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Rocco Pititto » 2.Io, tu, noi: i soggetti della comunicazione


Parlare è parlare con l’altro

L’uomo è un colloquio e un dialogo

  • L’uomo è un essere in relazione: egli vive, costruisce la sua individualità, apprende e cresce nell’umanità nel rapporto con gli altri. Tutto, nell’uomo e nel mondo, avviene mediante il linguaggio. Il mondo interiore e il mondo esteriore dell’uomo si costituiscono nella loro realtà in quanto è il linguaggio a dare ad entrambi un’esistenza propria, una esistenza che si manifesta nel e con il linguaggio.
  • L’io e il tu, come pure la comune appartenenza al noi, si tengono insieme nel linguaggio, mediante il quale gli individui si riconoscono reciprocamente e ricevono la loro piena legittimazione.

Hölderlin e il colloquio

Per una filosofia dialogica e interculturale

La comunità in divenire

Il principio dialogico secondo Buber

La scuola di Atene di Raffaello

L’io e il tu si costituiscono nel noi della comunicazione

La comunicazione è lo sguardo dell’io sul tu

  • La comunicazione può essere verbale e non verbale. A loro volta, i due tipi di comunicazione possono essere intenzionali e non intenzionali. L’efficacia della comunicazione non è legata al tipo di comunicazione in atto.
  • La comunicazione nell’uomo è, soprattutto, uno scambio di doni; un mettere in comune pensieri, ricordi, speranze; un riconoscersi nello sguardo dell’altro; un aprirsi all’altro, riconosciuto come proprio simile; un camminare insieme.
  • Il noi è l’incontro dell’io e del tu, che si fondono nella comunicazione.

La riscoperta della comunicazione

Accoglienza, comunicazione e mediazione interculturale

La relazionalità come struttura fondante della persona

Qualcosa di consistente: l’altro e l’io

Il noi della comunicazione

  • Non è vero che l’altro è un nemico da evitare, perché estraneo o concorrente. L’altro è il fondamento della mia identità. Solo quando l’altro mi chiama per nome riscopro la mia identità e ne sono consapevole.
  • L’identità e l’alterità si tengono insieme reciprocamente; negando l’altro si nega se stesso; come negando se stesso si nega l’altro.
  • Nel dialogo, come afferma Paulo Freire, l’Io e il Tu costruiscono la loro identità e la loro alterità nella riscoperta dell’”essere di più” e della comune umanità di ciascuno.

L’esperienza dell’altro di M.Merleau-Ponty

Identità e alterità

La negazione dell’altro

L’altro in prospettiva politica

L’opsitalità lingustica

  • La comunicazione è, soprattutto, riconoscimento della individualità di ciascuno, accettazione dell’alterità dell’altro, incontro di culture e cammino nella storia.
  • Seguendo la lezione di Ricoeur,nell’uomo vive un destino comune, che si rivela nella dimensione linguistica della traduzione.
  • Nella traduzione avviene, soprattutto, un incontro di culture, come fosse uno scambio, che coinvolge le trame di testi e i vissuti di individui, più che un semplice passaggio da una lingua all’altra. Nell’incontro di soggetti, che si realizza nella traduzione, avviene uno scambio:l’altro diventa mio senza cessare di essere se stesso.

La traduzione come problema filosofico

Kainos-Ermeneutica… di D.Jervolino

La comunicazione

Conclusione

  • La comunicazione è una opportunità e un rischio. Può rappresentare una occasione di crescita per l’uomo; come, al contrario, può costituire una forma di maggiore asservimento e di controllo sociale sull’uomo. Nell’epoca della comunicazione di massa la massima comunicazione e la distanza più ravvicinata, che si crea, presentano delle ambiguità e delle contraddizioni.
  • L’etica della comunicazione esige una finalità a favore dell’uomo e delle regole da rispettare. Non tutti possono parlare come e quando vogliono.
  • La comunicazione è in funzione della parola “vera”, quella parola che interpreta e riscrive la storia di ciascuno individuo.

L’etica della comunicazione

Etica della comunicazione. Intervista a O. Apel

Etica e multimedialità nella società della comunicazione

Prossima lezione

L’origine del linguaggio nell’uomo

  • Il linguaggio luogo della “coscienza nascente”
  • L’invenzione del linguaggio
  • Il logos come “spazio umano”
  • Il linguaggio e l’inizio dell’umanità
  • Eredità biologica e apprendimento sociale
  • Il linguaggio come luogo originario della “coscienza nascente”
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