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Fabrizio Lomonaco » 6. Ragione, natura umana e storia nella considerazione biblico-congetturale delle origini


Kant e il testo biblico nella recensione a Herder

Nella recensione alla parte II delle Idee Kant prospettava, con esplicito riferimento a tesi e testi herderiani, la «possibilità» di ricavare dai primi capitoli del Genesi alcuni «princìpi» di valore non solo empirico e storico, ma razionale e filosofico. Tuttavia, avverte la necessità di evitare le fantastiche e metafisiche connessioni poetico-analogiche introdotte dalla «storia filosofica dell’umanità»: un’impresa che, priva di basi critiche, è destinata ad alterare i limiti della «lingua filosofica» e di quella poetica, a risultare, perciò, incompatibile con l’autentica «filosofia della storia», possibile soltanto se preparata dalla «mente critica di uno storico» e fondata su documenti autentici, giammai unicamente su «congetture» (Kant, Recensioni, pp. 168, 170).

Criticismo e storicità

A verificare le condizioni, i limiti, gli esiti della convergenza di criticismo e storicità offrivano un significativo contributo le considerazioni sviluppate nel saggio kantiano del 1786, Congetture sull’origine della storia umana. La riflessione sul primo «apparire» dell’uomo, sulla problematicità storicissima del suo passare dal non senso al senso si avvale della sacra Scrittura, i cui documenti (Genesi, capp. II-IV) non forniscono al discorso un fondamento metafisico, ma una fondazione critico-antropologica attraverso concetti destinati ad essere successivamente ordinati nella Critica della ragion pratica (1788) e del Giudizio (1790).

Kant. Fonte: Wikimedia Commons

Kant. Fonte: Wikimedia Commons


I limiti e gli esiti della convergenza di «metafisica della scienza della natura» e «metafisica della storia»

Negli scritti kantiani di filosofia della storia degli anni Ottanta la tradizione teologico-positiva e il testo biblico, in particolare, rappresentano un punto di riferimento costante della ricerca critico-filosofica. Le seguenti lezioni non si propongono di affrontare tale questione attraverso un esame delle fonti e delle conoscenze teologiche di Kant, argomento che ha peraltro sempre suscitato giudizi storiografici contrastanti. Quello che piuttosto esse intendono verificare è se il filosofo, nel periodo di revisione della Critica della ragion pura (1781-1787) e di elaborazione della Fondazione della metafisica dei costumi (1785), abbia, utilizzando il testo biblico, richiamato l’articolata trattazione filosofica del problema della conoscenza storica ai princìpi del discorso critico: ossia se, riflettendo sulle ragioni e sui contenuti della sua interpretazione della sacra Scrittura, questa si possa riconoscere quale criterio euristico adeguato a verificare le condizioni, i limiti e gli esiti della convergenza di criticismo e storicità, di «metafisica della scienza della natura» e «metafisica della storia», non sempre adeguatamente meditata nella letteratura otto-novecentesca.

Gutenberg Bible. Fonte: Wikimedia

Gutenberg Bible. Fonte: Wikimedia


Contenuto storico-religioso e principi del sapere filosofico fondamentale

Per mostrare come «la libertà si sia sviluppata dalle disposizioni originarie proprie della natura umana» e osservare «se il cammino che la filosofia percorre mediante i concetti s’accorda con quello della storia», Kant fissa criticamente i limiti in base ai quali è legittimo rifarsi alla narrazione biblica. Egli, cioè, stabilisce le condizioni che, dal punto di vista critico-razionale, possono rendere compatibile il contenuto storico-religioso del testo biblico con i principi del sapere filosofico fondamentale. Riformula, così, ma con criteri metodologici e finalità ermeneutiche originali, motivi prospettati, in toni e in forme sia pure diversi, anche da Hobbes e Locke, Klopstock e Lavater, Voltaire e Rousseau, Hamann e Herder, Lessing e Goethe. Polemizzando esplicitamente con Herder – che negli Antichissimi documenti della specie umana aveva riconosciuto l’autenticità del documento mosaico incomprensibile per un «linguaggio divino della ragione intuitiva», Kant definisce il suo tentativo di penetrare il mistero delle origini dell’umanità «un viaggio di piacere» (die Lustreise). Dichiara, infatti, di voler procedere sulle «ali della fantasia, ma senza abbandonare il filo conduttore della ragione e dell’esperienza» (Kant, Congetture, pp. 195, 196).

Filosofia della storia e narrazione biblica alle origini della storia umana

Destinate a non essere confrontate in una riflessione sulla storia autenticamente documentata dello «sviluppo della libertà delle azioni umane», filosofia della storia e narrazione biblica possono essere adottate insieme solo in relazione alla prima fase dello sviluppo storico: quando, cioè, origine della coscienza umana e origine storica coincidono, perché entrambe «opera della natura», deducibili «dall’esperienza, sul presupposto che la natura agli inizi non era né peggiore né migliore di quella che noi oggi conosciamo(…)». Perciò solo entro i limiti posti da un corretto uso metodologico delle «congetture» la riflessione filosofica sulla storia può porre un primo giudizio critico sul suo significato, sulla legittimità delle sue «strutture» fondamentali. Solo, così, il filosofo della storia, invocato come metodo di ricostruzione l’«analogia» con la «natura» e con l’esperienza attuale, può avvalersi della sacra Scrittura come di un «documento» (die Karte) e richiamare criticamente la storia delle origini alle sue antropologiche condizioni di possibilità (Kant, Congetture, p. 195).

Il «viaggio di piacere» di Kant e i suoi presupposti antropologici

Se i fatti storici debbono essere indagati criticamente, prescindendo da ogni elemento poetico-fantastico, la possibilità di far congetture nella storia è ammessa solo «per colmare le lacune lasciate dai documenti (…) [e] addivenire con qualche certezza alla scoperta delle cause intermedie». Nel suo «viaggio di piacere» Kant non parte da un congetturale «stato naturale di totale rozzezza», ma dal presupposto che l’uomo abbia già acquisito da solo tutta una serie di qualità e di capacità, indispensabili per il successivo sviluppo storico. Egli, perciò, avvalorando l’ipotesi biblica dell’unità originaria della specie umana (monogenesi) con la teoria (d’ispirazione leibniziana) della preformazione germinale (che intende il concetto di «unità della specie»  come «unità della forza generativa» comune alle diverse razze di uomini), muove dal «fatto dell’esistenza dell’uomo (…) adulto, già tutto formato» e dalla presenza di «una coppia perché egli possa perpetuare la sua specie (…). Il primo uomo poteva così stare e camminare; egli poteva parlare (Gen., II, 20), o meglio discorrere, cioè esprimersi in concetti connessi (Gen., II, 23), e quindi pensare» (Kant, Delle diverse razze di uomini, p. 105 e Id., Congetture, pp. 196-197).

«Moralità» e «Socialità»

Responsabile partecipante al linguaggio della ragione perchè è il suo costitutivo linguaggio, l’uomo supera progressivamente la primitiva dispersione naturale ed emerge dal silenzioso isolamento. Scopre, così, proprio nella relazione con il mondo prerazionale, retto da Dio che è il rigorosamente altro da sé, la sua vera identità antropologica, interessata a incrementare le condizioni di possibilità della «moralità nella sua condotta» e della socialità che è «lo scopo supremo della destinazione umana». Destato dal graduale apparire della «coscienza della ragione» che è l’autentica ragione umana, finita ma assolutamente fondata nei limiti in cui opera, l’uomo abbandona definitivamente il mondo statico e ripetitivo dell’istinto, «autentica voce di Dio» (Kant, Congetture, pp. 197-198).

Tra istinto e ragione, tra natura e cultura

Si apre il non più composto dissidio tra istinto e ragione, tra natura e cultura, quando fuori dalla pacifica «dolce e uniforme» vita naturale l’uomo scopre in sé una «facoltà capace di andare oltre i limiti nei quali sono contenuti tutti gli animali (…), una facoltà di scegliersi un sistema di vita e di non essere legato, come gli altri animali, a un sistema di vita unico». Suggerendo, infatti, nuovi modi di soddisfare i bisogni naturali e offrendo molteplici oggetti artificiali di desiderio non conformi ma addirittura contrastanti con quelli imposti automaticamente dall’uniforme istinto della nutrizione (der Instinct zum Nährung), l’attività razionale lo spinge a compiere il suo primo, decisivo atto di «libera scelta» (Kant, Congetture, p. 199).

I materiali di supporto della lezione

I.Kant, Congetture sull'origine della storia (1786), tr. it. in Id., Scritti politici.

Id., Delle diverse razze di uomini (1777), tr. it. in Id., Scritti politici.

Id., Recensioni di J.G. Herder, Idee per la filosofia della storia dell'umanità (1784-1785), tr. it. in I. Kant, Scritti politici.

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