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Caterina Arcidiacono » 20.Osservazione ecologica: agire ed essere nei contesti


Osservazione

Nell’ambito della formazione psicologica l’osservazione è uno degli strumenti di base della competenza psicologica. Ad esso si fa ricorso nel modello psicoanalitico, in psicologia evolutiva e in psicologia sociale e lo studente della laurea triennale in psicologia frequenta differenti laboratori tutti con il riferimento all’attività osservativa. È tuttavia necessario e indispensabile evidenziare cosa s’intende con osservazione e le peculiarità che essa assume nei diversi ambiti disciplinari. Bisogna considerare:

  • l’ambiente in cui avviene l’ osservazione (laboratorio o ambiente naturale)
  • l’osservatore (l’osservazione è compiuta da un osservatore e/o da uno strumento osservativo: (video, registratore, strumenti carta/ penna)
  • l’oggetto dell’osservazione
  • le modalità
  • le finalità

Definizione e Interrogativi

L’osservazione è l’atto di prendere nota di un fenomeno, spesso con strumenti che ne permettono la documentazioni per finalità scientifiche.

Le domande sono:

Cosa
Quando
Come

?? Osservare ??

Ma non basta…

Modalità

Quando non vi è uso di dispositivi che si frappongono fra osservatore e osservatore viene detta diretta.

  • Diretta
    • “non partecipante*”
    • partecipante

*Viene altresì detta naturalistica quando l’osservatore rimane marginale al campo d’osservazione e cerca di non entrare in esso. L’osservazione inizia quando la presenza dell’osservatore non è più presa in considerazione: osservatore-tappezzeria. Possiamo definire l’osservazione etologica come naturalistica non partecipante.

  • Indiretta
    • Facendo uso di videocamere, questionari, chek-list, resoconti.

Metodi di osservazione

Quali sono i metodi più noti ed utilizzati di osservazione?

  • Diaristico: si annotano gli eventi che accadono in un lungo periodo.
  • Metodo degli specimen: si sceglie un soggetto in un dato ambiente, si osserva e si registra tutto ciò che fa alla luce di una precisa domanda di ricerca e modello teorico di riferimento.
  • Metodo degli eventi: si predefinisce un evento da analizzare e si annota quando questo si verifica.
  • Metodo dei campioni per tempo: l’attenzione dell’osservatore si concentra su quanto accade entro intervalli di tempo uniformi e uniformemente spaziati nel tempo.
  • Metodo della valutazione dei tratti: si utilizzano batterie di scale (check–list) che descrivono varie dimensioni del comportamento e che vengono utilizzate per annotare quanto viene osservato.

Ambiti disciplinari dell’osservazione

In quali ambiti disciplinari si fa uso dell’osservazione e con quali metodologie?

I modelli teorici che forniscono per lo psicologo indicazioni in merito alla osservazione nei diversi ambiti disciplinari sono:

Il primo compito è definire il significato e l’uso dell’osservazione nei diversi modelli ambiti disciplinari.

Rinviamo alle letture indicate nella slide finale e ad appositi seminari e laboratori previsti nel corso degli studi per approfondire le peculiarità di ogni approccio.
Qui il nostro intento è delineare l’uso dell’osservazione in quello che definiamo approccio ecologico.

Caratteristiche dell’0sservazione psicoanalitica

“L’osservazione non può essere né impersonale, avulsa dall’incontro dell’osservatore con il suo oggetto di studio, dal suo background culturale e ideologico e dalla sua biografia”; né passiva, nel senso che “l’osservatore trova solo ciò che cerca e tende a scegliere i dati osservati, anche quando non ne è cosciente [Borgogno, 1978]. La percezione stessa, infatti è influenzata dalle valenze soggettive nel senso che è predeterminata sovra determinata e circoscritta da esse. Però, nella misura in cui viene superata l’illusione di osservare oggettivamente e in maniera a-relazionale la realtà, si accresce l’importanza e la necessità di una “verifica consensuale e di un confronto plurale” [Borgogno, 1978]” (De Rosa, 2003).

Osservazione psicoanalitica

Ciò che qui preme evidenziare è quanto segue.

I cardini caratterizzanti dell’ osservazione psicoanalitica sono:

  • diretta: l’osservatore è presente nel contesto d’osservazione
  • neutrale: l’osservatore ha il compito di accogliere le emozioni che circolano nel contesto, scaturite dalle dinamiche relazionali di cui anche egli è parte, senza agirle. La regola fondamentale del non intervento facilita l’ascolto interno. È l’osservazione che Bion (1967) definisce “senza memoria e senza desiderio”, “indicazione ideale che va intesa nel senso dello sforzo di esplicitazione degli elementi soggettivi che entrano in azione nelle varie fasi (l’osservazione, la stesura del protocollo, la supervisione) delle associazioni e delle emozioni” (De Rosa, 2003)
  • partecipe, nel senso che con la sua presenza l’osservatore modifica di fatto il contesto
  • condotta in ambienti naturali ma prevede la messa a punto di un setting rigoroso sulla durata e frequenza degli incontri e sul comportamento dell’osservatore

Specificità osservazione psicoanalitica

Rivolta non solo alla descrizione del comportamento e delle reazioni emotive del soggetto osservato, ma anche agli atteggiamenti inconsci, e consci dell’osservatore e il flusso d’interazioni che si stabilisce tra osservatore e osservato viene a costituire lo specifico oggetto d’indagine.

I fattori transferali e controtransferali non sono considerati “distorsioni” che limitano la conoscenza, bensì “strumenti di conoscenza”.

L’osservazione è finalizzata alla comprensione (in senso etimologico) e non alla spiegazione: è mettersi al servizio dell’altro nella capacità di accogliere la condivisione.

Difese e limiti nell’osservazione psicoanalitica

Osservazione valutativa
La tendenza a chiudere l’oggetto osservato in frettolose etichette e giudizi; ciò permette all’osservatore una rassicurante distanza rispetto all’oggetto osservato e allo stesso lavoro di osservazione.

Osservazione devitalizzata
Quando l’osservatore si erge a mero registratore di dati, sacrifica la complessità dell’interazione e della ricchezza emozionale. Il rischio che si vuole evitare è che l’empatia possa porti ad una perdita di confini, fusionalità regressiva, fonte di angoscia.

Osservazione banalizzante
Si contraddistingue per una totale indifferenza ai particolari e comporta l’appiattimento delle differenze (De Rosa, 2003).

Osservazione in ambito evolutivo-educativo

In questo ambito l’osservazione assume modalità e metodologie differenziate:

  • Osservazione Naturalistica
    • Etologica (il comportamento osservato viene descritto in modo dettagliato e obiettivo),
    • Partecipante (osservazione etnografica e “infant observation”).
  • Osservazione in setting precostituiti
    • Osservazione quasi sperimentale (Piaget),
    • Osservazione target child (Bruner),
    • Osservazione in laboratorio (Strange Situation) (Parrello, 2010).

Per saperne di più (note S. Parrello).

Osservazione ecologica: essere nei contesti

Osservazione ecologica
Intendiamo con questo termine un osservazione mirata a documentare il contesto da indagare e i suoi attori ed insieme ad essi, gli stati d’animo, pensieri e vissuti del ricercatore. Abbiamo così una riproposizione dell’approccio ecologico quale strumento di avvicinamento e contatto con un contesto d’indagine.
L’approccio che definiamo ecologico all’essere nei contesti, seppure fa propri gli strumenti dell’osservazione etnografica, non tralascia le metodologie a carattere riflessivo che sono fondanti del modello psicoanalitico e, che in forma diversa, trovano attenzione e riconoscimento nell’approccio culturale.

Le finalità e dell’osservazione

Nell’approccio etnografico le tecniche osservative hanno lo scopo di:

  1. conoscere le interazioni all’interno di uno specifico contesto (chiesa, negozio, centro commerciale);
  2. conoscere le modalità d’attuazione di eventi specifici (feste, elezioni, corsi e lezioni);
  3. acquisire conoscenza di specifiche caratteristiche demografiche e ambientali (Angrosino, 2007 p.56).

Nell’approccio ecologico, tali dati s’inscrivono nel vissuto che i diversi attori sociali ne hanno, e nella percezione e rappresentazione dell’osservatore.

Tipologie di ricerca osservativa

Elenchiamo ora, sempre in accordo con il modello etnografico, le modalità di interazione con i contesti.

a) Il ricercatore è esclusivamente osservatore: è completamente distaccato dal contesto osservato. Non è né visto né osservato.
b) Il ricercatore prende parte alle attività ed è riconosciuto esclusivamente in quanto ricercatore.
c) Partecipa in quanto osservatore: le sue attività di ricercatore sono conosciute, ma è maggiormente inserito nelle relazioni con la gente; è più un amico che un ricercatore neutrale.
d) Il ricercatore è completamente partecipe: è totalmente parte del contesto, quasi da dimenticare le sue finalità di ricerca. In linguaggio antropologico si direbbe “going native”. (Agrosino, 2007, p.56-57).

Modello ecologico e tipologia osservativa

Evidenziamo che nel modello ecologico si tratta, in genere, delle modalità definite precedentemente ai punti b, c, d. Il ricercatore non è né distaccato, né invisibile, né privo di forme di reciprocità con il contesto.

Parliamo piuttosto di collaborazione e appartenenza che accompagnano il processo di ricerca.
Spesso i ricercatori svolgono attività di “advocacy” per il gruppo o il contesto in cui sono inseriti, svolgono anche interviste, questionari, viodeoriprese, ma in ogni caso attivano una dimensione di riflessività su se stessi e sulle relazioni che attivano nel contesto.

Il processo dell’osservazione

  1. Il primo compito è la selezione del luogo in cui svolgere l’osservazione. Criteri di opportunità scientifica, facilità di accesso e possibilità di accreditamento vanno definiti e discussi.
  2. Guadagnare l’accesso al contesto: acquisire credibilità. In questa fase delicatissima e fondante del lavoro osservativo vanno presi contatti con gatekeepers formali e informali. Si tratta di figure che godono di consenso formale e informale e quindi possono svolgere la funzione di “accreditamento” del ricercatore esterno che partecipa alle attività o che svolge funzione di osservatore.
  3. Attivare l’osservazione.
  4. Prendere note.
  5. Sviluppare l’elaborazione di quanto osservato.

(Angrosino, 2007, p.57).

Skill dell’osservatore

  • Acquisire consapevolezza sull’uso del linguaggio: del proprio, del modello scientifico di riferimento ed anzitutto della/e lingua/e locali e del loro uso, del/i dialetto/i e del linguaggio locale.
  • Acquisire consapevolezza di ciò che sfugge alle descrizioni e osservazioni routinarie.
  • Avere buona memoria.
  • Coltivare l’ingenuità: non avere timore di fare domande “stupide”.
  • Acquisire competenza nella redazione di verbali, resoconti e memo.

(Angrosino, 2007, p.57)

Osservazione ecologica: strumenti

Come nella ricerca etnografica i suoi strumenti sono:

  • NOTE DI CAMPO: registrano ciò che avviene in modo letterale e senza interpretazioni;
  • NOTE PERSONALI: registrano le reazioni dell’osservatore alle caratteristiche degli osservati;
  • NOTE METODOLOGICHE: precisano gli aspetti dell’osservazione da modificare;
  • NOTE TEORETICHE: colgono le dimensioni interessanti per l’interpretazione e/o il confronto con la letteratura.

Ogni partecipante al gruppo di ricerca ha il compito di redigere una memoria di commento ed osservazione per ognuna delle volte che a qualsivoglia titolo si reca nel contesto di ricerca e per tutti gli eventi ed incontri a cui partecipa.
Ma, allo stesso tempo, l’attenzione è al ricercatore: le sue emozioni, vissuti, pensieri e desideri.
La discussione nel team di lavoro delle osservazioni effettuate è infine strumento fondante della metodologia proposta.

Resoconto e funzione riflessiva

Lo psicologo osservatore attraverso il resoconto, documenta e rielabora gli accadimenti avvenuti e in tal modo esercita su di essi una funzione riflessiva.
L’osservatore fornisce una memoria storica del gruppo di ricerca, delle sue attività e interazioni ed il resoconto ha funzione di:

  • formazione (per se stesso e per un eventuale gruppo di supervisione)
  • feedback (per il gruppo di ricerca e per il suo direttore)
  • conoscitiva (permette di acquisire nuove conoscenze che derivano dalle interazioni tra dimensioni soggettive e contestuali)
  • trasformativa (è strumento di “agency” e trasformazione all’interno del team, dell’intero gruppo di lavoro e del contesto)

Resoconti e verbali dell’osservatore

I verbali e le osservazioni vengono discussi nel gruppo di ricerca con il responsabile/supervisore. Lo scopo è di comprendere il contesto, attraverso quanto esprime nelle sue “pieghe” e attraverso quanto è colto dai diversi osservatori.

La finalità dello sviluppo delle competenze osservative è nel voler accrescere la capacità d’interagire nei contesti: essere consapevoli di se stessi, degli altri e delle relazioni che questi vivono e che lo psicologo vive nel contesto.

In breve, l’esercizio dell’osservazione è uno strumento finalizzato all’acquisizione di capacità riflessiva. In psicologia sociale significa agire con attenzione osservativa.

Verbali, resoconti e “passeggiata”

Gli strumenti insostituibili di lavoro in una prospettiva ecologica sono:

  • i verbali degli incontri in forma di resoconto, che descrivono quanto è accaduto, insieme ai vissuti personali del ricercatori del team
  • le memo di commento personale, che si accompagnano anche alle interviste e ai focus group cui si partecipa, osserva, conduce

Un’osservazione dei contesti fisici e relazionali dei luoghi della ricerca. Donata Francescato in forma dissacrante definisce “la passeggiata” quella che a suo parere si sostanzia in una cammminata nel quartiere, città, paese, nel quale s’intende portare avanti un progetto di ricerca. A nostro parere tale iniziativa va, tuttavia, inscritta in una più complessa e precisa competenza riflessiva che accompagna l’intero processo di ricerca.

Osservazione e supervisione

Per l’osservazione nel modello psicoanalitico, gli psicologi, in quanto professionisti e operatori della relazione in formazione, sono invitati a osservare, comprendere e affrontare le proprie emozioni controtrasferali nella situazione osservata e le difese che ciascuno di loro opera di fronte alla riattualizzazione di vissuti e fantasie che l’osservazione ha rievocato.

Lo psicologo osservatore discute con il supervisore il proprio protocollo d’osservazione trascritto dopo aver effettuato l’osservazione.

Nell’osservazione ecologica l’enfasi è sul contesto e i suoi attori sociali, così come percepiti dall’osservatore. Non si parla, tuttavia, di protocollo d’osservazione, bensì di resoconti, note e verbali. La ridiscussione all’interno del gruppo di ricerca è lo strumento di condivisione e costruzione di sapere.

Promuovere l’ascolto e l’accoglienza

Per lo psicologo si tratta in ogni caso di attivare una competenza riflessiva.

Sentire con gli occhi.
Occhi che ascoltano, accolgono, toccano, intendono; occhi attraverso cui sentire ed essere, sperimentare e conoscere… Un fare esperienza dell’altro, e di sé nella relazione con l’altro, attraverso uno sguardo sensibile alla sua presenza corporea che implica un modo non neutro di porsi in relazione; un’esperienza visiva unica e intraducibile perché nel momento stesso in cui è messa in parola, scritta, verbalizzata, diventa comunque altra“.
(Boursier, 2010, p.177).

Non far uso di posizionamenti sociali

Ciò che va enfatizzata e acquisita è la capacità di essere nei contesti, acquisirne la fiducia (ovvero rispettare l’altro e pertanto godere della sua fiducia).

A partire dai rischi e limiti per l’osservazione psicoanalitica indicati da De Rosa (2003, in slide 10) aggiungiamo una quarta dimensione a carattere difensivo che va evitata nelle interazioni nei contesti collettivi: l’interazione distanziante.
Il riferimento è a tutte le dimensioni volute, cercate e prodotte che servono a mantenere evidenti prerogative e attributi di potere del ricercatore (ruolo dello studente, del ricercatore, del professore) e che si esplicano nel modo in cui si costruisce l’interazione nei contesti di ricerca con gli abitanti e partecipanti (abbigliamento, posizionamento nelle riunioni, turni di parola, disponibilità agli appuntamenti, all’invito al bar, etc).

Ricercatore, partecipazione e funzione riflessiva

I processi e i metodi partecipativi, ricorda Mantovani (2010), mettono in crisi il controllo del ricercatore sull’ “oggetto” e il senso di superiorità che accompagna il ricercatore nel suo rapporto con gli altri.
È la partecipazione degli altri alla costruzione di senso e allo sviluppo della ricerca che conferisce alla riflessività il suo pieno significato (Mantovani, 2008); E con questo si rendono evidente i nessi tra riflessività e processi partecipativi, ovvero tra le dimensioni che creano ponti tra l’approccio interculturale e la ricerca ecologica trasformativa della psicologia di comunità.

I materiali di supporto della lezione

Angrosino, M. (2007). Doing Ethnographic and Observational Research. In U. Flick (Ed.), The Sage Qualitative Research Kit. London: Sage.

Arcidiacono, C. (2010). Riflessività, processualità, situatività: Parole chiave della ricerca-azione. In F. P. Colucci (a cura di), Ricerche di psicologia, numero speciale (in preparazione).

Boursier, V. (2010). Sentire con gli occhi. Note sull'osservazione del bambino in psicoanalisi tra formazione, clinica e ricerca. Milano: FrancoAngeli.

Liverta Sempio, O., & Cavalli, G. (2008). Lo sguardo consapevole. L'osservazione psicologica in ambito educativo. Milano: Unicopli.

Nunziante Cesàro, A. (Ed.) (2003). L'apprendista osservatore: Lineamenti di metodologia e tecnica dell'osservazione ad orientamento psicoanalitico. Milano: FrancoAngeli. (contributi di B. De Rosa, G. Margherita, & A. Amodeo).

Nelson, G., & Prilleltensky, I. (Eds.) (2005). Community Psychology. Pursuit of Liberation and Well-being. New York: Palgrave, MacMillan.

Schema ricerca azione

approccio evolutivo

approccio psicoanalitico

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