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Rocco Pititto » 9.Teorie della Mente


La vita della mente

La mente ha come correlato biologico assolutamente necessario il cervello, un organo che nell’uomo, crescendo di dimensione e sviluppandosi, è all’origine della stessa attività mentale.

L’attività della mente si esplicita sotto forma di attività cognitiva e di attività linguistica, già nei primi mesi di vita del bambino.

È, soprattutto, il funzionamento del cervello, con la centralità assunta nell’evoluzione dalla sua corteccia, a determinare i processi cognitivi che caratterizzano l’uomo sui due versanti del suo essere nel mondo, il versante biologico e il versante culturale.

I processi cognitivi si danno nell’uomo nel passaggio dall’attività del cervello all’attività della mente, in virtù di un’attività che nell’uomo diventa sempre più cosciente, consapevole e, soprattutto, più intenzionale.

Una questione impegnativa

Dalle dottrine filosofiche di Platone ed Aristotele allo studio teologico sulla relazione tra corpo ed anima, la definizione del termine “mente” è fin dall’antichità uno dei problemi più impegnativi della filosofia e delle scienze umane.

Termini come cervello, mente, coscienza, anche se correlati, non sono la stessa cosa. Le aree di significato cui rimandano sono diverse. La difficoltà maggiore sta nel definire il “mentale” in quanto tale. È un organo dell’essere dell’uomo, una parte del cervello, una entità spirituale, un’attività? Cosa bisogna intendere quando si parla di “mente” e di “mentale”? Quali i criteri cui sottostare?

Porsi la domanda in che cosa consiste una mente equivale a sapere quale criterio uno stato, un processo o una proprietà devono soddisfare perché possano essere detti “mentali” (in contrapposizione a uno stato, un processo o una proprietà soltanto “fisici”).

Due sono i criteri perché uno stato possa essere detto “mentale”:

  1. la proprietà di essere cosciente: è cosciente quello stato avvertito come tale dal suo portatore;
  2. L’intenzionalità degli stati mentali: avere una mente significa essere capace di formare delle rappresentazioni.

Qualia e Rappresentazioni

I due criteri che soddisfano le condizioni perché uno stato possa essere detto mentale richiedono una ulteriore esplicazione:

  1. Con riferimento al criterio della proprietà della coscienza si accorda un ruolo privilegiato alle sensazioni del soggetto e, in particolare, alle loro caratteristiche qualitative coscienti (qualia), e si nega il carattere del mentale a un’entità priva di una “fenomenologia” cosciente.
  2. Con riferimento al criterio dell’”intenzionalità degli stati coscienti” l’aspetto più importante nella definizione della mente consiste nella capacità di formare delle rappresentazioni degli stati di cose; la classe di stati mentali più importante sarebbe, perciò, quella proposizionale: le credenze o i desideri che un organismo si forma nei riguardi del suo ambiente o del proprio soggetto, e che ne determinano il comportamento”.

Rapporto tra mente e corpo

Il modo di considerare i rapporti tra mente e corpo determina la scelta di un criterio da applicare alla definizione di ciò che è mentale. L’alternativa è tra monismo e dualismo:

  1. i mentalisti (Berkeley) fanno derivare il mondo fisico dalla mente e dalle sue operazioni (esse est percipi);
  2. i materialisti (Armstrong, Churchland) tendono a ridurre la mente e le sua attività al cervello, al corpo o ad alcune loro proprietà;
  3. i dualisti con Descartes pongono due realtà distinte e separate: la mente e il corpo, una realtà pensante e una realtà estesa;
  4. i monisti neutri (James, Russell) dissolvono il conflitto tra il mentale e il fisico;
  5. i funzionalisti si attestano su una definizione non riduzionista degli stati mentali, anche se è compatibile con un’ontologia materialista.

Prospettive di ricerca

La scelta dei criteri di definizione dei processi mentali è strettamente correlata alla posizione assunta dai singoli studiosi riguardo la questione del dulismo mente\corpo.

In questo senso, a partire dalla seconda metà del XX secolo – soprattutto in seguito allo sviluppo delle scienze cognitive – l’indagine sulla mente manifesta una forte frammentazione.

Nel cognitivismo, la mente viene considerata un elaboratore di informazione, funzionalmente non molto dissimile dai modelli computazionali proposti dai teorici dell’intelligenza artificiale. In tale prospettiva, i processi cognitivi vengono intesi come manipolazioni formali di simboli, analoghi alle operazioni di calcolo effettuate dai computer.

I protagonisti

Gli autori – scienziati e filosofi – che attualmente si interessano al problema della coscienza e degli stati mentali sono moltissimi, ed estremamente variegata è la gamma delle loro posizioni:

  • David Chalmers: filosofo australiano, ha messo a fuoco il problema della coscienza, la natura del rapporto tra i processi nervosi e l’esperienza soggettiva;
  • Paul Churchland: uno dei principali sostenitori del materialismo eliminativo, che riconduce gli stati mentali alla sfera dei fenomeni fisici;
  • John Eccles: rappresentante moderno del dualismo mente-corpo, rivisitato alla luce della meccanica quantistica.

I protagonisti (segue)

Gli autori – scienziati e filosofi – che attualmente si interessano al problema della coscienza e degli stati mentali sono moltissimi, ed estremamente variegata è la gamma delle loro posizioni:

  • Jerry Fodor: opponendosi all’analogia mente-computer, propone un modello modulare della mente, secondo cui la mente sarebbe formata da moduli che agiscono in modo sostanzialmente autonomo, senza essere influenzati dallo stato generale del sistema;
  • Marvin Minsky: propone un modello di mente costituito da un gran numero di “agenti” specializzati che cooperano tra loro;
  • Thomas Nagel: critica le pretese riduzionistiche di ricondurre gli stati mentali ai processi oggettivamente rilevabili all’interno del cervello.

Teorie della Mente

Il filosofo John Locke (1632-1704). Distinse due qualità: primarie e secondarie. Immagine da Wikipedia

Il filosofo John Locke (1632-1704). Distinse due qualità: primarie e secondarie. Immagine da Wikipedia

Il filosofo e matematico René Descartes (1596-1650).
Sostenne l’esistenza di due realtà irriducibili: res exstensa e res cogitans.  Immagine da Wikipedia

Il filosofo e matematico René Descartes (1596-1650). Sostenne l'esistenza di due realtà irriducibili: res exstensa e res cogitans. Immagine da Wikipedia


Nella prossima lezione

Lezione 10: Dennett e Searle: due teorie della mente a confronto

  • Quale teoria della mente?
  • Searle e la centralità della mente
  • Dennett e la concezione della mente
  • Il dibattito sull’intelligenza artificiale
  • L’argomento della stanza cinese
  • La mente semantica e la critica di Dennett
  • Searle e Dennett: due posizioni contrastanti

I materiali di supporto della lezione

Bechtel,W., Filosofia della mente, Bologna, Il Mulino, 1999

Chalmers, D., La mente cosciente, Milano, McGraw-Hill, 1999

Crane, C., Fenomeni mentali. Un'introduzione alla filosofia della mente, Milano, Raffaello Cortina, 2003

Hofstadter, D.R. – Dennett, D.C., L'Io della mente. Fantasie e riflessioni sul sé e sull'anima, Milano, Adelphi, 1985

Pinker, S., La scienza della mente, Milano, Mondadori, 1992

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