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Rocco Pititto » 8.Il problema della coscienza


Il ritorno della coscienza

La coscienza occupa oggi un posto centrale nell’ambito delle scienze cognitive, dopo essere stata marginalizzata dall’influenza del comportamentismo, nato contro ogni forma di introspezione prevalente nella psicologia di fine Ottocento.

Il modello comportamentista privilegiava un metodo di ricerca rivolto al comportamento manifesto dei soggetti osservati nelle loro azioni, senza considerare i processi mentali che stanno dietro il comportamento dell’individuo, perché non ritenuti oggetto di osservazione. La mente era come una scatola nera, conoscibile solo attraverso le sue espressioni esterne. Presupposto del comportamentismo era di considerare l’individuo per quello che appariva.

Il modello cognitivista considera non tanto il comportamento manifesto dell’individuo, quanto l’attività dell’organismo regolata dal funzionamento dei processi mentali. Comune denominatore dei modelli cognitivisti è l’ipotesi che la mente possa essere indagata attraverso lo studio dei processi elaborativi delle unità o componenti che ne regolano il funzionamento.

Significato di “coscienza”

La “coscienza” è legata a un’attività di tipo mentale. Il termine di “coscienza” copre un campo semantico, che comprende una serie di fenomeni della vita mentale dell’essere dell’uomo, molti dei quali restano controversi.

Si presenta nella duplice accezione di awake (essere vivo, consapevole) e di aware of (essere consapevole di qualcosa).

Un essere vivente è detto “cosciente” se si trova in stato di veglia ed è recettivo rispetto agli stimoli provenienti dal suo ambiente.

La coscienza può essere “fenomenica”, o “introspettiva”:

  1. con coscienza “fenomenica” si indicano gli aspetti mentali della nostra vita mentale, il modo come le cose appaiono soggettivamente, provare la sensazione di dolore, o del colore rosso;
  2. con coscienza  ”introspettiva” o “riflessiva” si indica la capacità di riflettere sui nostri pensieri e di avere dei pensieri di secondo ordine (metacognizione).

Gli stati di coscienza

Cosa succede quando avvertiamo delle sensazioni di piacere o di dolore, o quando percepiamo delle forme o dei colori, o quando rispondiamo nella comunicazione intersoggettiva, o quando compiamo una scelta,o quando facciamo una qualsiasi cosa?

Si tratta di stati di coscienza, riconducibili a forme di attività mentale. Lo stato di coscienza non si estende a tutte le forme di attività mentali. Di molta parte dell’attività mentale, registrata da un’attività elettrica cerebrale, manca lo stato di coscienza.

Sui processi cognitivi, linguistici e relazionali degli individui agiscono processi neurologici, e fino a che punto?

Negli esseri viventi non umani ci sono forme di attività mentale?

Sullo sfondo di questi interrogativi rimane insoluto il problema fondamentale della coscienza.

Coscienza e neuroni

Non è possibile pensare alla coscienza come ad un semplice “ammasso di neuroni”. Essa, piuttosto, può essere considerata l’essenza stessa della nostra esistenza dotata di significato.

Il presupposto, spesso inconfessato, una volta che sia stato studiato il funzionamento di certi processi cognitivi nell’uomo, è di poter arrivare a riprodurli artificialmente in tempi ragionevoli e senza particolari problemi di ordine biologico ed etico. Un obiettivo che chiama in causa la possibilità stessa dell’intelligenza artificiale, la cui affermazione non è così pacifica da non suscitare aspre polemiche.

Coscienza, esperienza e corporeità

La coscienza è l’emergere nell’essere dell’uomo della capacità:

  1. di riflettere su se stesso,
  2. di avere memoria degli atti compiuti,
  3. di porsi dei problemi e di risolverli,
  4. di progettare il futuro seguendo un piano predeterminato e utilizzando conoscenze precedenti.

Radicata in un sostrato concreto e carnale, che è il nostro corpo vivente, la coscienza si costituisce come un flusso continuo di esperienze, in cui tutte le sue parti sono correlate e coordinate tra loro.

La coscienza, tuttavia, non può far a meno del cervello, che mantiene un ruolo decisivo nella determinazione dell’esperienza umana, poiché costituisce la condizione di possibilità di ogni processo umano. Sarebbe, però, un errore credere che la coscienza risieda in questo o in quel circuito cerebrale.

Tutte le possibili esperienze dell’uomo, confluiscono nella coscienza fenomenica, come aspetti di una attività dell’individuo che attraverso la mente prende coscienza di essere il soggetto, cui tutte le esperienze si riferiscono.

Ripensare la coscienza e gli atti intenzionali

È necessario ripensare la coscienza e gli atti intenzionali a partire dall’essere. Il problema della mente assume, in questa prospettiva un altro significato e diviene un problema essenzialmente ontologico.

Secondo Heidegger, la tradizione filosofica ha completamente frainteso e “dimenticato” il significato profondo dell’essere e con esso il senso stesso dell’uomo. Il progetto fondamentale di Heidegger è quello di ridescrivere l’essere umano nella sua autenticità di essere nel mondo.

Dalla definizione aristotelica dell’uomo come animale razionale, la filosofia ha sviluppato una teoria della mente che descrive l’uomo come soggetto capace di risolvere problemi e di agire sulla base di credenze e desideri. Il risultato è un uomo che sa prendere decisioni e seguire regole prestabilite, ma che “dimentica” il proprio essere.

Se l’uomo è considerato come essere umano, come esistenza, come Dasein, secondo la prospettiva ontologica indicata da Heidegger, la teoria della mente che ne consegue è molto più ampia e complessa, e non è riducibile a modelli formali, per quanto sofisticati essi possano essere.

Il “luogo” dell’identità umana

«Le scoperte derivanti dalle neuroscienze possono influenzare e cambiare in maniera significativa la società in cui viviamo e la nostra comprensione di noi stessi» (M. Iacoboni, I neuroni specchio, p. 232). Le neuroscienze, però, non possono ignorare che il “luogo” dell’identità umana è rappresentato dalla coscienza.

Ai numerosi interrogativi sulla coscienza, ancora irrisolti, potrebbe essere data risposta facendo riferimento al termine «logos», inteso come unità di pensiero e linguaggio, di discorso e ragione, di «parlare e pensare».

Il Logos è una “dote”, che è nella disponibilità dell’uomo, a seguito dell’evoluzione naturale, e che diventa effettivamente disponibile per ciascun degli individui come risultato dell’apprendimento sociale.

Il problema della coscienza

Platone. Particolare della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Fonte: Wikipedia

Platone. Particolare della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Fonte: Wikipedia


Nella prossima lezione

Lezione 9: La vita della mente

  • Una questione impegnativa
  • Qualia e Rappresentazioni
  • Rapporto tra mente e corpo
  • Prospettive di ricerca
  • I protagonisti – prima parte
  • I protagonisti – seconda parte

I materiali di supporto della lezione

Di Francesco,M., La coscienza, Bari, Laterza, 2000

Hofstadter, D.R., Anelli dell'io. Cosa c'è al cuore della coscienza?, Milano, Mondadori, 2008

Perrini, M., Filosofia e coscienza. Socrate, Seneca, Agostino, Erasmo, Thomas More, Bergson, Brescia, Morcelliana, 2008

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