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Rocco Pititto » 15.Mente e Intelligenza Artificiale


Il dibattito sull’intelligenza artificiale

Il dibattito sull’intelligenza artificiale mette in primo piano il problema della mente umana e del suo funzionamento. L’assimilare l’attività di una intelligenza artificiale all’attività della mente implica ridurre l’ambito dell’attività della mente umana. Due testi significativi mettono in risalto due differenti punti di vista:

Nella posizione tematizzata da Herder non c’è spazio per una intelligenza artificiale. «Che cosa – si chiede Herder – significa pensare? Parlare interiormente, cioè esprimere per sé i segni acquisiti. Parlare significa pensare ad alta voce. Nel flusso di questi pensieri, molto può essere per noi solo supposto e opinato; se però penso realmente un oggetto, ciò non accade mai senza un segno. Nel pensare, l’anima crea continuamente un’unità del suo molteplice» (J. G. Herder, Metacritica).

Diversa è la posizione di Dennett «Bene, allora come può il cervello estrarre determinati significati dalle cose? In quale momento possiamo parlare di coscienza? Queste sono le domande alle quali le scienze cognitive stanno cercando di dare una risposta, cercando di ridurre la rappresentazione interna e coloro che sperimentano la suddetta rappresentazione a delle macchine. Un computer può farlo. La grande intuizione di Turing fu proprio questa: ridurre la macchina semantica a macchina sintattica. I nostri cervelli non sono nulla di più che macchine sintattiche, che tuttavia estraggono significati dal mondo circostante, ovvero lavorano come macchine semantiche. Siamo in presenza di un paradosso, ma non di un mistero, come molti vorrebbero farci credere. Non credo nei misteri, sono soltanto problemi che non sappiamo ancora come avvicinare. Se pensiamo di aver trovato un mistero, probabilmente abbiamo soltanto frainteso il problema. Quel che è certo è che la coscienza è meno misteriosa di quanto si pensi: essa si sviluppa da ciò che fa il cervello – ovvero come macchina sintattica – e non da ciò di cui è fatta» (D.Dennett, Dove nascono le idee, p.42).

L’intelligenza artificiale: un punto di arrivo

L’intelligenza artificiale tende a ridurre i processi di conoscenza e di sviluppo dell’intelligenza al problema della memoria – e di una memoria intesa come un’enorme biblioteca di informazioni, catalogate e assemblate in qualche luogo dal nostro cervello.

Secondo gli studiosi di intelligenza artificiale, in futuro, disponendo di tempo e di capacità, si riuscirà a accumulare moltissime informazioni, e, di conseguenza, a costruire macchine molto simili agli esseri umani.

Si pone un problema che riguarda la conoscenza: l’intelligenza artificiale sarebbe comunque una forma di conoscenza molto limitata e parziale, perché i meccanismi stessi delle macchine sono limitati. E anche se fosse possibile costruire un computer dotato di una “super-memoria”, capace di contenere anche una piccola parte dei miliardi di informazioni presenti nei nostri cervelli, essa ancora non corrisponderebbe alla memoria umana.

Nell’uomo la memoria è profondamente connessa a quella particolare forma di conoscenza data dall’interazione con il mondo esterno e dalle capacità di relazionarsi agli altri esseri umani, nella vita quotidiana.

L’intelligenza artificiale per quanto possa svilupparsi e progredire, non sarà mai in grado di elaborare un programma capace di interagire con il mondo e di orientarsi con successo nelle scelte complesse, ma talvolta anche semplici e banali, che caratterizzano la vita quotidiana degli uomini. Alcuni ritengono che, sul piano teoretico, l’intelligenza artificiale si stia rivelando un enorme fallimento.

L’essere dell’uomo e l’intelligenza artificiale

La filosofia non può eludere la questione posta in essere dai teorici dell’Ia: il problema centrale della filosofia, all’inizio del XXI secolo, come afferma Searle, è spiegare il nostro essere agenti evidentemente coscienti, attenti, liberi, razionali, parlanti, sociali e politici in un mondo che la scienza ci dice essere costituita di particelle fisiche senza meta e senza significato. Chi siamo, e come ci inseriamo nel resto del mondo? Quale rapporto ha la realtà umana con il resto della realtà? Una forma particolare di tale domanda è questa: che cosa significa essere un essere umano? Chi siamo veramente come esseri umani? Che cosa differenzia, se c’è una differenza, l’uomo dagli altri esseri viventi non umani?

L’intelligenza artificiale potrà mai rispondere alla domanda sull’uomo?

Mente, coscienza e intelligenza artificiale

Non si può ignorare che ad un certo punto dell’evoluzione, una coscienza elementare ebbe inizio. Con essa arrivò una mente, una proprietà del cervello. All’inizio del lungo processo dell’evoluzione, che ha portato, infine, alla comparsa dell’uomo, come noi lo conosciamo e in cui ci riconosciamo, c’è, dunque, il cervello, dal cui sviluppo, per una serie di trasformazioni, è nato l’essere dell’uomo.

L’azione della mente si esplicita, secondo Searle, attraverso l’intenzionalità, una proprietà di base della mente; un processo mentale, che collega il mondo interno al mondo esterno.

«La capacità degli atti linguistici di rappresentare oggetti e stati di cose del mondo – afferma Searle – è una estensione della più biologicamente fondamentale capacità della mente di porre in relazione l’organismo con il mondo, per mezzo di stati mentali come credenza e desiderio, e, in particolare, tramite azione e percezione»

La mente come principio di unità dell’essere dell’uomo

La mente costituisce il principio d’unità dell’essere dell’uomo, la sua memoria e il suo futuro. Essa funziona da centro di raccolta di tutte le informazioni interne ed esterne (le sensazioni), organizza le domande e le risposte dell’organismo e le coordina tra di loro nella forma della rappresentazione, progetta l’azione in vista del raggiungimento di certe finalità, concepite liberamente o come risposta a modifiche esterne.

La mente è la proprietà del cervello, come fosse la sua espressione terminale più significativa, emergente su tutte le altre; essa non è un semplice aspetto della nostra vita, ma, in un certo senso, è la nostra stessa vita. Questa si costituisce come una componente (come accada è ancora ignoto) per la quale l’immenso numero di circuiti neuronali riesce a comporre nell’uomo la coscienza superiore che si manifesta essenzialmente nella sensazione e nella rappresentazione. Sensazione e rappresentazione costituiscono le terminazioni della vita stessa della mente.

È, soprattutto, nell’attività della mente, un ponte che collega l’individuo con il mondo esterno, che si ritrova la risposta definitiva alla domanda su che cosa significa essere un essere umano.

Può una macchina pensare?

Mettere in primo piano l’attività della mente, come costitutiva dell’essere dell’uomo, comporta una serie di conseguenze sul piano di una concezione generale dell’uomo. La domanda sul rapporto tra pensare e simulare, tra attività mentale e attività delle macchine intelligenti, prolungandone il suo senso e facendo un’operazione di smontaggio della frase stessa, potrebbe legittimamente essere trasformata in due sottodomande:

1. Può una macchina pensare?
2. Simulare è pensare?

Obiettivi dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale ha come obiettivo primario quello di tentare di riprodurre ciò che fa la mente dell’uomo, utilizzando i computer in un modo particolare, cioè come sistemi fisici e simbolici, capaci di operazioni cognitive, assimilabili a quelle prodotte dalla mente.

  1. Le scienze cognitive aggiungono un elemento fondamentale: non è sufficiente fare ciò che fa la mente, ma l’intento è farlo esattamente nello stesso modo in cui opera la mente.
  2. Richiedere questo significa avere una teoria della mente, che è ciò che contraddistingue appunto le scienze cognitive dall’intelligenza artificiale.
  3. La distinzione può essere chiarita da un esempio. Una macchina che gioca a scacchi, semplicemente utilizzando elementi computazionali, è espressione dell’intelligenza artificiale. Questo, però, non fornisce alcun contributo alle scienze cognitive, perché tutti sanno che un giocatore di scacchi umano non sarà mai in grado di calcolare le mosse possibili da compiere con la stessa velocità di calcolo di un computer. Vi sono oggi programmi capaci di calcolare dodici milioni di mosse, a una velocità impensabile per un soggetto umano.
  4. Questo non ci dice nulla, tuttavia, sul modo in cui gli esseri umani giocano a scacchi: la macchina si limita a riprodurre, a velocità centuplicata, una particolare abilità dell’uomo.

Mente e Intelligenza Artificiale

L’ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer) considerato il primo calcolatore elettronico. Fonte: Wikipedia

L'ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Computer) considerato il primo calcolatore elettronico. Fonte: Wikipedia


Nella prossima lezione

Lezione 16: Pensare è simulare? Perché la macchina non può pensare?

  • Attività della mente umana e attività della “macchina intelligente”
  • Un’intelligenza non umana?
  • L’essere dell’uomo, gli esseri viventi animali non umani e le “macchine intelligenti”
  • Cervello vs. Calcolatore
  • Le operazioni delle “macchine intelligenti”
  • Il pensiero cosciente
  • L’uomo al centro dell questione
  • L’uomo, la mente e l’ambiente

I materiali di supporto della lezione

B.Giolito, L'intelligenza artificiale. Una guida filosofica, Carocci, Roma, 2007

S. Gozzano [a cura di], Mente senza linguaggio, Roma, Editori Riuniti, 2001

J. Haugeland [a cura di], Progettare la mente. Filosofia, psicologia, intelligenza artificiale, Bologna, Il Mulino, 1989

G.Tamburrini, Matematici e le macchine intelligenti, Milano, Bruno Mondadori, 2002

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