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Gianfranco Borrelli » 2.Antropologia e politica in Niccolò Machiavelli e negli autori della Ragion di Stato


Niccolò Machiavelli

Cenni biografici:

  • Filosofo, politico e storico italiano. Segretario del governo repubblicano di Firenze, compie diverse missioni diplomatiche per conto della Repubblica ma anche di Cesare Borgia. Alla caduta della Repubblica (1512) viene arrestato ed esiliato dai Medici.
  • Rientra infine a Firenze nel 1520 con il favore dei Medici.
  • Tra le sue opere politiche e storiche maggiori: Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio (1513); il Principe (1513); Dell’arte della guerra (1519-20); le Istorie Fiorentine (1520-1526).
Niccolò Machiavelli

Niccolò Machiavelli


Il fondamento naturalistico

  • Machiavelli offre alcune considerazioni generali sulla natura umana che valgono come presupposti antropologici al discorso politico, ed in particolare risultano funzionali al suo originale contributo sulla teoria dei conflitti.
  • Sicuramente esiste un fondamento naturalistico nel suo pensiero; per questo aspetto, incontriamo nella sua opera importanti richiami al pensiero classico, particolarmente ad Aristotele ed alla riflessione aristotelica sulla polis, la città, intesa come organo naturale, quindi corpo politico soggetto a generazione, sviluppo e corruzione.

La teoria degli umori

  • Inoltre, in Machiavelli è presente una teoria degli umori che si differenzia da quella classica di Ippocrate e di Galeno; se per questi due autori gli umori dell’uomo sono quattro (flegma/flemmatico, bile gialla/iracondo, bile nera/malinconico, sangue/collerico), in Machiavelli ne troviamo solamente due: il carattere prudente e quello impetuoso.
  • Nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, tra gli argomenti principali vi è il tema dei conflitti tra i due grandi umori, costituiti dai patrizi e dai plebei, così come essi attraversarono la storia della città repubblicana per eccellenza, Roma.

Ippocrate e Galeno: note biografiche

Note sulla teoria degli umori

Il cosmo machiavelliano di Anthony J. Parel

  • Gli umori si riferiscono innanzitutto ai desideri ed agli appetiti costitutivi, naturalisticamente determinati di ciascuna parte della città.
  • Il concetto di umori è utilizzato inoltre per designare una situazione storico-politica determinata; riferendosi alla repubblica romana Machiavelli individua i due umori contrapposti dei patrizi e dei plebei, mentre a proposito di Firenze egli riconosce tre umori: i grandi, il popolo ed il popolo minuto.
  • Gli umori sono usati per descrivere le attività prodotte dall’interazione tra i gruppi politici.
  • La nozione di umori è adoperata anche per indicare conflitti tra gli stati.

Le radici dell’azione politica tra virtù e fortuna

  • Secondo Machiavelli, la fortuna ha uno scorrimento autonomo e può essere intesa come l’insieme degli eventi interni ed esterni all’uomo che ne condizionano l’operato.
  • A fronte di ciò, l’uomo può solo avvalersi della virtù, grazie alla quale tentare di incidere positivamente negli interstizi prodotti dalla qualità dei tempi.
  • In questo incrocio tra virtù e fortuna risulta infatti importante la relazione che si stabilisce tra i caratteri dell’uomo (prudente o impetuoso) e i tempi.

Dal catalogo della Biblioteca italiana puoi accedere ai Discorsi del Machiavelli e a molti altri classici della cultura italiana.

La teoria machiavelliana dei conflitti

Il valore positivo del conflitto in Machiavelli

Offrendo un’elaborazione del tutto originale, Machiavelli attribuisce ai conflitti un valore positivo; a suo modo di vedere, sono proprio le divisioni, le contese, a favorire le dinamiche di avanzamento civile per la città, a condizione che i conflitti privati vengano riferiti alla divisione principale pubblico-politica.

Il valore positivo del conflitto in Machiavelli

  • I conflitti non sono dunque da considerare – come per la filosofia politica classica – quegli elementi patogeni che arrecano malessere alla città, e che debbono essere combattuti e neutralizzati per realizzare ad ogni costo la concordia.
  • Piuttosto, essi rivelano e rappresentano il malessere dei cittadini che può essere convertito e contenuto attraverso gli ordini istituzionali.
  • Dalla mala contentezza, dalle sofferenze umane, prendono origine le contenzioni, i conflitti, per i quali la politica deve sapere trovare un rimedio.

Note su Tiziano – Il tempo governato dalla prudenza

Tiziano

Tiziano


L’autonomia della politica rispetto a morale ed economia

L’autonomia della politica secondo Strauss

  • Per alcuni critici (in particolare, vedi Leo Strauss) con la teoria di Machiavelli si sarebbe realizzata una rottura definitiva rispetto al modello classico, aristotelico, che stringeva insieme la tre sfere di politica-morale-economia.
  • Di qui l’avvio dell’epoca moderna come il periodo storico dell’amoralità e del degrado civile.
Leo Strauss

Leo Strauss


L’autonomia “relativa” della politica

  • Per un’altra serie di interpretazioni, in verità più influente, si tende invece a sottolineare quanto la novità di Machiavelli rappresenti una rielaborazione del modello tradizionale, che consente di accentuare la relativa autonomia della politica.
  • Tale relativa autonomia si pone alla base di tecniche, saperi e dispositivi che il segretario fiorentino compendia nel Principe allo scopo di mostrare – anche provocatoriamente – come chiunque possa diventare principe, quindi produrre “vivere civile”.
  • In realtà, anche secondo Machiavelli, la politica non può restare disgiunta dalla virtù civile.

Wikipedia France su Leo Strauss

Repubblica e Principato

Il vivere civile machiavelliano

  • Per Machiavelli esistono due tipi principali di governo che possono utilmente essere esercitati con finalità di vivere civile: la repubblica ed il principato (Principe, cap. IX).
  • In particolare, il principato può assicurare l’esercizio da parte del principe del vivere civile, a condizione che costui governi con il consenso del popolo: la repubblica – che conta invece sull’impegno diretto da parte di tutti i cittadini – consente di affiancare al vivere civile il bene prezioso della libertà, del vivere libero.

La repubblica e la politica

  • La repubblica è libertà. Col termine repubblica Machiavelli utilizza la traduzione che Leonardo Bruni aveva fatto della categoria aristotelica di politia, nella prima metà del Quattrocento.
  • All’epoca di Machiavelli, la Politica di Aristotele è ormai testo corrente, commentato e utilizzato da uomini politici e funzionari di governo.

Il principato civile

  • La figura del principe civile si configura come una novità assoluta: chiunque può ascendere alla carica se possiede la virtù, per dirla con Machiavelli «un’astuzia fortunata», che coniughi le competenze tecniche e l’appoggio popolare.
  • Il principato civile costruisce la sua forza sul consenso del popolo poiché «il maggior rimedio che ci abbia, è cercare di farsi il popolo amico» (Discorsi, I, 16).
  • Il principe civile – così come Machiavelli lo definisce nel Principe – non deve mai dare origine ad un potere assoluto ma deve poter contare sul consenso del popolo, in modo da bilanciare i poteri nei confronti delle eccessive pretese dei grandi.

Il governo misto

  • Entrambe le forme di governo – repubblica e principato – costituiscono forme di governo misto.
  • Nel capitolo II del libro primo dei Discorsi Machiavelli individua la forma di governo migliore nel governo misto; così facendo egli riprende la teoria polibiana della anacyclosis.
  • Affianco a questa nozione Machiavelli riprende elementi della teoria aristotelica del governo misto (mese politeia)

Il governo misto nel pensiero classico

Chiara Carsana, nel suo “La teoria della costituzione mista nell’età imperiale romana”, ricostruisce alcuni modelli differenti:

  • Tucidide: la costituzione mista è l’equilibrio di tendenze politiche divergenti.
  • Isocrate: il governo misto definisce la buona democrazia in direzione aristocratica.
  • Platone: la costituzione mista è una forma di governo intermedia di carattere moderato.
  • Aristotele: la costituzione mista si carica di una valenza sociale: essa è struttura binaria che deve rispondere alla mediazione tra parti principali che costituiscono la città.
  • Polibio: abbiamo il modello ternario, elaborato sull’esempio della costituzione romana: in questo caso, la componente monarchica (consoli) viene affiancata dal potere aristocratico (senato) e bilanciato dal potere del popolo.

Repubblica e Principato

La costituzione mista

Pasquale Pasquino (in “Liberté e République chez Machiavel”, 1996) ci aiuta a comprendere il discorso machiavelliano sulla repubblica come governo misto (vedi immagine).

La costituzione mista (schema)

La costituzione mista (schema)


Il principe

Nel Principe, in condizione di disequalità, laddove i grandi hanno un grande potere, l’obiettivo è ridurre il potere dei grandi e incrementare quello del popolo e in ogni caso di evitare la concentrazione di forti poteri verso la formazione di un potere assoluto.

Il principe (schema)

Il principe (schema)


Il tema della corruzione

  • Machiavelli cerca di analizzare quali siano le cause fondamentali che agevolano la crisi del governo cittadino. Certamente i corpi politici sono soggetti, come tutti i corpi naturali, alla degenerazione ed alla scomparsa. Tuttavia vi sono elementi che accelerano questi processi: in particolare, la corruzione del vivere civile è favorita ed accelerata dalla corruzione dei costumi.
  • A suo modo di vedere, la corruzione non consente la libertà e produce il degrado degli ordini civili. In questa situazione, i conflitti diventano egoismi di parti contrapposte, lotte interminabili tra fazioni: tali antagonismi sono di difficile soluzione poiché non consentono di riferire le divisioni al piano della mediazione pubblico-politica.

L’esaltazione della Repubblica

  • Machiavelli esalta il governo della repubblica poiché esso consente il vivere libero, rende possibile la partecipazione plurale dei cittadini al governo della città, garantisce il primato delle leggi, riesce a limitare il danno proveniente dalla serie dei conflitti irrisolvibili.
  • Firenze ha tentato la via della repubblica, ma con scarsa fortuna poiché da sempre presa da conflitti irrisolvibili tra grandi e popolo, tra chi voleva ad ogni costo dominare e chi ha cercato comunque di difendersi dalle eccessive ambizioni dei potenti.

La Repubblica dopo Machiavelli

Da Machiavelli in poi, il modello di repubblica rappresenta le attribuzioni che il segretario fiorentino le ha assegnato: nella storia occidentale, eventi storici di innovazione politica e programmi teorici di grande rilievo hanno assunto come modello la lezione machiavelliana sulla repubblica.

Repubblicanesimo e teoria dei conflitti in Machiavelli: un dibattito in corso

La Ragion di Stato

  • Un’enorme produzione di scritture politiche tra la fine del ‘500 ed i primi quaranta anni del secolo successivo si afferma in tutta Europa.
  • Il centro promotore, vero e proprio laboratorio di riflessione politica, in quell’epoca è ancora l’Italia: con Giovanni Botero ed il suo trattato “Sulla Ragion di Stato” (1589) datiamo l’inizio di questa immensa produzione di scritture e codici politici.
  • Un’altra serie importante di scritture – intitolata alla “civil conversazione” – prepara quella trattatistica politica della ragion di Stato.
La Ragion di Stato

La Ragion di Stato


La civil conversazione

  • Un’altra serie importante di scritture – intitolata alla “civil conversazione” – prepara quella trattatistica politica della ragion di Stato.
  • La finalità principale delle scritture della “civil conversazione” è quella di motivare l’urgenza della riconversione in politica dei tremendi conflitti indotti dalle guerre in atto dall’inizio del Cinquecento all’interno della penisola.
  • Questo tentativo impone la necessità di un intervento di autodisciplina da parte degli individui, governanti e governati, finalizzato a sostenere ad ogni costo gli sforzi di pacificazione all’interno delle corti regionali: al centro, quindi, l’esposizione delle ragioni utili per divenire sudditi obbedienti.

Utili riferimenti on line sugli autori della Civil Conversazione e più in generale del Rinascimento Italiano su: Rai International ITALICA – Rinascimento

I testi di Stefano Guazzo e di Baldassarre Castiglione sono disponibili on line: Biliotecaitaliana

La civil conversazione

Stefano Guazzo

  • La buona costumatezza nei comportamenti – secondo il codice del Galateo (1558) scritto da Giovanni Della Casa – consiste nel perseguire «benivolenza, onore e sollazzo, o alcuna cosa a queste somigliante»;
  • Nell’opera di Stefano Guazzo “La civil conversazione” (1574), incontriamo una vera e propria economia delle relazioni umane: uno spazio che vuole appunto rimanere distinto dalle dinamiche indotte dai conflitti ideologici e civili
  • I dispositivi tecnici suggeriti sono dettagliati, fanno riferimento alle diversità delle maniere dei soggetti, alle possibilità di incontro tra individui di ceto diverso, hanno a riferimento un carattere mezano (non buono, né cattivo), puntano sulla capacità di discernere il codice comportamentale opportuno per i tempi, i luoghi e i soggetti in questione.

La Ragion di Stato

Le scritture di Ragion di Stato configurano un paradigma che ha come proprie finalità principali la riflessione e le pratiche finalizzate alla conservazione politica. Le principali caratteristiche di questo paradigma sono:

  1. La produzione di conservazione è attività dinamica che deve rendere conto di cambiamenti e trasformazioni che avvengono nella comunità da parte dei soggetti e dei gruppi.
  2. Il principe deve fare attenzione a quelle novità proprio per realizzare il fine principale di “non far novità” (Botero).
  3. L’attività di chi governa deve fare intervire tecniche politiche adeguate nei tempi brevi e medi, ma anche sul piano temporale di lungo periodo creando legami e vincoli tra le parti sociali.

Altri percorsi della modernità politica: strumenti d’indagine ed esposizione del paradigma moderno della consevazione politica.

La ragion di Stato

Un’immagine

Per meglio comprendere questi dispositivi di ragion di Stato vorrei proporvi un’immagine di metà ‘700 di Giacomo Franco, “L’investitura del Doge a Venezia”, per meglio esemplificare il discorso fatto finora e introdurre degli elementi iconografici che sono importanti e non di corredo alla discussione politica dell’epoca.

L’investitura del Doge a Venezia

L'investitura del Doge a Venezia


Caratteristiche del paradigma conservativo

  1. Centralità della politica al fine di produrre sicurezza e benessere.
  2. La necessità di riconvertire ogni forma di antagonismi in politica, riferire i conflitti al piano pubblico, anche attraverso esternazioni fortemente simboliche.
  3. La rilevanza decisiva dei corpi e degli interessi.
  4. Riconoscimento e uso funzionale dei conflitti.
  5. Uso dei saperi storici e governamentale a fini politici.
  6. Richiamo alla guerra ed alla violenza solo in termini estremi.

La Ragion di Stato in Giovanni Botero

  • Su queste tracce di discorso si sviluppa il tentativo di sistemazione teorica operato da Botero.
  • L’indagine boteriana è rivolta ad analizzare i modi grazie ai quali i popoli si sottomettono volentieri al Prencipe; con altra efficacissima espressione, l’autore afferma di volere interessarsi alle dinamiche attraverso cui gli uomini affidano il governo di se stessi agli altri.
  • Finalità esplicita dell’argomentazione boteriana è quella di progettare un particolare e positivo rapporto di comando-obbedienza; in breve, secondo Botero, lo scopo della riflessione politica è quella di rispondere al seguente interrogativo: quali sono le condizioni per le quali gli individui possono cedere il governo di sé al principe e mettere capo ad una figura di popolo obbediente?

La Ragion di Stato in Giovanni Botero

  • Come veramente agisce il principe e con quali codici tecnici si può vedere nella definizione dei capi di prudenza che Botero indica nel suo trattato (Della ragion di Stato, cap. II).
  • Si tratta dell’esercizio puntuale delle tecniche politiche coniugato al sapiente uso dei tempi.

Il testo di Botero è disponibile sul sito della Biblioteca Italiana.

Giovanni Botero

Giovanni Botero


Prossima lezione

Sovranità e diritti di natura da Bodin a Spinoza

  • La categoria di sovranità in Bodin e la nuova soggettività secondo Montaigne.
  • Giusnaturalismo cristiano e giusnaturalismo moderno: pastorato cattolico e governo degli uomini.
  • Diritto di natura e legge morale naturale secondo Thomas Hobbes.
  • La nascita dell’homo oeconomicus e la teoria moderna del contrattualismo politico. La democrazia degli uomini liberi secondo Spinoza.

I materiali di supporto della lezione

Gianfranco Borrelli, Ragion di Stato e Leviatano, Bologna Il Mulino, 1993

Gianfranco Borrelli, Non far novità. Alle radici della cultura italiana della conservazione politica, Napoli Bibliopolis, 2000

Artemio E. Baldini (a cura di), La Ragion di Stato dopo Meinecke e Croce, Genova Name, 1999.

John G.A. Pocock, Il Momento Machiavelliano, Bologna Il Mulino, 1980

Quentin Skinner, La Libertà prima del liberalismo , Torino Einaudi, 2001

Altri percorsi della modernità politica

Il tempo governato dalla prudenza

Ippocrate e Galeno

Repubblicanesimo e teoria dei conflitti in Machiavelli

Teoria degli umori

Testo della seconda lezione

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