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Paolo Macry » 8.Tendenze. L'integrazione politica delle masse


Le masse, un potenziale soggetto politico

Le tensioni sociali prodotte dallo sviluppo industriale, la mercantilizzazione della vita quotidiana, la formazione di culture urbane diffuse trasformano in modo profondo e talvolta rapido le popolazioni europee, trasformando quelle che erano piccole comunità locali -spesso isolate le une dalle altre- in un potenziale soggetto politico. Un soggetto politico che, per i governi, può essere utile (consenso) o pericoloso (conflitto).

A questa situazione, le classi dirigenti reagiscono facendo ogni sforzo per integrare le popolazioni all’interno delle istituzioni politiche e delle culture nazionali degli Stati.

Gli strumenti di queste politiche di integrazione sono:

  1. La nazionalizzazione delle masse, ovvero la divulgazione di una “religione nazionale” (cfr. lezione 5).
  2. Il riconoscimento dei diritti politici (diritti associativi, diritto di voto)
  3. Le politiche di protezione sociale

Diritti politici, partecipazione

Al fine di inserire le popolazioni all’interno del sistema politico, i governi tendono a riconoscere i diritti di associazione (sindacati, partiti), ad allargare il suffragio elettorale e infine ad accettare forme più o meno nette di parlamentarismo. Naturalmente, il quadro varia da paese a paese.

La via occidentale

Francia: suffragio universale maschile (1848), plebiscitarismo nel Secondo Impero, parlamentarismo nella Terza Repubblica, opinione pubblica politicizzata

Inghilterra: lento allargamento del diritto di voto, che inizialmente è censitario e selettivo: riforme nel 1832, 1867, 1884. A questa data, gli elettori sono circa 5 milioni. Ma il paese resta spaccato tra “due nazioni” (Disraeli): le élites, da una parte, e masse popolari sostanzialmente fuori dalla politica nazionale, dall’altra. Queste masse, tuttavia, appaiono agguerrite, sindacalizzate, pronte ad organizzarsi politicamente

Andando da Ovest a Est, in altri termini, l’opinione pubblica appare meno influente, il conflitto sociale è meno stimolante (dato il minor tasso di industrializzazione) e dunque i governi sono meno disposti a concedere diritti politici. La conseguenza è una integrazione politica di quelle popolazioni molto più bassa che in Occidente.

Da Berlino a San Pietroburgo

Germania guglielmina: suffragio universale per il Parlamento del Reich, sistema elettorale fortemente censitario per il Parlamento prussiano, forma di governo non parlamentare ma imperiale (il Cancelliere è designato dal Sovrano e a lui risponde nei suoi atti). L’opinione pubblica, mobilitata a metà Ottocento sul tema della nazione tedesca, viene imbrigliata da una prassi governativa autoritaria.

Austria asburgica: un sistema elettorale molto selettivo assicura la permanenza al potere delle tradizionali élites agrarie, finanziarie e mercantili, deprimendo l’opinione pubblica e frenandone i processi di integrazione e di mobilitazione politica.

Russia: strategie governative altalenanti tra rifrorma politica (anni ‘60) e chiusura reazionaria (anni ‘80), potere autocratico del Sovrano, società spaccata tra agrari e contadini, urbanizzazione molto scarsa, debolezza dell’opinione pubblica.

Da ovest a est

Andando dall’Europa occidentale all’Europa orientale, come si è visto, l’opinione pubblica appare meno strutturata e influente, il conflitto sociale meno intenso e stimolante, e dunque i governi sono poco disponibili a concedere diritti politici, ostili a forme di rappresentanza allargata e ad ogni apertura di tipo parlamentare, arroccati dietro costituzioni conservatrici e sostanzialmente fermi ad una concezione dinastica del potere pubblico.

Politiche sociali

Dalla metà del secolo, in tempi e modi ovviamente diversi da paese a paese, i governi rispondono al malessere dei ceti svantaggiati e al rischio di conflitti sociali, elaborando programmi di tipo sociale, come il risanamento dei quartieri operai e l’edilizia popolare, emanando leggi per la protezione contro le malattie e gli infortuni sul lavoro, regolamentando l’orario della giornata lavorativa e l’età minima del lavoratore.

Prossima lezione

Tendenze. La società organizzata

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