Vai alla Home Page About me Courseware Federica Living Library Federica Federica Podstudio Virtual Campus 3D Le Miniguide all'orientamento Gli eBook di Federica La Corte in Rete
 
I corsi di Medicina Veterinaria
 
Il Corso Le lezioni del Corso La Cattedra
 
Materiali di approfondimento Risorse Web Il Podcast di questa lezione

Fulvia Bovera » 17.La garenna chiusa e l'allevamento biologico


La garenna chiusa

Rappresenta la razionalizzazione di un antico sistema di allevamento ed è particolarmente adatto alla conduzione biologica sia perché si crea un ambiente molto vicino alle esigenze etologiche del coniglio sia per le basse densità di allevamento.

In pratica, i conigli vengono allevati a terra su aree dove hanno a disposizione erba da pascolare. Lo spazio recintato su cui vivono i conigli, cioè la garenna, è costituito da uno spazio di 10 x 10 diviso in due aree 5 X 10 m per permettere la rotazione dei parchetti.

In questo spazio vengono collocati diversi elementi:

  • Pagliaio che serva come rifugio e riserva alimentare
  • Nidi esplorabili
  • Zona per la cattura degli animali, in cui sono situati abbeveratoi e mangiatoie
  • Zona di recinzione con funzione di protezione.

Organizzazione di una garenna


Il pagliaio

Viene scavata una fossa nel terreno profonda 60 – 80 cm, larga e lunga circa 3 m.

La fossa viene ricoperta di paglia fino a 50 – 70 cm oltre il livello del terreno.

La paglia viene ricoperta da un telo impermeabile lasciando almeno 20 – 30 cm dal suolo scoperti per favorire l’ingresso dei conigli.

Se il terreno è umido la fossa deve essere meno profonda.

I conigli utilizzano il pagliaio, scavando cunicoli e creando “camere” dove poter vivere.

Pagliaio coperto con telo di plastica

Pagliaio coperto con telo di plastica

Un coniglio che sbuca da un cunicolo scavato tra la paglia

Un coniglio che sbuca da un cunicolo scavato tra la paglia


I nidi

Si tratta di pozzetti di cemento di 50 cm di lato, ispezionabili e ricoperti di terra.

I pozzetti sono collegati all’esterno con un tubo con diametro di cm 20 – 25 e lungo circa cm 100.

Il tubo di collegamento deve essere leggermente inclinato con la parte più alta comunicante con il nido – pozzetto: in questo modo in caso di pioggia il nido non viene allagato.

Una fila di nidi interrati

Una fila di nidi interrati

Interno dei nidi

Interno dei nidi


La zona di cattura

Viene realizzata in corrispondenza della zona di alimentazione.

Per effettuare la cattura degli animali l’accesso alle mangiatoie viene chiuso di sera e riaperto la mattina successiva. I conigli, una volta entrati nella zona di alimentazione per nutrirsi, non riusciranno più ad uscirne per la chiusura della via di accesso.

L’allevatore, munito di retino, cattura gli animali.

Zona di cattura all’interno di una garenna

Zona di cattura all'interno di una garenna


Il sistema di recinzione

Ha la duplice funzione di evitare la fuga dei conigli e impedire l’eventuale accesso di predatori dall’esterno.

La recinzione è costituita da una rete metallica (maglie da 4 – 6 cm) alta circa m 1.80. I primi 50 – 60 cm di recinzione devono essere realizzati con rete a maglia fine mm 12 x 70 circa per impedire l’accesso ai mustelidi.

Per impedire invece lo scavalcamento da parte di gatti e volpi si consiglia di realizzare una sporgenza, verso l’esterno, di almeno 50 cm alla sommità della recinzione.

Per difendersi dallo scavo dei predatori si consiglia allora di appoggiare sul terreno 50 cm di rete esternamente alla recinzione.

Infine, per evitare che i conigli, data la consuetudine della specie a scavare cunicoli, possano trovare una via di fuga, è bene che la rete sia anche fissata in profondità nel terreno per almeno 40 – 50 cm.

L’allevamento in garenna

All’interno di una garenna chiusa si svolge il ciclo di allevamento completo del coniglio (dalla riproduzione all’età di macellazione dei nuovi nati).

Per comprendere bene le modalità di allevamento in garenna è bene partire da una fattrice che viene introdotta per la prima volta in garenna. Se si tratta di animali che hanno vissuto in gabbia è bene che venga effettuato un periodo di adattamento al fine di non compromettere la fisiologia riproduttiva. Così, all’età di 2 – 3 mesi le giovani fattrici vengono liberate nella garenna in numero di 3 o più. Quando gli animali avranno raggiunto la maturità sessuale si avrà cura di lasciare al massimo 3 fattrici per garenna, scegliendo tra quelle che si sono meglio adattate agli spazi aperti.

Una volta che sono state fecondate, le femmine svolgeranno la loro gravidanza in garenna, partoriranno nel nido e dopo il parto chiuderanno l’accesso al nido con della terra. Come consuetudine, la fattrice tornerà ad allattare i piccoli solo una volta al giorno per pochi minuti.

L’allevamento in garenna

A tre settimane i coniglietti raggiungono i 400 – 420 grammi di peso e iniziano a seguire la madre abbandonando il nido e frequentando le tane in colonia nella zona pagliaio.

Al raggiungimento della 5° – 6° settimana i coniglietti, ormai svezzati, frequentano da soli la zona alimentazione.

In questo momento le fattrici vengono catturate e sistemate in una nuova garenna: dopo tre giorni dallo spostamento vengono accoppiate nuovamente.

I coniglietti svezzati rimangono da soli nella garenna dove ormai sono abituati a stare e non subiscono particolari stress per l’allontanamento delle madri. Il numero di coniglietti presenti sarà di 21 – 22 (8 coniglietti per fattrice, mortalità media 10 %). I conigli rimangono nella garenna fino al raggiungimento dell’età di macellazione. A fine ciclo i conigli sono catturati per essere destinati al mercato e la garenna, ormai libera, viene occupata dalle femmine di nuovo gravide.

Ciclo della garenna

Come si può osservare il ritmo riproduttivo nella garenna è certamente estensivo: infatti l’interparto è molto lungo (circa 38 gg).

Una garenna resta occupata per circa 125 giorni.

Una fattrice pluripara, già abituata alla vita in garenna, viene introdotta nei nuovi spazi almeno 3 gg prima della fecondazione.


Il coniglio biologico

Il Regolamento Comunitario 1804/99 disciplina le attività zootecniche condotte con metodo biologico.

Il coniglio, trascurato dal Regolamento, viene citato solo in una tabella che indica la possibilità di allevare 100 coniglie per ettaro di terreno condotto con metodo biologico.

In questo caso, quando mancano precise indicazioni legislative (Comunitarie e Nazionali) per l’allevamento, è possibile praticare tale pratica seguendo i disciplinari privati degli organismi nazionali di certificazione riconosciuti. Esistono 10 organismi di controllo riconosciuti dal MiPAF.

Tali disciplinari prevedono che le razze scelte siano a lento accrescimento.

(Fulvo di Borgogna, Bianca di Vienna, Blu di Vienna, Argentata di Champagne, Rossa della Nuova Zelanda, Rex) o che si utilizzino tipi genetici locali. Lo svezzamento deve essere fatto a non meno di 35 gg e gli animali devono avere a disposizione foraggi freschi o secchi in forma naturale.

Metodi consentiti per l’allevamento biologico

  • Al pascolo
  • In box a terra

Numero di capi per ettaro di terreno condotto: 100 femmine con una produzione di coniglietti venduti non superiore a 3.600 capi. In pratica, 6 parti per coniglia/anno e 6 conigli venduti per parto.

In ogni caso ogni unità produttiva non può superare le 1.000 fattrici.

Al pascolo su recinti la concentrazione dei capi deve essere di un coniglio ogni 20 mq di pascolo.

In box a terra con pavimento pieno e imbottito di paglia o altro materiale per lettiere. La concentrazione dei capi non deve superare i 5 capi/mq.

Fino al 01.01.04 è stato consentito l’allevamento in gabbie collocate sia in ambienti chiusi che all’aperto.

Metodi consentiti per l’allevamento biologico

È ammessa, per i riproduttori, l’integrazione luminosa per aumentare il fotoperiodo solare sino a 16 ore giornaliere.

Nei capi in fase di ingrasso, per garantire una maggiore tranquillità, è possibile limitare il fotoperiodo a sole 8 ore giornaliere suddividibili anche in due periodi nell’arco della giornata.

I conigli possono essere macellati solo dopo le 14 settimane di età.

Un allevamento in box a terra

Un allevamento in box a terra


Il coniglio di fosso dell’isola d’Ischia

È un prodotto per cui viene riconosciuta l’indicazione geografica protetta (IGP). I conigli vengono allevati in fosse scavate nel terreno.

Caratteristiche del fosso:

  • Profondità 2 m
  • Superficie 3 – 4 m2

Tipi genetici allevati:

  • Coniglio grigio ischitano
  • Razze rustiche locali (Liparina) o comunque a lento accrescimento

Alimentazione:

  • Erbe raccolte sull’isola (fasolara, avena, orzo, gramigna);
  • Prodotti e sottoprodotti aziendali.
Il marchio del “coniglio di fosso”

Il marchio del “coniglio di fosso”


Coniglio di fosso

I conigli scavano lungo le pareti del fosso dei cunicoli dove trascorrono gran parte della giornata uscendo solo per nutrirsi poiché gli alimentati vengono gettati dall’allevatore nella parte scoperta del fosso. L’accesso ai cunicoli può essere chiuso attraverso un semplicissimo sistema: un piccolo asse di legno tenuto su da un filo.

Quando gli animali hanno raggiunto l’età di macellazione (anche 4 o 5 mesi con un peso molto basso per gli standard comuni – 1.2/1.5 kg) al momento dell’alimentazione l’accesso ai cunicoli viene chiuso e gli animali possono essere facilmente catturati. Gli animali vengono liberati nel fosso dopo lo svezzamento.

Coniglio di fosso

Un coniglio in un tipico fosso

Un coniglio in un tipico fosso

Particolare sul sistema di chiusura dell’accesso ai cunicoli

Particolare sul sistema di chiusura dell'accesso ai cunicoli


Altre esperienze di allevamento biologico

Allevamento cosiddetti semibrado in cui i coniglietti restano nelle gabbie da riproduzione fino allo svezzamento (35 gg) poi vengono alloggiati in parchetti a terra fino all’età di macellazione (95 – 110 gg) ad un peso di circa 1.5 kg.

Alimentazione è costituita da fieno (70 %) e concentrati (pellettati).

Il parchetto può anche essere organizzato in due piani in modo che quello a terra serva come zona di “svago” e di assunzione dei foraggi e una zona alta dove l’animale trova riparo dalle intemperie e dove riceve la razione giornaliera di concentrati.

Le due aree sono raccordate per mezzo di una rampa costituita da un asse di legno, che funge anche da arricchimento ambientale.

Un sistema di allevamento semibrado


  • Contenuti protetti da Creative Commons
  • Feed RSS
  • Condividi su FriendFeed
  • Condividi su Facebook
  • Segnala su Twitter
  • Condividi su LinkedIn
Progetto "Campus Virtuale" dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, realizzato con il cofinanziamento dell'Unione europea. Asse V - Società dell'informazione - Obiettivo Operativo 5.1 e-Government ed e-Inclusion