Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
I corsi di Lettere e Filosofia
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Paolo Macry » 4.Tendenze. La diffusione della nazione: nazioni senza Stato, Stati-nazione


Il secolo delle nazioni

Quella della Francia del 1789 è una nazione politica: essa emerge all’interno di uno Stato indipendente e strutturato.

Il caso francese è destinato a fare molti proseliti. Nel corso dell’Ottocento, il linguaggio della nazione si diffonde a macchia d’olio, diventando un vero e proprio passepartout, fatto proprio da èlites politiche e sociali e in grado di mobilitare intere popolazioni.

Ma simili processi si differenziano da quelli visti in Francia, perché avvengono soprattutto in quei territori e fra quei popoli che, a differenza della Francia, non hanno indipendenza politica.

Sono le NAZIONI SENZA STATO.

Letture:

Guy Hermet, Nazioni e nazionalismi in Europa, il Mulino 1997

Benedict Anderson, Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, Manifestolibri 1996

E.J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi, Einaudi 1991

Le nazioni senza Stato

Mancando una struttura politico-istituzionale e un territorio segnato da confini, la nazione senza Stato non si fonda (come nel caso francese) sulla sovranità politica e sui diritti di cittadinanza ma piuttosto sui caratteri etnici e culturali di quel popolo.

Le nazioni senza Stato non sono nazioni politiche ma NAZIONI ETNOCULTURALI.

Il nazionalismo dei popoli senza Stato esalta i legami culturali, storici, genetici di una comunità nazionale. La nazione è la discendenza comune. E’ la catena genealogica che lega tra loro le generazioni. E’ lo jus sanguinis: l’appartenenza deriva dalla discendenza e non, come nella nazione politica francese, dalla residenza (jus soli).

Come in Francia, peraltro, il nazionalismo dei popoli senza Stato è un linguaggio che viene utilizzato da èlites sociali desiderose di cambiare lo status quo e che serve a mobilitare le popolazioni in vista di un programma politico, il quale è in genere la formazione di uno Stato indipendente.

Una tipologia

Le nazioni senza Stato hanno caratteristiche multiformi. Qui si segnalano due situazioni ricorrenti:

  1. popolazioni che vivono in territori monolinguistici/monoetnici ma frammentati in più Stati, uno dei quali si assume il compito di promuovere la battaglia per l’unificazione e/o l’indipendenza (è quanto accade in Germania, con la Prussia, o in Italia, con il Piemonte)
  2. popolazioni che si trovano all’interno dei grandi imperi multinazionali europei (Impero asburgico, Impero russo, Impero ottomano) e dunque in contesti multilinguistici e multietnici

Nel primo caso, sarà più facile raggiungere l’obiettivo dell’unificazione e dell’indipendenza nazionale (vd. l’Italia e la Germania).

Nel secondo caso, sarà un’evenienza rara: l’indipendenza della Serbia (1878) e della Romania (1881) avviene, non a caso, a scapito del più debole degli imperi, l’Impero Ottomano.

Nazioni vincenti. I linguaggi nazionali

Il processo di costruzione dello Stato italiano e dello Stato tedesco si fonda su linguaggi nazionali di tipo etno-culturale, che si diffondono, nei decenni precedenti alla doppia unificazione, ad opera di élites politiche e culturali.

Nell’Italia pre-unitaria, le opere più lette e più amate dai giovani (quelle di Manzoni, Berchet, Leopardi, Pellico, Verdi, Niccolini ecc.) divulgheranno un’idea di nazione etnica e culturale, che si fonda sulla discendenza genealogica, la fratellanza, la difesa dell’onore femminile, l’eroismo, il ripudio dello straniero.

Nella Germania pre-unitaria, la cultura nazionale verrà diffusa da associazioni (club musicali, letterari, sportivi, studenteschi), da commemorazioni patriottiche (la battaglia di Lipsia del 1813), dagli istituti scolastici, ecc.

Letture:

A. M. Banti, La nazione del Risorgimento, Einaudi, 2000

John Breully, La formazione dello stato nazionale tedesco (1800-1871), Il Mulino 2004

Nazioni vincenti. Iniziative diplomatico-militari

Al tempo stesso, la costruzione dell’Italia e della Germania avviene attraverso l’iniziativa politica, diplomatica e militare di due Stati, la Prussia degli Hohenzollern e il Piemonte dei Savoia.

Ma i percorsi sono diversi, e diversi saranno gli Stati-nazione che, su queste basi, prenderanno forma:

  • Italia: la scelta costituzionale e parlamentare del Piemonte albertino e poi cavouriano
  • Germania: la scelta militare e antiparlmentare della Prussia bismarckiana

Nazioni perdenti. All’ombra degli imperi multietnici

Nell’Europa centro-orientale, la presenza degli imperi impedisce la formazione di Stati compatti di tipo occidentale: Boemia, Polonia, Croazia, la stessa Ungheria sono incapsulate in imperi multinazionali.

Il nazionalismo non può identificarsi con lo Stato (come in Francia), né ha uno Stato-guida cui appoggiarsi (come in Italia e Germania): l’essere all’interno di imperi e sotto governi stranieri, anzi, porta questo nazionalismo a lottare contro lo Stato.

La struttura sociale è troppo spaccata tra élites (nobiltà agraria) e masse (contadini servi) perché possa diffondersi un linguaggio nazionale.

Il territorio è multietnico e multilinguistico: nell’area polacca vivono anche lituani, ucraini, bielorussi, russi, tedeschi; nell’area ungherese, rumeni, slovacchi, croati, tedeschi, eccetera.

Nazioni perdenti. Il mito.

In questa situazione, le nazioni senza Stato non possono che sviluppare un nazionalismo comunitario, etnoculturale, genealogico. Le élites cercano di mobilitare i contadini, divulgando l’idea di un’origine comune, il senso di una missione nazionale civilizzatrice, i miti etnici (gli slavi liberi e pacifici, ad esempio). Talvolta al “risveglio” delle masse coopera il clero, ben presente nelle comunità contadine: è quanto fa la Chiesa ortodossa nei Balcani.

Ma questo nazionalismo non riesce a conseguire successi significativi, data la debolezza delle élites nazionali che lo promuovono e data la forza politico-militare degli imperi.

Le nazioni senza Stato dell’Europa centro-orientale otterranno l’indipendenza soltanto alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando gli Alleati le useranno per scardinare gli Imperi.

Un bilancio

Basta confrontare una carta d’Europa nel 1815 e una carta d’Europa nel 1914 per rendersi conto della forza che ha, nel XIX secolo, l’idea di nazione e i progetti geopolitici costruiti in nome della nazione. Quello che era un continente diviso tra quattro grandi potenze e molte unità politiche di modesta dimensione, è diventato, nel centro-ovest e nell’area balcanica, il continente degli Stati-nazione. Restano in piedi, nel centro-est, gli imperi degli Ottomani, degli Asburgo e dei Romanov.

L’Europa del 1815

L'Europa del 1815

L’Europa del 1914

L'Europa del 1914


Prossima lezione

Tendenze. La diffusione della nazione: Nation-building

Le lezioni del Corso

I materiali di supporto della lezione

Guy Hermet, Nazioni e nazionalismi in Europa, il Mulino 1997

Benedict Anderson, Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, Manifestolibri 1996

E.J. Hobsbawm, Nazioni e nazionalismi, Einaudi 1991

A. M. Banti, La nazione del Risorgimento, Einaudi, 2000

John Breully, La formazione dello stato nazionale tedesco (1800-1871), Il Mulino 2004

  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion