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Antonella Borgo » 9.La crisi della società romana tra II e I sec. a. C. La poesia del disimpegno


La poesia soggettiva

La crisi del modello ‘scipionico’ di intellettuale, disposto a subordinare la propria opera agli interessi dello stato, comportò all’inizio del I sec. a. C. una rivalutazione dell’otium, dell’attività letteraria e in particolare di quei generi poetici che privilegiavano la soggettività e il disimpegno.


Il ‘circolo’ di Lutazio Catulo

Un primo esempio è costituito dal cosiddetto circolo di Quinto Lutazio Catulo, console nel 101 a. C.: egli raccolse intorno a sé poeti greci, tra i quali Archia, o di gusto ellenizzante, come Levio, che coltivarono una poesia ricercata nei temi e raffinata nella forma, spesso di contenuto erotico.


I poetae novi

Maggior rilievo ebbe il movimento dei poetae novi (o neoteroi come li definisce Cicerone): figure come Valerio Catone, Elvio Cinna, Varrone Atacino, Furio Bibaculo avviarono una vera e propria rivoluzione poetica indicando in Callimaco il modello privilegiato e proponendo il culto della perfezione stilistica.


Una nuova poetica

Capisaldi della nuova poetica erano:

  • il rifiuto del poema lungo;
  • la predilezione per l’introspezione psicologica;
  • la ricerca di miti poco noti;
  • un accurato labor limae.

Ne conseguiva una decisa rottura con la tradizione poetica di tipo enniano.

La poesia come lusus

Svincolata dall’impegno politico la nuova poesia diventava un lusus apparentemente fine a sé stesso; ma la ricerca di temi raffinati o, al contrario, l’attenzione esasperata per i sentimenti sono l’espressione di un mondo –politico, morale, culturale- ormai in crisi.

Catullo

Proveniente dalla Gallia Cisalpina, di famiglia aristocratica, di cultura e gusti ellenizzanti Catullo è il rappresentante di maggior rilievo dei poetae novi.

Gaio Valerio Catullo

Gaio Valerio Catullo


Il liber Catullianus

Il suo liber, scoperto nel XIV secolo, raccoglie 116 componimenti suddivisi secondo un criterio metrico:

  • da 1 a 60 le nugae, poesie leggere, brevi e di vario metro;
  • da 61 a 68 i carmina docta;
  • da 69 a 116 brevi componimenti in distici elegiaci di tono epigrammatico.

I Carmina docta

In essi si concentra la doctrina del poeta.

  • I cc.61 e 62 sono epitalami;
  • il c. 63 tratta il mito di Attis, sacerdote di Cibele;
  • il c. 64 è un lungo epillio sulle nozze di Peleo e Teti;
  • il c. 65 accompagna la traduzione della Chioma di Berenice di Callimaco, contenuta nel c. 66;
  • il c. 67 è un παρακλαυσíθυρον, il canto davanti alla porta dell’amata;
  • il c. 68, quasi un’elegia, intreccia mito e autobiografia.

I temi

Negli altri carmi tema centrale è il suo contrastato rapporto d’amore con Lesbia, una donna superficiale, sposata e di alta condizione sociale.
Ma sono presenti anche l’amicizia, la polemica politica e letteraria, piccoli episodi di vita quotidiana.


La lingua e i metri

La lingua di Catullo è varia: a volte colta, a volte popolareggiante; incline a nuove sperimentazioni ma non priva di arcaismi.
Anche i metri dei suoi carmi sono molteplici: esametri e distici elegiaci, faleci, giambi, gliconei e ferecratei, strofe saffica e asclepiadei. Nel c. 63 usa il raffinato galliambo.


La poesia d’evasione

Il rapporto poesia-politica cambia ancora in età augustea: se l’epos di Virgilio mira all’elogio del princeps altri generi scelgono l’evasione.
È il caso della poesia bucolica.


Le Bucoliche di Virgilio

Sono dieci componimenti di argomento e di ambientazione campestre: i personaggi sono per lo più pastori; i temi l’amore ma anche il mito. La quarta è dedicata a Pollione; la decima contiene un omaggio a Cornelio Gallo, uomo politico e poeta elegiaco; nella prima e nella nona sono presenti elementi autobiografici.
Il modello è il poeta alessandrino Teocrito.

Teocrito

Teocrito


L’influenza della filosofia

Virgilio ebbe una formazione filosofica epicurea.
Con l’invito a vivere appartati l’epicureismo esercitò un’influenza determinante, anche se non diretta, sulla poesia disimpegnata alla quale offrì sostegno ideologico.

Epicuro

Epicuro


Poesia e storia

Tuttavia, le bucoliche non riescono a mantenersi del tutto lontane dalla dolorosa attualità politica: la prima e la nona sono legate alla vicenda della spartizione ai veterani delle terre della zona di Cremona e di Mantova, della quale ebbe a soffrire lo stesso Virgilio.


La lirica di Orazio

Con i quattro libri di odi Orazio dà coscientemente inizio alla lirica latina, più contenuta e ‘oggettiva’ della poesia catulliana, più greca nella forma e nella struttura: Alceo, Saffo, Anacreonte, Pindaro, Archiloco sono per lui i modelli da emulare.


La varietà dei temi

Alcune odi, di carattere più intimo, presentano motivi autobiografici, dialoghi con amici, scene conviviali, riflessioni sul tempo, sulla vita e la morte; in altre prevalgono temi religiosi e civili.


La lingua e i metri

La lingua delle odi è molto curata, la scelta del lessico attento.
La forma metrica delle odi è varia: Orazio introdusse a Roma diciannove metri lirici greci che organizzò per lo più in strofe tetrastiche fissandoli in un ritmo più controllato.
Le più frequenti sono la strofa alcaica e la saffica.

I materiali di supporto della lezione

Di utile lettura è il capitolo Bucolica, lirica, elegia curato da Paolo Fedeli in La poesia latina. Forme, autori, problemi, a c. di F. Montanari, Roma 1991, pp. 77-105.

Sempre ricco di spunti di riflessione è il capitolo oraziano della Storia della letteratura latina di Fabio Cupaiuolo, Napoli 1994.

Il Podcast della lezione

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