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Fabrizio Lomonaco » 7.Storia dell'uomo: ragione e libertà


La ragione è l’esistenza storica dell’uomo

L’uomo è proiettato in un avvenire di illimitate possibilità di sviluppo delle sue facoltà che sancisce il definitivo passaggio dallo «stato di servitù», cioè sotto l’impero dell’istinto» alla «condizione di libertà». Tuttavia, l’atto di nascita della libertà, con cui l’uomo si fa uomo è, al tempo stesso, quello di angosciosa precarietà esistenziale. Priva di quella sicurezza che appartiene solo al mondo dell’uniforme immediatezza istintiva, la ragione, elemento distintivo e qualificante l’esistenza costitutivamente storica dell’uomo, nasce e si afferma come rottura di ogni equilibrio naturale originario, di ogni armonia cosmica prestabilita.

La ragione umana come radicale differenza dall’identità istintiva prerazionale

Se la «storia generale della natura» è garantita dall’onnipotenza creatrice di Dio dinanzi all’universo in cui «l’intelletto-umano (…) annienta la sua potenza fino a sommergersi» (Kant, Storia generale della natura, p. 26), profondità abissali possono ininterrottamente minacciare lo sviluppo della «storia generale» (allgemeine Geschichte). L’uomo impara a garantire senso alle proprie azioni e scelte solo riconoscendo la sua stessa ragione come radicale differenza, irriducibile all’identità istintiva prerazionale; solo assumendola come rischio effettivo, cioè, come facoltà dinamica che esalta le sue libere e responsabili capacità di autoprogettazione razionale nel mondo della storia: «Egli [l'uomo] veniva come a trovarsi sull’orlo di un abisso, poiché in luogo di alcuni oggetti che fino allora l’istinto presentava ai suoi desideri, a lui ora se ne presentava una infinità, di fronte alla quale si trovava nell’imbarazzo della scelta» (Kant, Congetture, p. 198).

Gli effetti dell”immaginazione: l’impulso sessuale trasformato in amore, «simbolo» della moralità

Dall’istinto più semplice della nutrizione l’influenza della ragione, assistita dall”immaginazione (die Einbildungskraft), si estende gradualmente anche a quello della generazione (der Instinct zum Geschlecht) con cui la natura provvede alla conservazione della specie. L’uomo impara, così, a dominare finanche l’impulso sessuale che, corretto con l’«abile artificio» della «foglia di fico», e la «rinuncia», si trasforma da istinto passeggero in inclinazione più intima e durevole, in amore, e insieme con l’amore da sentimento del piacevole in gusto della bellezza che è «simbolo» della moralità. Questa azione della ragione, artefice di una radicale trasformazione degli stimoli solo sensibili in ideali, di desideri puramente animali in affetti, rappresenta nella storia umana un momento fondamentale, ben più importante «di tutta l’interminabile successione dei progressi posteriori della civiltà» (Kant, CdG, pp. 215-218 e Id., Congetture, p. 199).

Kant. Fonte: University of Glasgow

Kant. Fonte: University of Glasgow


La «costumatezza» a fondamento della «vera socialità»

Una nuova direzione assumono le idee dell’uomo il quale, mediante la decenza, apprende la costumatezza, «base della vera socialità», la tendenza che «per prima preannunziò che (l’uomo) era una creatura capace di essere moralmente educata». La ragione non si occupa, però, solo dei semplici bisogni immediati. Essa che è «un potere di estendere oltre i naturali istinti le regole e i fini dell’uso di tutte le sue attività (…) non conosce limiti ai suoi disegni (…) ma procede per tentativi, coll’esercizio e imparando, per elevarsi a poco a poco e passare da un grado di conoscenza ad un altro». Penetrando e ampliando progressivamente le prospettive della vita naturale istintiva, la ragione compie, pertanto, un ulteriore passo in avanti, preparando l’uomo alla «consapevole attesa dell’avvenire» (die Erwartung des Künftigen), cioè a possibili scopi lontani, conformi alla sua destinazione (Kant, Congetture, p. 199 e Id., Idea, p. 126).

La filosofia della storia e l’Antropologia dal punto di vista pragmatico: Kant e Rousseau

Nel congedo da ogni forma di ontologia, l’esistenza autenticamente razionale dell’uomo non può essere nulla di necessario o di incondizionato, ma il risultato solo possibile e mai definitivo di azioni e di scelte che impongono alla filosofia della storia e all’«antropologia pragmatica» di indagare non su «ciò che la natura fa dell’uomo» ma su ciò che «l’uomo in quanto essere libero fa o può fare o deve fare di sé stesso». Per Kant, diversamente da ciò che accade nell’«universalismo etico-politico» di Rousseau, proprio l’affermarsi della ragione come capacità di previsione che, al di là dell’immediatezza e della contingenza istintive, indica molteplici possibilità di sviluppo, resta la condizione necessaria del farsi umano e storico dell’uomo, il cui destino è «rendersi attivamente degno dell’umanità in lotta con gli ostacoli frapposti dalla rozzezza della sua natura» (Kant, Congetture, pp. 199-200 e Id., Antropologia, pp. 541, 748).

Rousseau. Fonte: Wikipedia

Rousseau. Fonte: Wikipedia


Il testo biblico e la realtà dell’uomo agente nei limiti di una molteplicità di campi possibili

Il testo biblico diventa prima di tutto la testimonianza di una realtà, quella umana, che abbandona definitivamente la pacifica, uniforme e anonima condizione di vita naturale, per esistere coscientemente nella sua costitutiva dimensione storica, per esprimere e progressivamente soddisfare in essa le sue esigenze etico-razionali. L’uomo, infatti, sperimentando che la propria libertà non è nulla di definitivo, potendo sempre «varcare ogni confine assegnatole», è responsabilmente impegnato a scegliere e ad agire nei limiti di una molteplicità di campi possibili, conformi alla sua autentica «natura» di animal rationabile, predisposto, cioè, alla razionalità come possibilità (Kant, CRP, p. 316 e Id., Antropologia, p. 744).

La «consapevole attesa dell’avvenire»: Kant e Hobbes

L’uomo, proprio perché consapevole che non è possibile identificare i confini della sua ragione con i limiti della stessa (in quanto «limiti della possibilità delle cose stesse»), è destinato a sperimentare la fatica inesauribile di conferire dignità e senso a un «non ancora» che è possibile ma mai completamente comprensibile in base ai soli princìpi del sapere speculativo. Perciò, assente negli altri esseri animali viventi necessariamente nel e per il presente, la «consapevole attesa dell’avvenire», questa importante facoltà già indicata da Hobbes, è, nello stesso tempo, il «segno più caratteristico della natura privilegiata dell’uomo» e la «fonte di inquietudini e di preoccupazioni» (Kant, Prolegomeni, pp. 127, 129-130 e Id., Congetture, p. 200).

La storia biblica delle origini e la convergenza di coscienza trascendentale e storicità

Quella di Kant è una lettura della storia biblica delle origini in cui la convergenza di criticismo e storicità, di coscienza trascendentale e coscienza storica assume una configurazione certo non marginale. Nel definire, infatti, la ragione umana come ciò che induce alla «consapevole attesa dell’avvenire», la filosofia della storia si rivela in assonanza profonda con l’autentico significato della «rivoluzione copernicana» che, come è stato giustamente osservato, comporta l’assunzione di «un mutato modo di essere categoriale del fondamento» attraverso l’«inclusione [in esso] della condizione e del limite» (Chiodi, Introduzione, p. 14).

Sacre Scritture. Fonte: Flickr

Sacre Scritture. Fonte: Flickr


I materiali di supporto della lezione

P. Chiodi, Introduzione a I. Kant, Critica della ragion pura, Torino 1967.

I.Kant, Antropologia dal punto di vista pragmatico (1798), tr. it., in Id., Scritti morali, a cura di P. Chiodi, Torino 1970 (d'ora in poi si cita con Scritti morali).

Id., Congetture sull'origine della storia (1786), tr. it. in Id., Scritti politici.

Id., Critica del Giudizio (1790), tr. it., di A. Gargiulo, riveduta da V. Verra, Bari I9604, rist., Roma-Bari 1979.

Id., Critica della ragion pura, tr. it. di G. Colli, Torino 1967 (nuova ed., Milano 1976).

Id., Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico (1784), tr. it. in Id., Scritti politici.

Id., Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza (1783), tr. it. di P. Martinetti, Milano-Torino-Roma 1913.

Id., Storia universale della natura e teoria del cielo ovvero saggio sulla costituzione e l'origine meccanica dell'universo secondo le leggi di Newton (1755), a cura di A. Cozzi, Roma 1956.

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