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Marisa Squillante » 6.Il 'nuovo stile' della tragedia di Seneca


Rappresentazione o lettura?

Nove tragedie autentiche (dubbi per Hercules Oetaeus) con temi mitologici greci.

Solo due d’azione (Hercules furens-Troades)

Tutte di emozione.

Uso del monologo invece del dialogo.

Indicazioni nei testi su ciò che si ipotizza avvenga in scena.

Scritte per la lettura

Tirate declamatorie.

Sovrabbondanza di tecniche retoriche.

Ripetizione tortuosa di uno stesso concetto secondo la prassi delle scuole di retorica.

Digressioni descrittive e geografiche poco rappresentabili (v. Phoenissae anche se diverse dalle altre in quanto abbozzo di tragedia).

Eccessivo ricorso al macabro.

Scritte per la rappresentazione

Testimonianze di avvenute rappresentazioni nelle Epistole di Seneca.

Alcune tragedie come Agamemnon, Thyestes, Troades, sarebbero tecnicamente rappresentabili.

Octavia

Unica praetexta (tragedia di argomento romano). Autenticità dubbia.

Preannuncio nel testo della morte di Nerone avvenuta tre anni dopo quella di Seneca (68 d.C.).

Riprese versificate nel testo di brani tratti dalle opere filosofiche dello scrittore.

Il nuovo gusto: l’orrido

Compiacimento nelle descrizioni di particolari macabri e cruenti.

Omicidio dei figli nella Medea.

Descrizione minuta della morte di Astianatte nelle Troades.

La cottura delle membra dei figli di Tieste (Thyestes).

Lo strazio del corpo di Ippolito nella Phaedra.

Gusto del macabro nelle descrizioni ambientali

L’orrido dello scenario corrisponde ai misfatti che vi vengono compiuti.

Atreo uccide i nipoti in un orribile antro (Thyestes).

Luogo in cui Tiresia evoca le ombre (Oedipus).

Il nuovo gusto: l’amplificatio

Lunghe tirate declamatorie.

Sovrabbondanza di figure retoriche.

Uso delle massime (sententiae).

Funzione principale del racconto: movere.

Ratio vs. Furor

Fedra dilaniata nella lotta interiore:

vv.602ss. (Fedra: Non mi escono più, le parole. Una grande forza le ispira, una più grande le soffoca. O dèi, mi siete testimoni: questo, che io voglio, non lo voglio…).

609ss. (Fedra: Madre? È troppo superbo, questo nome, troppo solenne. Chiede un nome più umile il mio sentimento. Chiamami sorella, Ippolito, oppure schiava. Schiava è meglio. Sì, ti servirò in tutto, dappertutto).

Medea oscilla tra il ruolo di donna e di madre:

vv.926ss.: L’orrore si insinua nel mio petto, un gelido torpore mi paralizza le membra, ed il mio cuore trema. L’ira mi ha abbandonato. La madre, scacciata la sposa, ritorna del tutto madre. Versare io il sangue dei miei figli? Il sangue del mio sangue? O pazzo furore! Via da me questo delitto, via quest’infamia, anche il pensiero, via!
Per quale delitto pagheranno, loro? … Muoiano, non sono miei. Muoiano, sono miei. Non hanno colpa, loro, lo confesso. Sono innocenti. Anche mio fratello era innocente. Perchè esiti, anima mia? Queste lacrime, perchè mi bagnano il volto? Di qua l’odio, di là l’amore, mi strappano, mi dividono, perchè? Opposte correnti mi rapiscono, nella mia incertezza.

La voce di Medea.

(Maria Callas – “Numi, venite a me, inferni Dei!” from “Medea” di  Luigi Cherubini Live from Covent Garden Theatre – London June 30th, 1959)

I materiali di supporto della lezione

Tavola cronologica

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