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Raffaele Grisolia » 4.Fattori esterni ai processi di apprendimento


Il ruolo dei «fattori esterni» nei processi di apprendimento

I cosiddetti «fattori esterni ai processi di apprendimento» sono costituiti dai seguenti elementi:

  • durata del corso degli studi;
  • monte-ore complessivo di insegnamento settimanale;
  • monte-ore specifico di ogni ambito disciplinare;
  • organizzazione “temporale”, vale a dire secondo un particolare ‘orario’, delle attività didattiche costituenti i diversi curricoli.

L’interazione degli elementi suddetti nella complessiva organizzazione della didattica interagisce con il «tempo» necessario all’apprendimento.

Essi, quindi, possono influenzare anche gli esiti complessivi dei processi di formazione.

Il “tempo reale di apprendimento”

Nella didattica tradizionale il “tempo” necessario all’apprendimento è inteso in maniera assai rigida.

Esso viene fissato a monte del percorso formativo.

Gli allievi devono attenervisi in tutti i contesti e in relazione a qualunque attività venga loro richiesta.

Ma ciò risulta un modello astratto in quanto le unità di tempo impiegate da un dato allievo per raggiungere la padronanza di determinate conoscenze, abilità e competenze variano in relazione al tipo e alla qualità di “istruzione” che viene offerta al soggetto.

E allievi diversi in una stessa unità di tempo raggiungono risultati assai diversi, anche in presenza di una identica offerta formativa.

Fattori dell’apprendimento

Diversi sono i fattori che determinano la disomogeneità nei risultati dell’apprendimento pur in presenza di una identica offerta di ‘istruzione’:

  • i ritmi soggettivi di apprendimento;
  • il possesso o la mancanza di prerequisiti cognitivi;
  • la presenza o al contrario l’assenza, negli allievi, di particolari cariche ‘affettivo-emozionali’ verso i diversi compiti di apprendimento.

Da ciò risulta che la ‘qualità’ del tempo utilizzato per la formazione dipende, in altri termini, dalla corrispondenza tra attività svolte e alcuni parametri di riferimento ben precisi.

Se non si tengono nella dovuta considerazione tali parametri, o almeno non si tenta di farlo, i risultati del processo formativo ne soffriranno.

Il fattore «tempo» e i suoi aspetti qualitativi

Il fattore «tempo», la scansione temporale del processo formativo, va considerato anche sotto un aspetto di «qualità».

Quest’ultimo è una variabile che dipende dall’interrelazione fra le attività formative che vengono attuate e svariati parametri che possono essere asssunti come riferimenti.

Tra di essi vanno considerati

  • una sorta di omologia tra ‘informazioni’ e prerequisiti;
  • la consonanza fra proposta formativa e stili cognitivi dei discenti;
  • una didattica pertinente alla tipologia particolare dell’ambito disciplinare di intervento;
  • il rapporto numerico docente/allievi;
  • la correlazione tra gli obiettivi da raggiungere e le risorse impiegate.

L’ «orario scolastico» tradizionale

La nozione di «tempo nel processo di formazione» è di norma riferita all’«orario» scolastico.

Esso è

  • per gran parte «centralizzato» (secondo una scansione temporale progettata in ambito «ministeriale»);
  • ma anche rigidamente definito (in quanto si ripropone, quasi costante, lungo gli anni o i cicli scolastici).

Queste sue caratteristiche incidono in modo notevole su qualità e risultati dei processi formativi.

Inoltre collidono, per molti versi, con quelle che si è detto dovrebbero essere le caratteristiche di una didattica profondamente rinnovata e discontinua rispetto ad un impianto tradizionale che non soddisfa le esigenze maturate nel contesto della società odierna.

L’«orario modulare flessibile»

All’orario rigidamente prefissato e inteso in maniera tradizionale la nuova didattica propone di sostituire un «orario modulare flessibile».

Esso è basato fondamentalmente su di una ipotesi ben precisa: la necessità di dosare in maniera opportuna e programmata il tempo dell’intervento formativo, variandone la tempistica non solo fra diversi ambiti disciplinari ma anche al loro interno.

Spazi, risorse, rapporti numerici docenti-allievi, quindi composizione del gruppo-classe, insieme con le altre componenti della procedure educative, in questa prospettiva vanno precisati in funzione delle attività formative da svolgere e delle loro finalità.

Pertanto l’orario scolastico non si definisce più, in questa prospettiva, solamente come numero di ore da riservare su base annuale alle diverse discipline costituenti il ‘curriculo’ .

Esso assume la configurazione di un processo dinamico da costruire tenendo conto degli obiettivi da perseguire nei diversi ambiti disciplinari ma rispondendo anche alle esigenze degli allievi.

Caratteri della flessibilità

La strutturazione dell’orario secondo un disegno di modularità flessibile comporta, come si sarà intuito, una attenta ed articolata azione.

Essa si collega inoltre, assai strettamente, con le fasi di una moderna prassi didattica quale è stata fin qui descritta e con alcune delle premesse teoriche cui si è fatto cenno.

Non si tratta comunque di una proposta di ordine solamente teorico dal momento che esistono spazi nella legislazione utilizzabili per interventi di concreta attuazione.

In definitiva ci si trova di fronte ad una sorta di ’strategia’, che consente di immettere in uno schema-orario già delineato gli elementi ritenuti più congrui nella situazione concreta in cui si opera e di variarli opportunamente.

Momenti dell’orario modulare flessibile

Come esempi delle possibilità di articolazione di un orario modulare flessibile si considerino le proposte seguenti, che valgono semplicemente a dare un’idea delle potenzialità del sistema.

La conoscenza di quello che potremmo definire il ‘contesto educativo’ può aiutare ad arricchire o variare la proposta di impostazione dell’orario.

Schematicamente si consideri quanto segue.

  1. Per procedure di formazione, e ‘motivazione’, degli allievi preliminari a successivi compiti di apprendimento un unico docente può rivolgersi, nella medesima unità di tempo, a gruppi estesi, quali, ad esempio, 2-3 classi riunite.
  2. Le attività formative in senso classico, relative al segmento di istruzione perseguito, possono essere invece dirette ad un normale ‘gruppo-classe’.

Momenti dell’orario modulare flessibile (segue)

Per quanto invece concerne

  1. le attività di approfondimento
  2. le attività di consolidamento delle conoscenze acquisite
  3. le attività di ricerche
  4. le attività di laboratorio
  5. le attività di recupero o di sostegno per gli allievi che ne mostrassero la necessità

è consigliabile che le procedure formative vengano somministrate nell’ambito di gruppi di apprendimento più ristretti.

Anzi, secondo quanto abbiamo visto nelle lezioni precedenti, occorrerebbe non trascurare neppure la previsione di tempi di lavoro individuale a beneficio di singoli allievi.

NOTA. Una chiara messa a punto di tutte queste problematiche, è quella messa a punto ad opera di F. Tessaro.

Considerazioni finali

Ma una strutturazione dell’orario scolastico così concepito comporta un’altra interessante conseguenza.

La variazione dei gruppi di allievi consente, infatti, ai docenti che non svolgono attività formative dirette a gruppi estesi di intervenire nei gruppi più ristretti.

Ciò implica, di conseguenza, che il rapporto numerico docente-allievi viene strutturato in relazione alle esigenze formative di specifiche attività che si ritiene produttivo svolgere.

Ancora, un orario flessibile fondato sulla modularità potrebbe perfino consentire di accorpare la quantità di tempo dedicata ad una disciplina in determinati periodi dell’anno (nella prima o seconda metà dell’anno scolastico) o di assegnare un maggior numero di ore settimanali ad una determinata disciplina a favore della quale si determinerebbe una tale necessità.

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