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Antonella Borgo » 11.Il de rerum natura di Lucrezio. Il terzo libro: tra etica e psicologia


Struttura e argomento

Il poema è un’appassionata esposizione della dottrina filosofica di Epicuro.
Dei sei libri nei quali si articola i primi due trattano della fisica epicurea (struttura della materia, movimento degli atomi); il terzo e il quarto dell’anima, delle sensazioni e della conoscenza; il quinto e il sesto della storia del mondo e dei fenomeni naturali.


Il poema didascalico

Il de rerum natura è un poema didascalico che segue la tradizione degli antichi filosofi greci ma testimonia anche il grande interesse per i testi di argomento scientifico e filosofico che si diffuse nella seconda metà del I sec. a. C.


Il destinatario

L’opera è dedicata a Gaio Memmio, amico di Lucrezio e militante politico dalla carriera tormentata; ma si intende che è rivolta a un pubblico più vasto e a quanti necessitano della serenità che proviene dalla conoscenza del vero.


Lo scopo

L’intento di Lucrezio è di promuovere la conoscenza delle vere cause dei fenomeni naturali per cancellare dalla mente dell’uomo ignoranza e superstizione e, con esse, le due maggiori paure che lo attanagliano, quelle degli dei e della morte.


Gli elogi di Epicuro

Alla fede, falsa e vana, negli dei Lucrezio sostituisce quella per la filosofia e per chi ha sollecitato nell’uomo il processo della conoscenza.
I libri terzo, quinto e sesto si aprono con dei veri e propri inni in onore di Epicuro.


La forma poetica

Per facilitare ai Romani la comprensione di una dottrina così ostica Lucrezio scelse di spiegarla in versi, uno strumento piacevole, dolce come il miele che, spalmato sul bordo della coppa, facilita l’assunzione anche delle medicine più amare.


Le ‘contraddizioni’ di Lucrezio

L’adozione della forma poetica costituisce però una contraddizione rispetto al pensiero di Epicuro che aveva considerato la poesia un veicolo di falsità e di turbamento per l’uomo.
Ad essa si aggiunge l’inno a una divinità, Venere, che apre il poema.


La condizione dell’uomo

Anche la descrizione della difficile condizione dell’uomo, nato in un ambiente a lui sfavorevole e poi destinato dai suoi stessi errori all’infelicità, sembra ‘tradire’ l’ottimismo del messaggio di Epicuro.
Ma proprio la descrizione del male nel mondo vale a rafforzare, secondo Lucrezio, la fede nell’efficacia della dottrina del maestro.

Il terzo libro: l’anima

In questo libro, che dedica a indagare la natura e le proprietà dell’anima umana, Lucrezio sostiene che essa, in quanto parte del corpo, è solidale con lui nella nascita, nella malattia e nella morte: come il corpo contrae terribili malattie, così l’anima diventa preda dei mali che le sono propri, ansie, tristezza e paura (vv. 459 ss.).


I suoi mali

Alla base di questo disagio stanno due vizi, l’avidità e l’ambizione, che spingono l’uomo a commettere anche delitti per assicurarsi ricchezza e potere con i quali egli spera di cancellare la paura della morte (vv. 59 ss.).

L’angoscia esistenziale

Questa paura genera un perenne stato ansioso, una vera e propria malattia dalla quale è difficile liberarsi perché non se ne comprende la causa (vv. 1053 ss.).
L’unica medicina consiste per l’uomo nella conoscenza della natura e di sé stesso all’interno della natura.

Il significato dei miti

Anche i miti famosi della tragedia e dell’epica sono interpretati come metafora dei mali che affliggono l’uomo: il masso che incombe sulla testa di Tantalo è il timore degli dei che grava sui mortali; gli uccelli che dilacerano Tizio negli Inferi rappresentano i morsi della gelosia che tormenta chi ama, etc. (vv. 978 ss.).
Lucrezio conclude che l’uomo se li procura da sé stesso: dunque, il vero inferno è sulla terra: Hic Acherusia fit stultorum denique vita (v.1023).

Il poeta dell’angoscia

In questa sua capacità di cogliere e di descrivere le ansie che affliggono l’individuo alcuni hanno visto il riflesso di uno stato ansioso-depressivo dal quale sarebbe stato affetto il poeta stesso.
Già Girolamo sostenne che Lucrezio, impazzito per aver assunto un filtro d’amore, avrebbe composto il poema per intervalla insaniae.

Girolamo

Girolamo


Corpo e anima

Va invece sottolineato come il processo di ripiegamento nell’interiorità che la crisi dei valori religiosi e morali produsse sul finire del I sec. a. C. abbia indotto la percezione di una dimensione ‘psichica’ dell’individuo, diversa ma contigua alla sfera morale e a quella fisica.

La lingua e lo stile

Nello sforzo di tradurre i termini tecnici della dottrina epicurea Lucrezio, che lamenta la povertà della lingua latina, ha il merito di aver creato le basi della lingua poetica filosofica.
Lo stile è argomentativo nelle sezioni di interesse scientifico; altrove non rifugge dai moduli della tradizione poetica elevata, anche enniana.

I materiali di supporto della lezione

Per uno sguardo complessivo sulla letteratura filosofica a Roma cf. G. Cambiano, I testi filosofici, in Lo spazio letterario di Roma antica, I, Roma 1989, pp. 241 ss.

L’ipotesi di un presunto disagio psicologico del poeta è sostenuta da L. Perelli, Lucrezio poeta dell’angoscia, Firenze 1969.

Approfondimento

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