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Antonietta Iacono » 9.Le Antiquitates Neapolitanae


La fondazione della città di Napoli ad opera di coloni greci

Dopo averne narrato le origini favolose, l’umanista si dilunga sulle origini storiche della città di Napoli, fondata da coloni provenienti da Cuma Euboica e da Rodi. La città greca più antica si fuse nel tempo con la cittadella di Palepoli, distante poche miglia.

Fonti Strab. V 4, 7

Liv. VIII 22, 5
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Napoli città multietnica

Il Pontano celebra anche il ruolo della città rispetto al territorio, presentandola come punto di incontro e naturale confluenza delle genti campane.

Fonti: Strab. V 4, 7
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La Campania e il mito di Ercole

L’umanista traccia un vasto panorama di antiquitates campane e napoletane testimoniate dal mito del passaggio di Ercole per Napoli e per i territori ad essa limitrofi.
Secondo l’umanista Ercole – ritornando dalla Spagna e dopo essersi fermato nel Lazio – approda in Campania presso il Lago d’Averno e attraversa la regione, lasciando dietro di sé numerose tracce del suo passaggio.
Ad Ercole l’umanista fa risalire la fondazione di Ercolano e di Pompei.

Fonti:
Strab. V 4, 6 ; Prop. I 11, 2 ; Liv. I 7 ; Plin. N. H.  XXXVI 15
Dion. Halic. I 35. 2
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Napoli e il mito di Ercole

Nell’impianto della città coeva il Pontano rintraccia luoghi che recano nel toponimo in maniera chiara il loro legame con Ercole:

Monte Echia (citato dal Pontano nella forma Hercli in Lepidina, pompa II, v. 173) il sacello del Salvatore ad Herculis viam, collocabile presso la Chiesa di San Giorgio Maggiore in via Duomo la cappelletta di Maria ad Herculem, situata in prossimità della chiesa di Sant’Eligio dei Chiavettieri nei pressi di Piazza Mercato.
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Napoli sede di sapientia

Il Pontano celebra Napoli come sede di una sapientia antica rappresentata da grandi filosofi e da grandi poeti. Tale celebrazione trae spunto dalla rilettura del mito delle sirene di Cic. De finibus V 18, 49 (Hom. Od.  12, 165-200).
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La celebrazione di Napoli in altri umanisti

Questa celebrazione di Napoli si ritrova in altre opere dell’umanista coeve al De bello Neapolitano, quali il De luna e il dialogo Aegidius, e in opere di altri umanisti vicini al Pontano, tra cui ricordiamo Egidio da Viterbo e Jacopo Sannazaro.

La filosofia in Campania

Il Pontano cita esplicitamente come esempi di filosofi precedenti Pitagora, Zenone e Parmenide, e richiama come esempio di sapientia la figura di Numa.

Fonti: Cic. Tusc. IV 1, 4; De or. II 154

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I materiali di supporto della lezione

M. RINALDI, Il De luna di Giovanni Pontano, cit., pp. 79-86.

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