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Renata Viti Cavaliere » 8.Il Giudizio Estetico Riflettente


Il sentimento di piacere puro

Secondo il terzo momento dell’Analitica dei giudizi di gusto il piacere del bello, in quanto frutto di una contemplazione libera e astratta da ogni interesse materiale, risultato della sospensione di qualunque informazione concettuale pratica o intellettuale, sia legata all’oggetto, non è Genuss, ma,
Wohlgefallen, Lust, sentimento di piacere puro – senza concetti, godimenti o desiderio – che trova nel fenomeno solo la sua causa occasionale.
Libera, dunque, ma nello stesso tempo conforme a leggi, indipendente e insieme finale, spontanea e purtuttavia sempre in accordo con la legalità dell’intelletto, la facoltà della presentazione non soverchia mai l’intelletto e il suo progetto d’ordine e di forma: al contrario, posta in perfetta armonia e proporzione con la facoltà discorsiva, essa finisce invece col fornirle costantemente una materia ricca e indefinita che finisce con l’animare, vivificare, fortificare, le stesse facoltà, liberamente ma finalisticamente disposte.

La bellezza come riflesso di uno stato interiore

Definendo la bellezza come riflesso di uno stato interiore, come rispecchiamento di una coordinazione equilibrata dei poteri che il soggetto avverte tramite il sentimento, Kant si tiene però lontano dall’estetica empirista di Edmund Burke.

L’estetica empirista, pur rilevante per la messa in risalto della connessione che tutte le nostre rappresentazioni hanno con quel piacere e quel dolore, si riduce ad un’esposizione empirica, fisiologica, meramente psicologica insomma, che finisce col relegare i giudizi di gusto nell’ambito di uno sterile individualismo.

 
C. D. Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818 (Kunsthalle, Amburgo). Tratta da: wikipedia

  C. D. Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818 (Kunsthalle, Amburgo). Tratta da: wikipedia


Universalità soggettiva

Per comprendere la distanza critica tra la dottrina trascendentale del giudizio estetico e l’estetica empirista si possono passare in rassegna le prime righe del Secondo momento del giudizio di gusto, secondo la quantità, ove si legge che la definizione del bello – come oggetto di un piacere scevro di interesse – serve a dedurre l’ulteriore considerazione che fa del bello l’oggetto di un piacere universale: è esperienza comune a tutti infatti, che colui che ha coscienza di essere disinteressato nel piacere che prova per qualche cosa giudica questa stessa cosa e il piacere a essa connesso come valido per ognuno.
Com’è possibile attribuire universalità a un giudizio dotato di un fondamento esclusivamente soggettivo?

Universalità soggettiva (segue)

Nel § 9 dell’Analitica del Bello si legge un’importante annotazione nella quale Kant ribadisce la natura estetica del giudizio di gusto nel quale, si dice non si è affatto coscienti della disposizione delle facoltà intellettualmente: in esso, la coscienza che le facoltà hanno del proprio stato è, per l’appunto, di tipo estetico.
Il giudizio di gusto è un giudizio estetico in cui la riflessione si occupa dello stato che le facoltà assumono al cospetto di un determinato oggetto. Tuttavia, se il piacere legato all’oggetto precedesse il sentimento il giudizio estetico non potrebbe assurgere a nessuna universalità, dipendendo dalla mutevolezza delle percezioni che in esso si avvicendano.

Sentimento e giudizio

Nel giudizio di gusto, è il sentimento, lo stato d’animo che precedere il giudizio sull’oggetto. Quindi non con ciò che produce l’oggetto, ma con lo stato sentimentale connaturato al pensiero ha dunque a che fare il giudizio estetico riflettente, ed è per questo che esso può assurgere a una certa universalità: se le condizioni soggettive sono universali – e lo sono in quanto esse sono quelle condizioni che presiedono all’attuazione di una conoscenza in generale – sarà universale, e dunque comunicabile, anche lo stato d’animo – il sentimento di piacere, in questo caso – ad esse strutturalmente connesso.

Sentimento e giudizio (segue)

In primo luogo: il sentimento, lungi dall’essere il risultato dell’incontro con gli oggetti, esprime invece quella capacità più complessa e sfaccettata in grado di dare voce allo stato affettivo e auto-affettivo che connota costitutivamente il pensiero kantiano;

in secondo luogo: questo sentimento, è anche una preziosa informazione circa la disposizione assunta dalle facoltà; è la capacità di giudicare preventivamente sulle condizioni soggettive che presiedono a un possibile futuro giudizio.

Glossario

Diamo di seguito alcune definizioni sintetiche delle nozioni salienti nella parte del corso che con questa lezione si sta chiudendo. Tali definizioni sintetiche potranno fungere da GLOSSARIO per lo studio dei testi kantiani presi in esame.

AUTO-AFFETTIVITÀ: scambio tra le facoltà o articolazione tra le facoltà legame o ponteggio tra le attività del pensiero, osservato nella sua radicale sensibilità, ed una modificazione e il suo avvertimento.
Ovvero quell’attività di cui pure il Gemüt è dotato che non è declinabile nei termini di un’assoluta produttività, bensì concepita sempre come l’attività di un pensiero che, anche nel suo essere indubbia spontaneità, non è esente da modificazione né sganciato da una zona di passività.

Glossario (segue)

GIUDIZIO

  • Giudizio riflettente:
    • giudizio riflettente teleologico: attribuzione di una finalità soggettiva all’oggetto
    • giudizio riflettente estetico: riflessione sullo stato dello spirito del Soggetto
  • giudizio determinante: “la facoltà di sussumere sotto regole, cioè di distinguere se qualcosa stia o non sotto una regola data” (CdRp, 160).
  • facoltà di giudizio: “un talento particolare, che non si può insegnare, ma soltanto esercitare” (160-161)

SENSIBILITÀ: “capacità (recettività) di ricevere rappresentazioni pel modo in siamo modificati dagli oggetti” (CdRp, §1).

SENTIMENTO: stato dello spirito (Gemüt).

Glossario (segue)

RIFLESSIONE: “relazione di rappresentazioni date con l’una o l’altra specie di conoscenza” (262-263); ovvero un atto di ripiegamento, di interiorizzazione, in cui lo spirito si rivolge innanzitutto alle condizioni soggettive in cui noi possiamo arrivare ai concetti per raccostare a queste ultime le rappresentazioni che ci vengono dall’esterno: è evidente infatti che, dato che le cose possono avere sempre una doppia relazione con la nostra conoscenza, per stabilire oggettivamente la loro relazione, il modo in cui esse si collegano tra di loro, bisognerà preliminarmente stabilire il posto, la facoltà specifica con cui esse hanno a che fare.

TOPICA TRASCENDENTALE: elaborazione di una serie di regole in base alle quali determinare il posto che spetta a ciascun concetto, secondo la diversità del suo uso.
Detto in altri termini, un metodo che sappia distinguere tra diverse facoltà, o luoghi trascendentali, al fine di comprendere quali variazioni di significato abbia una rappresentazione a seconda del luogo trascendentale, sensibilità o categoria dell’intelletto, a cui viene riferita; e viceversa di capire quale facoltà sia in atto dietro rappresentazioni aventi diverse caratteristiche.

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