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Caterina Arcidiacono » 10.Formazione e Consulenza


La formazione

Essere organizzatori, attivatori, pianificatori, conduttori e valutatori di un progetto di formazione è tra le competenze di uno psicologo formato ai principi della psicologia di comunità. La sua competenza è nel condurre e organizzare eventi formativi che abbiano il carattere dell’attività, dell’interattività, della partecipazione e della condivisione.
Si tratta, pertanto, di esperienze formative mirate all’empowerment dei partecipanti oltre che all’accrescimento delle loro conoscenze.

Progetto di formazione

Delineare un progetto di formazione richiede di essere in grado di:

  • redigere una PREMESSA INTRODUTTIVA che spieghi i motivi della didattica, i destinatari e, possibilmente, le ragioni che caratterizzano “la bontà” dell’evento
  • esplicitare in forma analitica e sintetica:
    • FINALITA’ GENERALI dell’iniziativa
    • OBIETTIVI specifici da perseguire
    • ATTIVITA’ previste
    • AZIONI da prevedere per i discenti
    • METODOLOGIA E STRUMENTI DIDATTICI previsti
    • BUDGETING
    • PROGRAMMA (Chi-Cosa-Come-Quando-Dove)
    • VERIFICA.

Metodologia didattica

Tenere presente l’esigenza di:

  • adottare una metodologia attiva (discussione del caso, simulazione, gioco di ruolo, giochi finalizzati, etc.)
  • far uso del piccolo gruppo di lavoro e discussione
  • definire e stipulare un contratto formativo con i destinatari della formazione

Prevedere una dettagliata articolazione dei corsi in relazione agli obiettivi e alla composizione dei gruppi ipotizzando:

  • moduli teorici-attivi (comunicazioni di esperti + discussioni di gruppo, esercitazioni, approfondimento di gruppo). In essi è prevista la presenza dell’esperto, ma allo stesso tempo è ipotizzato l’approfondimento in atelier e gruppi di discussione.
Archivio on line Incoparde, Fondazione Mediterraneo

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Moduli

  • Moduli di sensibilizzazione
    • (gruppi autocentrati per sperimentare processi di gruppo e di comunità) dove il focus è sull’apprendimento che si determina nel gruppo dei pari.
  • Moduli tecnico-operativi
    • (sperimentazione di metodologie e tecniche) finalizzati all’acquisizione di specifiche competenze operative.
Archivio on line Incoparde, Fondazione Mediterraneo

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La consulenza

La consulenza (consultation) é un processo attraverso il quale un individuo (il consultante), che ha la responsabilità di fornire un servizio ad altri (gli utenti), volontariamente, consulta un’altra persona (il consulente-consultant), ritenuta particolarmente competente, riguardo a un problema inerente il suo lavoro. Attraverso tale processo il consultante fornirà un servizio migliore ai suoi utenti.

Possiamo individuare quattro tipologie di consulenza:

  1. CONSULENZA RELATIVA AL CASO CENTRATA SULL’UTENTE
  2. CONSULENZA RELATIVA AL CASO CENTRATA SUL CONSULTANTE
  3. CONSULENZA ORGANIZZATIVA CENTRATA SUI PROGRAMMI
  4. CONSULENZA ORGANIZZATTIVA CENTRATA SUL CONSULTANTE

Tipologie di consulenza

1) CONSULENZA RELATIVA AL CASO CENTRATA SULL’UTENTE
Si tratta di approfondire un tema in relazione ai problemi e/o le risorse della persona o dell’istituzione per cui si chiede la consulenza.

2) CONSULENZA RELATIVA AL CASO CENTRATA SUL CONSULTANTE
Improntata sulle difficoltà del consultante nel lavorare con un paziente:

  • coinvolgimento personale
  • semplice identificazione
  • attribuzioni e proiezioni (mancanza di obiettività)
  • distorsione dovuta a stile e temperamento personale
  • convinzione interferente

L’incontro è dedicato ad analizzare i problemi e le esigenze poste dal consultante.
Non si tratta di approfondire l’argomento della consultazione e le sue dimensioni, bensì di entrare in relazione con il punto di vista del consultante, i suoi problemi nell’affrontare il tema o l’evento specifico.

Tipologie di consulenza (segue)

3) CONSULENZA ORGANIZZATIVA CENTRATA SUI PROGRAMMI: ANALISI DEI BISOGNI; RICERCA-INTERVENTO
La consulenza è relativa alla definizione di programmi di ricerca o d’intervento che possono rispondere alle esigenze individuate.

4) CONSULENZA ORGANIZZATTIVA CENTRATA SUL CONSULTANTE
Si focalizza su:

  • caratteristiche del gruppo, leadership, modelli di autorità, di comunicazione, ruoli, problemi relativi alla  gestione del potere e dell’autonomia
  • competenza, abilità, fiducia in se stesso e obiettività.

Caplan e Galleisch

Caplan (1970) attribuisce importanza al rischio di mancanza di obiettività, che chiama interferenza. Di uguale rilievo sono: carenza di competenze, mancanza di sicurezza, mancanza di abilità interpersonali. Gli interventi necessari corrispondono a:

  1. arricchimento della formazione personale, addestramento in servizio, sviluppo delle risorse umane;
  2. consulenza comportamentale.

Gallesich (1980) critica Caplan per l’enfasi sul rischio di interferenze e pone l’attenzione piuttosto sulla mancanza di conoscenze del consultante.

Spratley e Brown

Spratley (1987), afferma, invece, che il focus deve essere posto sull’interrelazione tra i consultanti e i sistemi all’interno dei quali operano.
Pertanto sono, ugualmente, importanti la mancanza di sostegno del ruolo e i limiti situazionali.

Per Brown (1984), infine, vanno previste consulenze periodiche sul posto di azione, e consulenze attive e partecipate (live consultancy), in cui il consulente osserva il consultante al lavoro con il suo utente. Egli ipotizza, inoltre, consulenze tra pari (intervisione) in cui, a turno, viene assunto il ruolo di consulente. Infine, e non in ultimo, consulenze di comunità in cui il consulente assume il ruolo di mediatore di gruppo.

Fasi del processo di consulenza

  1. Definizione del problema
  2. Contratto di consulenza
  3. Raccolta dei dati
  4. Diagnosi dei problemi:
    • individuazione delle risorse e degli ostacoli
    • analisi delle alternative
  5. Valutazione
  6. Verifica

I materiali di supporto della lezione

Francescato, D., & Ghirelli, G. (1988). Fondamenti di psicologia di comunità. NIS, Roma.

Orford, J. (1998). Psicologia di Comunità, Franco Angeli, Milano.

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