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Rossana Valenti » 7.Le immagini: trattamento e uso


Le immagini: trattamento e uso

  • Il rapporto parola/testo nella didattica
    • Continuità e distanza
    • Citazioni
    • Riuso
  • Modalità operative

Continuità e distanza

Dopo aver analizzato la relazione parola/immagine, ci occupiamo in questa lezione del rapporto che intercorre tra il testo antico e le immagini che lo accompagnano, lo citano o lo ‘interpretano’.

Si tratta di un campo di ricerca affascinante, che si colloca all’incrocio di più discipline e che presenta notevoli ricadute sul piano didattico.

Le immagini: trattamento e uso

La lezione dei testi classici e la forza espressiva delle immagini costituiscono i meccanismi della memoria culturale, il cui percorso non è mai lineare, ma è piuttosto contrassegnato da tensioni, conflitti, recuperi, in un ritmo alternato di ripresa e di rifiuto rispetto al passato.

Le immagini: trattamento e uso

Lungo questo percorso testi e immagini rivelano spesso ambiguità e incertezze, ma mentre la lingua subisce slittamenti e variazioni, che richiedono continue traduzioni e riposizionamenti, le immagini restano per secoli stabili e riutilizzabili, anche attraverso periodi di crisi culturale profonda (come, ad esempio, tra il IV e il V secolo d.C.), che hanno segnato il passaggio dal codice mitologico pagano al sistema narrativo e simbolico cristiano.

Le immagini: trattamento e uso

La tradizione classica veicola, insieme ai testi, anche un catalogo di ‘figure’: schemi iconografici, gesti, atteggiamenti, che talvolta conservano forma e significato coerenti con i modelli, talvolta invece vengono travisati ed erroneamente interpretati fino a perdere, o a capovolgere, il significato originario

Le immagini: trattamento e uso

È questo il caso di un rilievo della Colonna Traiana: l’immagine dell’imperatore, che travolge con il suo cavallo un nemico sconfitto, viene interpretata nel Medioevo in senso opposto, come segno della clemenza di Traiano mentre trattiene il cavallo davanti alla madre di un barbaro ucciso che chiede giustizia per il figlio.

L’episodio è citato come esempio di “giustizia e pietà” da Dante nel Purgatorio (X, 76-93).

Le immagini: trattamento e uso

Nel delineare le modalità con le quali, nel corso della tradizione, le immagini si sono trasformate, gli studiosi hanno individuato alcune categorie interpretative sulla base del rapporto tra forma e significato: tra i vari meccanismi di trasmissione, assume forte rilevanza il caso in cui l’immagine antica sopravvive nel suo contenuto, ma la forma subisce alterazioni e modernizzazioni a volte radicali.

Le immagini: trattamento e uso

Nei link in basso troverai una sequenza illustrativa di questo processo in riferimento ad alcune immagini tratte da codici ovidiani.

Immagini ovidiane

Le immagini: trattamento e uso

Dei ed eroi in ambientazioni evidentemente “non classiche” testimoniano quanto sia frequente questo processo di distacco tra la forma e il contenuto, che un grande studioso di storia dell’arte, E. Panofsky, definisce “principio di disgiunzione”: “Ogni volta che nel maturo e tardo Medioevo un’opera d’arte prende in prestito un tema dalla poesia, dalla leggenda, dalla storia o dalla mitologia del mondo classico, questo tema è senza eccezioni rappresentato secondo uno schema non classico, solitamente contemporaneo”.

Le immagini: trattamento e uso

Le storie antiche sopravvivono, ma sono narrate in un linguaggio moderno. La cultura classica non è ancora abbastanza distante da far sentire la necessità di un recupero filologico delle antiche iconografie, e nello stesso tempo non è più così vicina da essere immediatamente “utilizzabile” per il recupero della originaria facies.

Le immagini: trattamento e uso

Una forma moderna viene chiamata a dar corpo a temi ripresi da fonti letterarie di cui non si hanno esempi visivi: l’artista non si impegna a rifare filologicamente l’antico e traduce il repertorio delle fabulae classiche in una lingua contemporanea.

Come è stato opportunamente osservato, “l’uomo medievale desiste dallo sguardo retrospettivo e guarda non al passato, ma piuttosto al presente e al futuro”.

Le immagini: trattamento e uso

Nel riflettere ambienti, gesti, costumi, valori e modelli del presente l’immagine colmava dunque la distanza di tempo, di cultura e di sensibilità tra l’antico passato, nel quale nacquero i “classici”, e i suoi destinatari di altre epoche. Di ciascuna di queste epoche il testo iconico trasmette messaggi, riprende simboli e restituisce forme di rappresentazione, di volta in volta confrontandosi con il “classico” in modi sempre nuovi e inediti.

Citazioni

I miti hanno ispirato innumerevoli artisti, greci e romani, che hanno trasferito le storie narrate nelle forme statiche delle immagini.

Molte di queste immagini hanno assunto nel tempo un valore paradigmatico, rappresentando, insieme agli antichi racconti, stati d’animo e atteggiamenti: pur essendo spesso inserite in contesti diversi, le immagini ‘citano’ i testi che hanno dato vita a queste storie, proponendone interpretazioni e adattamenti.

Le immagini: trattamento e uso

Un esempio significativo del rapporto che lega le immagini ai testi, e della stretta interdipendenza tra le une e gli altri, è offerto dal ciclo iconografico che ha per protagonista Ifigenia, la vergine figlia di Agamennone, da lui offerta in sacrificio ad Artemide per placare l’ira della dea e consentire la partenza della flotta da Troia.

Le immagini: trattamento e uso

Nell’affresco pompeiano è raffigurata una giovane donna, seminuda, trascinata da due uomini. Si distinguono inoltre, sulla destra, un sacerdote e sulla sinistra un enigmatico personaggio col capo velato.

La stessa scena, con caratteristiche del tutto diverse, è raffigurata su un vaso del IV sec. a. C..

Qui la donna avanza da sola, senza protestare, verso il sacrificio che porrà fine alla sua giovane vita.

Affresco pompeiano

Affresco pompeiano

Vaso del IV sec. a.C.

Vaso del IV sec. a.C.


Le immagini: trattamento e uso

Le due immagini fanno riferimento a due diverse tradizioni del sacrificio di Ifigenia: in base alla prima, la donna fu trascinata con violenza alla morte.

Nei versi 218-250 dell’Agamennone di Eschilo – riportati nella sezione Letture – è descritta la drammatica scena: la giovane donna, “vivida e bella come un quadro dipinto” non può gridare, e lancia sguardi imploranti, “come frecciate”, verso i sacerdoti.

Plinio, Naturalis historia

Quintiliano, Institutio oratoria

Le immagini: trattamento e uso

L’immagine mostra anche, in alto, una capra: secondo una versione del mito, all’ultimo momento Artemide salvò Ifigenia, sostituendola con una capra.

Molti elementi del racconto sono quindi ‘citati’ nell’affresco; ma che dire della figura col capo velato, che nasconde il viso sollevando una mano?

Affresco pompeiano

Affresco pompeiano

Vaso del IV sec. a.C.

Vaso del IV sec. a.C.


Le immagini: trattamento e uso

Una testimonianza di Plinio – riportata nelle Letture – risulta illuminante al riguardo: Timante, famoso pittore greco, raffigurò la scena ritraendo Agamennone in un angolo, col volto nascosto, “perché il pittore non riuscì a trovare un’adeguata espressione per descrivere il dolore del padre”.

Le immagini: trattamento e uso

La stessa osservazione torna in un passo di Quintiliano – anch’esso riportato nelle Letture – che testimonia la fama e la vitalità della scena, innumerevoli volte copiata e riprodotta, con esiti stilistici molto diversi, ma con sostanziale identità di impianto narrativo e iconografico.

Le immagini: trattamento e uso

In base a un’altra versione del mito, Ifigenia, inizialmente terrorizzata nell’apprendere il suo destino, decide poi di accettare la morte per consentire il rientro degli eroi greci in patria.

La scena raffigurata nel vaso si ispira evidentemente a questa tradizione, riportata da Euripide nella Ifigenia in Aulide: la calma e la dignità dell’incedere della fanciulla commentano in modo suggestivo il testo euripideo, che è presentato nella sezione Letture.

Vaso del IV sec. a.C.

Vaso del IV sec. a.C.

Affresco pompeiano

Affresco pompeiano


Le immagini: trattamento e uso

Riuso

Nella lunga storia della tradizione classica, le immagini sono spesso state riutilizzate in contesti radicalmente diversi.

Il Cristianesimo dei primi secoli riprende immagini pagane assegnando loro nuovi significati. Emblematico il caso di Orfeo, il citaredo che ammansisce le fiere, trasformato nell’icona del Cristo Salvatore.

Le immagini: trattamento e uso

Nell’immagine riportata in Risorse è raffigurato Cristo portatore di agnello come simbolo del Buon Pastore, sulla base di un modulo iconografico che era stato prima applicato a Orfeo e a Mercurio psicopompo.

L’agnello che Gesù porta sulle spalle era già presente nel mondo classico come vittima sacrificale destinata ai defunti, come testimoniano le voci dei Padri della Chiesa, che decodificarono la figura di Orfeo, attribuendo all’immagine un significato cristologico.

Il buon Pastore

Il buon Pastore


Le immagini: trattamento e uso

Temi e figure del classico sono presenti come ‘citazioni’ anche nel sistema moderno della comunicazione e, in particolare, nel linguaggio pubblicitario, che ne rappresenta l’aspetto più immediato e diffuso.

Le immagini: trattamento e uso

Sono molteplici gli scopi e le ragioni dell’inserimento dell’immagine ‘classica’ nel discorso pubblicitario: la ricerca di autorevolezza, affidata al reperto antico come testimonial, il compiacimento di un pubblico colto, un intento trasgressivo e dissacrante.

Una efficace panoramica di queste strategie comunicative è presentata nella sezione Risorse: la rubrica Peithò & Mnemosyne de “La Rivista di engramma” – da cui sono tratte le pagine riportate – si occupa da tempo, con risultati interessanti, del rapporto tra pubblicità e tradizione classica.

L’antico come testimonial

L’enigma della bellezza

L’uovo della bellezza

Il discobolo

Modella

Casta virgo

Postura classica

Tradere

Fonti di ispirazione

Modalità operative

Nei link in basso sono presentate due sequenze illustrative degli strumenti che consentono l’elaborazione e il trattamento delle immagini.

Strumenti immagine

Paint

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