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Paolo Macry » 5.Tendenze. La diffusione della nazione: Nation-building


Da contadini a cittadini

Viene chiamato Nation-building quell’insieme di politiche pubbliche che i governi degli Stati-nazione europei adottano, nel XIX secolo, al fine di diffondere la consapevolezza dell’identità nazionale all’interno di popolazioni, le quali sono formate in larga parte da contadini, vivono in mondi culturalmente chiusi e territorialmente limitati, parlano dialetti locali, hanno rapporti saltuari con lo Stato e le sue istituzioni.

Il Nation-building, in altre parole, intende trasformare popolazioni prive di ogni idea di appartenenza nazionale in cittadini francesi, italiani, tedeschi, ecc.

Organizzato dal governo, esso unificherà culturalmente i territori dello Stato, formando comunità nazionali (più o meno solide) e dunque rafforzando/legittimando quei governi e quegli Stati.

La mobilitazione nazionale delle masse provocherà inoltre, prima o poi, la trasformazione del sistema politico, attraverso il diffondersi dei diritti di rappresentanza (voto) e di associazione (sindacati, partiti). La mobilitazione nazionale diventerà mobilitazione politica. La nazionalizzazione delle masse diventerà politicizzazione delle masse.

Letture:

Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger (a cura di), 1983, L’invenzione della tradizione, Einaudi 2002

E. Weber, Da contadini a francesi, Il Mulino 1989

La pedagogia della caserma

L’esercito di leva, che si diffonde in Europa sul modello della levée en masse della Francia rivoluzionaria, diventa la prima grande “scuola della nazione”:

  • addestramento dei coscritti alla ideologia della patria (bandiera, inni, eccetera)
  • mescolanza dei costritti sul territorio nazionale (reggimenti dislocati lontano dai luoghi d’origine e spostati di frequente) acculturazione generale dei coscritti, che provengono soprattutto dalle campagne (nelle caserme, si impara la lingua nazionale, la disciplina militare, la gerarchia sociale, le buone maniere, ecc.)

Sui banchi di scuola

La scuola è uno strumento essenziale, tra quelli utilizzati dai governi per le politiche di nazionalizzazione delle popolazioni:

  • insegnamento della lingua nazionale e sua sostituzione ai dialetti locali
  • indottrinamento ai doveri del cittadino e dell’”uomo civile”: rispetto dell’ordine e delle gerarchie, igiene della persona, ideologie del lavoro e del miglioramento individuale, etica del risparmio, ecc.
  • conoscenza della nazione (storia, carte geografiche, letteratura nazionale)

I simboli della nazione

Nel XIX secolo, le popolazioni locali e la miriade dei villaggi contadini e delle periferie vengono introdotti alla nuova “religione della patria” attraverso appropriate politiche simboliche, che diffondono:

  • festività nazionali (la presa della Bastiglia in Francia, la battaglia di Sedan in Germania ecc.)
  • cerimonie pubbliche, alle quali assistono folle provenienti da ogni parte del paese: a Roma, per i 25 anni dell’unificazione, grande pellegrinaggio alla tomba di Vittorio Emanuele II (1884); a San Pietroburgo, fastosa incoronazione di Nicola II (1894); a Londra, partecipazione di massa ai funerali di Edoardo VII (1910), ecc.
  • monumenti, che esaltano la capacità creativa della nazione o i suoi padri fondatori: la Tour Eiffel (1889), il Reichstag berlinese (1894), le statue a Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Guglielmo I, Bismarck, ecc.

Prossima lezione

Tendenze. La diffusione dello sviluppo economico: emulazione e dipendenza

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger (a cura di), 1983, L'invenzione della tradizione, Einaudi 2002

E. Weber, Da contadini a francesi, Il Mulino 1989

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