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Renata Viti Cavaliere » 15.Il Giudizio nella filosofia tedesca di fine Ottocento e primo Novecento


Le critiche della ragione

A partire dal secondo Ottocento, si delineano diverse critiche alla ragione astratta e strumentale in nome di una razionalità comprensiva dell’umano nel suo complesso, a partire dal fenomeno pre-filosofico che è la vita.

La polemica antiintellettualistica lega esperienze filosofiche dissimili (nietzschiana, neokantiana, storicistica, fenomenologica), molte nate in reazione all’hegelismo, costituendo un motivo comune nella Germania del tempo.

L’eredità kantiana del Giudizio è però sospesa: la facoltà di giudicare non viene tematizzata.

Nietzsche: il giudizio, un idolo

Il contributo di Nietzsche alla storia della Giudizio è notevole nella misura in cui, nella sua lotta alla “impostura di apriori opprimenti”, rifiuta l’idea che la vita e il suo valore possano essere in qualche modo catturati nella formulazione di un giudizio.

La polemica antifilosofica nietzschiana mantiene intatta la valenza del Giudizio critico: si rivolge infatti non contro la individuale capacità di vivere, sentire e pensare ma contro i giudizi ultimativi e globali.

Sono questi ultimi a determinare il senso del vivere innocente e irrequieto, libero dai sedimenti della storia.

I giudizi sono sintomi.
Vivere, non giudicare.

Il giudizio dei neokantiani

Nelle filosofie neokantiane di Windelband e Rickert il tema del giudizio è strettamente relato a quello del valore.

Il giudizio costituisce il luogo concreto nel quale trova posto nella storia il valore extratemporale.

Il “giudizio di valore”, distinto dal “giudizio di fatto”, media tra il contenuto empirico e la norma ideale che garantisce validità universale al pronunciamento del giudicante.

Le riflessioni neokantiane sulla natura dei giudizi si riflettono anche alla incipiente emancipazione dalle scienze della natura delle scienze della cultura o dello spirito.

Dilthey: la critica della ragione storica

Con Dilthey l’attenzione per la natura logica del giudizio si sposta verso la comprensione della realtà umana nel mondo storico-sociale.

La sua “critica della ragione storica”, nel contesto della fondazione gnoseologica delle “scienze dello spirito”, comporta una sconfessione dell’intellettualismo che riduce la complessità umana ad una teoria della conoscenza.

Trova posto invece l’interesse per quel pre-logico che Dilthey definisce “esperienza vissuta” (Erlebnis) e che è la fonte interna, colta unicamente nel “sentirsi vivere”, da cui promanano concetti, teorie e giudizi.

Dalla Introduzione alle scienze dello spirito (1883)

Husserl: la critica della ragione logica

Le riflessioni husserliane sul giudizio trovano posto nel progetto fenomenologico di una rifondazione rigorosa della filosofia, dove all’intento dominante logico-gnoseologico fa seguito una profonda intonazione etica del filosofare.

Husserl recupera il tema antico della epoché (sospensione del giudizio) per superare l’atteggiamento naturalistico nelle spiegazioni dei fenomeni.

La ripresa invece della nozione di intenzionalità cerca la genesi del pensiero nel mondo del pre-categoriale nel tentativo di superare la scissione tra esperienza e giudizio e si inquadra nella critica alla logica formale.

Martin Heidegger

Martin Heidegger
(1889-1976)

Martin Heidegger (1889-1976)


Heidegger e la logica filosofica

Con Heidegger continua la husserliana critica alla logica.

Nei corsi del 1925/26 e del ‘28 Heidegger enuncia alcuni princìpi di logica filosofica che però non svilupperà ulteriormente.

È messa in discussione la tradizionale concezione della logica, come contemporaneamente viene fatto per l’ontologia, man mano che si svelano i fondamenti metafisici delle dottrine che inficiano un’autentica comprensione del discorso e dell’essere.

Grande attenzione è rivolta all’aristotelico logos apophantikos in quanto “giudizio” che non si limita ad asserire ma al contempo “mostra” l’essenza di ciò che dice.

Heidegger: il giudizio e l’Evento

La “svolta” nella considerazione dell’essere porta lo Heidegger più maturo ad indagare i presupposti ontologici della logica.

È sviluppata l’idea, già presente nelle opere precedenti, che il giudizio non sia il luogo esclusivo della verità, dal momento che la verità logica (orthotes, adaequatio = corrispondenza) è soltanto un momento della più ampia verità ontologica (aletheia = disvelamento).

Lo scandaglio dei princìpi della logica (identità, contraddizione, terzo escluso, ragion sufficiente) li mostrerà come tesi ontologiche che dicono l’evento dell’essere (Ereignis).

I materiali di supporto della lezione

R. Viti Cavaliere, Giudizio, cit., “Comprensione e storia”, §§ 2-4, pp. 92-108.

Per approfondire:

W. Dilthey, Critica della ragione storica, a cura di P. Rossi, Einaudi, Torino, 1969.

ID., Introduzione alle scienze dello spirito, tr. it. di G. A. De Toni, La Nuova Italia, Firenze, 1974.

M. Heidegger, Conferenze di Brema e Friburgo, tr. it. a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano, 2002.

ID., Logica. Il problema della verità, tr. it. di U. U. Ugazio, Mursia, Milano, 2009.

ID., Principi metafisici della logica, tr. it. di G. Moretto, Il Melangolo, Genova, 1998.

E. Husserl, Esperienza e giudizio, tr. it. di F. Costa, Silva, Milano, 1960.

F. Nietzsche, Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, Adelphi, Milano, 1978.

ID., Il crepuscolo degli idoli, Adelphi, Milano, 1983.

R. Viti Cavaliere, Il Gran Principio. Heidegger e Leibniz, Loffredo, Napoli, 1989.

erlebnis

logica della filosofia

nietzsche1

nietzsche2

scienze dello spirito

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