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Caterina Arcidiacono » 18.Ricerca-Azione


Valore trasformativo della ricerca

Nella cornice della psicologia di comunità si costituisce, come asse portante, l’esigenza di un’epistemologia basata su una ricerca che sappia essere creatrice di cambiamento. E qui è d’obbligo il richiamo ai principi della validità catalitica e tangibile proposti da Rappaport (1990) per valutare interventi e ricerche di empowerment (vedi lezione 5 e 17).
Nell’American Psychological Association la sezione di psicologia di comunità si chiama Society for Community Research and Action (SCRA). Tale fatto è indicativo di come, nella psicologia di comunità, ricerca ed intervento siano inestricabilmente connessi (Maton et al., 2006) e di come il valore trasformativo della ricerca intervento abbia una funzione centrale. La psicologia di comunità non si limita, infatti, allo studio delle interrelazioni sociali, ma ha come obiettivo la loro trasformazione, finalizzata allo sviluppo di processi di empowerment del singolo e delle collettività, dove la partecipazione e l’attribuzione di valore e significato, a tutti i partecipanti coinvolti, sono largamente condivise.

Ricerca-intervento: definizioni

È oggi necessario definire interventi e metodologie di ricerca e di azione che pur avendo degli elementi di condivisione con quanto fin’ora indicato come ricerca-azione in psicologia di comunità, se ne distinguono nettamente. Essi rientrano nel più generale calderone della ricerca-intervento: sotto l’ombrello della ricerca-intervento, possiamo apprezzare quali feconde ibridazioni sono nate dalla ricerca-azione e come tale concetto ha avuto fertili ripercussioni in numerosi campi.

Al fine di completezza e accuratezza d’informazione è utile riuscire a districarsi tra i contributi più rilevanti cogliendone le caratteristiche e così qui di seguito vediamo brevemente:

  • action science;
  • action learning;
  • developmental action inquiry, planned change.

…anche se solo i seguenti sono oggetto di nostro interesse specifico:

  • action-research;
  • participatory action-research;
  • cooperative inquiry.

Action Science

Schön e Argyris si propongono di esplorare i ragionamenti e gli atteggiamenti che sottendono l’azione al fine di produrre modalità di apprendimento più efficaci negli individui, nelle organizzazioni e nei sistemi sociali.
L’action science esprime un’attenzione alla soggettività che implica una presa di distanza dall’orientamento quasi sperimentale.
È una prospettiva che si sviluppa intorno alla nozione di riflessività. Essa rimanda all’idea che gli attori sociali costruiscano teorie della realtà, ovvero utilizzano mappe concettuali per pianificare, realizzare e valutare le azioni proprie ed altrui, anche se solo raramente sono consapevoli delle mappe e/o teorie che implicitamente usano e che possono essere anche incongruenti con le teorie dichiarate.
L’action scienze permette di esplorare le rappresentazioni implicite ed esplicite che orientano e danno senso all’azione degli attori, a partire dai costrutti di reflection in action e di actionable knowledge che rimandano al pensiero del pragmatismo e in particolare al pensiero di Dewey.
L’action science rientra tra gli approcci a carattere induttivo, in quella che Geertz (1973) chiama “teoria generata dai dati e finalizzata a formulare descrizioni dense”, ‘thick descriptions‘ (cfr. Colucci et al., 2008, p.66 e seg).

Action learning

È finalizzata alla comprensione del cambiamento del self e/o del sistema attraverso l’azione e la riflessione sull’azione; ha carattere strumentale, interpersonale. Essa è organizzata in una logica di problem solving (elaborazione e risoluzione del problema).
Si basa sul principio secondo cui le persone apprendono più efficacemente quando hanno la possibilità di analizzare direttamente i problemi che si presentano nei contesti di riferimento (De Piccoli, Rivista di psicologia di comunità 2, 2008, p.32-33).
I principi dell’action learning sono alla base delle didattiche con carattere esperienziale e che si sviluppa attraverso lo studio di casi.

Action inquiry o Developmental action inquiry

Torbert definisce l’action inquiry un approccio olistico di una procedura, che allo stesso tempo, cerca di agire e di indagare, coinvolgendo il ricercatore, la relazione in cui è attivo e l’istituzione di cui è osservatore partecipante.
Il feedback continuo dei comportamenti e delle strategie è la filosofia alla base dell’action inquiry: è ciò che consente il miglior raggiungimento di risultati.
Il suo scopo è di arrivare al cambiamento dei comportamenti attraverso un processo continuo di monitoraggio di ciò che accade in quattro territori dell’esperienza: 1) il mondo esterno, 2) le sensazioni e le azioni del soggetto, 3) i suoi pensieri e 4) il suo modo di vedere/intendere/guardare.
Non si tratta di categorie analitiche, ma di territori fenomenologici dell’esperienza, che esistono simultaneamente e in continuità e che possono portare, nello stesso tempo, ad adattamenti congruenti (consonance) o dissonanti.

Action Inquiry o developmental action inquiry (segue)

Il suo presupposto fondante è che non vi è separatezza tra mente e corpo, tra azione e ricerca. Si tratta di un “insieme” che si esplica nel modo in cui assolviamo i compiti – gli altri e noi stessi nelle situazioni problematiche – che come nell’opera artistica trascende la capacità tecnica dell’artista e delle tecniche che usa; si tratta di un insieme che supera la tecnica usata per creare il tutto (Torbert & Tailor, cap.16 in Reason & Bradbury, 2008).
È un processo che consente di analizzare come un tutto, l’esperienza del soggetto e il campo in cui è inserito, e in tal modo permette continui aggiustamenti che rendono più positiva l’esperienza complessiva.

Clinical inquiry

La clinical inquiry nasce nell’ambito dell’esperienza del Tavistock Institute of Human Relations di Londra. La prospettiva della clinical inquiry è definita da Schein come “consulenza di processo”.
Il lavoro di Kurt Lewin ha avuto un ruolo fondante nella costruzione dei progetti formativi del Centro in particolare per la sua concettualizzazione di gruppo in termini di Gestalt e per la creazione del T. group (Training group) da cui si sviluppano le group relations conferences.
La definizione “clinico” si riferisce alla posizione di aiuto assunta dal professionista nei confronti dei suoi committenti, dei suoi clienti e dell’organizzazione nella quale è chiamato ad operare.
La clinical inquiry si contraddistingue per l’alto coinvolgimento del ricercatore e dei partecipanti in risposta ad una domanda del cliente.
Schein la caratterizza precisando che:

  • i dati sono volontariamente forniti dai partecipanti;
  • i partecipanti sono coinvolti al fine di migliorare la qualità dell’aiuto offerto.

L’aiuto del ricercatore si caratterizza come intervento i cui effetti portano di fatto ad una modifica del contesto, della formazione, della gestione etc. (cfr. Colucci et al., 2008, p. 70 e seg; p. 77).
La sua espressione più compiuta è nella formazione.

Planned change e organizational development

Cambiamento pianificato o sviluppo organizzativo è il termine con cui s’intende la ricerca-azione quando viene effettuata quale strumento di supporto al management nella realizzazione dei suoi obiettivi e quindi si configura come mezzo per rafforzare le relazioni di potere esistenti.
Comporta l’adozione di mezzi partecipativi al fine di cooptare coloro che potrebbero opporre resistenza in rapporto ai processi di cambiamento (Colucci et al., 2008, p.87).

Ricerca-azione

Reason e Bradbury (2008) nel loro noto manuale introducono il tema della ricerca-azione affermando: «La ricerca-azione è un insieme di pratiche di ricerca finalizzato, in una gran varietà di forme, a collegare pratica e pensiero nel servizio della pienezza umana. Non è tanto una metodologia, quanto un orientamento alla ricerca che cerca di creare comunità di ricerca partecipanti in cui la qualità dell’impegno, la curiosità e gli interrogativi sono sviluppati per sostenere significativi esiti pratici. La sfida della ricerca-azione si arricchisce nel contesto accademico, nel cambiamento sociale e nello sviluppo degli operatori, non ultimo in quanto costituisce una pratica di partecipazione, che coinvolge nella ricerca come co-ricercatori, in forma maggiore o minore, coloro che altrimenti potrebbero essere considerati i soggetti della ricerca o i destinatari dell’intervento. [...] Tipicamente tali comunità attivano in forma più o meno sistematica cicli di azione e riflessione: nelle fasi di azione i co-ricercatori provano delle pratiche e ne acquisiscono i dati; nelle fasi di riflessione ne acquisiscono insieme il senso e pianificano ulteriori azioni. Dal momento che questi cicli di azione e riflessione integrano sapere ed azione, la ricerca-azione deve essere rivolta a colmare il vuoto tra conoscenza e azione che rende dubbi così tanti tentativi di cambiamento e ricerche applicate» (p.1, 2008).

Ricerca-azione: elementi distintivi

«La ricerca-azione è insieme e allo stesso tempo l’indagine attraverso l’azione, l’arricchimento della ricerca attraverso l’azione e la trasformazione della ricerca in azione» (Kagan et. al., 2008, p.32).

L’etichetta ricerca-azione comprende molti modelli, molti modi diversi di affrontare la questione, talvolta con riferimenti teorici molto diversi tra loro. Diventa cruciale allora identificare gli elementi distintivi che permettono di qualificarla e differenziarla.
“La ricerca-azione si caratterizza per essere una pratica riflessiva, che consente l’emersione del sistema di rappresentazione e significazione delle persone che prendono parte al processo. Si tratta di un processo di natura ciclica in cui le persone fanno emergere i significati e le simbolizzazioni di cui sono portatori, li decostruiscono e costruiscono nuova conoscenza in merito. Come ben mettono in luce Gilardi e Bruno (2006), il processo della ricerca-azione prevede dunque la costruzione di una conoscenza realizzata nei contesti, orientata all’azione, prodotta localmente ma con valenze più generali, sottoposta alle regole dei processi di conoscenza e di significazione, naturalmente portata a far riflettere sulla questione dei valori sottesi al lavoro svolto” (Arcidiacono & Marta, 2008).

Ricerca-azione: obiettivi, metodi e peculiarità

“La ricerca-azione si caratterizza per l’obiettivo (trasformazione di un’area problematica, empowerment delle risorse spontanee e non mero fine conoscitivo), la metodologia (azione all’interno di un processo sociale) e il ruolo del ricercatore (inserito quale attore nel processo di ricerca) (Arcidiacono & Marta, 2010).

La ricerca azione partecipata si caratterizza per la riflessività del gruppo di lavoro e la costruzione condivisa di conoscenze. Vogliamo precisare tale aspetto nel confronto con la ricerca cooperativa dove l’attenzione è piuttosto sulla condivisione di strumenti e procedure tra ricercatori, professionisti, gruppo di esperti e/o addetti.

Ricerca-azione: obiettivi, metodi e peculiarità (segue)

Nel contesto dello sviluppo urbano e locale, la ricerca-intervento consente al professionista di assumere una funzione di catalizzatore sociale e di svolgere un’azione di intermediazione sociale tra i bisogni della popolazione e l’intervento delle Amministrazioni e delle Istituzioni.

Sempre in psicologia di comunità, per alcuni autori (Christens & Perkins, 2008) anche il ricorso alle metodologie quantitative è valido, purché la condivisione di scopi e azioni risulti essere pregnante. La collocazione del ricercatore, nei processi di azione partecipata, va descritta con accuratezza per esplicitarne funzione, compiti e ruoli attribuiti e assolti. Criteri guida sono la partecipazione e la collaborazione con gli organismi e con le organizzazioni che agiscono per la liberazione di gruppi oppressi, così come lo studio di ciò che può meglio contribuire al loro benessere”.

Ricerca-azione: aspetti caratterizzanti

“Miretta Prezza sintetizza aspetti caratterizzanti la ricerca-azione nel contesto della psicologia di comunità. Si tratta di quattro punti:

  1. la dimensione della ciclicità, dalla pianificazione alla valutazione attraverso l’azione e l’attuazione di finalità empowerizzanti;
  2. la dimensione partecipativa è analizzata individuando i soggetti che hanno un ruolo più passivo e più attivo all’interno dell’intero processo;
  3. l’importanza di un gruppo di lavoro congiunto per la pianificazione e l’assunzione di decisioni;
  4. la finalità trasformativa del processo” (Prezza in Arcidiacono & Marta, 2008).

Quando l’esperienza ha il carattere di monitoraggio partecipato implementante del progetto si considera come action research a carattere valutativo, così come proposto da King (2007) e Alkin e Christie (2004) in riferimento, rispettivamente, alle dimensioni organizzative (practical participatory evaluation) e emancipatoria (transformative).

Ricerca-azione: aspetti caratterizzanti

(Da Prezza in Arcidiacono & Marta 2008) 
Rappresentazione del percorso di ricerca che comprende i  due studi sul rapporto fra le madri e le operatrici domiciliari nel progetto “Raggiungere gli irraggiungibili” seguendo lo schema del processo ciclico dell’action-research, proposto da Susman (1983).

(Da Prezza in Arcidiacono & Marta 2008) Rappresentazione del percorso di ricerca che comprende i due studi sul rapporto fra le madri e le operatrici domiciliari nel progetto “Raggiungere gli irraggiungibili” seguendo lo schema del processo ciclico dell'action-research, proposto da Susman (1983).


Ricercatore insider e outsider della comunità

Lavanco et al., riprende Herr e Anderson (2005) per descrivere il continuum di possibilità che vanno dall’identificare il ricercatore come insider o, all’estremo opposto, come outsider nel rapporto con la comunità in studio.

“Gli autori disaminano ben sei posizionamenti diversi per il ricercatore:

  • insider (il singolo ricercatore studia e modifica il contesto trasformando anche il proprio agire (in quanto unico osservatore e attore privilegiato della comunità);
  • insider in collaborazione con i membri stessi della comunità (dunque, a loro volta insiders);
  • ricercatori insiders in collaborazione con soggetti non appartenenti alla comunità in studio (cioè, outsiders);
  • teams di insiders e outsiders che prevedono una mutua collaborazione;
  • ricercatori outsiders che in collaborazione con i membri della comunità (insiders) studiano il contesto;
  • ricercatori outsiders che studiano gli insiders” (Lavanco, 2008, p.48).

Il posizionamento del ricercatore

Il primo posizionamento richiede al consulente/ricercatore buone capacità di auto-osservazione e introspezione; il secondo deve potere affrontare i conflitti generati dalle relazioni di potere tra i membri della comunità e la difficoltà a farvi fronte facendone egli stesso parte; terza, quarta e quinta posizione dovranno fare in modo che gli interessi diversi tra tutti gli attori possano convergere (ad esempio, i ricercatori sono spesso mossi dal desiderio di pubblicare dei risultati mentre i partecipanti insiders potrebbero aspettarsi dei cambiamenti nel breve termine); il sesto posizionamento è quello convenzionale del metodo di ricerca-azione (Martì, 2008).
È subito evidente che il temine “posizionamento” non lo abbiamo utilizzato casualmente: si tratta a nostro avviso di identificare e gestire le relazioni di potere entro cui il ricercatore si trova immerso e che derivano dall’avere rappresentato simbolicamente ed affettivamente un certo contesto comunitario” (Lavanco 2008, Rivista di psicologia di comunità, 2, p.48).

PAR: Ricerca-azione partecipata (PAR)

Other Placeholder: L’attenzione alla partecipazione intende la ricerca-azione nel senso della ricerca-azione partecipata (PAR) di cui Bradbury e Reason definiscono caratteristiche, limiti e applicazioni.

Nothing about me, without me (Nelson et al., 1998)

È lo slogan assunto da chi si inscrive nel quadro della ricerca-azione e che ben spiega come ciò si coniughi con il ruolo di professionista del sociale e delle relazioni, al di là di mere ideologizzazioni nominalistiche. Come vedremo più avanti la ricerca-azione si caratterizza anzitutto in: PAR (Ricerca-Azione Partecipata) e Ricerca cooperativa. Partecipazione e finalità trasformative sembrano le parole chiave che trovano maggior consenso.
NdT. Niente su di me senza di me

Il ruolo del committente

“La chiarezza del ruolo attribuito ai partecipanti, porta l’attenzione su quello del ricercatore e apre la discussione su quello del committente. La letteratura esplicita solo raramente (Carrie et al., 2008) tale aspetto, ma è evidente che solo la coincidenza di intenti tra partecipanti e committente induca ad affidare la ricerca ad un ricercatore che agisca con modalità di ricerca-azione partecipativa. Se il processo è collettivo, del tutto all’interno di un movimento, e la ricerca è un processo intrapreso collettivamente quale pratica sociale finalizzata alla coscienza storica di sé e della propria pratica (Reason & Bradbury, 2008, p.135), anche il committente deve riconoscersi nelle finalità collettive.
La dimensione partecipativa è peculiare dei processi di ricerca che coinvolgono intere comunità; la ricerca partecipata non è finalizzata a risultati accademici, ma al coinvolgimento attivo delle persone nella ricerca affinché essa stessa diventi strumento di attivazione e promozione per coloro che vi partecipano. Il suo risultato è nel conseguimento condiviso di conoscenze e di obiettivi.

Partecipazione condivisa

Se la action-research ha già in sé una finalità partecipata, nello specifico riferimento alla ricerca partecipata, la dimensione partecipativa tra i diversi attori sociali di un contesto (cittadini, associazioni), deve essere focale.

Tuttavia ritorna la domanda: se la partecipazione si propone tra gli attori sociali, quale è la necessità di un esperto? In cosa consiste la sua funzione? Di chi è l’esigenza di chiederne l’intervento? Con quale finalità?

Il modello sembra molto semplice ed efficace. Tuttavia se la dimensione partecipativa è frutto dell’azione spontanea dei cittadini, l’esperto non avrebbe ragione d’esistere. Qual è allora la necessità di annoverare la ricerca partecipata tra le metodologie di ricerca di uno specifico modello teorico, che fa parte del bagaglio professionale di psicologi e operatori sociali?” (Arcidiacono, 2008).

Caratteristiche della PAR

“1) La ricerca partecipata si colloca nella prospettiva del domani, contrariamente alla ricerca convenzionale del tutto limitata allo studio di ciò che è accaduto nel passato” (Reason & Bradbury, 2008, p.6). Essa porta cambiamento, ed è rivolta al futuro. Il suo compito non è descrivere il mondo come si presenta, ma riuscire a delineare come potrebbe essere.

2) Il ricercatore ha la funzione di catalizzatore e attivatore delle esperienze; la sua è una funzione politica in quanto “la partecipazione è anche politica: conferma il diritto delle persone e la loro competenza nell’esprimere la propria voce nelle decisioni che li concernono, rivendicando il diritto a produrre conoscenze su loro stesse. Oltre a produrre conoscenze e azioni direttamente fruibili dalla gente, ad un secondo ed più profondo livello, può accrescerne le competenze nel costruire le proprie conoscenze e nel farne uso” (Reason & Bradbury, 2008, p.9).

Caratteristiche della PAR (segue)

3) Il ricercatore lavora a diretto contatto con coloro che sono portatori di un bisogno per identificare insieme i problemi e i processi di generazione di conoscenza. In questo modo egli si mette in discussione e sottopone se stesso al giudizio altrui. È pienamente presente sul campo senza nascondersi dietro il ruolo di “esperto” e la gente può riconoscergli le sue reali competenze (Reason & Bradbury, 2008, p.218).

4) È quasi assiomatico che il ricercatore appartenga al contesto che la ricerca studia (Marshall & Reason, 2007), ma in ogni caso è bene che esplori le forme e i modi in cui egli stesso è coinvolto nella ricerca, per quanto concerne sia l’approccio metodologico sia l’argomento.

5) La finalità è nel sensibilizzare gli animatori sociali a stimolare e facilitare il processo di partecipazione sociale, al fine di indurre le persone a creare la propria storia e la propria scienza [Reason & Bradbury, 2008, 50ss]” (Arcidiacono, 2008).

PAR: sequenza

Other Placeholder: “Cunningham (1976) propone un modello procedurale che sintetizza efficacemente i principi della ricerca-intervento partecipante. Tale modello descrive lo sviluppo di un gruppo di lavoro che, all’interno di una organizzazione pianifica, esegue e valuta l’intervento sperimentale” (Francescato & Ghirelli, 1988, p.146).
Vediamo in breve tre sequenze cosi composte:
1) sviluppo del gruppo (costituzione del gruppo di ricerca, precisazione delle mete, training del gruppo di ricerca);
2) ricerca (formulazione delle ipotesi, determinazione del modo di raccogliere le informazioni, analisi dei dati, ipotesi d’intervento);
3) intervento (pianificazione dell’intervento, organizzazione dell’intervento, attuazione del progetto).

Le tre sequenze indicate trovano completamento in un’ulteriore fase di:
4) Valutazione che funge da feedback per calibrare l’andamento dei lavori.

L’efficacia del modello è proprio nella ciclicità continua del processo e nella sua correzione in corso d’opera.

PAR: finalità trasformative

Per la psicologia di comunità la finalità trasformativa della ricerca è, lo sfondo fondante, la ricerca-azione partecipata. Ciò è quanto la caratterizza e differenzia dai più tradizionali orientamenti della ricerca, ma anche da molti interventi a carattere migliorativo che, come afferma Prillentelsky (2008), connotano molta ricerca anche in psicologia di comunità. Pertanto, oltre alla definizione di finalità, metodi e risultati, solo la chiara descrizione delle procedure consente di comprendere i processi di ricerca.
Per completare questi spunti di riflessione è necessaria una considerazione sul ruolo della committenza in relazione al ricorso alla ricerca azione partecipata.
Necessita sensibilizzare organismi collettivi che agiscono per la trasformazione sociale, attori sociali del pubblico e del privato ad investire risorse, budget e programmi in tale progettualità, facendo ricorso a professionisti, associazioni professionali e università che sviluppino tale competenza. Le procedure e gli strumenti per la ricerca azione partecipata sono una risorsa preziosa, troppo spesso sottovalutata o trascurata” (Arcidiacono, 2008).

Cooperative inquiry

L’attenzione alla dimensione trasformativa all’interno del gruppo dei pari rende la ricerca azione cooperativa interessante nell’ambito della psicologia di comunità. Il lavoro dello/a psicologo/a si svolge molto spesso in équipe, e la condivisione di obiettivi, spazi, finanziamenti e risultati rende necessario che egli/ella sappia interagire in maniera proficua con professionisti che hanno diverse competenze e modelli formativi. È per questo che la ricerca azione cooperativa deve poter essere una risorsa da saper usare.

I criteri per definire la ricerca cooperativa sono identificati da Heron (1996) in:

  • alta competenza;
  • condivisione di obiettivi;
  • condivisione di procedure;
  • elaborazione delle metodologie;
  • discussione dei risultati;
  • ridefinizione dei modelli organizzativi.

Cooperative Inquiry: caratteristiche

Vediamo poi che per Heron (1996, p.104) la ricerca cooperativa si caratterizza per:

  • trasformazione dell’individuo attraverso l’impegno negli scopi e nelle procedure della ricerca;
  • presentazione di propri insight sul tema della ricerca attraverso ogni forma espressiva;
  • redazione di rapporti progettuali, concernenti il focus della ricerca, che forniscono commenti e spiegazioni su quanto descritto e sulle prospettive della ricerca, descrivendone altresì il metodo;
  • competenze operative negli ambiti oggetto di ricerca, e inerenti forme partecipative e collaborative sviluppate nel corso della stessa.

Elementi chiave della A.R. e della PAR

Se volessimo delineare gli elementi chiave che contraddistinguono la ricerca-intervento, la ricerca-azione e la PAR potremmo dire che nella ricerca-intervento è importante che un’azione segua alla ricerca; nella ricerca-azione, è altresì importante che l’attore del processo di ricerca sia anche attore dell’intervento o della promozione attiva della sua realizzazione; non è tuttavia precisata la natura dell’azione: essa può ad esempio, avere sia carattere tecnico-applicativo sia emancipatorio-trasformativo. In essa gli attori della ricerca e dell’azione dovrebbero, però, coincidere in entrambe le fasi ed il processo si caratterizzerebbe, ma non necessariamente per la ciclicità.
Anche nella PAR, infine, vi è coincidenza tra attori della ricerca e dell’azione; tuttavia l’elemento di condivisione prende maggior corpo in entrambe le fasi: vi è un comitato comune (steering commitee), vi è altresì la condivisione di una finalità trasformativa ed è prevista una valutazione condivisa dei risultati. Pertanto ciò che emerge è che la caratterizzazione del processo non è data dalla tipologia di raccolta dei dati. Nella ricerca-azione e ancor più  nella PAR è prevista una presenza del ricercatore in quanto soggetto, capace di interagire con gli altri e con il contesto e le istituzioni in cui il processo è inserito” (Arcidiacono & Marta, 2008).

Progettualità e ciclicità di un progetto

Nelle competenze inerenti l’attività trasformativa della psicologia di comunità, la specificità da evidenziare non è pertanto la costruzione delle fasi di ricorsiva ciclicità che la ricerca-azione propone, bensì il lavoro di riflessione degli attori sociali che operano per la costruzione di nuove strategie.
Ricorda con grande senso dell’humour Colucci che la programmazione nella pianificazione dei bombardamenti di un Paese nemico non è ricerca-azione (Colucci, 2008, p.83). Ogni progetto di ricerca-azione deve essere finalizzato ad un bisogno, ad un problema e deve essere insegnata la competenza relativa alla processualità del progetto, cioè cosa significa fare un progetto. Questo non è tanto riferito alle fasi ma, piuttosto, all’acquisizione della capacità di entrare in un contesto. Quindi la riflessività, la processualità, la situatività non devono essere solo concetti della teoria ma devono essere compresi nei percorsi di formazione in quanto, lo studio delle sequenze operative progettuali è insufficiente se non si accompagna alle procedure che permettono di definire la sensatezza di un progetto (Arcidiacono et al., 2010c; Arcidiacono et al., 2003).

RAF: ricerca-azione femminista

La ricerca-azione femminista s’inscrive nell’ambito della ricerca e del lavoro femminista che opera in una prospettiva di psicologia di comunità (American Journal of Community Psychology 2000, Journal of Community Psychology, in press).
Concetti fondanti:

  • rifiuto della pretesa di neutralità e oggettività del ricercatore;
  • approccio induttivo: bottom up;
  • valorizzazione delle differenze intra e inter gruppi;
  • ruolo attribuito al linguaggio;
  • necessità di “partire da sé”: dare valore all’esperienza soggettiva;
  • in un progetto di ricerca, esercitare l’auto-riflessione sulle questioni connesse al tema della gestione del potere;
  • attenzione alle pratiche partecipative;
  • valorizzazione delle esperienze collettive del movimento delle donne
  • attenzione al superamento dei male biases e riflessione sulle pratiche di dominazione (Camussi in Colucci et al., 2008, pp.239-258).

I materiali di supporto della lezione

Arcidiacono, C. (2010). Riflessività, processualità, situatività: Parole chiave della ricerca-azione. In F. P. Colucci (a cura di), Ricerche di psicologia, numero speciale (in preparazione).

Arcidiacono, C. (2004). Metodologie della ricerca qualitativa. Paradossi e dilemmi del ricercatore. In N. de Piccolo & G. P. Quaglino (a cura di), Psicologia sociale in dialogo (pp.151-170). Milano: Unicopli. ISBN88-400-0933-7.

Arcidiacono, C., & Marta, E. (Eds.) (2008). La ricerca-intervento, numero speciale della Rivista di psicologia di comunità, 2 (contributi di Cicognani, Colucci, De Piccoli, Kaneklin, Lavanco e Novara, Meringolo, Prezza, Santinello).

Colucci, F. P., Colombo, M., & Montali, L., (2008). La ricerca-intervento. Bologna: Il Mulino.

Francescato, D., & Ghirelli, G. (1988). Fondamenti di psicologia di comunità. Roma: NIS.

Nelson, G., & Prilleltensky, I. (2005). Community Psychology. Pursuit of Liberation and Well-being. New York: Palgrave, MacMillan.

PAR: sequenza

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