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Antonietta Iacono » 10.La magnificenza urbanistica della città di Napoli


La città di Napoli

Gli ultimi passaggi della digressione sono dedicati ad una descrizione di Napoli vista dal mare, che mostra non pochi punti di contatto con la rappresentazione della Pala Strozzi.

La costa di Napoli

L’umanista ricostruisce qui la storia delle modifiche subite dalla costa napoletana e dovute ai depositi alluvionali delle acque torrentizie e piovane.

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Le mura di Napoli

La descrizione della cinta muraria di Napoli rientra nella topica della magnificenza cittadina, secondo il canone delle opere pubbliche  fornito dall’umanista stesso nel suo trattato de magnificentia.

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L’intervento urbanistico di Alfonso duca di Calabria

Le mura furono ampliate e rafforzate da Alfonso duca di Calabria, a partire dal 1484, con la costruzione di una muraglia in piperno.

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L’acquedotto della Bulla.

L’umanista cita l’acquedotto che riforniva di acqua la città come indizio della magnificentia di Napoli. Dell’acquedotto viene fornita una descrizione dettagliata, che sottolinea soprattutto la mirabile sapienza della costruzione sotterranea, la quale sfruttava la peculiare caratteristica del sottosuolo della città, pieno di cavità naturali.

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I resti di edifici antichi e i viri illustres

L’umanista elenca poi gli edifici costruiti dai Romani:

  • il tempio di Castore e Polluce
  • il foro romano
  • i due teatri

Napoli è celebrata anche attraverso il ricordo di uomini illustri che la scelsero a vario titolo come propria patria: Lucilio (l’inventore della satira) che fu celebrato dai cittadini con pubbliche esequie; Virgilio, le cui spoglie furono portate a Napoli, rendendo pubblico e degno di ricordo il legame che lo univa a Napoli; Lucullo, le cui magnifiche peschiere nel sito detto appunto Lucullianus, costituiscono un monumento vivo e parlante.

La bella citazione di Virgilio è una prova della vitalità della leggenda virgiliana, che il Pontano contribuì a rilanciare in ambito umanistico attraverso un mito etiologico narrato in Urania I 1286 ss. e in Eridanus I 14.

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Gli interventi urbanistici dei Trastamara

L’umanista  ricorda i lavori di ristrutturazione e di ampliamento della grotta detta di Seiano, scavata nel promontorio di Posillipo, e della Crypta Neapolitana, scavata tra Mergillina e Fuorigrotta.

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I cives Neapolitani

L’umanista celebra i Napoletani come dediti alle lettere, non meno che alle arti militari, e sottolinea poi l’antichità della nobiltà napoletana e la sua magnifica discendenza.
La celebrazione dei Neapoletani sembra essere una risposta alla diffusissima l’opinione che voleva la nobiltà napoletana impegnata esclusivamente in oziose discussioni o nella pratica dell’equitazione, opinione che aveva trovato varie espressioni anche presso umanisti quali Poggio Bracciolini e Cristofaro Landino.
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Il giudizio finale su Ferrante.

Le ultime battute del De bello Neapolitano contengono un bilancio critico del lungo regno di Ferrante, del quale l’umanista fu – a partire dal 1486 – “secretario a maiore“.

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I materiali di supporto della lezione

L. MONTI SABIA, La trasfigurazione di Virgilio nella poesia del Pontano, in Atti del Convegno Virgiliano di Brindisi nel Bimillenario della morte (15-18 ottobre 1981), Istituto di Filologia Latina dell'Università di Perugia 1983, pp. 47-63, praesertim pp. 55-60

Poggio Bracciolini, De vera nobilitate, a cura di Davide Canfora, Roma 1999

Cristoforo Landino, De vera nobilitate, a cura di M. T. Liaci, Firenze 1970

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