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Caterina Arcidiacono » 11.Metodi e profili di comunità


Indagine ed organizzazione di comunità (Community Diagnosis)

Una delle competenze dello psicologo di comunità è quella di essere in grado di leggere i problemi di una comunità allargata: un’associazione, un quartiere, una città.

All’interno di un contesto la prima domanda concerne la definizione del problema:
Quali sono i problemi importanti? Per chi?

Da questo primo interrogativo scaturisce un’ulteriore interrogativo, non meno importante:

Chi potrebbe essere il committente di questa ricerca e chi potrebbero essere i soggetti interessati a che venga svolta e/o a collaborare e sostenerla. (Individuazione del committente e/o soggetti politici attivi).

Percorso

Solo dopo un primo momento “interlocutorio”, nell’approccio con un contesto, è possibile procedere alla:

  • Definizione degli obiettivi.
  • Raccolta dati:
    • Quali dati? A chi chiedere informazioni? Come (interviste-questionari)?
  • Programmazione dell’organizzazione e dell’azione:
    • Organizzare le risorse, pianificare l’azione.
  • Verifica e progettazione di nuove azioni:
    • Valutazione della qualità dei risultati raggiunti e della soddisfazione delle persone (efficacia).
Definizione degli obiettivi

Definizione degli obiettivi


Martini e Sequi

Al fine di definire il processo di ricerca e/o d’intervento, Martini e Sequi (1988) suggeriscono che nel processo conoscitivo preliminare siano valutati:

  • importanza del problema
  • competenza nell’affrontarlo
  • potere di prendere decisioni

Nell’esempio descritto (Appartenenza identitaria e mancanza di fiducia sociale, 2005) vengono riportate alcune indicazioni emerse dall’analisi di una città metropolitana e alcuni suggerimenti per amministratori e organizzatori.

Profili di comunità

Tra gli strumenti a disposizione, per conoscere un contesto, Donata Francescato (1988) suggerisce di procedere all’laborazione dei profili di comunità.

In cosa consiste questo approccio?

È un approccio multidimensionale alla lettura della realtà sociale comunitaria.
Si tratta di “fare conoscenza” di un contesto, acquisendo gli elementi base che permettono di comprenderne le caratteristiche socio-ambientali e relazionali. Sua peculiarità è porre attenzione all’individuazione delle risorse, cosiddette “punti di forza” (Cfr. ad esempio i due profili  in allegato).

Profili di comunità

Si tratta di acquisire elementi conoscitivi relativi a:

a) Dati Strutturali
Profilo territoriale: congestione, sedi lavorative, case sfitte, coabitazione, uso-riuso delle risorse esistenti, zone storico-artistiche.

b) Dati relativamente permanenti
Profilo demografico: classi di età, mobilità sociale, fenomeni migratori, omogeneità-eterogeneità della popolazione – storie, simboli comuni nei gruppi residenti.

Profilo territoriale

Profilo territoriale

Si tratta di dati di riferimento che oggi sono facilmente accessibili sui siti web di organizzazioni locali, regionali e nazionali.

Si tratta di dati di riferimento che oggi sono facilmente accessibili sui siti web di organizzazioni locali, regionali e nazionali.


Profili di comunità (segue)

c) Profilo attività produttive
Primario: agricoltura.
Secondario: manifattura, costruzione, industria estrattiva.
Terziario: commercio – servizi, pubblica amministrazione.

d) Profilo dei servizi:
Ricreativo-culturali, socio-educativi, socio-sanitari pubblici e privati.

Attività produttive.

Attività produttive.

Servizi sportivi, servizi ricreativi, servizi amministrativi, sanità, scuola.

Servizi sportivi, servizi ricreativi, servizi amministrativi, sanità, scuola.


Profili di comunità (segue)

e) Profilo istituzionale
Organizzazione politico amministrativa
istituzioni sociali, la presenza di particolari istituzioni i.e case di pena, il Sistema politico e le loro reciproche interrelazioni.

f) Profilo antropologico-culturale
Atteggiamenti e predisposizioni nei confronti della realtà, forme e gradi della coesione, valori della comunità, storia della comunità; narrative dominanti e marginali.

Profilo istituzionale.

Profilo istituzionale.

Profilo antropologico-culturale.

Profilo antropologico-culturale.


Profili di comunità (segue)

g) Profilo psicologico
Dinamiche affettive individuali e di gruppo, senso di appartenenza, identificazione collettiva, relazioni tra i gruppi, chiusura/apertura reciproca dei sottogruppi sociali, livello e forme di partecipazione, collaborazione, sicurezza affettiva e sicurezza sociale percepita.

h) Profilo del Futuro
Quali aspettative e prospettive gli abitanti attribuiscono al contesto in cui vivono, ai loro vicini e a loro stessi, in quanto abitanti appartenenti alla comunità. Viene esplorato come sarà la città tra dieci anni e viene chiesto cosa teme maggiormente per il futuro della città e cosa desidera per il suo futuro.

Delineare i profili

Delineare i profili strutturali può essere svolto in forma esplorativa, raccogliendo i materiali disponibili nei siti informativi degli enti e dei comuni, rivolgendosi agli uffici comunali e aziendali di raccolta dati, agli uffici ISTAT o raccogliendo i dati dei repertori informativi di settore (ad esempio, i dati Caritas per i migranti).

La definizione dei profili, nella loro interezza, è invece un lavoro conoscitivo svolto da una equipé di diversi professionisti, in cui ciascuno approfondisce i dati per la sua specifica area di competenza.

Per la realizzazione del profilo del futuro possiamo fare riferimento anche al laboratorio del futuro (vedi lezione 9).

Per il profilo psicologico gli strumenti previsti sono: l’osservazione, le interviste, i questionari e la sceneggiatura.
Dei primi parleremo più specificamente nel II modulo, per quanto concerne la sceneggiatura si tratta di uno strumento che unisce competenze della conduzione dei gruppi e del role-playing con l’utilizzo di tecniche narrative espressive.

Sceneggiatura

Nella tecnica dello sceneggiato viene chiesto ai membri del gruppo di inventarsi una trama di un film che descriva la vita nella loro comunità. Devono scegliere: il genere (fantasy, commedia, documentario, etc.), il titolo, i protagonisti, la trama e il finale.
Possono recitare alcune scene o narrare il film di fronte a un secondo gruppo. Poi si discute sulle emozioni che lo sceneggiato ha suscitato, e si fanno emergere i punti forza e le aree problema che dalla storia si evincono.

Si tratta di una tecnica animativa che serve ad esplorare i vissuti e gli atteggiamenti che i diversi sottogruppi hanno verso la comunità e il tipo di risposta emotiva che l’ambiente è in grado di evocare loro.

Archivio on line Incoparde, 
Fondazione Mediterraneo

Archivio on line Incoparde, Fondazione Mediterraneo


Esempio di una sceneggiata

A seguire, un esempio di una “sceneggiata” realizzata in un progetto di ricerca-azione nel quartiere Esquilino di Roma coordinato da Donata Francescato.

Autrici
Donne Cinesi

Genere
Documentario sull’integrazione delle comunità

Titolo del film
La vita dell’Esquilino

Protagonisti
Persone di tutte le comunità presenti sul territorio Esquilino

Esempio di una sceneggiata (segue)

Benedetti M., Mebane M., Oancea D., 2010.

Benedetti M., Mebane M., Oancea D., 2010.


I materiali di supporto della lezione

Arcidiacono, C. (1999). Napoli, diagnosi di una città. Magma Edizioni, Napoli.

Arcidiacono, C. (2004). Il fascino del centro antico. Magma, Edizioni.

Benedetti, M., Mebane, M., & Oancea D., (2010). Promozione del dialogo interculturale in un quartiere multietnico attraverso una ricerca intervento sui profili di comunità. In C. Arcidiacono, F. Procentese (numero monografico, a cura di). Le migrazioni nell'approccio ecologico. Rivista di Psicologia di Comunità, n.1.2010.

Francescato, D., & Tomai M. (2005). Psicologia di comunità e mondi del lavoro Carocci, Roma.

Martini, R., & Sequi, R. (1988). Il lavoro nella comunità. Nuova Italia Scientifica, Roma.

Appartenenza identitaria e mancanza di fiducia sociale

Criteri con cui redigere profilo psicologico di una grande realtà urbana in una prospettiva ecologica

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