (Brenda Laurel), la ragione pratica della messa in scena, ma anche la scienza dei modi comunicativi e del corpo. Conoscere la scena, mimare giusti sentimenti, è la regia dell’agire ed interagire. Non è falsità ma civiltà, è coscienza che il gran teatro del mondo merita conoscenza appropriata.
Vi si narra la società, la si identifica, come nell’arte e nello specchio. Perché l’arte è esperienza e vita.
Il programma dello scorso anno trattava l’antropologia di Norbert Elias – che riflette il processo sull’architettura della società.

Efficacia della narrazione

Il programma dello scorso anno trattava l’antropologia di Norbert Elias – che riflette come questo processo si scriva nell’architettura della società. Conoscenze analogiche configurano la società, generano una socializzazione che si fonda nel feeling, nel conoscere estetico. È l’altro lato della conversazione, un argomento che la filosofia analitica americana invece tratta scientificamente. Ci sono risultati in tutte le prospettive, che non devono escludersi ma collaborare: è proprio questo il guadagno del conoscere stetico, la convergenza senza esclusioni (Freeberg Gallese, in Pinotti Somaini). La narrazione consente di capire l’uomo e la società: come nella terapia psicologica – Bruner consiglia di narrarsi a sé, per riprendere coscienza ed equilibrio: “Oggi come in passato, il compito più importante per chi alleva un bambino è quello di aiutarlo a trovare un significato alla vita. Per arrivare a questo sono necessarie molte esperienze di crescita. La letteratura trasmette questa mole di informazioni circa i problemi interiori degli esseri umani e le giuste soluzioni alle loro difficoltà in qualsiasi società”.

Silia Pellegrino,
La volontà del padre
EXPO.

Silia Pellegrino, La volontà del padre EXPO.


La geometria piana del dialogo

“Le fiabe comunicano al bambino in forme molteplici: che una lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile, è una parte intrinseca dell’esistenza umana, che soltanto chi non si ritrae intimorito ma affronta risolutamente avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e alla fine uscire vittorioso” (Bruner, pp. 9-14). Nell’efficacia della narrazione, concorda la scuola di Chicago con Watzlawick: descrivere le immagini del mondo degli affetti cura la psicologia familiare – l’estetica porta la propria competenza di immagini in figura ed in parole, animate da sentimenti – altre regole del metodo, più affini ai miti (argomento del corso nella laurea magistrale). Incontrandosi con altre narrazioni, fa nascere il dialogo, la fondazione della socialità, che parte dal gioco degli occhi. Dice Blanchot che “il dialogo è una geometria piana” che in una curvatura introduce la distorsione d’insieme: “supponiamo che questo modo di spazio, questo repentino punto di densità, questa polarizzazione che scava e gonfia l’estensione e la durata in modo tale che non c’è più nulla di uguale e nulla di semplicemente disuguale”.

Qualche frase esemplare

“Supponiamo che la parola abbia il compito non già di ridurre quest’irregolarità fondamentale, né di evitarla dichiarandola indicibile, ma di presentarla, ossia di darle una forza. Supponiamolo. Ed accettiamo di riconoscere in tutta la sua estensione l’esigenza che emerge da questa supposizione: innanzitutto il fatto che parlare significa sì ricondurre l’altro allo stesso, nella ricerca di una parola mediatrice, ma significa innanzitutto cercare di accogliere l’altro come altro, l’estraneo come estraneo, e quindi gli altri nella loro irriducibile differenza, nella loro infinita estraneità, tale che solo una discontinuità essenziale non intacca la sua affermazione propria… Questa Differenza è il primo punto verso cui si volge in forma misteriosamente alternativa Adamo” (Blanchot, p.108).
La parola porta in sé il mistero dell’altro, del diverso, del conoscere emozionato. La poesia lo dice in pieno, ed è conoscenza, di sé, dell’Altro, del mondo. Greimas parla d filosofi che profondamente intesero il senso di questa conoscenza, e la dissero superiore ad ogni altra, nel tempo del romanticismo; oggi forse ne apprezziamo anche di più il valore percettivo.

Scrivere miti

Greimas
“se nell’ordine delle lingue naturali, la non pertinenza della parola in quanto unità significativa diventa sempre più un fatto evidente, è chiaro che non sarà possibile, come invece taluni pensano, costituire una semiotica degli oggetti assumendo come punto di partenza i segni naturali. Bisognerà quindi cercare un altro livello in cui poter situare una visione più profonda, meno evenemenziale del mondo. G. Bachelard pensava di aver trovato tale visione nell’orizzonte figurativo che si proietta dinanzi all’uomo, il quale attinge in esso ciò di cui ha bisogno per costituire i propri inventari di forme e di figurazioni mobili” (p. 55)
“un repertorio delle forme suscettibile di dar conto dell’immaginazione critica” ha possibili dimensioni semantiche: il linguaggio mitico rivela una costante matematica: “una grammatica narrativa di superficie” (p. 177) . C’è armatura, codice e messaggio. L’armatura è un algoritmo che “implica una dimensione temporale: i comportamenti che vi sono esibiti, intrattengono fra loro relazioni di anteriorità e di posterità” che ha dei rapporti diversi con sottotipi intesi del racconto; mentre il messaggio è una relazione tra isotopi – fa riferimento a Lévy Strauss che nell’Antropologia strutturale parla spesso del mito come struttura.

Miti e riti e narrazioni

Allegorie, simboli e figure compongono il sapere delle immagini, che resta iconico e sacro anche nelle sue forme meno legate alla religione, perché mantiene la fosforescenza, il rimando all’oltre.
Il labirinto dell’immagine si compone di tutte queste diverse dimensioni, restano nello sfondo tranne che per la parte che di volta in volta si approfondisce.

Mantenendo la presenza, ha il vantaggio rispetto alle altre forme di conoscenza di avere dalla sua il continuo ritorno al punto di partenza: il guadagno è di vivacità di interesse e di controllo. Ma questo conoscere non raggiunge conoscenze determinate e perenni. Non ha metodi e modi della scienza, ne ha di propri, che l’estetica approfondisce come conoscere percettivo. Che parte dalla bellezza: che è anche brutto – l’universale vive dei due contrari.

Silia Pellegrino, L’umanità verso la conoscenza.

Silia Pellegrino, L'umanità verso la conoscenza.


I materiali di supporto della lezione

C.Gily, Migrazioni, Mimetiké Tèkne, www.scriptaweb.it 2007 (Oppure in cartaceo: Tèchne. Teorie dell'immagine, www.scriptaweb.it 2007) capitolo.

A.Pinotti, A. Somaini, Teorie dell'immagine, Cortina 2009

Bibliografia

B. Bettelheim, Il mondo incantato, Milano, Feltrinelli 1988

M. Blanchot, L'infinito intrattenimento, Torino, Einaudi 1977

H. Blumenberg, Paradigmi per una metaforologia, Il Mulino, 1960, 1969

H. Blumenberg, Elaborazione del mito, Il Mulino, Bologna 1991 (1979)

J. Bruner, La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, 1992 (1990 Harvard).

G. Dorfles, Le oscillazioni del gusto, Skira, Milano 2004

A.J.Greimas, Del senso, Bompiani 1974 (1970)

F. Piselli, Filosofia e poesia nel pensiero protoestetico italiano, Boll. Soc. Filosofica NS 141, sett dic 1990

D. Roche, La cultura dei lumi, Il Mulino 1992

Shaftesbury , A. Cooper – conte di Sensus communis, Saggio sulla libertà di spirito e di umorismo , G. Bruni Roccia ed, Bulzoni, Roma 2006

P. Watzlawick, J. H. Beavin, D.D.Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971 (New York 1967)

P. Watzlawick ed., La realtà inventata. Contributi al costruttivismo, Feltrinelli1988

R. Barthes, Miti d'oggi, Einaudi 1974 (1957, Edition du Seuil, Paris) Il mito oggi, pp.191-238.

Brenda Laurel, Computers as Theatre, Routledge, London 1992.

La civiltà della conversazione.

La conversazione. Una comunicazione - con l'altro e la comunità - dalle regole anomiche.

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