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Paolo Macry » 7.Tendenze. La diffusione dello sviluppo economico: la seconda ondata


Un nuovo modello

Negli ultimi decenni dell’Ottocento, emerge un modello di sviluppo economico, che è molto diverso da quello nato in Inghilterra e poi emulato dall’Europa continentale.

Alcuni caratteri della cosiddetta seconda rivoluzione industriale:

  • da cotone, carbone e ferro (come settori trainanti) ad acciaio, chimica ed elettricità
  • da imprese di dimensione piccola e media a grandi imprese, che richiedono grandi capitali d’investimento
  • da capitali individuali-familiari a società per azioni ( e conseguente ruolo delle banche per la raccolta dei capitali)
  • crescita quantitativa della produzione, standardizzazione dei beni prodotti, standardizzazione dei consumi
  • formazione di nuclei consistenti di lavoratori di fabbrica
  • espansione territoriale del modello di sviluppo: Europa orientale (Russia) ed aree extra-europee (Stati Uniti, Giappone)

Grandi interessi, Stato, protezionismo

Attorno alla grande industria emerge una rete di interessi, i quali riguardano le banche (che la finanziano), i sindacati (che difendono gli interessi degli operai), i consumatori, i governi.

La sue stesse dimensioni fanno della grande industria un fenomeno politico, oltre che economico e sociale. I governi sostengono le proprie economie nazionali, con provvedimenti fiscali, commesse, ecc. La mescolanza tra economia e politica provoca la fine della (breve) stagione del libero scambio e una generale svolta protezionistica:

  • tra fine anni Settanta e inizio Novecento, Germania, Italia, Francia, Austria, Russia, ecc. denunciano i precedenti trattati di commercio, improntati al liberoscambismo
  • l’innalzamento di barriere doganali trasforma il mercato europeo, atlantico e mondiale in un contesto di rivalità tra economie nazionali (ad es., negli anni ‘80 e ‘90, guerre tariffarie tra Germania e Russia o tra Italia e Francia)

Questione sociale, conflitto sociale, politiche sociali

Con la crescita economica, la ricchezza complessiva aumenta ma si distribuisce in modo ineguale tra la popolazione.

I primi decenni dell’industrializzazione sono segnati da una drammatica QUESTIONE SOCIALE. La condizione operaia è cattiva: bassi salari, abitazioni malsane, lavoro minorile, spaesamento culturale dei lavoratori provenienti dalla campagna, inquinamento ambientale, malattie professionali. Cresce, nelle aree europee più sviluppate, un nuovo CONFLITTO SOCIALE, che parte dalle città e da quello che Marx chiama il proletariato.

L’Europa fuori dai propri confini

La crescita del potenziale produttivo e delle risorse finanziarie dell’Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Italia) e centrale (Germania) determina la ricerca di nuovi mercati dove collocare i manufatti e dove investire i capitali.

Tali sbocchi saranno trovati, in parte, nelle aree meno sviluppate d’Europa (Europa meridionale, balcanica, orientale) e, in parte, fuori d’Europa, nei continenti americano, africano e asiatico.

La forza politica del capitalismo tardo-ottocentesco stimolerà i governi occidentali ad uscire dai propri confini, rivolgendosi a territori extra-europei e provocando una crescita strategica del colonialismo. L’Europa occuperà militarmente e amministrativamente gran parte dell’Asia e dell’Africa.

Prossima lezione

Tendenze. L’integrazione politica delle masse

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