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Antonella Borgo » 5.Nascita e sviluppo dell’epica latina. Da Livio Andronico a Virgilio


Epica latina ed epica greca

Fin dalle origini l’epica, destinata a diventare il genere poetico più importante a Roma, fu modellata secondo i caratteri formali di quella greca, non solo omerica ma anche di età ellenistica.
Tipicamente romani sono invece la materia e i valori dei quali essa si fece portavoce.

L’epos come poema nazionale

Innanzitutto, l’epica latina presenta un carattere spiccatamente nazionalistico, nel senso che celebra sempre le virtù del popolo e dei personaggi che resero grande Roma.

Calliope, musa della poesia epica

Calliope, musa della poesia epica


L’epica storica

L’intento celebrativo indirizzò subito il racconto epico verso i temi storici, anche per il profondo impatto emotivo provocato dall’esito delle guerre puniche che imposero Roma come nuova potenza nel Mediterraneo.

Annibale in Italia

Annibale in Italia


La funzione propagandistica

All’epica venne perciò affidato anche il compito di propagandare il sistema di valori sui quali si fondava la grandezza di Roma e che coincideva sostanzialmente con quello del ceto dominante, l’aristocrazia senatoria prima, il principato di Augusto poi.

Tra epica e filologia: Livio Andronico

Il primo poema epico latino risale alla seconda metà del III sec. a.C.: Livio Andronico traduce in saturni, il metro locale, l’Odissea.
L’Odusya inaugura il nuovo genere poetico e, insieme, l’interesse per la filologia.


La traduzione ‘artistica’

L’Odusya è infatti il prodotto di una vera e propria traduzione artistica, tesa non solo a volgere in latino i contenuti del modello greco, ma ad adattarli al diverso contesto culturale al quale l’opera era indirizzata.

Il Bellum Poenicum di Nevio

Con Nevio l’epica latina entra nel vivo della storia: il suo Bellum Poenicum non nasce all’interno della scuola, ma dall’esperienza del suo autore che aveva partecipato alla prima guerra punica.

Tra mito e storia

Al tema storico si unisce nel poema quello mitico della fondazione di Roma secondo uno schema che rimarrà caratteristico della poesia epica latina.


Ennio, l’Omero romano

Nel proemio dei suoi Annales Ennio racconta, secondo una tipica modalità poetica alessandrina, che Omero, apparsogli in sogno, gli aveva rivelato che la propria anima era trasmigrata in lui.
Questa sorta di investitura poetica sottolinea lo sforzo di sintesi perseguito nell’opera tra la cultura greca e quella latina.

Gli Annales

Il titolo, che rimanda ai resoconti degli avvenimenti che i pontefici redigevano anno per anno, non solo dichiara l’argomento trattato (la storia di Roma dalle origini ai suoi tempi), ma sottolinea il legame dell’epica latina con la storia e la sua funzione ideologica.

Tra poesia e ideologia

Negli Annales, infatti, la celebrazione di Roma da un lato tende a giustificarne le mire imperialistiche dall’altro a elogiare alcune figure del ceto dirigente, come Fulvio Nobiliore, patrono di Ennio.


Il metro

A differenza di Livio Andronico e di Nevio, Ennio adoperò negli Annales l’esametro, il verso di origine greca che sarebbe rimasto tipico dell’epica, dimostrando anche sotto l’aspetto formale la sua volontà di innovazione.

Gli Annales come modello

L’opera del pater Ennio fu considerata subito come il grande poema nazionale di Roma e condizionò lo sviluppo del genere influenzando lo stesso Virgilio.

L’Eneide tra Ennio, Omero e gli alessandrini

Gli Annales di Ennio costituirono un precedente ineludibile per Virgilio che, tuttavia, nell’Eneide volle misurarsi anche con il modello omerico e con l’epillio alessandrino.

Virgilio

Virgilio


La struttura

A Omero rimandano non solo l’uso di una serie di tecniche come le similitudini e gli epiteti esornativi, ma il modo stesso in cui è strutturato il racconto: nei primi sei libri le peregrinazioni di Enea richiamano l’Odissea; nella seconda esade le guerre nel Lazio rievocano il contenuto dell’Iliade.

L’epoca di composizione

L’Eneide fu composta dopo il 30 a. C. e alla morte di Virgilio rimase incompiuta: lo testimoniano i 58 tibicines (puntelli), cioè i versi rimasti a metà.
Per questo motivo il poeta diede mandato agli amici di distruggerla dopo la sua morte, ma Augusto si oppose.

Augusto impedisce la distruzione dell’Eneide

Augusto impedisce la distruzione dell’Eneide


La finalità

Seguendo il desiderio del princeps, con l’Eneide Virgilio si proponeva di celebrare la nuova era di pace inaugurata dal principato di Augusto il quale, attraverso il circolo di Mecenate, intendeva fare dei poeti e degli intellettuali che vi aderirono la cassa di risonanza del suo regime.
Nel libro sesto Anchise, che Enea incontra negli Inferi, giustifica in tre celebri versi (vv. 851-853) il principato e la politica imperialistica di Augusto.

Virgilio legge l’Eneide ad Augusto, Ottavia e Livia

Virgilio legge l’Eneide ad Augusto, Ottavia e Livia


Un’epica soggettiva

Per altri versi l’Eneide si differenzia dalla tradizione del genere: il racconto di Enea, che è insieme protagonista e narratore dell’azione, l’attenzione per il mondo spirituale delle figure che lo circondano spostano l’ottica dal piano oggettivo dei fatti a quello soggettivo dei personaggi.

Il protagonista

Soprattutto Enea incarna una nuova tipologia di eroe: Virgilio ne celebra non il valore in guerra né l’astuzia ma la pietas verso la famiglia e gli dei.
Il rispetto della missione che gli è stata affidata dal destino, la fondazione di una nuova patria per i profughi di Troia, gli impone il sacrificio dei suoi stessi sentimenti: nel quarto libro leggiamo come egli scelga di rinunciare al suo amore per Didone.


La poesia dei vinti

Anche in battaglia Enea incarna una nuova figura di eroe che prova pietà per i nemici vinti e per i giovani caduti in guerra, vittime spesso innocenti degli eventi.
La storia è fatta di lacrime, dice in un verso famoso del primo libro rievocando le sventure sue e dei Troiani: sunt lacrimae rerum (v. 462).

Il libro VIII: il contenuto

Un esempio significativo di questa nuova sensibilità del poeta epico è costituito dall’ottavo libro che celebra la grandezza futura di Roma. Enea, recatosi a Pallanteo per stringere alleanza con Evandro, si trova nei luoghi nei quali sorgerà Roma: Virgilio integra il racconto della storia antica del Lazio fatto dall’anziano re descrivendo con commozione i luoghi e i monumenti della città contemporanea (vv. 313 ss.).

Le armi di Enea

Quando poi Venere porta a Enea le armi forgiate per lui da Vulcano (vv. 608 ss.) il poeta non si limita a riprodurre l’episodio del XVIII libro dell’Iliade in cui Efesto costruisce le armi per Achille: sullo scudo sono effigiate le più celebri vicende della storia di Roma fino alla battaglia di Azio e al trionfo di Ottaviano. Enea se ne compiace ignaro, dice il poeta, di addossarsi il destino della sua discendenza e il peso stesso della storia (vv. 729-731).

Sulla scia dell’epillio: le Metamorfosi di Ovidio

Anche il poema ovidiano, composto in esametri, può considerarsi un epos per l’intento celebrativo che lo anima: l’apoteosi e la trasformazione in cometa di Cesare e la glorificazione di Augusto chiudono il XV e ultimo libro.
L’impianto ideologico, però, è molto più debole di quello dell’Eneide.


Il senso della mutazione

Centrale è il tema della trasformazione delle forme viventi, che viene colta nell’atto stesso del suo divenire.
I temi e i personaggi (Medea, Orfeo, Eracle, Scilla, Europa, Mirra) sono quelli del mito classico cari anche agli epilli neoterici e, prima ancora, alessandrini.

Metamorfosi di Dafne

Metamorfosi di Dafne


I materiali di supporto della lezione

Accanto alla trattazione dei singoli autori contenuta nelle storie della letteratura latina, per uno sguardo complessivo sull’epica latina può risultare utile la consultazione di:

A. Barchiesi, L'epos, in Lo spazio letterario di Roma antica, I, Roma 1989, pp. 115-141;

A. Perutelli, Epica e poesia didascalica, in La poesia latina. Forme, autori, problemi, a c. di F. Montanari, Roma 1991, pp. 11-75.

Nella storia della critica virgiliana è di importanza indiscussa il volume di R. Heinze, La tecnica epica di Virgilio, trad. it., Bologna 1996 (Stuttgart 1989).

Approfondimento

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