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Renata Viti Cavaliere » 3.Inizio ed Origine del Pensiero. Parte seconda


Molteplicità e modificazione

Diversamente da Locke, in Kant la percezione interna del molteplice avviene attraverso la sensibilità; il che  comporta che lo spirito non si limtita, per così dire, a intuire le proprie operazioni immediatamente e spontaneamente, come se il molteplice interno gli potesse essere dato spontaneamente, ma lo fa attraverso modificazione. Insomma, visto che “la coscienza di se stesso, se deve cercare (apprendere) ciò che è nello spirito, questo deve modificarla”, non c’è dubbio che “lo spirito intuisce se stesso, non come si rappesenterebbe immediatamente e spontaneamente, ma come interamente viene modificato; perciò come appare a sè, non com’è”. (§ 8 estetica trasc., pp.89-90)

Silhouette di Kant dalla copia personale della Bibbia. Tratta da: kant.uni-mainz.de

Silhouette di Kant dalla copia personale della Bibbia. Tratta da: kant.uni-mainz.de


Auto-affettività ed Animo (Gemüt)

Se quindi Locke definisce la sensibilità come un semplice avvertimento che il pensiero ha delle proprie operazioni, di una semplice ricognizione psicologica, Kant ci fa accedere nell’ardua regione trascendentale dell’auto-affettività, attraverso cui si delinea l’idea che all’attività del pensiero, osservato nella sua radicale sensibilità, siano strutturalmente connesse una modificazione e il suo avvertimento.
L’auto-affettività, di cui Kant parla nell’Estetica trascendentale, ci permette anche di comprendere come l’attività, di cui pure il Gemüt è dotato, non è declinabile nei termini di un’assoluta produttività, bensì concepita sempre come l’attività di un pensiero che, per quanto indubbiamente spontaneo, non è esente da modificazione né sganciato da una zona di passività.

La dottrina trascendentale della sensibilità

La sensibilità non è più:

1) mero sentire stimoli esterni da parte di una soggettività che, assolutamente passiva, può al massimo operare una ricognizione sulle sue operazioni, come nell’empirismo;

2) né produzione di una ragione esclusivamente attiva, del tutto priva dell’avvertimento di una modificazione, come in Hegel.

Litografia di Bils. Tratta da: kant.uni-mainz.de

Litografia di Bils. Tratta da: kant.uni-mainz.de


Il ruolo dell’auto-affettività

La centralità della nozione kantiana di auto-affettività consente di comprendere:

  • che la filosofia trascendentale propone una ragione la cui attività, mai immune o immunizzata dal sentire, è, proprio per questo, non difettiva;
  • che l’altro da sé non è l’assoluto fuori di sé, ma l’altro polo della relazione sensibile: il fenomeno;
  • infine, che proprio questa non difettività della ragione sensibile e auto-affettiva garantisce una retta visione dell’ambito ideale e della sua possibile percorribilità.

Per Kant, solo dalla sensibilità e dai suoi limiti può sprigionarsi la pensabilità noumenica; solo il sentito e il sentire possono dare il pensato, l’impensato, l’ancora da pensarsi.

L’abisso tra origine ed inizio

Riassumendo:

  • per Locke origine e inizio del pensiero coincidono nelle sensazioni che, avvenimenti elementari, impressionano un animo che, più che ricettivo, è mero ricettacolo;
  • per Hegel origine e inizio del pensiero coincidono nell’attività di una ragione eminentemente produttiva;
  • per Kant, origine e inizio del pensiero e del conoscere non possono coincidere affatto, essendo impossibile che l’originaria spontaneità del pensiero possa iniziare senza l’etero-affezione spazio-temporale che la recettività fornisce e, correlativamente, risultando altrettanto improbabile che la spontaneità non articoli l’inizio e il dato, fin nelle sue forme spazio-temporali.

L’etero-affezione

Dunque, solo affrontando la questione di una conoscenza indipendente dall’esperienza, solo intendendo cioè in che misura cioè gli a priori non appartengano esclusivamente all’intelletto e ma anche alla sensibilità, si potrà comprendere che quest’origine del conoscere, lungi dal rintracciarsi esclusivamente nei concetti puri dell’intelletto, è presente anche e innanzitutto nell’intuizione che, per quanto sensibile è pur tuttavia dotata di forme pure a priori, dunque capace di una sua indubbia, inaspettata attività formatrice. Un tale intendimento sarà però possibile solo definendo il legame tra questa capacità formatrice e l’auto-affettività.

Recettività ed auto-affettività

Dalla lettura dell’Estetica Trascendentale emerge quindi che:

  • l’unico modo in cui gli oggetti possono darsi è la recettività del soggetto;
  • che l’intuizione è una modalità di riferimento immediato agli oggetti;
  • che gli oggetti si danno a noi, modificandoci e, così facendo, permettendoci di risalire verso la strutturale passività del nostro Gemüt;
  • che anche la sensibilità è fornita di apriori.

Datità e modificazione

La Critica segna un passo in avanti rispetto alle precedenti opere kantiane. Nella Dissertazione del ‘70, si definisce l’uso reale dell’intelletto, ovvero il suo uso generativo e spontaneo, come quello che permette soltanto una conoscenza simbolica, per concetti universali e astratti. Nessuna intuizione intellettuale è, lo si ribadisca, qui concessa, procedendo essa dal canto suo a una conoscenza per singularem in concreto.
Tuttavia il divorzio tra i due modi conoscitivi e la conseguente impossibilità dell’intuizione intellettuale, non conducono ancora nel ‘70 alla definizione dell’intuizione sensibile come l’unica forma in cui l’oggetto ci viene dato.

Litografia di L. Corinth (1916). Tratta da: kant.uni-mainz.de

Litografia di L. Corinth (1916). Tratta da: kant.uni-mainz.de


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