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Rocco Pititto » 13.Gesticolazione delle mani, produzione del linguaggio e comprensione dell'altro


Parlare è fare

Che cosa comporta affermare che parlare è fare? Quali i fondamenti teorici? E i riferimenti storici, se ci sono?

La filosofia degli atti linguisti era giunta con Austin a sostenere che parlare è fare. Il primo Searle era arrivato alle stesse conclusioni, parlando del linguaggio come di una forma di agire. Non distante era la posizione di Grice. Queste affermazioni per quanto seducenti non avevano riferimenti di natura neurobiologica.

L’idea di collegare il parlare al fare non era nuova, se nel Settecento Condillac aveva sostenuto la teoria gestuale per spiegare l’origine del linguaggio.

Secondo Corballis, «il linguaggio si è evoluto non dai richiami vocali dei nostri antenati primati, ma semmai dai loro gesti manuali e facciali. Visto che noi siamo una specie tanto ciarliera, questa tesi può apparire perversa. Eppure, l’idea non è nuova, e risale almeno ai secoli dell’espansionismo europeo, quando i commercianti scoprirono di riuscire a comunicare meglio coi nativi usando gesti manuali piuttosto che parole» (M.C. Corballis, Dalla bocca alla mano. L’origine del linguaggio, Milano 2009, p. XI).

Parlare non è un’operazione dissimile, in termini di eventi muscolari sequenziali, dallo scheggiare una selce o dallo scagliare una lancia. In entrambi i casi è necessaria una serie di azioni basate su una giusta sequenza muscolare, su una logica interna.

Negli individui umani, in definitiva, l’attività motoria non è affatto estranea all’attività del pensare e del parlare, ma è strettamente connessa ad esse.

Repertorio motorio e sviluppo del linguaggio

La scoperta dei “neuroni specchio” consente di affermare come un meccanismo di natura involontaria, quale può essere un repertorio motorio, situato nell’area F5, di cui dispone il soggetto nel compiere un’azione, può diventare linguaggio, quando l’emittente e il ricevente capiscono che la loro azione può influenzare i loro reciproci comportamenti.

Secondo Rizzolatti, la capacità di organizzare la produzione e l’emissione di suoni o il compimento di una serie di gesti a scopo comunicativo si sarebbe sviluppata a partire dal contesto in cui i simboli utilizzati dovevano essere collegati a operazioni del campo manuale.

La comunicazione presupporrebbe, in altre parole, la gesticolazione e, fatto ancora più importante, l’impulso ad imitare le concatenazioni di operazioni dei propri simili, con la possibilità di inibire l’azione motoria e trasferire l’imitazione sul piano dei simboli espressivi. Lo stesso sviluppo del linguaggio infantile segue in sequenza le stesse modalità.

Produzione del linguaggio e controllo dei movimenti di precisione

L’ipotesi sull’origine motoria del linguaggio esce rafforzata dalla constatazione che l’area F5 nel cervello del macaco corrisponde topologicamente all’area 44 di Broodman, la cosiddetta area di Broca, nel cervello umano, implicata nella produzione del linguaggio.

1. Una lesione in quest’area provoca un’afasia specifica di tipo motorio, che riduce, annullandola nelle forme più gravi, la capacità di espressione, ma mantenendo sempre la capacità di comprensione del linguaggio.

2. Nell’area F5 del cervello, analoga all’area di Broca, si sovrappongono, perciò, due importanti funzioni:

  • la produzione del linguaggi;
  • il controllo dei movimenti di precisione in cui sono implicate le mani;

3. L’area di Broca ubbidisce a due necessità principali:

  • da una parte serve alla produzione del linguaggio;
  • dall’altra, serve a compiere delle azioni e, più in particolare, a fare cose con le mani.

4. Detto in altri termini, il parlare è un fare, anche su un piano biologico.

Uso delle mani, produzione del linguaggio e sviluppo dell’uomo

L’uso delle mani ai fini della comunicazione, resosi possibile nell’uomo dal raggiungimento della posizione della stazione eretta, ha rappresentato probabilmente il vero e significativo salto evolutivo per la razza umana:

Dall’uso delle mani ha avuto inizio lo sviluppo di certe parti del cervello, utilizzato successivamente per altre funzioni più specifiche;

Operazioni fondamentali della nostra mente, comprendere, ricordare, progettare, distinguere, analizzare, sintetizzare, nascono e si sviluppano grazie all’uso comunicativo del linguaggio;

Associando la produzione del linguaggio all’attività delle mani, esce confermata, a livello biologico, la concezione, elaborata nell’ambito della filosofia degli atti linguistici, secondo cui il linguaggio è un fare, un agire, un modo di operare.


La comprensione dell’altro

Con la scoperta dei neuroni specchio, il rigido confine tra processi percettivi, cognitivi e motori si rivela artificioso: non solo la percezione appare immersa nella dinamica dell’azione, ma il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende.

Processi di solito considerati di ordine superiore e attribuiti a sistemi di tipo cognitivo (percezione e riconoscimento degli atti altrui, imitazione e forme di comunicazione gestuali o vocali) possono rimandare al sistema motorio e trovare in esso il proprio substrato neurale primario.

La comprensione dell’altro è legata ad immagini che sono dapprima più immagini di gesti che tracce acustiche, ma poi anche le immagini acustiche entrano a far parte di questa grammatica simbolica dell’incontro.

La comprensione nasce nell’incontro degli esseri sulla base del reciproco riconoscimento e condizionamento.

Il mancato riconoscimento potrebbe spiegare la sindrome dell’autismo.

La comprensione dell’altro e intersoggettività

L’ipotesi di una stretta relazione tra movimento delle mani e produzione del linguaggio implica che i nostri concetti e le parole, che li esprimono, non sorgono nella mente solitaria di un individuo, ma grazie all’interazione e alla comunicazione che gli uomini instaurano tra di loro: grazie alla comune grammatica del gesto, l’altro è una presenza intermittente dentro di me.

Con la scoperta dei mirror neurons entra, perciò, a pieno titolo il tema dell’intersoggettività: la comprensione dell’altro è un riconoscere l’altro ed è resa possibile da una sorta di conoscenza interna legata al sistema motorio, che verifica le conoscenze proprie e quelle degli altri e le mette in contatto.

Tra noi e gli altri c’è come uno schema comune, un legame empatico, che originariamente si situa sul piano del movimento, e si esplicita in un’attività, nel fare, cui è legato lo stesso linguaggio. Il legame tra il nostro agire e quello degli altri, oltre che essere alla base del linguaggio, potrebbe essere alla base dello stesso comportamento altruistico e rappresentare la base naturale, biologica, del comportamento umano, come ha suggerito Jean-Pierre Changeux

Nuove prospettive

La stretta relazione tra movimento delle mani e produzione del linguaggio offre nuove riflessioni su alcuni aspetti essenziali del linguaggio e delle modalità di conoscere dell’uomo (e delle scimmie).

  1. Ogni interazione mano-oggetto coinvolge non solo i neuroni dell’area F5, ma anche cellule nervose del canale temporale superiore;
  2. In quest’area cerebrale di alcune scimmie antropomorfe si generano rudimentali categorie percettive;
  3. Anche per quest’area cerebrale c’è un corrispondente topologico nell’uomo, l’area di Wernicke, che presiede alla comprensione del linguaggio, dove, cioè, viene elaborato il significato di una configurazione di segni percepiti;
  4. Ogni analogia tra cervello e computer viene a cadere, non soltanto per le differenze di funzionamento, ma anche per la logica intrinseca del cervello, che è strettamente legato al mondo esterno e agli altri.

Mani, Linguaggio, Comprensione dell’Altro

Area di Broca e di Wernicke. Fonte: Wikimedia

Area di Broca e di Wernicke. Fonte: Wikimedia

I gesti nella comunicazione quotidiana.

I gesti nella comunicazione quotidiana.


Nella prossima lezione

Lezione 14: Processi cognitivi e identità personale

  • Evoluzione del cervello e homo sapiens
  • Sviluppo del cervello e identità umana
  • Evoluzione e sviluppo delle capacità mentali
  • Attività mentale e sviluppo del linguaggio
  • Comunità linguistica e processi cognitivi
  • Imparare ad apprendere
  • L’essere plurale

I materiali di supporto della lezione

M.C. Corballis, Dalla bocca alla mano. L'origine del linguaggio, Milano, Raffaello Cortina, 2009

L. Boella, Sentire l'altro. Conoscere e praticare l'empatia, Milano, Raffaello Cortina, 2006

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