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Antonella Borgo » 18. L’elegia latina: un genere problematico


Il problema delle origini

Benché i grammatici e gli stessi poeti elegiaci sottolineino più volte la dipendenza dell’elegia latina da quella greca, essa se ne differenzia per il contenuto più intimo e soggettivo.


Le ipotesi sulla sua genesi

L’elegia a Roma può essere considerata perciò un prodotto originale, seppure caratterizzato dalla fusione di temi elegiaci ellenistici con

  • lo psicologismo della commedia nuova;
  • i temi erotici dell’epigramma.

Il rapporto con la tradizione latina

Gli elegiaci latini risentirono profondamente anche dell’esperienza neoterica alla quale attinsero

  • la concezione totalizzante dell’amore;
  • l’impianto metaforico;
  • il linguaggio erotico.

Il c. 68 di Catullo è stato spesso considerato il prototipo dell’elegia latina.

L’amore come sofferenza

L’amore è il tema elegiaco per eccellenza, ma si tratta per lo più di un amore vissuto come sofferenza, come un morbus prodotto dalle continue infedeltà della donna e dalle frequenti rotture (discidia).


L’amore come furtum

Si tratta inoltre di un amore furtivo perché consumato con donne spesso di condizione sociale inferiore e per lo più legate ad altri uomini.


Le metafore dell’amore

L’amore diventa perciò convenzionalmente per l’amante elegiaco dolce-amaro, una fiamma che genera furor, fonte di inertia e di nequitia per il poeta che tende ad allontanarsi dalla società civile e a rifiutarne le norme.


La donna elegiaca

Ne è causa soprattutto il comportamento della donna, che spesso viene insultata nei versi del poeta amante perché fedifraga, incostante e avida.
Altrettanto spesso ella viene però anche idealizzata e associata alle eroine del mito.


Il servitium amoris

Il poeta, che non riesce a sottrarsi a questo rapporto spesso degradante, lo vive come una sorta di schiavitù: l’amore elegiaco è anche servitium amoris, completo assoggettamento dell’uomo alla donna.


I nomi delle puellae

Su un altro versante la puella, accostata alle eroine mitiche, viene cantata con nomi fittizi che valgano a proteggerne l’identità ma anche a indicarla a un pubblico colto come fonte di alta ispirazione.
La donna di Gallo è cantata come Licoride, quella di Tibullo come Delia, quella di Properzio Cinzia, quella di Ovidio Corinna: nomi legati anche al culto di Apollo, protettore dei poeti.


Il rapporto con il potere

Naturalmente, il rapporto dei poeti elegiaci con il potere politico non era facile, soprattutto perché Augusto, con una serie di leggi varate a partire dal 18 a. C. (leges Iuliae e lex Papia Poppaea), si era proposto di restaurare l’istituto del matrimonio condannando libertà di costumi e calo della natalità.

Tra otium e negotium

Inoltre, l’esperienza di amore totalizzante vissuta dal poeta elegiaco non era conciliabile con impegni di diversa natura, soprattutto quelli ufficiali: è anche per questo che egli tendeva a scegliere il disimpegno e l’allontanamento –a volte concreto- dalla città e dai doveri che essa comportava.


Una società in crisi

L’elegia diventa perciò anche espressione di una crisi che investiva politica, religione, istituzioni sociali e familiari.


Il motivo della recusatio

Il poeta elegiaco fa perciò suo il motivo della recusatio grazie al quale poteva esimersi dal dichiarare appoggio al regime e ai suoi massimi esponenti dichiarando la propria incapacità a celebrarne poeticamente le gesta.


Le due generazioni di poeti elegiaci

Questo disimpegno fu vissuto con maggiore difficoltà dagli elegiaci della cosiddetta prima generazione (Tibullo e Properzio), ancora memori della repubblica e a volte costretti a ostentate forme di anticonformismo, rispetto a quelli della seconda (Ovidio), abituati ormai a una forzata lontananza dalla vita pubblica.


I materiali di supporto della lezione

Ripercorre approfonditamente nascita e sviluppo dell’elegia latina P. Pinotti, L’elegia latina. Storia di una forma poetica, Roma 2002.

Il Podcast della lezione

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