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Lucia Valenzi » 3.Le trasformazioni sociali della prima parte dell'Ottocento


La transizione dal feudalesimo al capitalismo

Uno dei problemi fondamentali che la storiografia si pone abitualmente è quello della periodizzazione.

Ai fini della periodizzazione che segna l’inizio della storia contemporanea è centrale la distinzione tra ancien régime e “modernizzazione”. A questo scopo più che l’abituale data del congresso di Vienna (1815) sono periodizzanti la Rivoluzione francese (1789) e il processo sociale della rivoluzione industriale inglese a cavallo dei due secoli.

Maurice Dobb

Spoletta volante di Kay. Fonte: Wikipedia

Spoletta volante di Kay. Fonte: Wikipedia


La Rivoluzione francese

La Restaurazione non può ignorare i diritti politici affermati dalla Rivoluzione francese e da Napoleone.

In tutto l’800 è centrale la problematica della sovranità del popolo-nazione e del rapporto tra nazione e Stato, fino al crollo, alla fine del secolo, dei grandi Imperi multietnici.
Alla definizione di popolo con una terra, una lingua, usi e cultura comuni, tenderà a sostituirsi, nella seconda metà del XIX sec., il concetto biologico di popolo basato sul “sangue”.

Prise de la Bastille di Jean-Pierre-Louis-Laurent Houel. Fonte: Wikipedia

Prise de la Bastille di Jean-Pierre-Louis-Laurent Houel. Fonte: Wikipedia


La rivoluzione industriale inglese

La rivoluzione industriale inglese è stata possibile perché:

  • preparata da una lenta trasformazione socio-economica nelle campagne, la cosiddetta rivoluzione agraria;
  • avviene in un paese con un mercato interno già sviluppato;
  • avviene in un paese che è al centro di un impero coloniale;
  • ma soprattutto perché è stata la prima rivoluzione industriale e non ha avuto bisogno di grandi accumulazioni di capitale per introdurre innovazioni relativamente poco costose.
Impero coloniale inglese (mappa anacronistica, nel corso di tutta l’era coloniale). Fonte: Wikipedia

Impero coloniale inglese (mappa anacronistica, nel corso di tutta l'era coloniale). Fonte: Wikipedia


La demografia storica

La demografia storica studia le popolazioni ed i loro movimenti. Di solito la crescita della popolazione funge da volano per l’economia, ma, quando la crescita economica raggiunge un certo livello, la popolazione diminuisce. Nel Novecento nel mondo occidentale sviluppato alla riduzione della mortalità corrisponde una riduzione delle nascite a causa del diverso ruolo della donna. Nei paesi poveri invece c’è da un lato una riduzione della mortalità, sia pure debole, e dall’altro anche un’altissima fertilità.

Densità della popolazione mondiale oggi. Fonte: Wikipedia

Densità della popolazione mondiale oggi. Fonte: Wikipedia


Ordini e classi

Nel capitalismo si afferma il primato dell’economia.
Al termine di “ordine” (nobiltà, clero ecc.) proprio dell’età moderna, più connesso alla discendenza e allo stile di vita, si preferisce quello di “classe” più collegato alla condizione economica ed al reddito.
In realtà anche per l’appartenenza ad una classe sono importanti gli elementi culturali ed il modo di vivere.

Apertura del parlamento degli ordini, gli Stati Generali, nel 1789. Fonte: Wikipedia

Apertura del parlamento degli ordini, gli Stati Generali, nel 1789. Fonte: Wikipedia


La critica del mercato

Karl Polanyi nel testo La grande trasformazione sottolinea la rottura tra natura e sviluppo, tra etica ed economia prodotta dal capitalismo.
Un esempio significativo è l’abolizione delle Poor Laws che per la distribuzione dei sussidi bloccavano i poveri nelle loro parrocchie di appartenenza, andando contro la formazione di una manodopera salariata, “libera”, sempre pronta a muoversi oltre il proprio territorio di origine alla ricerca di lavoro.

Volkswagen a Wolfburg. Fonte: Wikipedia

Volkswagen a Wolfburg. Fonte: Wikipedia


La trasformazione degli Stati europei

Con l’industrializzazione interviene un divario tra sviluppo e sottosviluppo.
Tra i paesi europei la differenziazione interessa soprattutto Est e Ovest.
I paesi occidentali più avanzati, organizzati in stati nazionali e quelli orientali, bloccati tra la servitù della gleba e una aristocrazia incapace di rinnovarsi, organizzati negli imperi multinazionali.

Urbanesimo

La rivoluzione industriale è caratterizzata dal moto migratorio dalle campagne verso la città. Città come Londra, Liverpool e Manchester sono protagoniste indiscusse della rivoluzione industriale. Ma non sempre la crescita delle città corrisponde ad uno sviluppo industriale, ci sono città la cui capacità di attrazione è basata sul consumo. Questo ad esempio è il caso di Napoli.
Nel corso dell’Ottocento la popolazione europea passa da 190 a 400 milioni di abitanti e cresce la sua percentuale su quella mondiale.

Città e controllo sociale

Le condizioni igienico-sanitarie delle città di primo Ottocento sono disastrose. Forte la presenza delle cosiddette “classi pericolose”, di gruppi sociali emarginati e devianti. Attorno alla metà del secolo si realizzano grandi opere con nuovi criteri di urbanizzazione per un risanamento igienico, ma soprattutto per controllare le rivolte (ad esempio la Parigi di Haussmann). Si realizzano così grandi speculazioni edilizie e finanziarie.

I principali assi viari creati o trasformati tra il 1850 e il 1870 nel centro di Parigi. Fonte: Wikipedia

I principali assi viari creati o trasformati tra il 1850 e il 1870 nel centro di Parigi. Fonte: Wikipedia


Emigrazione

Dalla seconda metà dell’Ottocento all’inizio del Novecento la popolazione degli Stati Uniti cresce per un immenso movimento migratorio dalle zone più povere dell’Europa: Est europeo, Irlanda, Sud italiano e Veneto. Il Grande Esodo porta via dall’Italia nove milioni di persone. Molto gravi i problemi di convivenza delle popolazioni immigrate con quelle locali.

Urbanesimo negli Stati Uniti

All’inizio del Novecento alcune città statunitensi raggiungono un grande sviluppo, ma nello stesso tempo anche Londra, Parigi, Vienna e le altre capitali europee, a volte non caratterizzate da grande sviluppo industriale, superano il milione e mezzo di abitanti.

I materiali di supporto della lezione

Karl Polanyi, La grande trasformazione, Torino, Einaudi, 2000.

F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra, Roma Editori Riuniti, 1972.

Eric J. Hobswam, Il trionfo della borghesia 1848-1875, Bari, Laterza, 2006.

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