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Caterina Arcidiacono » 7.Legami di comunità, partecipazione, capitale sociale sostegno, e lavoro di rete


Legami tra persone e contesti: senso di comunità

La psicologia di comunità è rivolta allo studio dei legami tra persone e contesti, pertanto presta molta attenzione ai costrutti e ai concetti che descrivono le peculiarità dei legami tra persone e tra persone e luoghi.

Sarason (1974) ha fornito la prima definizione di senso di comunità focalizzando l’esistenza di legami di similarità e interdipendenza tra le persone di uno stesso contesto locale, ma sicuramente il costrutto più ampiamente studiato è quello proposto da Mcmillan e Chavis (1986).

Numerosi studi hanno indagato le caratteristiche del costrutto e numerose scale ed indici ne hanno analizzato le diverse caratteristiche. Tra le più note in Italia la scala del senso di comunità di Chavis e Mcmillan validata da Prezza e quella per gli adolescenti validata da Cicognani e Zani.

Procediamo ora a descrivere le caratteristiche base del senso di comunità e come esso si differenzia da costrutti apparentemente similari della psicologia ambientale e di quella sociale.

Senso di comunità

  • Senso di comunità “la percezione della similarità con gli altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere quest’interdipendenza offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro, la sensazione di appartenenza a una struttura pienamente affidabuile e stabile” (Saransono 1974, p.157).”
  • Chavis e McMillan (1986): A. Appartenenza B. Connessione emotiva condivisa. C. Potere. D. Soddisfazione dei bisogni.
  • McMillan (1996): spirito di comunità, arte, fiducia, scambio.

Senso di comunità (segue)

Appartenewnza e desiderio/prospettiva di apprtenenza.

Dinamiche di coesione, inclusine tra individui e tra gruppi (Martini e Sequi (1993) osservqare le relazioni tra vicini.

Confini.

Dinamiche di apertura/chiusura tra soggetti, gruppi e verso l’esterno.

Sicurezza emotiva.

Identificazione, senso di appartenenza.

Connessione, amicizia, riconoscimento e accettazione di debiti alla comunità.

Del singolo (all’interno dei processi decisionali della comunità nella gestione dell apropria vita).

Della comunità (nei confronti del singolo attraverso solidi ed efficaci processi partecipativi).

Verso l’ambiente esterno (la percezione di + potere dà il senso di responabilità e riduce la necessità di controllo).

Senso di comunità (segue)

Si ottiene nelle comunità quando accrescono negli individui:

  • lo stasus individuale
  • le competenze
  • la capacità di raggiungere obiettivi nella piacevolezza della interrelazione comune
  • forte condivisione emotiva degli eventi
  • opportunità di sperimentare interazioni positive
  • opportunità di portare a compimento obiettivi predefiniti
  • occasione di riconoscimento dei membri
  • narrazione di storie e simboli condivisi

Senso di comunità: Chavis e McMillan, 1996

Senso di comunità  nella definizione di Mc Millan (1996). L’Autore attribuisce  un carattere simbolico alle quattro dimensioni individuate con Chavis  nel 1986 (appartenenza, influenza, soddisfazione, connessione emotiva) e nel rinominarle le ridefinisce.

Senso di comunità nella definizione di Mc Millan (1996). L'Autore attribuisce un carattere simbolico alle quattro dimensioni individuate con Chavis nel 1986 (appartenenza, influenza, soddisfazione, connessione emotiva) e nel rinominarle le ridefinisce.


Senso di comunità: identificazione e identità di luogo

Il senso di comunità è in genere legato al benessere individuale, alla partecipazione attiva, all’autoefficacia personale. Attualmente è spesso usato come indicatore di capitale sociale. È un costrutto che richiama implicitamente un’idea di comunità basata sui valori democratici e non certamente un’idea di comunità auto-centrata e discriminante (De Piccoli, 2007, p.27). Pertanto è necessario differenziare il costrutto di senso di comunità dalla dimensione dell’appartenenza, in quanto quest’ultima è solo uno degli elementi che lo compongono, la cui presenza, quando non si accompagna alle altre dimensioni che configurano il costrutto, non contribuisce ad alcuna forma di partecipazione attiva (Arcidiacono et al. 2007). È altresì necessario puntualizzare le differenze tra senso di comunità e i costrutti di:  Identificazione con un luogo (Place identification, Twigger-Ross e Uzzell, 1996), si riferisce all’identificazione espressa da una persona con un luogo, sulla base della collocazione spaziale. “E un tipo d’identificazione sociale sulla base dell’appartenenza a un luogo” (De Piccoli, 2007, p.69); Identità di luogo (Place identity, Proshansky et al., 1983), rileva in che modo l’ambiente fisico concorre alla più complessa identità personale, ma non bisogna dimenticare che i luoghi sono contesti costruiti socialmente, essi stessi costitutivi del sociale in cui l’individuo è un soggetto attivo situato. È un insieme di credenze, valutazioni, rappresentazioni che contribuiscono alla categorizzazione di sé e alla formazione sociale degli individui.

Villaggio, Camerun.

Villaggio, Camerun.


Senso di comunità e attaccamento al luogo

L’attaccamento al luogo (Place attachment, Fried 1963, 1982, 2000) si riferisce alle dimensioni affettive e soggettive che connotano la relazione con i luoghi e richiama ad un senso di sicurezza derivato dalla presenza di ambienti familiari. Il legame con i luoghi non è basato solo sulle caratteristiche fisiche e strutturali dei luoghi, bensì dalla qualità delle relazioni e dalla rete di supporto sociale percepita.
Talvolta il legame con i luoghi assume una valenza ambivalente o addirittura negativa, ma questo non ne riduce l’intensità (Arcidiacono, 1999, 2001, 2007).
Perkins e Long (2002) considerano l’attaccamento al luogo un costrutto emozionale spazialmente orientato e il senso di comunità un costrutto cognitivo socialmente orientato.
La luogo-dipendenza (Place dependence, Stokols, 1981) mette in luce gli elementi condivisi tra le persone e i luoghi, mentre l’attaccamento al luogo ha più un carattere individuale. I significati socio-culturali, attribuiti a un luogo, costituiscono l’elemento che unisce i gruppi ai luoghi e quanto più essi accrescono, tanto più il luogo diventa carico di significati sociali. In questo senso tale concetto è più simile a quello di identità di luogo.
Il senso del luogo (sense of place) si compone di: una dimensione cognitiva (Place identity), affettiva (Place attachment), comportamentale o pragmatica (Place dependence).

Numerosi e non sempre concordi gli indici di correlazione tra gli strumenti e gli item che misurano i diversi costrutti.

Repubblica Centrafricana.

Repubblica Centrafricana.


Partecipazione

La definizione che meglio esprime il concetto di partecipazione è: “processo di assunzione di decisioni inerenti la vita di un individuo e quella della comunità nella quale egli vive” (Unicef,1992).
La partecipazione si caratterizza per:

  • non essere un evento concluso, bensì un processo che si esplica nell’assumere su di sé la responsabilità della scelta, farsi carico della propria responsabilità
  • essere un far parte di qualcosa, qualche luogo, qualche gruppo … essere un con – essere (Heidegger); consentire che la storia d’ognuno s’intrecci con quella degli altri
  • Avere una finalità intrinseca: con -essere è sempre in vista di qualcosa; è sempre un essere -con-gli-altri per…prendere parte per… abitando i conflitti con responsabilità e giustizia (Raciti in ISFOL, 2008)

Partecipare è luogo della non-neutralità, è consapevolezza che il nostro essere-nel mondo è chiamato ad orientarsi eticamente secondo criteri di giustizia ed equità.

Partecipazione: profilo psicologico

L’insieme dei costrutti che agiscono nell’individuo alla definizione dei processi di partecipazione è:

  • locus of control (aspettativa del soggetto riguardo al controllo sugli eventi)
  • percezione di autoefficacia individuale e collettiva
  • identificazione e rafforzamento dell’autostima

Essi si uniscono a:

  • l’analisi della situazione e dei suoi bisogni
  • il grado di coesione della comunità di cui si è parte e/o
  • orientamento collettivista piuttosto che individualista
  • attaccamento al luogo e investimento nella dimensione locale
  • fattori organizzativi della comunità di cui si fa parte

(Mannarini, 2004, p.30/49)

Forme di partecipazione

  • Partecipazione passiva: raccolta di informazioni uni o bidirezionale sugli eventi della collettività.
  • Aggregarsi spontaneo (bottom up).
  • Coinvolgimento (provocato) dei cittadini nelle politiche pubbliche (top down).
  • Influenza nei processi di trasformazione sociale attraverso un ruolo attivo.

Pregi e limiti della Partecipazione

“Il tema della partecipazione ha un lungo passato (per una review si veda Tricket e Espino, 2004).

Come ricorda Maritza Montero, la partecipazione è da intendersi come un processo intenzionale, libero, collettivo ed organizzato che coinvolge, in maniera differente, gli attori sociali coinvolti nel processo di ricerca-intervento. E’ una relazione che genera relazioni, tutte volte al raggiungimento di valori ed obiettivi costruiti e condivisi dai diversi attori coinvolti. È il motore del cambiamento e della trasformazione a livello sia individuale sia comunitario (Montero, 2006).
Come ben hanno sottolineato alcuni autori il tema della partecipazione porta con sé alcune complesse domande preliminari: “di quale comunità si sta parlando?” (Israel et al. 1998), devono “partecipare tutti i membri della comunità?” (Wallerstein et al. 1999), “e tutti allo stesso modo in tutte le parti del progetto” (Riger, 1999) “sono prevedibili anche cambiamenti di ruolo”? (Arcidiacono, Marta, 2008, p.14).

Mannarini (2010) in maniera critica ne evidenzia anche i limiti evidenziando come talvolta i processi partecipativi paiono fini a se stessi ed improduttivi, incapaci di promuovere cambiamento e sviluppare nuove conoscenze adeguate, coerenti con le domande di ricerca ed efficaci.

Capitale sociale

Il concetto nasce nell’ambito della sociologia e delle scienze politiche e descrive le risorse che gli individui acquisiscono attraverso il far parte delle reti della comunità. Esso definisce “il patrimonio di relazioni di cui il soggetto dispone per il raggiungimento dei propri fini… Facilita le azioni degli attori all’interno delle strutture sociali; costituisce cioè una risorsa per l’azione, che rende possibile all’attore (individuale e collettivo) il conseguimento di fini non raggiungibili in altro modo. Più specificamente è il risultato di strategie volte alla costruzione di relazioni sociali stabili e durevoli, in grado di fornire sostegno sia materiale sia simbolico” (De Piccoli, 2007, p.93).
Il capitale sociale costituisce una risorsa:

  • a livello microsociale, contribuisce alla qualità della vita, alla protezione da fattori di rischio sociale e alla promozione del benessere
  • a livello macrosociale, in accordo con Putnam e Fukuyama favorisce la democrazia e lo sviluppo economico.
  • Putnam dà valore all’associazionismo come indicatore di capitale sociale
  • Perkins e Long considerano l’insieme di partecipazione e supporto sociale formale e informale

Fiducia, relazioni sociali solidarietà e partecipazione costituiscono il capitale sociale.

Capitale sociale: bonding e bridging

In accordo con Putnam (2001), il capitale sociale s’intende in due forme:

  • bonding, connessioni e legami che esistono all’interno dell’unità gruppale (per esempio forza, densità e ampiezza dei legami familiari)
  • brindging (far da ponte), connessioni e legami che legano diverse comunità e gruppi (per esempio forza, densità, ampiezza che un’unità familiare ha all’interno della più vasta comunità di riferimento e delle comunità di relazioni cui ha accesso)

Fiducia

Valore sociale che facilita la solidarietà e la collaborazione. Nel senso di civicness (Putnam, 2001).

  • Fiducia nella capacità personale dei singoli (self-efficacy, self-esteem, empowerment personale).
  • Fiducia nella capacità dei gruppi e delle collettività (collective efficacy,. social efficacy, empowerment sociale).
  • Fiducia nella capacità dei contesti locali di offrire risposte ai bisogni e pertanto motivazione ad agire nella comunità (community action orientation).

Sostegno sociale

“Definiamo sostegno sociale è l’aiuto e lo scambio che un soggetto può ricevere all’interno della trama di relazioni alla quale partecipa. Indichiamo questa trama di relazioni, che caratterizzano la vita quotidiana e le risorse sociali e istituzionali presenti come rete sociale” (Lavanco & Novara, 2002).

Il sostegno sociale ha anzitutto la funzione di mediatore tra l’evento di crisi e la risposta individuale e/o collettiva ad esso.

La presenza di sostegno sociale non ha tuttavia una mera azione di cuscinetto “buffer”: influenza il livello di disturbi conseguenti all’insorgere di eventi stressanti, l’intensità dello stress e gli effetti dell’interazione tra quest’ultimo e le caratteristiche di personalità, cosi come descrive il modello di Munroe e Steiner proposto da Orford (1996) (vedi schema seguente).

Modello di Munroe e Steiner, 1996

Orford, Psicologia di Comunità ( tr. It. 1996).

Orford, Psicologia di Comunità ( tr. It. 1996).


Funzioni del sostegno

Sostegno strumentale: forma d’aiuto materiale e strumentale nell’esercizio della vita quotidiana.

Sostegno emotivo: soddisfacimento di bisogni emotivi che permette il rafforzamento dell’autostima.

Sostegno informativo: anche un’informazione o un consiglio pratico possono costituire un sostegno.

Sostegno affiliativo: deriva dall’appartenenza a gruppi formali e/o informali del sostegno.

Lo schema seguente (Francescato & Ghirelli, 1988, p.179) riporta le molteplici funzioni di moderazione svolte dal sostegno sociale.

Modello Francescato e Ghirelli, 1988

Francescato, D., & Ghirelli, C. (1988). Fondamenti di psicologia di comunità (p.179). Roma: NIS.

Francescato, D., & Ghirelli, C. (1988). Fondamenti di psicologia di comunità (p.179). Roma: NIS.


Sostegno percepito e ricevuto

Sostegno percepito: è quello che la persona crede di ricevere o di poter avere in caso di bisogno.

Sostegno ricevuto: si riferisce a quello che la persona riceve o ritiene di aver ricevuto.

Sostegno e Mutuo aiuto

In questa forma di sostegno ognuno è allo stesso tempo fornitore e fruitore di aiuto. Nel condividere le esperienze ricavano benefici sia l’aiutato che l’aiutante. Ciò innesca un processo che sblocca la passività, il senso di impotenza e la sfiducia in se stessi, superando la situazione di inerzia in cui generalmente vivono le persone con problemi o disagi. Il percorso dei 12 passi, degli alcolisti anonimi, è basato su questo principio. Il ruolo dell’operatore in questi casi è di stimolatore e catalizzatore esterno; la sua funzione può essere di supporto e facilitazione alla creazione di nuovi gruppi.

In Zani e Palmonari (1996, p. 94) è sottolineato che la funzione degli operatori è nel collegare, tramite strategie di rete, i sistemi di aiuto formale con quelli informali (natural helpers); cosicché diventa possibile creare legami multipli e contatti diretti e indiretti tra le persone, creando dei networks sociali.

Mutuo aiuto e professionisti

Dieci passi generali e linee guida per professionisti (N. J. Clearinghouse)

  1. Acquisire una comprensione base delle dinamiche di auto-aiuto di gruppo e dei relativi benefici.
  2. Valutare i gruppi e i modelli attuali.
  3. Individuare le persone interessate ad iniziare un gruppo.
  4. Formare un gruppo di riferimento.
  5. Chiarire e negoziare la relazione.
  6. Dare suggerimenti sulla pianificazione e sulla pubblicizzazione del primo incontro pubblico.
  7. Assistenza al primo incontro.
  8. Dare suggerimenti sulle procedure degli incontri successivi e sul percorso da seguire a livello organizzativo.
  9. Individuare e incanalare tutti i possibili problemi.
  10. Funzione di riesamina e verifica.

J. Rappaport, Roma, aprile 1994.

Mutuo aiuto e professionisti (segue)

Suggerimenti per il professionista nel ruolo di organizzatore

  1. Non mistificare, pianifica di non esserci dall’inizio.
  2. Datti dei piccoli obiettivi e cerca di ottenere un rapido feedback.
  3. Unisciti a un gruppo di sostegno per conto tuo.
  4. Partecipa a incontri aperti di gruppi di mutuo aiuto pre-esistenti.
  5. Organizza una piccola task force con le persone interessate.
  6. Ricorda: all’inizio l’idea è che ci si debba conoscere.
  7. Chiediti perché la gente frequenta il gruppo.
  8. Il turnover è una cosa frequente.
  9. Elabora una missione/un’ideologia.
  10. Impara diverse possibilità di stile: 12 tappe, difensore, regole.
  11. Cerca di creare una rotazione, delle strutture non gerarchiche di leadership. Vari ruoli: dare energia, memoria del passato, costruttore di coesione, conduttore, procuratore di finanziamenti, formatore, fungere da modello, fare relazioni pubbliche, reclutatore, aiutante, manager, innovatore, etc.
  12. Approfondisci l’auto-valutazione.

J. Rappaport, seminario Roma , aprile 1994

Mutuo aiuto e professionisti (segue)

Cosa possono fare i professionisti per i gruppi di aiuto reciproco (Katz, 1987).

  1. Farsi loro referente e dare referenze.
  2. Procurare risorse materiali, come un luogo di incontro, assistenza e sostegno burocratico.
  3. Agevolare l’interpretazione e le relazioni pubbliche.
  4. Facilitare i contatti con politici, ad esempio funzionari governativi, legislatori, amministratori.
  5. Procurare informazioni tecniche riguardo ai problemi concernenti il gruppo, attraverso delle presentazioni agli incontri del gruppo, la letteratura sull’argomento, etc.
  6. Altre forme di assistenza tecnica, come esercitazioni alla leadership, consultazioni a breve termine su problemi relativi al funzionamento del gruppo.
  7. Aiutare ad ottenere finanziamenti dallo stato, da fondazioni private e dal pubblico.
  8. Aiutare a progettare e condurre studi valutativi.
  9. Formare nuovi gruppi, fornendo una guida iniziale.
  10. Notificare l’andamento ai comitati di supervisione, sia per contribuire allo sviluppo del programma, che per fare affermare lo status del gruppo nella comunità.

Da J. Rappaport, Roma, aprile 1994.

Lavoro di rete

RETI COME CAPPIO CHE SOFFOCA!

RETE COME FOSSO, PIENO DI BUCHI?

RETE COME…LAVORO DI RETE

Foto, Archivio Incoparde.

Foto, Archivio Incoparde.


Che cos’è il lavoro di rete?

Con il lavoro di rete si intende, l’integrazione sinergica e finalizzata di enti (operatori) diversi a livello dei mesosistemi.

Si tratta di enti che mettono sinergicamente in moto le proprie risorse, nell’ambito delle reti primarie (neighborhood approach), per agire nelle reti spontanee dei soggetti fornendo:

  • supporto sociale
  • interventi spontanei
  • aiuti naturali “non professionali”
  • persone cardine
  • terapia di rete
  • mutuo aiuto

Finalità del lavoro di rete

Il Lavoro di rete serve a individuare le competenze specifiche e alla loro intervalorizzazione.

Il lavoro di rete si attua attraverso l’espressione di reti differenziate a secondo degli obiettivi proposti e degli interlocutori individuati.

La Rete è un attrezzo e non un mero scopo!!!!

Lavoro di rete: fattori costitutivi

La rete sul piano operativo ha innanzitutto bisogno di fatti elementari.

  • La rete degli interventi istituzionali attivi in relazione a quel singolo soggetto o gruppo famigliare
  • Il contesto delle relazioni sociali di riferimento: valutazione clinica del contesto
  • L’ordine delle priorità da perseguire
  • L’efficacia–efficienza delle prestazioni offerte.
  • I criteri e i valori sottostanti alla costruzione di un progetto d’intervento.
Foto, Archivio Incoparde.

Foto, Archivio Incoparde.


Reti organizzative, sociali e istituzionali: tipologie


1. LA RETE DEGLI INTERVENTI ISTITUZIONALI ATTIVI IN RELAZIONE A QUEL SINGOLO SOGGETTO O GRUPPO FAMIGLIARE

Chi è l’inviante; qual è la richiesta e il suo obiettivo: analisi dell’invio, della domanda e della committenza, analisi delle risorse possibili e attivabili (coping e resilience).

Reti organizzative, sociali e istituzionali: tipologie  (segue)

(2) IL CONTESTO DELLE RELAZIONI SOCIALI DI RIFERIMENTO: VALUTAZIONE CLINICA DEL CONTESTO

Risorse e problemi presentati:
a) nella rete delle relazioni parentali (legami significativi e disponibilità attivabili o assenti);
b) nelle relazioni sociali: vicini, amici, conoscenze (affetti e disponibilità anche parziali su cui poter far conto);
c) nella rete istituzionale di riferimento (insegnati, assistenti sociali, sacerdoti, volontari, medici e organizzazioni non istituzionali);
d) fattori di vulnerabilità e di protezione a livello soggettivo e contestuale, individuazione di risorse specifiche per affrontare gli eventi;
e) fattori di vulnerabilità e di protezione a livello soggettivo e contestuale, individuazione di risorse specifiche per affrontare gli eventi (coping e resilience).

Reti organizzative, sociali e istituzionali: tipologie (segue)

(3) DEFINIRE L’ORDINE DELLE PRIORITÀ DA PERSEGUIRE E VALUTARE L’EFFICACIA-EFFICIENZA DELLE PRESTAZIONI OFFERTE
Ipotizzare l’uso della risorsa psicologica sia per interventi terapeutici individuali e familiari sia nella progettazione di interventi mirati all’individuazione e trattamento delle aree di vulnerabilità e alla ricerca dei fattori di rischio psicosociale.

(4) INDIVIDUARE CRITERI E CALORI SOTTOSTANTI ALLA COSTRUZIONE DI UN PROGETTO D’INTERVENTO.

  • Ricerca di elementi di pro-azione.
  • Co-costruzione del setting terapeutico e definizione di una salda cornice istituzionale.
Foto, Archivio Incoparde.

Foto, Archivio Incoparde.


Strategie di empowerment di rete

“L’obiettivo delle strategie di empowerment di rete è promuovere sinergie positive tra organizzazioni lavorative, sindacali, servizi sociosanitari e ricreativi, istituzioni come assessorati, parrocchie gruppi e associazioni di un determinato territorio per affrontare insieme un problema che può interessarli tutti.
In questi casi l’empowerment avviene non solo tramite l’aumento di conoscenze, da parte di tutti i partecipanti, sulla loro comunità e su dove è possibile reperire risorse per i vari progetti, ma tramite l’unione delle diverse competenze e risorse si trovano risposte innovative e creative” (Francescato, 1996).

I materiali di supporto della lezione

Arcidiacono, C., & Di Napoli, I (2010). Crisi dei giovani e sfiducia nei contesti locali di appartenenza. Un approccio di psicologia ecologica. In E. Schafroth, C. Schwarzer & D. Conte (Eds.), Krise als Chance aus historischer und aktueller Perspektive (Crisi e possibilità-prospettive storiche e attuali),Oberhausen, Germany: Athena Verlag. ISBN 978-389896-396-1.

Arcidiacono, C., Gelli, B. R., Putton, A., & Signani, F. (1996). Empowerment sociale. Milano: FrancoAngeli.

De Piccoli, N. (2007). Individui e contesti in psicologia di comunità. Milano: Unicopli.

Francescato, D., & Tomai M. (2005). Psicologia di comunità e mondi del lavoro. Roma: Carocci Editore.

Francescato, D. (1994). Premessa. In C. Arcidiacono & B. R. Gelli, Psicologia di comunità ed educazione sessuale (pp.19-32). Milano: FrancoAngeli.

Mannarini T. (2004). Comunità e partecipazione. Milano: FrancoAngeli.

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