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Antonella Borgo » 12.Caratteri e problemi della storiografia latina. Struttura e argomento del I libro del de bello Gallico di Cesare


Caratteri della storiografia latina

A differenza di quella greca la storiografia latina è nazionalistica nel senso che innanzitutto celebra le vicende del popolo romano.
È una storiografia ‘etica’ perché fonda su un criterio di valutazione dei fatti essenzialmente moralistico.
È pessimistica perché coglie inevitabilmente un processo di decadimento da un passato virtuoso a un presente corrotto.

L’utilità della storia

Il racconto storico deve perciò proporsi innanzitutto uno scopo didascalico e offrire ai lettori esempi utili sul piano morale e su quello politico.
Tito Livio, ad esempio, nella praefatio della sua opera, uno spazio di grande visibilità e valore programmatico, giudica lo studio della storia salubre e frugiferum, “salutare” e “fruttuoso”.


Opus oratorium

Nel de legibus (1, 5) Cicerone definisce la storia opus … oratorium maxime alludendo alla necessità di una scrittura elaborata sul piano formale pur nel rispetto del principio della veridicità.
Nell’epistola a Lucceio (fam. 5, 12) indica nella varietas degli argomenti e delle situazioni narrate la condizione necessaria a ottenere l’interesse dei lettori.


La veridicità

Restano comunque ineludibili i caratteri della veridicità e dell’oggettività che nel de oratore (2, 62) lo stesso Cicerone enuncia come prima legge della storia e che diventeranno poi un topos nei proemi delle opere storiche.


La storia come propaganda

Il grande peso che nella storiografia latina ebbero le vicende contemporanee ne fece uno straordinario strumento di propaganda politica e ideologica finalizzata a creare consenso a favore degli interessi della classe dirigente.

Storia e politica

La storiografia mantenne perciò a Roma un rapporto costante con la politica ponendosi, nella gerarchia delle attività e dei generi letterari, come la forma di otium più contigua al negotium.


Una storiografia di senatori?

È di Antonio La Penna la definizione della storiografia latina come ‘storiografia di senatori’ in quanto prodotta e indirizzata a un ceto socialmente e politicamente elevato.
La storiografia, infatti, è uno dei due soli generi letterari, insieme all’oratoria, che i membri della classe dirigente romana accettarono di coltivare, seppure in età avanzata, come Catone, o nel ritiro dalla politica attiva, come Sallustio.

La ‘tendenziosità’ di Sallustio

In Sallustio Mommsen volle vedere uno storico tendenzioso perché troppo legato alla parte democratica e a Cesare e profondamente impegnato nella lotta contro i potentes.
Ma le sue monografie riflettono soprattutto la crisi politica e istituzionale del tempo e costituiscono un’accesa denuncia del ceto dirigente.


I commentarii di Cesare

Con i suoi commentarii Cesare intendeva forse offrire ad altri storici il materiale necessario a stendere un racconto artisticamente elaborato su due importanti eventi politici che lo avevano visto protagonista: la campagna in Gallia e la guerra civile con Pompeo.
Tuttavia, definiti già da Cicerone nudi, recti e venusti (Brut. 262), “nudi”, “semplici” e “gradevoli”, essi furono considerati di per sé perfetti.

Giulio Cesare

Giulio Cesare


Il de bello Gallico

I commentarii de bello Gallico trattano in sette libri gli eventi della campagna di Cesare in Gallia dal 58 al 52, un anno per libro. Cesare li redasse forse anno per anno nei periodi invernali durante i quali le operazioni di guerra erano sospese.
Furono completati con un ottavo libro da Aulo Irzio che vi narrò i fatti degli anni 51-50, in modo da collegarli ai commentarii de bello civili.


Il de bello civili

Copre in tre libri gli eventi del 49-48 a.C. e fu completato da anonimi con un bellum Alexandrinum, un bellum Africum e un bellum Hispaniense.
L’evidente funzione propagandistica di cui Cesare investì l’opera nei confronti del ‘ceto medio’ romano e italico spiega l’uso funzionale dei fatti, sottoposti spesso a sottili deformazioni.

Pompeo Magno

Pompeo Magno


Il primo libro de bello Gallico

Si compone di 54 capitoli e tratta degli eventi dell’anno 58 e dell’inizio delle campagne contro gli Elvezi e Ariovisto. Si conclude con il racconto di una prima vittoria di Cesare che li ricaccia al di là del Reno.


I protagonisti

Gli Elvezi erano una tribù celtica che, a partire dal II sec. a. C., si era spostata gradualmente dall’attuale Germania meridionale nella zona tra il Reno e il lago di Ginevra. Cesare ne bloccò l’emigrazione concedendo loro un foedus.
Ariovisto era un re svevo. Nel 71 invase la Gallia e sconfisse gli Edui. Cesare intervenne su richiesta dei capi gallici e lo sconfisse.

Gli Elvezi di Charles Gleyre

Gli Elvezi di Charles Gleyre


L’area geografica

Il libro si apre con una descrizione del campo d’azione che riveste un profondo interesse sul piano storico-geografico.
La Gallia viene divisa da Cesare in tre aree: la Gallia Belgica a nord, la Celtica al centro, l’Aquitania a sud.


Storiografia, geografia ed etnografia

Cesare riconduce alle condizioni ambientali i caratteri delle popolazioni e, in parte, la causa degli scontri.
La storiografia si propone come sede privilegiata degli interessi geografici ed etnografici: lo conferma il sesto libro dell’opera dedicato in parte a illustrare le istituzioni sociali e religiose dei Galli.


La storiografia augustea: Tito Livio

Con i 142 libri ab Urbe condita Tito Livio torna alla modalità annalistica della scrittura storica.
Il suo racconto partiva dalle origini di Roma per giungere alla morte di Druso, figliastro di Augusto, assegnando uno spazio via via crescente agli eventi recenti.
Ci restano solo la prima, la terza, la quarta e parte della quinta decade.

Il senso della crisi

Nella prefazione lo storico giustifica il primato che Roma ha raggiunto sugli altri popoli grazie alla sua virtus, ma non può nascondere il senso di crisi che fa vacillare la città sotto la sua stessa grandezza a causa di vizi difficili da correggere malgrado i rimedi adottati.
Lo storico augusteo sembra così prendere le distanze dal programma di rinnovamento promosso dal principe.

Una storia etica

Storia e politica vengono perciò sottoposti a una valutazione etica e condizionate, nel pensiero dello storico, dalla necessità di una rifondazione morale.

Tito Livio

Tito Livio


Lo stile

Lo stile è fluido e chiaro. Secondo una tendenza già presente nella storiografia latina, che a sua volta si richiamava a quella alessandrina di impostazione ‘tragica’, Livio ama drammatizzare il racconto con scene ricche di pathos e con discorsi capaci di riflettere lo stato d’animo dei personaggi.

I materiali di supporto della lezione

Per uno sguardo complessivo sui caratteri e l’evoluzione del genere storiografico a Roma cf. D. Musti, Il pensiero storico romano, in Lo spazio letterario di Roma antica, I, Roma 1989, pp. 177-240.

Per il rapporto storiografia-politica cf. A. La Penna, Storiografia di senatori e storiografia di letterati, in Aspetti del pensiero storico latino, Torino 1978, pp. 43-104.

Approfondimento

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