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Giuseppe Cacciatore » 3.L'uomo anonimo


Il “Si” e la computabilità dell’agire

L’Esserci è così scaduto a “utilizzabile” del quale ci si prende cura, il vivere diventa un «affare ontico» e la coscienza, da parte sua, è risucchiata nella comprensione comune e anonima del Si. In questo modo, il fare dell’Esserci non è il fare autentico del compimento del proprio essere, ma il produrre una condotta d’affari regolabile. In un tale produrre si perde la possibilità più propria dell’agire, ovvero l’agire come una possibilità che non ha nulla a che fare con ingiunzioni pratiche o con delle massime su cui fondare la possibilità di calcoli precisi, dacché la chiamata non pone l’Esserci davanti a nulla di positivo o di negativo in quanto oggetto del prendersi cura, ma al nulla stesso del fondamento, a quella infondatezza originaria, che è l’orizzonte di ogni possibile significato etico.
Heidegger, tuttavia, non si ferma a decostruire la comprensione ordinaria della coscienza, ma anzi ne mostra l’origine non casuale, ma ontologica. E lo fa a partire dall’individuazione del nesso tra l’esistenzialità (il progetto della comprensione), la fatticità (l’esser-gettato nel mondo) e l’esser-decaduto (la quotidianità dispersiva del «si»).

Lo scadimento del linguaggio e del sapere

Nell’unità strutturale di Existenzialität, Faktizität e Verfallen, costituita dal fenomeno della Cura [Sorge], ritroviamo altresì la chiave ontologica che rende ragione della tendenza dell’Esserci a pensarsi e a dirsi come utilizzabile, ovvero del fatto che egli sia portato e “tentato” a rifuggire dalla sua origine – il nulla – nello scadimento del linguaggio (la chiacchiera), nello scadimento del sapere (la curiosità), nell’indifferenza nei confronti della verità (l’equivoco) e nell’oblio della forma (l’informazione).
Non è un caso che nella Lettera sull’umanismo [p. 38] compaia un altro riferimento a Essere e tempo, in particolare ai §§ 27, 34 e 35, insieme alla precisazione che quel che ivi era stato detto a proposito dell’inautenticità non intendeva essere un contributo alla sociologia, ma piuttosto «il rinvio all’iniziale appartenenza della parola all’essere, rinvio pensato a partire dalla questione della verità dell’essere».

M. Heidegger

M. Heidegger


La pubblicità del Si

La dittatura della dimensione pubblica, di cui Heidegger parla nella Lettera sull’umanismo [p. 37] era stata l’oggetto del già menzionato §27 di Essere e tempo. Lì si mostrava come l’essere-assieme fosse una contrapposizione commisurante, per cui l’Esserci è soggetto agli altri, è svuotato del suo essere dagli altri, è in balia dell’arbitrio degli altri.
Ma chi sono questi “altri” ai quali l’Esserci crede di non appartenere?
Sono un Chi che non è se stesso, che non è questo o quello, che non è qualcuno né la somma di tutti. Il «Chi» è il neutro, il Si. Un Si in cui si inserisce, anche in virtù dei mezzi di trasporto, di comunicazione e di informazione, l’interscambiabilità degli uni negli altri.

Uno dei caratteri esistenziali del Si è la medietà, l’indifferente quotidianità che sorveglia e soffoca ogni originalità, cui si lega il livellamento di tutte le possibilità dell’essere.
Contrapposizione commisurante, medietà e livellamento costituiscono la pubblicità del Si.

Il Si non è un nulla

Il Si non è nessuno, o meglio è il “Nessuno” che ha il potere di sgravare ogni singolo Esserci del suo essere. Un tale “sgravamento” ha almeno due conseguenze:

  1. irresponsabilità: alla per così dire “perdita di peso” del proprio essere è connessa la tendenza a prendere le cose alla leggera, per rifugiarsi negli atti di Nessuno e in questo modo non rispondere dei propri atti
  2. inafferrabilità: benché sia stabilmente dileguante, il Si, il nessuno (che non è né il singolo né la somma dei singoli) non è un nulla, così come non è una semplice-presenza, anzi, esso è un soggetto realissimo della quotidianità. Il Si è un esistenziale e appartiene alla costituzione positiva dell’Esserci

Inoltre, il Si prescrive l’interpretazione immediata del mondo e dell’essere-nel-mondo.

Nel mostrare come il Si non sia identificabile neanche nel genere del singolo Esserci, Heidegger segnala per incidens il destino fallimentare della logica tradizionale, che è fondata «in una grossolana ontologia del semplicemente-presente». In questo contesto Heidegger evidenzia ancora una volta l’istanza antisoggettivistica che anima quella che è un’analitica dell’Esserci e non un’analisi dell’uomo, inteso come semplice presenza.

Semplicemente-presente non è né il Si, né tanto meno l’essere del se-Stesso autentico. L’autenticità è da Heidegger definita come «una modificazione esistentiva del Si in quanto esistenziale essenziale».

Linguaggio e modo d’essere

Che tipo di minaccia costituisce la devastazione del linguaggio di cui parla Heidegger nella Lettera?
Una minaccia dell’essenza dell’uomo, che non è possibile aggirare neanche con un uso accurato del linguaggio.
Ancora una volta si rende necessario ricorrere a Essere e tempo [§34] in cui compare la cooriginarietà tra gli esistenziali situazione emotiva, comprensione e discorso. Questi tre esistenziali costituiscono insieme l’apertura dell’essere-nel-mondo.
Il linguaggio è l’espressione del discorso.
I momenti costitutivi del discorso sono:

  • il sopra-che-cosa del discorso (ciò di cui si discorre)
  • ciò-che-il-discorso-dice come tale (il contenuto)
  • la comunicazione
  • il far-conoscere.

Nell’elencare i momenti costitutivi del discorso, Heidegger mostra l’incompiutezza di quei tentativi di cogliere l’essenza del linguaggio, che, incentrandosi su uno dei suoi momenti costitutivi, lo hanno inteso come: espressione, forma simbolica, comunicazione, asserzione, partecipazione delle esperienze vissute, formazione della vita.
Aver definito il discorso come un esistenziale impone a Heidegger il compito di elaborare l’unità ontologico-esistenziale della struttura del discorso sul fondamento dell’analitica esistenziale. In poche parole, si tratta di interrogarsi sul modo d’essere del linguaggio, di rinvenire il suo luogo ontologico nella costituzione dell’essere dell’Esserci.

L’ascoltare

Nell’ascoltare diviene chiaro il legame di cooriginarietà tra gli esistenziali situazione emotiva, comprensione e discorso.
L’ascoltare è uno stare a sentire che costituisce l’apertura dell’Esserci al con-essere con gli altri.
L’Esserci sente perché comprende.
Definire l’ascoltare come un “sentire comprendente” porta Heidegger a distinguere l’ascoltare dall’udire un puro suono.
L’ascoltare è più originario dell’udire, così come l’ente intramondano è più originario dell’artificio della “pura sensazione”, per fare un esempio, del “puro suono” di un empirismo radicale come quello di Mach.
Non sentiamo mai rumori puri ma – gli esempi sono di Heidegger – il carro che cigola, la motocicletta che assorda, la colonna in marcia, il vento del nord, il picchio che batte, il fuoco che crepita.
Per Heidegger le sensazioni non sono un “trampolino” per raggiungere il mondo, dacché «in quanto essenzialmente comprendente, l’Esserci è già, innanzitutto, presso ciò che comprende».

La perdita dell’oggetto

Nella cornice della comprensione media, può capitare che venga trascurato uno dei momenti costitutivi del discorso: ciò sopra cui esso discorre.
L’oggetto della comprensione diventa il discorso stesso e la medesimezza non è quella delle cose, o meglio lo è solo nella misura in cui tutti intendono nella medesima medietà.
Il linguaggio perde il suo oggetto, e così «cade fuori dal suo elemento».
Con la perdita dell’ente e il ripiegamento su se stesso, il discorso assume i seguenti caratteri:
infondatezza (l’incertezza iniziale riguardo all’oggetto si aggrava fino a diventare infondatezza)
ripetizione (ciò che conta è che si discorra)
diffusione (la ripetizione porta alla diffusione e all’assunzione di autorità “le cose stanno così perché così si dice”)
indifferenza (rispetto all’appropriazione dell’oggetto)
infallibilità (non può fallire in un compito – l’appropriazione dell’oggetto – al quale ha previamente mostrato di essere indifferente).

M. Heidegger. immagine da: InterWare

M. Heidegger. immagine da: InterWare


La chiacchiera

Tali caratteri costituiscono la chiacchiera, la cui insidia ontologica consiste in un capovolgimento: quello dell’apertura nella chiusura, per cui si copre l’ente intramondano e si chiude l’essere-nel-mondo.
Un tale capovolgimento si traduce nello sradicamento dell’Esserci.
A questo punto occorre precisare la differenza tra ciò che è primario, originario e genuino e ciò che è quotidiano, medio e persistente.
L’Esserci può essere quotidianamente sradicato perché originariamente è radicato. Dove?
nel rapporto primario del proprio essere con il mondo, con il con-Esserci e con l’in-essere.

Scrive Heidegger nel § 35 di Essere e tempo «solo un ente la cui apertura sia costituita dal discorso emotivamente situato e comprendente, cioè tale da essere il suo Ci secondo la costituzione ontologica dell’”essere-nel-mondo”, ha nel suo essere la possibilità di uno sradicamento di questo genere».

I materiali di supporto della lezione

Testi di M. Heidegger:

Prolegomeni alla storia del concetto di tempo (Semestre estivo 1925), ed. it. a cura di R. Cristin e A. Marini, Il melangolo, Genova, 1999.

Essere e tempo (1927), ed. it. a cura di P. Chiodi, Milano, Longanesi, 1976.

Concetti fondamentali della metafisica. Mondo, finitezza, solitudine (Semestre invernale 1929-30), ed. it. a cura di C. Angelino, 2005.

L'essenza della verità (1930), ed. it. a cura di U. Galimberti, La Scuola, Brescia, 1974.

Saggi e discorsi (1936-1953), ed. it. a cura di G. Vattimo, Mursia, Milano, 1991.

Sentieri interrotti (1935-46), ed. it. a cura di P. Chiodi, La Nuova Italia, Firenze, 1999.

Lettera sull'«umanismo» (1976), ed. it. a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano, 1995.

L'arte e lo spazio (1969), tr. it. di G. Vattimo, introd. di C. Angelino, Il melangolo, Genova, 1979.

Testi dei critici di Heidegger

R. Carnap, Il superamento della metafisica mediante l'analisi logica del linguaggio (1931), ed. it. a cura di A. Pasquinelli, in Il neoemprismo, Utet, Torino, 1969, pp. 504-540.

K. Löwit, Saggi su Heidegger, Einaudi, Torino, 1974.

Th. W. Adorno, Il gergo dell'autenticità: sull'ideologia tedesca (1964), Einaudi, Torino, 1989.

Bibliografia secondaria essenziale

E. Mazzarella, Tecnica e Metafisica. Saggio su Heidegger, Guida, Napoli, 1982.

J.-L. Nancy, L'etica originaria, ed. it. a cura di A. Moscati, Cronopio, Napoli, 1996.

A. Guigliano, Nietzsche-Rickert-Heidegger. E altre allegorie filosofiche, Liguori, Napoli, 1999.

F. Volpi (a cura di), Guida a Heidegger, Laterza, Roma-Bari, 2005.

G. Vattimo, Introduzione a Heidegger, Laterza, Roma-Bari, 2008.

Approfondimento

Glossario Heidegger

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