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Rocco Pititto » 4.Mondo animale e mondo umano. Una soluzione provvisoria


L’essere dell’uomo e il bisogno di comunicare

Fattore decisivo per la nascita dell’essere dell’uomo, ma troppo complesso per essere il risultato di un evento straordinario esterno o di una trasformazione improvvisa del suo essere, il linguaggio non si ritrova nell’essere dell’uomo fin dagli inizi della sua comparsa nel mondo degli esseri viventi, appare solo nel momento zero della nascita dell’uomo. Si tratta di un processo, lungo milioni di anni, determinato nel suo costituirsi dall’eredità biologica e dall’apprendimento sociale.

Dal linguaggio verbale nasce la comunicazione verbale, un’azione comunicativa mediante la quale l’individuo esce da sé per incontrare l’altro nella forma di un riconoscimento reciproco. Parlare è riconoscersi. L’esistenza dell’uomo è comunicazione. Si comunica sempre, con la parola, con il gesto, con il silenzio. L’essere umano comunica con i suoi simili. La comunicazione, sia essa verbale o non verbale, risponde alla necessità che hanno gli esseri umani di stabilire una relazione significativa con gli altri. Si comunica per dire o dare qualcosa, per fare una affermazione, per chiedere qualcosa, per stabilire delle regole di comportamento.


Una comunicazione condivisa

Nell’uomo la comunicazione non è fine a se stessa. Essa è, soprattutto, «un’impresa sostanzialmente cooperativa, che funziona nel modo più naturale e senza intoppi entro il contesto di (1) un terreno concettuale comune reciprocamente posto e (2) motivazioni comunicative cooperative reciprocamente poste. La natura fondamentalmente cooperativa della comunicazione umana è, come è noto, l’intuizione fondamentale di Paul Grice» (M. Tomasello, Le origini della comunicazione umana, p. 19).

La comunicazione così intesa è assimilata da alcuni filosofi all’”intenzionalità condivisa” o “intenzionalità del noi”. Secondo Tomasello, «l’intenzionalità condivisa è ciò che serve per impegnarsi in quelle forme unicamente umane di attività cooperativa in cui è implicato un soggetto plurale, un “noi”: fini congiunti, intenzioni congiunte, conoscenza comune, credenze condivise – tutto nel contesto di motivazioni cooperative di varia natura» (ib.)

Un processo evolutivo

L’essere umano è l’unico tra gli esseri animali non umani a possedere già dalla nascita un patrimonio genetico cognitivo e linguistico, formatosi nel corso dell’evoluzione.

Questo patrimonio è costituito:

  1. da un potenziale cognitivo di partenza,
  2. dalla capacità di parlare e di operare con simboli linguistici,
  3. dalla disponibilità a conseguire, sotto la pressione dell’ambiente e l’influenza degli adulti, una serie di apprendimenti.

Mancando le condizioni sociali di apprendimento, o in presenza di disturbi di tipo mentale e linguistico, il potenziale cognitivo e linguistico di partenza è destinato a venir meno e, in seguito, ad atrofizzarsi.
Decisivo nel processo di apprendimento è il ruolo del linguaggio.

Il “dono” del linguaggio

Come prerogativa dell’uomo, e “risorsa” dell’umanità, il linguaggio è entrato nella piena disponibilità dell’essere dell’uomo, in seguito a trasformazioni d’ordine anatomo-morfologico, funzionale, climatico, culturale, delle quali si è giovato l’uomo nel suo processo di differenziazione, rispetto agli altri animali, privi della capacità di parlare e di pensare.
La differenziazione ultima tra l’uomo e gli altri esseri animali è determinata dall’apparizione nel mondo dell’uomo dell’evento-fenomeno del linguaggio e dal suo sviluppo in senso articolatorio.
Tra gli esseri animali soltanto l’essere dell’uomo possiede il dono del linguaggio.

Un interrogativo senza risposta

Perché tra gli esseri animali, più prossimi biologicamente agli umani, soltanto l’essere dell’uomo ha raggiunto il piano del linguaggio?
Si tratta di un interrogativo destinato a rimanere senza una risposta. Nonostante le tante conoscenze sull’uomo e sulla sua origine, di cui si dispone oggi, la grande distanza temporale, che intercorre tra i primi ominidi, privi del linguaggio, e gli esseri umani, dotati di linguaggio, non consente di conoscere in maniera certa gli inizi della comparsa del linguaggio nel mondo dell’uomo.
Gli indizi sull’origine del linguaggio, di cui si dispone, non potranno costituire mai una prova assoluta. Assimilare il linguaggio dell’uomo primitivo al linguaggio infantile è un errore grossolano.

Riscrivere la storia dell’evoluzione

Mente e cervello sono le due condizioni necessarie, ma non sufficienti, perché ci sia un uomo, qual è diventato nel corso dell’evoluzione.
Tuttavia il non detto e il non risolto della questione sull’uomo lasciano filtrare il sospetto che il processo evolutivo abbia lasciato tracce di coscienza e di pensiero presenti in altri esseri viventi animali.
Se questo è vero, come tutto lascia pensare, bisognerebbe riscrivere in parte la storia dell’evoluzione e trovare una linea di demarcazione tra gli esseri viventi umani e non umani assai più netta e incontrovertibile, di quanto siamo abituati a credere.

Forme di comunicazione non umana

Forme di comunicazione, anche sofisticate, sono presenti nel mondo animale non umano. Queste, però, non possono essere assimilate alla comunicazione umana.
Le forme di comunicazione, che si riscontrano tra le famiglie di api o tra colonie di formiche, sono prive di una intenzionalità vera e propria.
L’”intenzionalità condivisa”, specifica della comunicazione umana, manca del tutto; se è presente è altra cosa rispetto a quella riscontrata tra gli esseri umani.

Schema dei processi comunicativi

Schema dei processi comunicativi secondo il linguista Roman Jakobson (1960). Fonte: Wikipedia

Schema dei processi comunicativi secondo il linguista Roman Jakobson (1960). Fonte: Wikipedia


Nella prossima lezione

Lezione 5: L’uomo tra natura e cultura: il ruolo del cervello

  • L’unicità dell’essere dell’uomo
  • L’animale “uomo”
  • ll processo di ominazione
  • Un cervello per il Logos
  • Al centro dell’organismo umano
  • Un organo in evoluzione
  • Cervello e mente

I materiali di supporto della lezione

Sebeok, T., La zoosemiotica, Milano, Bompiani, 1972

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