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Rossana Valenti » 8.Siti Web: spazi di condivisione didattica


Siti Web: spazi di condivisione didattica

L’evoluzione della Rete:

  • verso un ‘ambiente digitale’
  • dai depositi di dati agli spazi di discussione

Pratiche e modelli nuovi

  • Wiki
  • Blog
  • Learning Object
  • Second Learning

L’evoluzione della Rete

In questa lezione cercheremo di individuare alcune tendenze di evoluzione della Rete particolarmente interessanti a fini didattici.

Non è facile trattare questo tema in maniera esaustiva. Internet è più veloce di qualunque trattazione sull’argomento: mentre scriviamo o leggiamo questo testo, migliaia di persone, in tutto il mondo, stanno lavorando davanti ai loro monitor, per cambiare, innovare, sviluppare la Rete.

Siti Web: spazi di condivisione didattica

In termini molto generici, si può dire che da un punto di vista tecnologico stiamo assistendo a una netta convergenza di strumenti diversi, che “dialogano” tra loro entrando in sinergia.

Un esempio, che fa riferimento alla nostra esperienza quotidiana, è offerto dal telefono cellulare: concepito inizialmente per mettere in comunicazione audio le persone, si è rapidamente trasformato in uno strumento che permette di fotografare e filmare immagini e video, che possono essere trasferiti istantaneamente sulla rete, e messi in condivisione con altri.

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Il cellulare, alla pari del computer, permette di accedere alla propria posta elettronica, di navigare in rete, e di mettere in collegamento video le persone.

Queste sinergie tra strumenti diversi fanno sì che intorno a noi si stia realizzando un vero e proprio ‘ambiente digitale’ nel quale si collocano sempre più spesso anche attività lavorative ed educative.

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L’elemento più significativo all’interno di questo processo è offerto dal passaggio della Rete da ‘deposito’ di dati e informazioni a spazio aperto alla discussione e alla condivisione di esperienze e conoscenze.

In questa prospettiva, il ruolo della Rete si definisce in termini sempre più chiari: Internet può portare gli individui ad una partecipazione attiva al processo di costruzione e comprensione della società e della cultura.

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Attraverso queste nuove modalità, la ‘conoscenza’ si configura oggi come ‘apprendimento’, progressiva acquisizione e ininterrotta elaborazione di dati e informazioni, che delineano non più solo un sistema consolidato di saperi, ma un processo dinamico e innovativo.

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All’interno di questo processo, la tecnologia non è uno strumento ‘neutrale’, perché può modificare profondamente l’identità sociale e la consapevolezza culturale degli utenti: un cittadino che usa la rete, per documentarsi o assumere informazioni dai siti istituzionali del Comune o della Regione di appartenenza, è un cittadino ‘diverso’ da quello che non usa tali strumenti, perché sviluppa un’idea di cittadinanza per molti aspetti più articolata e dinamica.

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In un’ottica analoga, lo studente che utilizza la Rete acquisisce metodi e procedure cognitive che cambiano in maniera vistosa il suo rapporto con il sapere e la cultura in genere.

Entrando in Rete, si partecipa, più o meno consapevolmente, a un processo di organizzazione dell’informazione, di ricerca e sistemazione di elementi di conoscenza, di gestione del dialogo con altri individui.

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In questa prospettiva, le biblioteche digitali, che abbiamo visto nel corso delle precedenti lezioni, rappresentano non più, come molti ritengono, un ‘punto di arrivo’ del rapporto tra tecnologia e cultura umanistica, ma piuttosto un punto di partenza, che potrà determinare una profonda trasformazione della ricerca e degli studi.

Per molto tempo, gli studiosi di formazione umanistica hanno ritenuto che il più importante contributo, che la tecnologia potesse dare ai loro studi, fosse offerto dalla digitalizzazione di testi e commenti.

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In realtà, questo impegno ha rappresentato solo l’inizio di un processo molto più ampio e significativo, che va al di là del modo in cui archiviamo le conoscenze, per investire le condizioni stesse della ricerca e della ‘costruzione’ delle conoscenze nel prossimo futuro.

Sta nascendo infatti una nuova era della “scienza collaborativa” che accelererà il passo della ricerca e dell’apprendimento.

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L’apparizione di strumenti editoriali basati sul libero accesso e sullo scambio di nozioni e ricerche, e l’allestimento di nuovi servizi Web metteranno a disposizione degli individui un patrimonio sconfinato di conoscenze e nuovi paradigmi.

Come l’Illuminismo ha dato vita a un modello organizzativo della creazione di saperi, la nuova Rete sta favorendo la trasformazione della conoscenza in un’attività sempre più ‘aperta’ e collaborativa, sempre più ‘orizzontale’ e distribuita non solo fra le varie comunità di ricerca, ma anche fra i singoli utenti, che possono essere riuniti in una struttura virtuale, solitamente definita “comunità di pratica”.

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Le comunità di pratica sono gruppi sociali che hanno come obiettivo finale la costruzione di una conoscenza organizzata e aggiornata, alla quale ogni individuo può avere libero accesso.

In queste comunità gli utenti mirano a un apprendimento continuo attraverso l’espansione e la condivisione delle conoscenze.

Non esistono differenze di tipo gerarchico: tutti hanno uguale importanza, perché il lavoro di ciascuno è di beneficio all’intera comunità.

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Una comunità di pratica costituita da docenti di discipline classiche si confronta con una nuova concezione della filologia, chiamata ePhilology, a sottolineare il suo carattere ‘elettronico’.

Il suo scopo è l’elaborazione di un ambiente digitale in cui sia possibile far interagire insieme un numero sempre maggiore di strumenti in un contesto fortemente dinamico e in costante evoluzione, per venire incontro ai bisogni culturali e intellettuali di un’utenza sempre più ampia e diversificata.

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La suggestiva formula che Gregory Crane, il fondatore del Progetto Perseus, ha elaborato, sintetizza efficacemente queste linee di sviluppo : “libri che leggono gli uni dagli altri e che imparano dai loro lettori umani”.

Il processo è appena iniziato, ma alcune linee di tendenza sono già chiare e operative in nuove forme di produzione intellettuale, che stanno trovando ampia risonanza sulla Rete.

Passeremo in rapida rassegna alcuni di questi siti che offrono interessanti prospettive alla divulgazione e alla didattica.

ePhilology

Wiki

Wiki, che in lingua hawaiana significa “molto veloce”, è un sito web (o una collezione di documenti ipertestuali) che permette a ciascuno dei suoi utenti di aggiungere contenuti: questa caratteristica è presente in qualsiasi forum, la struttura informatica contenente discussioni e messaggi scritti dagli utenti.

Ma Wiki aggiunge la possibilità di modificare i contenuti esistenti inseriti da altri utenti.

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Nell’ambito dei siti Wiki, Wikipedia rappresenta uno strumento di grande interesse e di forte carica innovativa.

Si tratta di un’enciclopedia on line, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Fondazione Wikimedia, un’organizzazione senza fini di lucro.

La caratteristica primaria di Wikipedia è il fatto che dà la possibilità a chiunque di collaborare, utilizzando un sistema aperto di modifica e pubblicazione dei contenuti.

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È pubblicata in circa 250 lingue differenti e contiene voci sia sugli argomenti propri di una tradizionale enciclopedia, che su quelli di almanacchi, dizionari geografici e di attualità.

Alla data di Novembre 2007, Wikipedia contiene in totale più di 9 milioni di voci, 29 milioni di pagine, con 391 milioni di modifiche alle pagine e 9,7 milioni di utenti registrati.

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Per comprenderne la diffusione, basti osservare che Wikipedia è uno dei dieci siti più visitati al mondo: riceve circa 60 milioni di accessi al giorno.

Chiunque può collaborare a Wikipedia, creando una nuova voce o migliorando i contenuti di quelle già esistenti; è ovvio che, in ogni istante, è sempre possibile che una pagina possa essere modificata in modo improprio, anche in buona fede, con informazioni errate.

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È interessante però ricordare che alcuni ‘esperimenti’, fatti da giornalisti o utenti a vario titolo della Rete, hanno messo in evidenza la rapidità con la quale informazioni errate o incomplete vengono corrette, ripristinando l’ordine originario.

Siti Web: spazi di condivisione didattica

La struttura di navigazione dell’enciclopedia è completamente ipertestuale, non lineare. In genere, ogni pagina contiene un gran numero di link ad altre pagine.

Nei Wiki di dimensioni notevoli esiste comunque una navigazione gerarchica, che però non deve essere necessariamente usata.

I collegamenti (link) vengono creati anche dai singoli utenti, che possono usare una sintassi particolarmente facile, la cosiddetta “link pattern.”

Siti Web: spazi di condivisione didattica

Per correggere eventuali errori e per verificare la validità di aggiornamenti recenti al contenuto delle pagine, strumenti utili sono la ‘Cronologia delle revisioni’, che visualizza le precedenti versioni di una pagina, e la funzionalità “Confronta”, che può evidenziare i cambiamenti tra due revisioni.

Un esempio di una voce dell’enciclopedia, relativa ad alcune pagine di presentazione su Tacito: Tacito in Wikipedia

Blog

Un blog è un diario in rete. Il termine blog nasce come contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”.

Con i Wiki i blog condividono il modo in cui vengono gestiti gli aggiornamenti, favoriti i commenti dei lettori e stimolata la nascita di comunità di pratica.

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Ma, a differenza di altri strumenti, i weblog raggruppano i contenuti per persona, cioè per autore del blog, non per argomento, e forniscono così agli individui un forte strumento di identificazione.

Questo elemento favorisce la relazione sia tra soggetti che già si conoscono, sia tra persone che iniziano da zero un nuovo rapporto.

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Il blog permette a chiunque sia in possesso di una connessione Internet di creare facilmente un sito in cui pubblicare storie, informazioni e opinioni in completa autonomia. Ogni articolo è generalmente legato ad uno spazio di discussione, sviluppata dai singoli utenti, in cui i lettori possono scrivere i loro commenti e lasciare messaggi all’autore.

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In questo luogo cibernetico ognuno può pubblicare notizie, informazioni, aggiungendo, se vuole, anche dei link a siti di proprio interesse: la sezione che contiene link ad altri blog è definita blogroll, ed è attraverso questo elemento che la formula “link alla fonte + annotazione”, unita alla possibilità di aggiungere un commento direttamente sul blog, ha avviato il “dialogo” in maniera sistematica e trasversale a tutta la Rete.

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Sono molto diffusi i blog tenuti da giornalisti, oppure i blog umoristici e autoironici, impegnati, satirici, “televisivi”; non mancano blog di scrittori o di poeti.

Ma un dato interessante, ai fini della didattica, è costituito dal numero crescente di istituzioni e centri di ricerca che adottano il format del blog per comunicare conoscenze, favorendo nei lettori la nascita di un senso di appartenenza ad una comunità intellettuale aperta al confronto e alla discussione.

Un articolo sui blog

Siti Web: spazi di condivisione didattica

Soprattutto in ambito scientifico cominciano a diffondersi sulla rete blog con lo scopo di promuovere e consolidare la cultura dell’innovazione, della ricerca, della scienza e della tecnologia.

Nella sezione Risorse puoi trovare un link a Agora Torino Valley, che è un network di blog di divulgazione scientifica e tecnologica, e un link a Kairos, che è un weblog per quanti sono interessati a problemi attinenti la retorica, e i suoi rapporti con la tecnologia e la didattica.

Learning Object

I Learning Object sono risorse digitali utilizzate nella didattica disciplinare assistita dal computer.

Il nome di questi elementi è tratto dalla programmazione cosiddetta object oriented usata nel settore informatico: in questo ambito, vengono creati componenti (“object”), indipendenti l’uno dall’altro, che possono esser riutilizzati in contesti diversi, a seconda delle esigenze e dell’obiettivo da perseguire.

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Un learning object, in italiano “oggetto didattico”, è un blocco di apprendimento autonomo, coerente, unitario, riutilizzabile, che risponde a un singolo, determinato obiettivo di apprendimento/insegnamento.

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Per essere definito tale, un oggetto didattico deve possedere almeno quattro requisiti:

  • deve contenere l’indicazione dello specifico obiettivo didattico che intende perseguire;
  • deve presentare il contenuto informativo, che può essere proposto sotto diverse forme mediatiche: testo, audio, video, multimediale…;
  • deve contenere esercizi relativi all’argomento presentato;
  • deve proporre strumenti e format per la valutazione.

Alcune pagine di discussione sui Learning object:

I Learning object in Wikipedia

La riflessione pedagogica sui Learning object

Second Learning

Second Learning è un nuovo approccio alla didattica on line, che si ispira alle potenzialità e ai criteri di Second Life.

SecondLife è un mondo virtuale 3D online, di proprietà della LindenLab. Ci si accede via internet con un software scaricabile dal Web, e si interagisce con i contenuti e con gli altri residenti tramite una rappresentazione digitale di se stessi, l’avatar.

Siti Web: spazi di condivisione didattica

A prima vista, SecondLife richiama alla mente i videogames. Ma, al contrario dei videogames, non c’è nessuna struttura narrativa predefinita, non ci sono percorsi obbligati, e neanche “regole del gioco”.

Una importante caratteristica di SecondLife è la possibilità di creare oggetti 3D e, volendo, di animarli. Partendo da semplici forme geometriche, si arriva a costruire un palazzo, un’automobile, un apparecchio o una figura umana.

Siti Web: spazi di condivisione didattica

Second Life si sta rivelando un utile strumento pedagogico e didattico. Diverse istituzioni, soprattutto di area anglosassone, lo stanno già utilizzando per questo scopo, con più di 100 progetti di ricerca in corso.

In SecondLife, la scrittura alfabetica lascia il posto ad un altro tipo di scrittura, fatta di forme e comportamenti.

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A nostro avviso, si tratta di un esperimento didattico molto promettente, perchè consente di costruire narrazioni che hanno come obiettivo l’insegnamento di argomenti anche astratti.

Siti Web: spazi di condivisione didattica

Il modo di comunicare tra persone è di tipo narrativo, e il contesto narrativo è quello in cui si è formata – fin dalle prime favole che ci vengono narrate da bambini – la nostra mente: Second learning offre da questo punto di vista un’occasione preziosa per recuperare, nella trasmissione delle conoscenze, l’approccio narrativo e sequenziale accanto alla logica ipertestuale.

Second learning

Esercitazione

Prossima lezione

Siti web: la progettazione

I materiali di supporto della lezione

Esercitazione

Testo ePhilology

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