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Raffaele Grisolia » 12.Tecniche glottodidattiche - parte sesta


Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole

La tecnica glottodidattica detta seriazione richiede agli allievi di mettere in ordine un insieme caotico, utilizzando per compiere l’operazione un dato parametro, ad esempio:

  • ordine alfabetico;
  • quantità;
  • ordine di importanza dell’informazione.

La seriazione è utile perché è in grado di stimolare fra gli allievi discussioni dal momento che il riordino effettuato è spesso arbitrario.

La tecnica glottodidattica detta sequenzizione si basa sullo stesso procedimento della seriazione ma presenta la particolarità di richiedere agli allievi di effettuare le operazioni di riordino focalizzando la loro attività sul parametro dell’ordine temporale.

Riguarda quindi verbi ed avverbi ma anche insiemi particolari, costituiti, ad esempio, da testi che includono anacronie (sovvertimenti dell’ordine cronologico) quali anticipazioni (prolessi) e flashback (analessi).

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole (segue)

La tecnica glottodidattica definita esplicitazione si attua richiedendo agli allievi di individuare e segnalare le relazioni tra le frasi di un testo, relazioni che vengono realizzate attraverso i meccanismi di coesione.

Si annoverano tra di essi

  • la referenza;
  • le pro-forme ( sinonimi, iperonimi, iponimi);
  • i pronomi (evitano le ripetizioni; possono essere sottintesi);
  • i connettori di tipo logico o temporale;
  • la modalità e la temporalità dei verbi.

Questa procedura mira al rafforzamento della competenza testuale.

Viene realizzata dagli allievi, ad esempio,

  • collegando tali forme alla parola/e di riferimento con linee;
  • annotando a margine il rapporto che indicano;
  • evidenziandolo mediante l’uso di colori diversi.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole (segue)

Sotto la denominazione di manipolazione vengono solitamente compresi tutti gli esercizi in cui si richiede agli allievi di operare delle sostituzioni in un testo dato («Volgere al …», «Sostituire la forma … con …», ecc.).

Sono attività caratterizzate dal fatto di operare al livello delle strutture di superficie della lingua, sull’aspetto morfosintattico e al di fuori di uno scopo comunicativo.

La lingua viene considerata solamente in una prospettiva di «forma»; le valenze pragmatiche e le componenti socio-culturali passano in secondo piano o vengono annullate del tutto.

Queste tecniche, inoltre, non attivano processi profondi negli allievi.

Prive di finalità comunicative e di interesse socio-culturale, e in definitiva poco creative, le tecniche di manipolazione risultano demotivanti.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole (segue)

Riempimento di spazi

L’allievo riceve un testo o una successione di frasi in cui mancano alcune parole, che egli dovrà inserire nel testo
Le parole non sono scelte casualmente ma in base ad un preciso scopo didattico.

A seconda del tipo di parole che si sceglie di eliminare, e che devono essere ripristinate, la procedura consente di affrontare aspetti lessicali, morfosintattici, nozionali, funzionali, ecc. della lingua che si sta apprendendo/studiando.

E’ preferibile che i vuoti da riempire siano ‘interni’ ad un testo di senso compiuto.

In questo modo è possibile ‘motivare’ in modo più efficace gli allievi e l’attività si trasforma in una sfida con se stessi.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole (segue)

Identificazione di forme errate o Caccia all’errore

Dato un testo con errori, si chiede agli allievi di individuarli.

Affinchè questa procedura didattica non ‘fissi’ negli allievi forme ‘errate’.

  1. non dovrebbe essere proposta quando le ‘regole’ non sono ancora pienamente acquisite;
  2. gli esercizi svolti devono comunque essere corretti e discussi in classe.

Questa tecnica, di solito gradita dagli allievi, può far riflettere su qualunque aspetto della lingua.

La caccia all’errore stimola la riflessione sull’uso, e la verifica, di meccanismi (fonologici, grafici, morfosintattici, lessicali, testuali, pragmatici, paralinguistici) in testi di lingua quotidiana, in testi microlinguistici o in testi letterari.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole: il Lessico

Competenza lessicale

La competenza lessicale è una componente della competenza comunicativa.

In essa generalmente si includono:

  • il complesso di regole che governano la scelta delle parole;
  • la loro generazione attraverso affissi;
  • la loro valutazione in termini di connotazione;
  • la distinzione tra il significato ed il valore di una parola nel suo uso contestualizzato.

La competenza lessicale è una costituente di tutte le abilità viste nella prima parte; ma essa è anche compresa implicitamente nelle procedure descritte per la riflessione sulla lingua.

Il problema glottodidattico relativo al lessico è fondamentale per l’insegnamento dell’italiano come per quello delle lingue classiche e straniere.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole: il Lessico (segue)

Alla base dell’approccio lessicale c’è la considerazione che la lingua consiste di lessico grammaticalizzato, non di grammatica lessicalizzata.

Il punto di partenza per l’insegnamento delle lingue straniere e classiche deve quindi essere il lessico.

Per favorire l’acquisizione del lessico in lingua straniera e classica la scarsa letteratura esistente sul tema è concorde nell’escludere l’apprendimento su liste, proponendo invece un tipo di apprendimento contestualizzato.

Ciò significa che si dovrebbe procedere partendo sempre da un input (sia esso ascoltato, visto o letto) che va interiorizzato con l’ausilio di precise tecniche.

Il lavoro sull’affinamento della competenza lessicale coinvolge lingua materna, soprattutto in ordine alle dimensioni connotativa e denotativa.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole: il Lessico (segue)

Le migliori tecniche per la memorizzazione del lessico sono quelle che lo presentano all’interno di:campi semantici ( colori, forme geometriche, etc.) o di campi situazionali.

Per rafforzare la capacità di recupero del lessico dalla memoria è consigliata una tecnica di brainstorming molto strutturato, come ad esempio la «costellazione».

Essa consiste nello scegliere una parola e nel chiedere agli allievi di trovare parole ad essa associate, che a loro volta creeranno altre associazioni.

La riflessione sulle regole di generazione delle parole può essere condotta per mezzo delle tecniche insiemistiche e di seriazione viste nei paragrafi precedenti.

I paradigmi costituiti dalle costellazioni possono permettere di riflettere su parole associate, cioè sulla sinonimia.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole: il Lessico (segue)

La costruzione di un lessico di base è essenziale per introdurre alla lingua e alla civiltà che la ha espressa.

Per facilitare lo studio del lessico è assodato che elenchi di parole prive tra loro di ogni legame non ottengono il risultato sperato.

La spiegazione lessicale si deve basare

  1. su un approccio etimologico;
  2. sulla ricostruzione, quando è possibile, della storia di ogni parola che si studia;
  3. sulla fraseologia (costruzioni più frequenti, forme idiomatiche, reggenza dei verbi).

La conoscenza delle parole facilita la comprensione e, in tal modo, favorisce l’acquisizione di contenuti morfologici e sintattici nuovi; il contrario non è vero.

A ciò si aggiunga, nel caso del greco e delle innumerevoli parole italiane da esso derivate, che una prospettiva come quella suggerita favorisce anche una migliore conoscenza della lingua materna.

Tecniche glottodidattiche: apprendere e padroneggiare le regole: il Lessico (segue)

E’ consigliabile che il lessico venga insegnato/studiato:

  • partendo dall’apprendimento di parole relative ad oggetti di uso comune e non troppo distanti dall’esperienza degli allievi;
  • accompagnandone lo studio con notizie relative alla civiltà che lo ha forgiato;
  • favorendone la memorizzazione con l’aiuto di ricostruzioni etimologiche anche semplificate;
  • affrontando progressivamente lo studio dei nessi sintattici;
  • usando esercizi di trasformazione e manipolazione di frasi semplici per favorire la memorizzazione di morfemi ‘normali’;
  • ampliando il patrimonio lessicale degli allievi con la lettura di testi gradualmente più articolati (lessico nuovo e contenuti morfo-sintattici gradualmente sempre più complessi).

Abituare gli allievi a creare semplici frasi in lingua e ad utilizzarle per ‘comunicare’ o ‘esprimersi’ (brevi dialoghi) ottiene un risultato fondamentale

non fare loro perdere mai di vista il senso della lingua greca come lingua parlata.

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