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Antonella Borgo » 13.Forme della scrittura storica. Le monografie di Sallustio


Gli Annales maximi

Il nome indica la raccolta degli annales realizzata dal pontefice Publio Muzio Scevola.
Gli annales contenevano la registrazione ufficiale degli eventi più importanti verificatisi in un anno; i pontefici li esponevano su una tabula dealbata, una tavola bianca.
Rappresentarono la memoria collettiva dello stato romano.


Annales e historiae

Questa modalità cronologica di registrazione dei fatti influenzò l’attività di scrittura dei primi storici e rimase un carattere costante della storiografia latina.
A partire dal II secolo a. C. un nuovo indirizzo metodologico fu rappresentato dalle historiae che trattavano non di tutta la storia di Roma ma di un segmento di essa considerato di particolare importanza.

La polemica di Sempronio Asellione

Nel discutere la differenza di significato dei due termini historiae e annales Aulo Gellio ci riferisce la polemica di Sempronio Asellione contro la modalità di scrittura annalistica.
Egli riteneva insufficiente registrare i fatti anno per anno senza indagare i motivi che li avevano determinati e gli uomini che ne erano stati responsabili.

La storiografia come indagine

Scopo dello storico diventava così non la redazione di un diario di eventi ma una vera e propria indagine sui fatti: il verbo perscribere, usato da Sempronio Asellione e da Sallustio in sede proemiale, indica appunto un’approfondita attività di analisi e di scrittura.


Le monografie di Sallustio

Nelle sue due monografie Sallustio si propose appunto di indagare su un solo evento per volta, la congiura di Catilina e la guerra contro Giugurta, in quanto esemplificativi della grave crisi politico-sociale in cui versò Roma dalla fine del II secolo a. C.


La scelta degli argomenti

Con la scelta dei due eventi, di gravità diversa, lo storico intendeva mettere in luce la corruzione della classe dirigente e la cecità di quei pauci potentes che, concentrando nelle proprie mani il potere politico e la maggior parte delle ricchezze, avevano prodotto sperequazioni e malcontento sociale.

L’otium come impegno

La sua attività storiografica diventava così impegno politico e sociale: nel proemio del bellum Iugurthinum Sallustio dichiara polemicamente che il suo otium riuscirà più utile allo stato del negotium dei politici corrotti e attenti solo al proprio interesse.


L’archeologia

L’evento oggetto delle monografie è preceduto in entrambi i casi da un inquadramento storico.
Nel de coniuratione Catilinae esso si estende dal capitolo sesto al tredicesimo assumendo il carattere di una vera e propria ‘archeologia’ della storia politico-istituzionale di Roma.

Lucio Sergio Catilina

Lucio Sergio Catilina


I proemi

Le monografie si aprono con due proemi, entrambi di quattro capitoli, di argomento filosofico: il discorso sull’anima e il corpo e sui loro rispettivi caratteri e funzioni è finalizzato alla difesa delle attività dell’otium, in particolare della storiografia.

Le modalità del racconto

L’indagine dei fatti si coniuga con modalità del racconto capaci di catturare l’interesse del lettore: Sallustio fa uso di ritratti, discorsi ed excursus non solo di argomento storico e politico ma anche etnogeografico, come quello sui luoghi e le popolazioni dell’Africa nei capitoli 17-19 del bellum Iugurthinum.


Il ‘ritratto paradossale’

La formula è di Antonio La Penna che così classifica i ritratti di quei personaggi, come il Petronio di Tacito, caratterizzati da aspetti contraddittori, positivi e negativi, del carattere.
Può essere definito così anche il ritratto di Catilina nel quinto capitolo del de Catilinae coniuratione anche se la corruzione del personaggio, per altri versi risoluto e tenace nelle fatiche, non tende alla mollezza e al vizio ma alla violenza e al delitto.

Le historiae

Con le historiae Sallustio tornava a un racconto storico di ampio respiro: in cinque libri l’opera trattava della storia di Roma dalla morte di Silla (78 a. C.) alla conclusione della guerra di Pompeo contro i pirati (67).
Ne restano dei frammenti, alcuni anche di ampie dimensioni.


Altre forme di scrittura: i commentari

Tra le altre forme storiografiche si annoverano i commentari, raccolte di appunti, lettere e rapporti destinati a essere rielaborati artisticamente in un’opera storica.
Tra gli altri, avevano composto commentarii Silla, Varrone e Cicerone che raccolse materiale in latino e in greco sul suo consolato.
I più famosi sono quelli di Cesare.

Lucio Cornelio Silla

Lucio Cornelio Silla


La biografia

A mezza strada tra storiografia ed elogio la biografia ricostruisce la vita e spesso la morte eroica di personaggi politici di rilievo.
Considerata una forma storiografica minore, era coltivata per lo più da figure di condizione sociale non elevata o comunque lontane dalla politica attiva.

Il de viris illustribus di Cornelio Nepote

Era una raccolta di biografie che, in almeno 16 libri, esponeva per ‘categorie’ la vita di re, poeti, oratori, etc.
L’accostamento dei personaggi romani a quelli greci intendeva sviluppare un confronto sistematico tra le due culture.


La praefatio

Cornelio Nepote non è mosso da pregiudizi nazionalistici: nella prefazione manifesta anzi un insolito relativismo culturale sostenendo che usi e costumi che risultano incomprensibili ai Romani vanno considerati alla luce del contesto socio-culturale in cui si sono sviluppati.


I materiali di supporto della lezione

Per uno sguardo di insieme su Sallustio cf. R. Syme, Sallustio, trad. it., Brescia 1968.

Di grande interesse è A. La Penna, Sallustio e la rivoluzione romana, Milano 1968.

Cf. anche A. La Penna, il ritratto «paradossale» da Silla a Petronio, in Aspetti del pensiero storico latino, Torino 1978, pp. 193-221.

Approfondimento

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