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Antonella Borgo » 1.Nascita e sviluppo della letteratura latina. I generi letterari; il rapporto otium-negotium


I Greci a Roma

La nascita e lo sviluppo della letteratura latina furono profondamente condizionati dall’influenza della cultura greca con la quale i Romani entrarono in contatto a partire dal sec. II a. C. per la loro politica espansionistica nel Mediterraneo e poi in Oriente.
I generi letterari nei quali si articolò la nascente letteratura latina –il teatro tragico e comico, l’epica- furono perciò subito modellati sia nei contenuti che negli schemi formali dalle leggi che avevano regolato la produzione letteraria greca.

Letteratura e scelta del βίος

In Grecia dopo la morte di Alessandro si era drammaticamente riproposto il problema della scelta del tipo di vita: se fosse preferibile un’esistenza attiva, dedita all’affermazione personale attraverso l’attività politica, militare o il commercio, o piuttosto la vita contemplativa, ritirata e tranquilla. La questione, variamente dibattuta dalle principali scuole filosofiche, aveva influenzato anche la produzione letteraria, sempre più indirizzata verso il disimpegno e l’introspezione.

Otium e negotium

A Roma, dove il potere politico esigeva dal cittadino di prestare la propria opera innanzitutto a favore della res publica, il problema si configurò come ricerca di un difficile equilibrio tra negotium e otium: il primo imponeva una serie di officia, doveri, a favore dello stato e dei concittadini, con i quali in definitiva coincideva la virtus individuale; il secondo era sempre soggetto al rischio della condanna sociale e perfino di identificarsi col male morale.

Otium, negotium e letteratura

Il problema non mancò di influenzare anche la produzione letteraria all’interno della quale quei generi che presentavano maggiore contiguità con il potere politico, perché capaci di assolvere una funzione propagandistica e di esercitare una vasta influenza sul pubblico, vennero sostenuti economicamente e privilegiati nell’opinione comune rispetto a quelli che si facevano espressione di sentimenti e valori soggettivi.

La gerarchia dei generi letterari

Si generò perciò una vera e propria gerarchia all’interno dei generi letterari che vedeva in cima oratoria, storiografia e poesia epica; poi la poesia drammatica, tragica e comica; in fondo la produzione poetica soggettiva, satira, poesia erotica, lirica.

E. Le Sueur, Melpomene, Erato e Clio. Immagine da: Governo francese

E. Le Sueur, Melpomene, Erato e Clio. Immagine da: Governo francese


Prosa e poesia

Risulta evidente come in questa sorta di gerarchia i generi più ‘forti’, perché praticati da intellettuali appartenenti alla nobilitas e diretti a un pubblico potente e colto, fossero quelli in prosa, mentre quelli poetici erano più deboli perché più debole era sia sul piano politico che economico chi li praticava.

I primi poeti

Poeti come Livio Andronico e Terenzio furono liberti, altri, come Nevio, Ennio e Pacuvio, furono clienti di famiglie potenti, non asserviti ma comunque controllati all’interno di esse o di più ampi circoli che ne indirizzarono la produzione a funzioni e scopi graditi al potere aristocratico.

Livio Andronico. Immagine da: Blogspot

Livio Andronico. Immagine da: Blogspot

Quinto Ennio. Immagine da: Wikipedia

Quinto Ennio. Immagine da: Wikipedia


I primi prosatori

Dopo le orazioni di Appio Claudio Cieco e gli storiografi che scrivevano in greco storiografia e oratoria politica nascono invece con Catone, che aveva avuto esperienza diretta in campo politico e militare.

Catone il Censore. Immagine da: Wikipedia

Catone il Censore. Immagine da: Wikipedia


Intellettuali e potere

Non c’era però contrapposizione ideologica tra poeti e nobilitas: il legame che essi intrattenevano con gli ambienti aristocratici li portarono per lo più a condividerne i valori e gli interessi e a privilegiare nella loro produzione la funzione dell’ ‘utile’ piuttosto che del ‘piacevole’.

Il circolo degli Scipioni

La nobilitas promosse anzi l’apertura alla nuova cultura greca favorendo l’incontro di intellettuali greci e latini.
In particolare Lucio Emilio Paolo, il vincitore di Perseo re di Macedonia, diede vita a un circolo che impresse una svolta alla nuova letteratura e in genere alla cultura latina. Vi aderirono intellettuali come Lucilio, Terenzio ed Ennio le cui opere si ispirarono a modelli ellenistici.

Trionfo di Lucio Emilio Paolo. Immagine da: Wikipedia

Trionfo di Lucio Emilio Paolo. Immagine da: Wikipedia


Humanitas e mos maiorum

Al circolo partecipò anche il filosofo Panezio di Rodi, che diffuse a Roma uno stoicismo non troppo intransigente, attento sia ai valori della tradizione che alle esigenze dell’individuo.
La nuova humanitas si fondeva così con il mos maiorum.

Panezio di Rodi. Immagine da: Wikipedia

Panezio di Rodi. Immagine da: Wikipedia


Il problema dell’originalità della letteratura latina

Lo stretto legame tra le due letterature indusse soprattutto i filologi tedeschi del XIX secolo a pensare che gli autori latini, incapaci di creare ex novo, si fossero limitati a imitare quelli greci.
La cosiddetta ‘filologia scientifica’, attraverso la ricerca delle fonti delle opere latine, sembrava confortare l’ipotesi della dipendenza della letteratura latina da quella greca.

Lo studioso tedesco Theodor Mommsen. Immagine da: Wikipedia

Lo studioso tedesco Theodor Mommsen. Immagine da: Wikipedia


Originarietà o originalità?

Tra gli studiosi italiani fu soprattutto Vincenzo Ussani a imprimere una svolta alla questione distinguendo il concetto di originarietà da quello di originalità: l’aver preso a modello un autore greco non condannava automaticamente quello latino come imitatore. Originalità significa anche selezionare e rielaborare i propri modelli.

I materiali di supporto della lezione

Una veloce e interessante rassegna su provenienza e ruolo di poeti e prosatori dalle origini della letteratura latina fino alle soglie del Medioevo è tracciata da Antonio La Penna, Per una tipologia sociologica degli scrittori latini, in Letteratura e civitas. Transizioni dalla repubblica all’impero. In ricordo di Emanuele Narducci, a cura di M. Citroni, Pisa ETS 2012, pp.405-417.

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