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Antonella Borgo » 19.Il ‘canone’ dei poeti elegiaci


La breve stagione dell’elegia

La poesia elegiaca ebbe una vita breve, anche se intensa, tutta concentrata durante il principato di Augusto e costituita fondamentalmente dall’attività di quattro poeti.


I poeti elegiaci

Nei vv. 53 s. della decima elegia del quarto libro dei tristia Ovidio stesso traccia una breve cronistoria del genere: Tibullo fu il successore di Gallo e Properzio di Tibullo; al quarto posto, secondo la successione temporale, il poeta colloca sé stesso.

Il giudizio del retore

Gli stessi nomi ricorrono nel decimo libro di Quintiliano che aggiunge una valutazione comparativa dei singoli poeti: il più puro ed elegante –a suo avviso- è Tibullo, benché alcuni preferiscano Properzio; più manierato Ovidio, meno disinvolto Cornelio Gallo.


Cornelio Gallo: una figura oscura

Del poeta che viene considerato l’iniziatore dell’elegia possediamo solo una decina di versi che un papiro ci ha restituito in forma frammentaria circa quaranta anni fa.
L’attribuzione a Gallo– per lo più accettata- appare verosimile alla luce di alcuni dati:

  • il luogo del ritrovamento, l’Egitto, di cui Gallo fu prefetto;
  • la datazione del papiro tra il 50 e il 20 a. C.;
  • la presenza del vocativo Lycori;
  • il contenuto.

Il ritratto virgiliano

Il nome di Licoride è quello della donna che, secondo il ritratto che di Gallo ci offre la decima bucolica di Virgilio, abbandonò il poeta per seguire un soldato.
Alle doti poetiche di Gallo Virgilio rende onore anche nei vv. 64-73 della sesta bucolica.
Alle laudes Galli, secondo Servio, era dedicato anche quel segmento del quarto libro delle Georgiche che Virgilio sostituì con l’episodio di Aristeo quando Gallo cadde in disgrazia di Augusto.

Tra politica e poesia

La figura di Gallo, iniziatore riconosciuto dell’elegia, si differenzia da quella dei suoi successori che scelsero una prudente lontananza dalla vita pubblica.
Egli invece, nel tentativo di contemperare l’otium poetico con i negotia politici, si dimostra in tutto erede dei valori della res publica aristocratica.

Tibullo: la personalità

Albio Tibullo, discendente da una ricca famiglia equestre, scelse decisamente l’otium e una vita trascorsa a coltivare la poesia e l’amore per la sua donna.
Orazio ce ne dà un duplice ritratto, nell’ode 33 del primo libro e nell’epistola 1, 4, dipingendone il carattere fragile e l’esasperata sensibilità.

Tibullo

Tibullo


La produzione

Il suo corpus comprende due libri sicuramente autentici, rispettivamente di dieci e sei elegie; un terzo e un quarto, di incerta attribuzione, che contengono sei elegie di un non meglio identificato Ligdamo, un anonimo Panegirico di Messalla, undici elegie del cosiddetto ‘ciclo di Sulpicia’ e due componimenti il cui autore si presenta come Tibullus.

I temi

Coerentemente alla sua scelta esistenziale e poetica temi ricorrenti della sua poesia sono:

  • l’amore (per Delia nel primo libro, per Nemesi nel secondo);
  • l’aspirazione alla tranquillità della vita in campagna;
  • il rifiuto della guerra;
  • l’elogio della paupertas o, meglio, il rifiuto di una ricchezza conquistata a danno della serenità interiore.

Properzio

Il primo libro di Sesto Properzio, Monobiblos, si apre programmaticamente col nome della donna amata, Cinzia.
L’amore è infatti il tema predominante delle sue elegie insieme al mito che egli presenta da un punto di vista soggettivo, collegandolo alle vicende della propria vita.


Il rifiuto della poesia impegnata

Il tema erotico domina anche il suo secondo libro la cui prima elegia contiene una recusatio indirizzata a Mecenate (vv. 17 ss.); l’ultima, la 34, si chiude ancora nel nome della puella amata e con la dichiarata adesione a una tradizione di poesia erotica che fa capo a Gallo.


Le elegie romane

In cinque elegie del quarto libro, la 2, la 4, la 6, la 9 e la 10, egli celebra la grandezza di Roma pur senza tradire la propria poetica: l’adozione della tecnica eziologica dà infatti a questi componimenti la forma di epilli.
Il dialogo, contenuto nella prima elegia dello stesso libro, nel quale il poeta immagina di essere dissuaso da un indovino, Horos, dal dedicarsi a questo nuovo tipo di poesia celebrativa, costituisce una singolare dichiarazione di fedeltà alla poetica elegiaca.

Ovidio

Poeta della cosiddetta seconda generazione di elegiaci, Ovidio coltiva questo genere poetico in modo più ironico e sperimentando sempre nuove forme di poesia erotica.
Nell’elegia d’apertura della sua prima raccolta, Amores, dichiara di aver adottato il distico elegiaco non per sua scelta e di non avere neanche un amore da cantare.
Corinna apparirà solo nella quinta elegia.

Ovidio

Ovidio


Le altre raccolte elegiache

  • Nuove forme elegiache sperimenta nelle Heroides, diciotto lettere in versi di altrettante eroine del mito ai loro amanti, più tre risposte;
  • De medicamine faciei, sull’uso dei cosmetici;
  • Ars amatoria, tre libri sulla tecnica d’amore;
  • Remedia amoris, sui modi per liberarsi dell’amore.

Le elegie dell’esilio

Al periodo dell’esilio risalgono i cinque libri dei Tristia e i quattro delle Epistulae ex Ponto, nei quali la forma elegiaca, diventata querela, lamento, esprime la sofferenza del poeta esule e gli appelli ai lettori, amici e patroni, perché gli ottengano un alleggerimento della pena.


I materiali di supporto della lezione

Per uno sguardo di insieme cf. P. Fedeli, La poesia d’amore, in Lo spazio letterario di Roma antica, vol. I, Roma 1989, pp.143 ss.

Solo qualche titolo è possibile citare sui singoli autori.

Su Tibullo: A. La Penna, L’elegia di Tibullo come meditazione lirica, in Atti del Convegno Internazionale su A. Tibullo, Roma 1986, pp. 89-140;

su Properzio: A. La Penna, L’integrazione difficile. Un profilo di Properzio, Torino 1977;

su Ovidio: N. Scivoletto, Musa iocosa, Roma 1976.

Approfondimento

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