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Adele Nunziante Cesaro » 2.Il tramonto del complesso edipico e la nascita del Super-Io.


Il tramonto del complesso edipico

La pubblicazione dell’opera “Il tramonto del complesso edipico”, avvenuta nel 1924, rappresenta una tappa decisiva verso la definizione compiuta dello sviluppo psicosessuale maschile e femminile attraverso l’enunciazione dei primi punti di rottura del modello parallelista che Freud aveva sino a quel momento proposto: nel maschio, l’uscita dalla fase edipica sarebbe determinata dalla minaccia di castrazione reificata dalla vista del genitale femminile, laddove nella femmina, sarebbe l’osservazione del genitale maschile e la percezione della propria differenza a contrassegnare i caratteri dell’edipo femminile.
Nel testo del ‘24 Freud si occupa compiutamente di chiarire il destino in cui incorre il complesso edipico, le condizioni che ne determinano il dissolvimento ed il successivo passaggio all’epoca della latenza. La prima tesi addotta da Freud, che poi riceverà un’articolazione sistematica per il maschio e la femmina, sancisce la conclusione del complesso edipico per effetto della sua intrinseca irrealizzabilità: “Il complesso edipico crollerebbe dunque per effetto del suo insuccesso, in quanto intrinsecamente impossibile” (Freud, op. cit., p. 28).

Il primato del genitale maschile

Come Freud aveva già messo in evidenza (si veda l’ “Organizzazione genitale infantile” del 1923), il fallo assume un valore fondamentale nel percorso dello sviluppo, assumendo un effettivo primato per entrambi i sessi che culmina nella fase fallica. Il genitale oggetto di attenzione per il maschio e la femmina è quello maschile, giacché non si è ancora avuta alcuna cognizione della differenza che intercorre tra i due sessi e della diversa conformazione anatomica da cui essi sono contrassegnati.
Il primato fallico si accompagna ad una frequente attività onanistica, che incontra la disapprovazione dei genitori: è da notare che Freud si sta a tal proposito riferendo al bambino di sesso maschile. L’attività onanistica del bambino incontrerà la proibizione genitoriale nelle forme della minaccia di castrazione.

La minaccia di castrazione

“Più o meno chiaramente, più o meno brutalmente, compare la minaccia che lo si voglia privare di questa parte per lui preziosissima del suo corpo. [...] Sono convinto che l’organizzazione genitale fallica del bambino crolli dinanzi a questa minaccia di evirazione” (Freud, 1924, p. 29).
La minaccia di evirazione, pronunciata per lo più da figure di sesso femminile, racchiude in effetti la minaccia di una privazione di una parte del proprio corpo che in quel momento per il bambino riveste il massimo interesse. Tuttavia, perché tale minaccia possa effettivamente esercitare i suoi effetti, si aggiungono ulteriori condizioni che la rendono reale. Sulle esperienze di privazione, Freud aggiunge che esse hanno già avuto modo di verificarsi per il bambino in epoche precedenti, con ciò facendo specificamente riferimento alla perdita del seno materno conseguente allo svezzamento, ed alla perdita del contenuto intestinale. Queste prime esperienze separative forniscono un terreno importante alla credenza nella possibilità dell’evirazione, ma non sono sufficienti ad abbattere l’incredulità del bambino circa il fatto che il proprio prezioso possesso possa essergli sottratto.

La minaccia di castrazione ed il genitale femminile

Ciò che ottiene un effetto decisivo perché la castrazione assuma carattere di possibilità reale è la vista del genitale femminile, che Freud così descrive: “Una volta o l’altra al bambino, orgoglioso del possesso del proprio pene, capita sott’occhio la zona genitale di una bimba, ed è allora che egli si convince della mancanza del pene in un essere che pure gli somiglia tanto.” (Freud, op. cit. p. 30). Attraverso l’osservazione del genitale femminile, in altre parole, si determina quello che Freud denomina l’ “effetto posticipato” della minaccia: la castrazione assume dunque il valore di una possibilità che si sostanzia dall’incontro con l’altra priva di pene. La castrazione così formulata, nei termini di minaccia e possibilità, non impedisce, tuttavia, il prosieguo dell’attività masturbatoria che è connessa agli eccitamenti tipici della fase edipica.

Le modalità di soddisfacimento dell’edipo

Nella riflessione freudiana, l’edipo offre due tipi di soddisfacimento che sono rappresentativi di una modalità passiva ed una modalità attiva di rapporto con gli oggetti d’amore genitoriali. La modalità attiva prevede un soddisfacimento che si realizza attraverso una sostituzione operata dal maschietto con la figura del padre, tale che, mettendosi al posto del padre egli può divenire il partner della madre; in tale configurazione, il padre appare come un rivale ed un ostacolo al soddisfacimento libidico. Nella modalità attiva, il maschietto opera una sostituzione di sé stesso con la madre, divenendo a sua volta il partner del padre. Tali argomentazioni, già esposte in “l’Io e l’Es” (Freud, 1922), avevano dato materia alla riflessione sui due versanti dell’edipo: quello positivo e quello negativo.

Gli esiti dell’edipo e la nascita del Super io

Il conflitto che si viene ad instaurare per il maschietto tra l’interesse per il proprio organo genitale ed i sentimenti libidici rivolti agli oggetti parentali determinano la dissoluzione del complesso edipico, giacché, dice Freud: “In questo conflitto la vittoria arride normalmente alla prima delle due forze, e l’Io del bambino si distoglie dal complesso edipico” (Freud, 1924, p. 30). Dal momento che è necessario un abbandono degli investimenti oggettuali, in favore della propria integrità, ciò che viene a determinarsi, per effetto dell’introiezione dell’autorità genitoriale, è l’insorgenza del Super Io. In altre parole, l’introiezione dell’autorità paterna diviene garante dell’inibizione della meta sessuale delle tendenze libidiche rivolte alla madre, e, al contempo, della loro sublimazione. Grazie all’attività dell’istanza superegoica, così determinatasi, il bambino scivola gradualmente nella fase della latenza.

L’edipo tra distruzione e rimozione

Freud precisa che le tendenze libidiche che costellano il periodo edipico non sono semplicemente soggette a rimozione, si tratta a tutti gli effetti di una distruzione, di uno sfacelo del complesso sotto l’urto della minaccia di castrazione. Pur contribuendo al dissolvimento dell’edipo, il Super io, garante delle rimozioni che si avranno successivamente, in questo momento è ancora ritratto nella sua iniziale costituzione: è per tale ragione che il processo che porta all’abbandono dell’edipo non è pienamente riassumibile in un’operazione di rimozione. Quanto alle conseguenze della mancata conclusione dell’edipo, Freud dirà “Se davvero l’io non ha ottenuto niente di più che una rimozione del suo complesso, allora questo continuerà a persistere inconscio nell’Es ed esplicherà in seguito la sua azione patogena” (Freud, 1924, p. 31).

Accenni di una differenza

A conclusione di questo saggio importante che enuncia i principi che presiedono la dissoluzione dell’edipo e la formazione dell’istanza superegoica, Freud non mancherà di ritornare sulle inevitabili problematiche che si aprono dalla considerazione dello sviluppo psicosessuale femminile, riscontrando oscurità e lacune nella possibilità di pensare ad una peculiarità di percorso. Ma sarà il ricorso all’anatomia a giustificare ogni discorso differenziante, qui ancora ritratto nei suoi accenni iniziali, nella celebre frase “l’anatomia è il destino”. Freud attribuisce alla femmina le medesime caratteristiche che costellano la dimensione edipica maschile, ma sarà in grado, come si accennava, proprio in questo saggio, di individuare alcune differenze che saranno materia di riflessioni ulteriori.

Il super -io femminile e la speranza fallica

Nel caso della bambina, Freud dirà che la scoperta della propria mancanza si accompagna all’incredulità e successivamente alla speranza che un giorno il possesso del pene possa attualizzarsi. La speranza di un pene sarà seguita dalla credenza nella perdita del pene e dalla considerazione della propria castrazione come una realtà di fatto avvenuta e ormai consumata. Lo spostamento delle correnti libidiche dalla madre al padre, che si accompagna a quella che verrà definita anche in altre opere, nei termini di un’equazione simbolica pene-bambino, sarà seguita da un successivo abbandono della dimensione edipica, proprio in virtù dell’impossibilità di ottenere il bambino dal padre. Per la bambina, in altre parole, oltre a determinarsi una minore rigidità dell’istanza superegoica – effetto di una minaccia di castrazione che non può agire, in quanto già avvenuta – la dimensione edipica sarà oggetto di un lento abbandono che, in effetti, viene argomentato entro i presupposti iniziali del saggio: l’irrealizzabilità delle aspirazioni edipiche per il maschio e per la femmina determineranno il tramonto di tale periodo.

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