Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Caterina Arcidiacono » 16.I metodi QUAL- QUANT e i Disegni di ricerca


L’indagine scientifica

Ciò che distingue la raccolta ed elaborazione di informazioni scientifiche, dalla raccolta ed elaborazione di informazioni che ciascuno di noi quotidianamente attua, è il carattere sistematico e intenzionale della prima. Sia l’uomo comune che lo scienziato si pongono delle domande e arrivano a conclusioni circa il comportamento umano.
“L’immagine del mondo propria delle scienze naturali nasce all’inizio dell’età moderna essenzialmente con Cartesio che fornì anche la versione più pregnante di un paradigma scientifico delle acquisizioni della conoscenza, il quale, con la sua rigorosa separazione di res cogitans e res extensa – oggetto conosciuto (mondo degli oggetti) e soggetto conoscente (lo scienziato “incorporeo”) – rese possibili quei progressi scientifici che caratterizzarono la svolta epocale dell’era moderna (Tabella 1 alla slide 4 – lato sinistro)…

L’indagine scientifica (segue)

… Secondo il concetto ermeneutico di scienza (da hermeneuìn = interpretare) la natura è un libro, le cui parole e le cui proposizioni possono essere lette e interpretate dall’esperto sulla base del suo sapere esperienziale. La conoscenza non è aspaziale e atemporale, ma è vincolata al soggetto conoscente e al contesto in cui il fenomeno è inserito. La comprensione e l’interpretazione di una parola o di una proposizione sono sempre possibili soltanto mediante il contesto complessivo e allo stesso tempo quest’ultimo si compone di singole parole e proposizioni. In corrispondenza di ciò, l’interpretazione rende, dunque, necessario un movimento circolare che procede dal particolare al tutto e nuovamente retrocede dal tutto al particolare (circolo ermeneutico). Lo stesso movimento circolare ha luogo anche fra l’oggetto conosciuto e il soggetto conoscente” (Arcidiacono & Legewie, in press).

Paradigma cartesiano/Paradigma dialogico

“La contrapposizione tra la concezione cartesiana e la concezione ermeneutica della scienza non dovrebbe essere fraintesa nel senso che l’una sia quella corretta e l’altra quella falsa. Si tratta piuttosto di diverse prospettive sull’oggetto della psicologia. Si tratta di intendere quale dei due sia il metodo-base: il misurare o il comprendere. Secondo una teoria costruttivistica della scienza questi diversi approcci metodologici producono differenti modelli dell’oggetto della ricerca. Non si tratta di determinare quale di questi modelli sia quello corretto o quello falso, ma quale modello sia quello adeguato al problema in questione e alle finalità poste. Le direzioni di ricerca quantitativa e qualitativa stanno in una relazione complementare a seconda della problematica. La prospettiva costruttivistica rifiuta di attribuire a una di queste direzioni validità esclusiva.

Paradigma cartesiano/Paradigma dialogico (segue)

Tabella 1: I due paradigmi della conoscenza scientifica (Arcidiacono, Legewie, in press).

Tabella 1: I due paradigmi della conoscenza scientifica (Arcidiacono, Legewie, in press).


Costruzione di modelli nella ricerca qualitativa

La realtà sociale è complessa e pare spesso caotica. Compito del ricercatore è portare ordine in questa complessità, cioè costruire un modello di questa realtà. La concezione classica è quella secondo cui la realtà e il modello sono vincolati da una relazione bilaterale di somiglianza. Da tale relazione il costruttore del modello, il ricercatore, viene solitamente escluso e questo implica alcune conseguenze per l’intera concezione.

Un concetto più complesso dell’elaborazione di modelli si basa sul fatto che teorie o modelli (utilizziamo qui i due concetti come sinonimi) sono costruzioni, laddove è importante coinvolgere nell’osservazione anche il soggetto dell’elaborazione del modello, il costruttore. Ne deriva così una relazione trilaterale fra realtà, costruttore del modello e modello/teoria (v. Figura 1).

Figura 1: Realtà – Modello.

Figura 1: Realtà - Modello.


Costruzione del modello

La ricerca concerne l’analisi della realtà. Dai dati dell’analisi il costruttore del modello sviluppa nel corso di un processo di sintesi il modello o la teoria scientifica. La questione è la seguente: come sono connessi reciprocamente la realtà e il modello, quando un modello è vero o pertinente, quando un modello raffigura correttamente la realtà?
La concezione del modello qui esposta può essere illustrata intuitivamente con l’esempio della relazione tra una città e il “modello” di questa città nella forma di una mappa della città. Una città è complessa, densa di elementi, caotica – una mappa della città dovrebbe invece contraddistinguersi per la sua chiarezza. L’esempio mostra la semplificazione intrapresa mediante la costruzione del modello. Il tipo della mappa della città, il tipo di elaborazione del modello è dipendente dallo scopo che ci si propone. Una mappa per automobilisti si distingue notevolmente dalle schematiche mappe dei mezzi del trasporto pubblico: la costruzione del modello allora dipende dallo scopo del costruttore. Se una mappa della città fosse tanto complicata quanto la città stessa, essa non servirebbe a orientarsi nella città. Il fruitore del modello o della teoria procede nella direzione inversa rispetto a quella del costruttore: utilizza la teoria per trarne logicamente delle conclusioni che gli permettano di orientarsi meglio nella complessa realtà. Allo scopo gli occorrono, ovviamente, sempre, anche, alcune conoscenze della realtà: per esempio, nel caso dell’utilizzo di una mappa di una città deve conoscere il punto in cui si trova.

Tra realtà e modello/teoria

Dalla relazione trilaterale tra la realtà e il modello o la teoria possiamo trarre quanto segue.

La soggettività del costruttore (ricercatore) con i suoi scopi, i suoi interessi e i suoi valori è costitutiva per il modello o la teoria scientifica. Non può essere semplicemente ignorata. Nella ricerca qualitativa il costruttore dovrebbe piuttosto riflettere sulla propria soggettività e renderla palese, affinché di essa possa tener conto il fruitore del modello.
Non è adeguato parlare della correttezza di un modello o della verità di una teoria. È invece adeguato un criterio pragmatico di verità per la valutazione della qualità di un modello o di una teoria: in che misura il modello/la teoria è adoperabile per gli ipotetici fruitori o in che misura è utile per la soluzione dei suoi “problemi di orientamento” nell’ambito della realtà a cui il modello si riferisce?
Il costruttore e il fruitore del modello procedono nella “stessa strada in direzioni opposte”: il costruttore analizza la realtà per costruirne il modello – il fruitore analizza il modello per poter operare mediante il suo aiuto nella realtà. Nelle scienze sociali il modello delle scienze della natura e il modello dialogico non si escludono, ma si completano vicendevolmente, giacché, nella messa in pratica delle conoscenze scientifiche, l’applicazione alla prassi del modello delle scienze naturali deve fondamentalmente basarsi su un procedimento dialogico.

Problematiche e finalità

Nella pianificazione di un progetto di ricerca – indipendentemente che si tratti di un progetto quantitativo o qualitativo – si deve anzitutto riflettere e stabilire la problematica e la finalità del progetto. La problematica di un progetto si riferisce agli “enigmi” che devono essere risolti. Che cosa deve essere studiato nel progetto? A quali problemi irrisolti si risponde mediante il rilevamento e la valutazione dei dati? La determinazione della finalità si riferisce invece a ciò che deve essere conseguito mediante il progetto: a che cosa e per chi è utile il progetto? Essa si riferisce tuttavia alle possibilità pratiche ovvero sociali di applicazione dei risultati.
Indipendentemente dal fatto che si tratti di un’indagine quantitativa o qualitativa, i ricercatori si familiarizzano, anzitutto per mezzo della letteratura specifica a disposizione, con lo stato dell’arte dell’oggetto dell’indagine. Il sapere preliminare ha tuttavia funzioni diverse nelle indagini quantitative o qualitative. Ciò dipende non da ultimo dalle differenti finalità: il fulcro delle indagini quantitative è la verifica di ipotesi e teorie; nelle indagini qualitative sono in primo piano la scoperta di nuovi fenomeni ed ipotesi, nonché lo sviluppo e il perfezionamento di teorie.
Prendiamo come esempio dell’importanza del sapere preliminare diverse indagini sulla scelta dei mezzi di trasporto degli studenti, cioè sui loro motivi per utilizzare diversi mezzi di trasporto (mezzo motorizzato di trasporto individuale [MTI], mezzo di trasporto pubblico [MTP] o bicicletta) per recarsi all’università. La finalità di tali indagini potrebbe essere quella di apportare basi per la pianificazione di provvedimenti atti a ridurre a medio termine i MTI.

Teoria scientifica

Prima di iniziare uno studio quantitativo, abbiamo bisogno di una teoria scientifica, da cui si possano ricavare ipotesi di indagine. Secondo una teoria sociologica comune gli studenti possono essere distinti in base al fatto che essi mirino a valori materiali, quali stipendio alto, carriera, prestigio sociale o piuttosto a valori postmateriali come autorealizzazione e coscienza ambientale. Secondo la teoria l’appartenenza a uno di questi due sistemi di valore influisce anche sull’agire degli esseri umani rispetto all’ambiente. Per l’indagine sulla scelta dei mezzi di trasporto degli studenti da questa teoria può essere ricavata l’ipotesi che gli studenti orientati ai valori postmateriali si recheranno all’università con la bicicletta o con mezzi di trasporto pubblico, mentre studenti orientati a valori materiali utilizzeranno più spesso la propria auto.

Scelta delle variabili

“La presunta connessione tra due variabili (orientamento di valore e scelta del mezzo di trasporto) viene formulata dalle indagini quantitative tradizionali anzitutto nella forma di due ipotesi: “ipotesi-zero” (“non c’è alcuna connessione”) vs “ipotesi-alternativa” (“secondo la teoria c’è una connessione fra l’orientamento di valore e la scelta del mezzo di trasporto”). L’”ipotesi zero” si ritiene confutata, qualora da un campione casuale di studenti emerga che studenti orientati a valori materiali o postmateriali si distinguono in modo corrispondente all’ipotesi spesso effettivamente in maniera non riducibile alla mera casualità. Per ragioni logiche l’indagine non può far conoscere nuovi aspetti, ma fornisce informazioni sulla sicurezza statistica con cui è verificata un’ipotesi ricavata da una teoria nota. Ci sono certamente anche indagini quantitative descrittive, in cui vengono rilevate soltanto la frequenza e le correlazioni di diverse variabili, senza che preliminarmente vengano formulate delle ipotesi. In questo caso tuttavia almeno la scelta delle variabili prese in considerazione dovrebbe essere guidata teoricamente” (Arcidiacono & Legewie, in press).

Modello neopositivista/Modello sperimentale

“L’empasse tra modello sperimentale e approccio costruttivista non preclude oggi di riconoscere meriti e limiti a entrambi [Arcidiacono et al., 2009]. Non è qui il caso di entrare nel tema; basta solo accennare come il modello sperimentale positivista si caratterizza per metodi e procedure non trasferibili alla ricerca neopositivista e a quella costruttivista che hanno codici, procedure e obiettivi del tutto differenti. Volendo portare una metafora, il costume da bagno è adatto alla spiaggia, l’abito da sera per un ricevimento ufficiale, la muta alle immersioni subacquee. Esistono costumi da bagno di foggia diversa, tra loro paragonabili per stile, comodità, materiale etc, ma sicuramente i costumi da bagno non possono essere paragonati ad abiti da cerimonia e quando parliamo di muta i criteri di affidabilità e attendibilità cambiano ancora: maneggevolezza, galleggiabilità e resistenza al freddo divengono i criteri pertinenti ed anche il concetto di eleganza e bellezza si modifica. Il senso del paragone è che esistono oggetti tra loro non paragonabili, senza che per questo si possa considerare l’uno di minor valore dell’altro. L’abito da indossare, il percorso che si sceglie di seguire dipende dalla mete e dagli obiettivi della ricerca [Novara et. al., 2008]” (Arcidiacono, 2010).

Le indagini qualitative

Le indagini qualitative sono molto più aperte in relazione ai risultati; la loro grande forza consiste nella scoperta di connessioni completamente nuove ed anche inaspettate e nello sviluppo di nuove teorie. (Ovviamente mediante indagini qualitative possono essere verificate anche connessioni o teorie già note – in questo caso si bada però contemporaneamente a un miglioramento o ad un ampliamento della teoria). Perciò nelle indagini qualitative non v’è la formulazione di ipotesi ricavate da teorie conosciute, che possano essere stabilite per la verifica come “ipotesi zero” o “ipotesi-alternativa”.

Il ricercatore qualitativo

Nella pianificazione, nella realizzazione e nella valutazione del suo studio, il ricercatore qualitativo dipende comunque in grande misura dal suo sapere preliminare sull’oggetto della ricerca. Distinguiamo due tipi di sapere preliminare:
1. Sapere preliminare personale: quali esperienze ed atteggiamenti personali preliminari ho in rapporto all’oggetto della ricerca? Quali ipotesi ho? Quali risultati mi aspetto dalla mia indagine?
Nel nostro esempio ciò può consistere nel proprio rapporto con l’auto o con i mezzi di trasporto pubblico. Può darsi che io sia convinto della necessità di limitare il traffico automobilistico e che però per comodità utilizzi comunque, sebbene raramente, una macchina – anche se con cattiva coscienza. Il sapere personale include però anche la lettura quotidiana dei giornali, per esempio sulla violenza in metropolitana, ecc. Il sapere personale si forma, infine, in forte misura anche mediante la frequentazione di altre persone. All’inizio – e per l’intero corso di un progetto di ricerca – il ricercatore qualitativo dovrebbe ampliare sistematicamente il suo sapere personale sull’oggetto della ricerca, nei seguenti modi:

  • rendendosi consapevole di tale sapere mediante la scrittura di appunti (diario di ricerca)
  • raccogliendo sistematicamente pubblicazioni mediatiche e testi popolari o letterari sul tema
  • ampliando in maniera mirata il suo sapere tramite colloqui e osservazioni quotidiane (diario di ricerca)

Il ricercatore qualitativo (segue)

2. Sapere preliminare analitico o disciplinare (stato dell’arte): quali modelli e risultati scientifici relativi all’oggetto da indagare sono già noti? Quale rilevanza hanno per il presente studio?
Per la rielaborazione del sapere preliminare analitico valgono le regole generali del lavoro scientifico. Sono importanti non soltanto tutti i lavori empirici sull’oggetto della ricerca, ma anche tutti i possibili approcci teorici esplicativi rispetto al fenomeno da indagare. Per rimanere nell’esempio precedentemente proposto: in che misura è già studiata in modo quantitativo e/o qualitativo la scelta dei mezzi di trasporto degli studenti, e di quali istituzioni universitarie? Quali ricerche sulla motivazione della scelta del mezzo di trasposto sono già a disposizione? Quali risultati e modelli esplicativi hanno prodotto gli studi precedenti? Poiché negli studi qualitativi solitamente non si tratta di verificare le ipotesi ricavate da singole teorie, la ricerca della letteratura scientifica è utilizzata comunemente in maniera più ampia e si prende in considerazione anche la possibilità di differenti approcci teorici – per esempio psicologico, sociologico ed economico.

Il sapere preliminare

Poiché negli studi qualitativi non vengono formulate preliminarmente ipotesi che vengono poi sottoposte a verifica, il sapere disciplinare e il sapere personale devono essere utilizzati in altro modo per l’indagine. Qui sono due gli aspetti importanti.
1. Il sapere preliminare personale ed analitico è indispensabile per la precisazione della propria problematica e delle proprie finalità. Soltanto quando io ho salde precognizioni su un oggetto, sono in grado di porre “domande intelligenti” e di prestare attenzione a cose che sono significative per il problema della ricerca in questione. Il ricercatore qualitativo sviluppa sia in base al proprio sapere personale sia in base alla letteratura disciplinare specifica, i cosiddetti concetti sensibilizzanti, cioè concetti che lo rendono sensibile rispetto a dove deve cercare, alle cose a cui deve prestare attenzione, a che cosa deve interrogare. I concetti sensibilizzanti si differenziano in virtù della loro schiettezza dalle ipotesi nelle indagini quantitative; ma hanno una funzione simile, nella misura in cui strutturano l’indagine ed indirizzano l’attenzione del ricercatore a ciò che sia importante.

Il sapere preliminare (segue)

2. Il sapere preliminare personale ed analitico, ovvero il sapere disciplinare specifico (stato dell’arte), hanno inoltre una funzione critica – possono infatti essere erronei e produrre pregiudizi o prevenzioni. Che si tratti di indagini quantitative o qualitative, nessun ricercatore può essere sicuro, che i suoi pregiudizi e le sue prevenzioni non falsifichino l’intero suo approccio di ricerca o anche alcuni passaggi del rilevamento o della valutazione. Nella fase di valutazione sussiste inoltre il pericolo che le proprie prevenzioni vengano introdotte in maniera irriflessa e inconsapevole nell’interpretazione dei dati. Nella ricerca qualitativa si richiede, pertanto, che il ricercatore all’inizio, in un processo di autoriflessione e mediante protocolli scritti, renda a se stesso quanto più esplicite possibili le sue prevenzioni rispetto all’oggetto della ricerca, rendendole evidenti anche per gli altri. L’autoriflessione è un aspetto importante della garanzia della qualità nell’analisi qualitativa dei dati.

Studi quantitativi

Piano (pre)fissato di studio o “pianificazione ‘a vista’”?

In studi quantitativi vale rigorosamente la regola che l’intero piano di studio, inclusi gli strumenti di rilevamento, devono essere (pre)fissati in anticipo.
Per lo sviluppo e la sperimentazione degli strumenti di rilevamento viene pertanto, spesso, realizzato uno studio pilota, i cui risultati contenutistici vengono ignorati nello studio principale.

Studio (pre)fissato

Nella ricerca qualitativa si distinguono a questo proposito due strategie.
Piano di studio (pre)fissato
Un piano di studio prefissato in anticipo offre anche per gli studi qualitativi i vantaggi di una buona valutabilità complessiva e di una buona pianificabilità. Sua precondizione è tuttavia che il ricercatore possieda sin dall’inizio dell’indagine conoscenze ed ipotesi sufficienti che gli permettano di prendere decisioni corrette: a) su quali dati possono essere rilevati e in quali “casi” (persone, gruppi, luoghi di osservazione, v. sopra) e b) su quali metodi di rilevamento possono essere applicati e quali domande possono essere poste. Per preparare queste decisioni preliminari concernenti il piano dello studio, come nel caso di studi quantitativi, può perciò essere necessario uno studio-pilota.
Tuttavia un piano di studio (pre)fissato spesso non rende giustizia alla particolare forza degli studi qualitativi, e cioè alla loro apertura per fenomeni e connessioni di fenomeni completamente nuovi e sorprendenti. La preliminare realizzazione di uno studio-pilota può non riuscire a compensare questo svantaggio fondamentale, perché anche nello studio principale possono presentarsi ancora nuovi e imprevisti aspetti relativi alla problematica, che non possono essere adeguatamente studiati in un piano (pre)fissato di indagine. Inoltre la separazione tra fase-pilota e studio principale è arbitraria. Anche per ragioni di economia della ricerca i risultati della fase-pilota non possono essere ignorati.

Pianificazione “a vista”

Per compensare gli svantaggi dei piani di studio (pre)fissati è indicata, per i progetti qualitativi di ricerca, la strategia della “pianificazione “a vista” in dipendenza dai risultati.
Nella ricerca scientifica questo modo di procedere è per lo più proibito, al contrario di quanto avviene nella prassi. Se per esempio in un’azienda un consulente per l’organizzazione ha il compito di fare proposte per il miglioramento del lavoro di gruppo tra i diversi reparti, egli procederà non tanto secondo un piano prestabilito in precedenza, ma entrerà in un “processo dialogico” con l’oggetto del suo studio: analizzerà i documenti di diverso tipo e di diversa provenienza che avrà a disposizione, poi condurrà colloqui o interviste con persone-chiave o colloqui di team nei reparti più importanti. In seguito realizzerà forse un questionario rappresentativo sui punti di forza e di debolezza della cooperazione. Poco a poco si svilupperà così un’immagine o un modello sempre più dettagliato dei rapporti di cooperazione all’interno dell’impresa, con i suoi punti di forza e di debolezza. Il modello, una specie di mappa cognitiva dei rapporti di cooperazione all’interno dell’impresa, fornirà con tutta probabilità alla fine di questa “pianificazione a vista” una base per la proposta di provvedimenti per migliorare la cooperazione nell’impresa migliore di quella che sarebbe stata offerta nel caso che il consulente dell’organizzazione avesse proceduto secondo un piano di studio prestabilito. La pianificazione “a vista” è un’ovvietà nella ricerca applicata e nella ricerca-intervento. Essa offre anche la base per una delle strategie più diffuse della ricerca sociale qualitativa, la Grounded Theory.

In sintesi: il confronto

Nei due approcci è sostanzialmente diversa la relazione instaurata tra teoria e ricerca.

Ricerca quantitativa: rapporto strutturato in fasi logicamente sequenziali, secondo un’impostazione essenzialmente deduttiva che si muove nel contesto del sostegno, tramite i dati empirici, della teoria precedentemente formulata sulla base della letteratura.

Ricerca qualitativa: elaborazione teorica e ricerca empirica avanzano intrecciate, in quanto il ricercatore vede nella formulazione iniziale di una teoria un eventuale condizionamento che potrebbe inibirgli la capacità di comprendere il soggetto studiato.

In sintesi: l’ambiente studiato

Nei due approcci è sostanzialmente diverso il rapporto generale con l’ambiente studiato.

Il ricercatore quantitativo crede che un certo grado di manipolazione controllata sia ammissibile.

Viceversa

La ricerca qualitativa si basa sull’approccio naturalistico, vale a dire che il ricercatore non manipola in alcun modo la realtà in esame.

Esempio: il ricercatore quantitativo assume un punto di vista estrinseco al soggetto studiato. Per di più studia solo ciò che egli ritiene rilevante. Il ricercatore qualitativo al contrario si immerge il più completamente possibile nella realtà dell’individuo cercando di instaurare con lui una relazione empatica.

In sintesi: il disegno di ricerca

Nella ricerca quantitativa il disegno della ricerca è costruito in principio ed è rigidamente strutturato e chiuso. Mentre, nella ricerca qualitativa è destrutturato, aperto, idoneo a raccogliere l’imprevisto

Su tali differenze si basa la concezione della rappresentatività.

Nella ricerca quantitativa il ricercatore è più preoccupato della rappresentatività della parte di società che sta studiando anziché della sua capacità di comprendere, mentre l’opposto vale per la ricerca qualitativa, alla quale non interessa la rilevanza statistica ma l’importanza che la singola persona esprime.

In sintesi: i dati

La ricerca quantitativa raccoglie le proprietà di ogni individuo che sembrano importanti per lo scopo della ricerca (variabili) e si limita ad analizzare statisticamente queste variabili. L’obiettivo dell’analisi sarà di trovare le cause che provocano la variazione delle variabili dipendenti.

Invece

la ricerca qualitativa non frammenta i partecipanti in variabili, ma li considera nella loro interezza. L’obiettivo è quello di comprendere le persone, interpretando il punto di vista dell’attore sociale.

Ricerca quantitativa o qualitativa?

Ci si potrebbe domandare se uno dei due approcci è “scientificamente” migliore dell’altro.

Sia l’approccio quantitativo sia quello qualitativo possono essere considerarti come due diversi modi di fare ricerca che possono contribuire, insieme, alla conoscenza dei fenomeni sociali, intrecciandosi per una migliore comprensione della realtà da differenti punti di vista.
Infatti, in letteratura, ritroviamo importanti contributi da ambedue i tipi di ricerca, che possono essere rispettivamente adatti per differenti situazioni. Santinello ribadisce l’importanza di riuscire a coniugare le risorse di ciascun approccio, proponendone un utilizzo integrato (vedi figura 2, slide seguente).

La complementarietà dei metodi

Figura 2 – La complementarietà dei metodi di ricerca in psicologia di comunità (adattato da Boothroyd et al., 2004). Da Santinello in Arcidiacono e Marta, 2008.

Figura 2 - La complementarietà dei metodi di ricerca in psicologia di comunità (adattato da Boothroyd et al., 2004). Da Santinello in Arcidiacono e Marta, 2008.


Modello Misto

Non esiste quindi un modello “ideale” e un modello sicuramente funzionale è costituito da un approccio misto.

Superando rigide schematizzazioni troppo semplificanti, i disegni di ricerca misti vanno considerati nel patrimonio metodologico della psicologo di comunità, senza per questo essere esclusi dalla grande famiglia della ricerca-intervento. E’ il tempo perché metodi qualitativi e qualitativi nel pieno delle rispettive caratterizzazioni trovino conciliazione sinergica così come il pregevole volume di Tashakkori e Teddlie (2003) propone delineando le diverse forme di interazione.

L’approccio misto consiste nel far ricorso a diversi metodi:

  • Analisi di tipo misto quantitativo
  • Analisi di tipo misto qualitativo
  • Analisi di tipo misto quantitativo e qualitativo

I materiali di supporto della lezione

Arcidiacono, C. (2010). Riflessività, processualità, situatività: Parole chiave della ricerca-azione. In F. P. Colucci (a cura di), Ricerche di psicologia, numero speciale (in preparazione).

Arcidiacono, C., & Legewie, H. (2010). Paradigmi di ricerca e strategie metodologiche (in preparazione).

Nelson, G., & Prlleltensky, I. (2005). Community psychology. NewYork: Palgrave.

Santinello et al, (2008). In C. Arcidiacono & E. Marta (Eds), numero tematico Ricerca-intervento, Rivista di Psicologia di Comunità,

Tashakkory, A., & Teddlie, C. (2003). Handbook of Mixed Methods. London: SAGE.

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion