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Fabrizio Lomonaco » 2.Garin, Paci e l'«antifilosofia»


Filosofia e antifilosofia nel dialogo con Paci

Nel dibattito sui temi di Storiografia filosofica alla voce di Garin si affianca quella di Enzo Paci, studioso di esistenzialismo e fenomenologia, autore di una notevole monografia su Vico. Presente al Convegno fiorentino del 1956, egli riprende in parte le sue tesi per l’interesse suscitato dalle proposte critiche del Garin e le pubblica in una nota, riproposta nel volumetto gariniano del 1959. Al centro delle riflessioni è il contrasto – emerso anche nel suddetto Simposio – tra l’impegno storico e quello teoretico, tra filosofia e antifilosofia. Quest’alternativa risale alle posizioni della cultura italiana del secondo dopoguerra e trova espressione non solo nel neopositivismo ma anche nell’esistenzialismo jaspersiano con la critica all’«ingenuità filosofica».

Tra esistenzialismo e marxismo

Dell’antifilosofia, coincidente con la fortuna del neopositivismo, tratta Paci, sottolineando anche la centralità della questione della tecnica in rapporto all’esistenzialismo a proposito delle tesi di Heidegger e Heisenberg al centro di un contributo di Pietro Chiodi. Né meno rilevante è la critica della filosofia negli studi su Marx che hanno posto il problema della sua risoluzione nella prassi (e quindi nell’azione politica), abbandonando definitivamente ogni dimensione contemplativa. Inoltre, Paci giudica fallito il tentativo, promosso dalle discussioni fiorentine, di separare il problema della filosofia da quello della metodologia della storia della filosofia. E ciò non solo per un fuorviante accreditamento di autonomia dei problemi metodologici, ma perché, nel caso specifico, la storia gariniana, osserva Paci, è già tutta filosofia, quest’ultima, a sua volta, ridotta a storia senza residui e senza «complessi di inferiorità» (cit. da Garin, La filosofia come sapere storico, p. 21).

E. Garin. Fonte: Mauro Pagliai

E. Garin. Fonte: Mauro Pagliai


Le riserve di Paci sulla rinuncia alla filosofia

Nel confronto con le tesi del Garin, Paci approfondisce il senso della storia che si pone come filosofia. Nasce l’esigenza di un ripensamento del momento filosofico come critica del processo storico. Si può accogliere la definizione di storia come problema filosofico a patto di richiamare l’attenzione sulla realtà e i suoi rapporti con l’esperienza. In proposito Paci riconosce i rischi di uscire dal dogmatismo della filosofia, identificata con la storia, per cadere in un altro dogmatismo, quello della storia per la storia. D’accordo con Garin nel non fare della storia una «filosofia minore», è preoccupato degli esiti del lavoro di storico contro la tesi che si possa fare storia della filosofia solo rinunciando alla filosofia.

Ragione e storia nel rifiuto dell’a priori

Sulla filosoficità della storia Paci interviene, sostenendo la necessità di una dialettica tra il condizionato e il possibile. Delle tesi di Garin discute, soffermandosi sul modello di ragione in cui la storia si risolve. Contrassegni fondamentali appaiono la consapevolezza dei limiti e il rifiuto di ogni presupposto a priori, di ogni ricerca che abbia garanzie fuori di sé e un presunto fondamento al di là del libero uso della ragione. Dal punto di vista della tendenza speculativa – cui accenna Garin – si tratterebbe di ammettere una storia della filosofia, riproponendo ancora una volta un rapporto di subordinazione della prima all’unità assoluta dell‘unica filosofia vera.

E. Paci. Fonte: Phenomenology Center

E. Paci. Fonte: Phenomenology Center


Necessità dell’impegno teoretico: Garin e Dal Pra

Le argomentazioni del Paci coinvolgono un altro grande protagonista del dibattito di metà Novecento, Mario Dal Pra, a proposito della necessità dell’impegno teoretico: il rapporto storia-filosofia non deve mettere in crisi o offuscare la ragione teoretica. Contro i rischi dell’antifilosofia sarebbe opportuno riconoscere la relazione dialettica tra storia e ragione, ragione che nasce dal processo storico, per assicurargli sempre nuove possibilità. Di tale processo si può offrire un’«interpretazione», per trasformarlo senza mai vederlo esaurire nella razionalità o in un altro a priori come accade nell’idealismo che ogni presupposto risolve nella «libertà dello spirito».

Garin e la critica della cultura in Cassirer

Garin scrive sollecitato dall’intervento di Paci, osservando che nel Convegno fiorentino del 1956 emerse una tesi assai pericolosa per la definizione stessa di storicità. Sostenere che per fare storia della filosofia si debba già prima di tutto possedere la filosofia di cui si fa storia, significa ridurre quest’ultima a collezionismo erudito di figure e di date. Garin in proposito insiste molto su una filosofia che riconosca la storia come sua condizione di esistenza. Perciò valgono i richiami alla connessione dei presupposti della scienza con le condizioni storiche nella prospettiva di Ernst Cassirer e della sua «critica della ragione», trasformata in una «critica della cultura» in cui caduto il presupposto sostanzialistico del conoscere, se ne deve riconoscere la più moderna funzione.

E. Cassirer. Fonte:Wikipedia

E. Cassirer. Fonte:Wikipedia


Il lavoro dello storico secondo Garin

La storia della filosofia come filosofia rischia di ridurre il compito dello storico a testimone di una Verità universale in dotazione e senza bisogno di storia. Occorre, invece, per Garin, giungere a un’altra definizione della veritas, non come eterna contemplazione ma concreta connessione di dati ed esperienze, al fine di istituire una vera e propria critica del sapere opposta al dogmatismo antico e moderno. E proprio qui, in una «critica (…) “costruttiva”, si colloca il lavoro dello storico, intento a determinare il sorgere di domande e risposte, e l’ambito del loro operare, e le guise in cui nei tempi sono state valide, e come tutte si sono cristallizzate. Questa è la funzione di una filosofia come “storia”, a cui essa verrebbe meno se si mettesse a dissertare in astratto sulla “storicità” dello “spirito” o della “natura”, invece di cercare il formarsi e il trasformarsi di nozioni» (Garin, La filosofia come sapere storico, p. 29).

La storia e la pluralità dei saperi. La lezione di Vico e quella di Dilthey

A proposito della vera filosofia come storia ritornano i riferimenti a Cassirer e alla sua filosofia della cultura, coinvolgente linguaggio e scienza, mito, arte e religione, nonché i richiami a Merleau-Ponty a proposito della definizione di storico che non domina tutto come accade per il «filosofo hegeliano». Si tratta di abbandonare il ritornante e maldestro platonismo di maniera che illude sulla realtà umana, contrapponendo teoria a storia, e che tende a fagocitare l’ineludibile chiarificazione inquieta, le verificazioni incessanti opposte all’astratta Verità. La storia è, allora, per Garin, una possibile filosofia, ma non una filosofia delle idee filosofiche con presunte velleità di primato; è «comprensione dei molti modi che il filosofare ha avuto (…) del cui ritmo la “storia” rammemora i momenti, invita e contribuisce a chiarire il linguaggio» (Garin, La filosofia come sapere storico, pp. 29, 31). Così, in tale filosofare resta centrale l’interesse per la pluralità senza esclusivismi o metafisiche costruzioni sistematiche che gerarchizzino i livelli di pensiero, secondo la grande lezione di Dilthey richiamata da Garin accanto all’indiretto riferimento a Vico. È, infatti, il criterio del verum ipsum factum a illuminare criticamente sulle astratte definizioni delle eterne essenze che dispensano dal conoscere in quanto fare umano.

I materiali di supporto della lezione

E. Cassirer, Sulla logica delle scienze della cultura, tr. it., Firenze 1979.

Id., Conoscenza, concetto, cultura, tr. it., Firenze 1998.

M. Dal Pra, Il metodo della "unità personale" nella storiografia filosofica, in «Rivista di storia della filosofia» (1949), n. 2, pp. 140-144.

Id., Sul "superamento" nella storiografia filosofica, in «Rivista critica di storia della filosofia» (1956), n. 2, pp. 218-266.

Id., Storia e verità della filosofia, ivi (1971), n. 4, pp. 439-449.

Id., Sulle teorie della storiografia della filosofia e della scienza nel Novecento, in Introduzione allo studio della storia, Milano 1972, pp. 441- 489.

Id., Ideologia, filosofia e storia della filosofia, in «Rivista critica di storia della filosofia» (1977), n. 3, pp. 332-338.

Id., Storia della Filosofia e della Storiografia filosofica. Scritti scelti, a cura di M. A. Del Torre, Milano 1996.

E. Paci, Filosofia e antifilosofia (1956), poi in E. Garin, La filosofia come sapere storico, Bari 1959 (n. ed. 1990), pp. 18-25.

Id., Sul concetto di "precorrimento" in storia della filosofia, in «Rivista critica di storia della filosofia» (1956), n. 2, pp. 227-233.

Id., Filosofia e storia della filosofia, in «Giornale critico della filosofi italiana» (1959), n. 4, pp. 539-542.

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