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Paolo Macry » 3.Tendenze. L'eredità dell'Inghilterra industriale: lo sviluppo economico


La sfida

“Prima della rivoluzione industriale i divari tra i diversi paesi dell’Europa erano molto meno evidenti di quanto non lo sarebbero stati dopo” (Sidney Pollard).

Lo sviluppo economico, fondato sulle innovazioni in agricoltura e sulla nascita di un apparato industriale, ha il suo primo terreno in Inghilterra, negli ultimi decenni del Settecento, ma diventa presto una sfida per il resto d’Europa e, più tardi, per il resto del mondo. Con esso, tutti saranno indotti o costretti a confrontarsi. E gli esiti della sfida determineranno nuove gerarchie, in Europa, tra i paesi più sviluppati, i paesi meno sviluppati e i paesi privi di sviluppo.

Letture:

David Landes, Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi, Einaudi 1978

Sidney Pollard, La conquista pacifica. L’industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970, il Mulino 1984

Il modello inglese: le premesse storiche

Il modello di sviluppo inglese (la prima rivoluzione industriale) si fonda su talune condizioni favorevoli maturate nel corso del tempo, talvolta nel corso dei secoli:

  • mercantilizzazione dell’agricoltura, già iniziata nel XVI secolo
  • rete di comunicazioni (strade terrestri, canali, sistema portuale)
  • un tessuto sociale disponibile alle opportunità offerte dallo sviluppo economico (mestieri artigiani, professionalità mercantili e finanziarie, nobiltà rurale moderna, proletariato agricolo, ceti medi urbani, proletariato urbano) e capace di dar vita ad una buona domanda interna
  • disponibilità di capitali individuali e familiari provenienti dalle attività commerciali, agricole e artigianali

Il modello inglese: il contesto politico

Il modello di sviluppo inglese si avvantaggia anche di talune condizioni politico-istituzionali:

  • un contesto di libertà civili, libertà economiche, parlamentarismo e libertà politiche
  • uno Stato meno costoso degli Stati continentali (insularità e minor peso delle spese militari)
  • la presenza di colonie, che possono diventare luogo di smercio dei prodotti manufatti e di importazione di materie prime a condizioni favorevoli

Il modello inglese: la rivoluzione industriale

I caratteri principali della rivoluzione industriale inglese sono:

  • territori di limitata estensione, caratterizzati da forte specializzazione artigianale e disponibilità di manodopera generica (posateria a Sheffield, lino in Scozia, lana in Yorkshire, cotone in Lancashire, ceramiche sulla Potteries, eccetera)
  • innovazione tecnologica
  • imprese di piccole dimensioni, che richiedono modesti capitali d’avviamento
  • utilizzo delle abbondanti risorse naturali (carbone, ferro, rame, stagno, fiumi, coste)
  • settori trainanti: tessile (lana, cotone), minerario (carbone), siderurgico-meccanico (ferro)

Una splendida solitudine

Lo sviluppo inglese, che in sintesi è caratterizzato da un’agricoltura innovativa e mercantilizzata, dal ruolo propulsivo dell’industria tessile e della meccanica, da imprese di dimensioni modeste e da un mercato interno vivace, ha il vantaggio supplementare di essere IL PRIMO CASO di sviluppo.

L’Inghilterra fa la sua rivoluzione industriale in splendida solitudine, senza che esistano altre economie che le facciano concorrenza. Da qui i ritmi “naturali” della sua crescita economica. Non sarà così per tutti i paesi che giungeranno all’industrialismo dopo l’Inghilterra e che, perciò, saranno costretti a muoversi agire in un quadro ormai competitivo.

Prossima lezione

Tendenze. La diffusione della nazione: nazioni senza Stato, Stati-nazione

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

David Landes, Prometeo liberato. La rivoluzione industriale in Europa dal 1750 a oggi, Einaudi 1978

Sidney Pollard, La conquista pacifica. L'industrializzazione in Europa dal 1760 al 1970, il Mulino 1984

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